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In questo lavoro gli autori presentano alcuni risultati di un’indagine preliminare sul processo di una psicoterapia psicoanalitica di gruppo, con giovani adulti universitari, a tempo determinato, svolta all’interno del Servizio di assistenza psicologica per gli studenti - Dynamic Psychotherapy Service (SAP-DPS) dell’Università di Padova. Lo studio è volto a esaminare lo sviluppo tematico nel corso della psicoterapia, con attenzione specifica sia ai pazienti che ai conduttori. A tal fine ci si è avvalsi di tecniche proprie dell’analisi del contenuto, applicate ai report delle sedute, con il supporto del software Atlas.ti. Gli autori evidenziano come i risultati ottenuti - per quanto parziali e non generalizzabili - confermino la portata evolutiva dell’emerging adulthood e possano costituire spunti utili per successivi studi che vogliano approfondire il rapporto tra efficacia e processo, nell’ottica di un proficuo dialogo tra ricerca e pratica clinica.
La psicoterapia di gruppo online è una esperienza molto recente in Italia, dove non era mai stata praticata prima delle restrizioni imposte dalla emergenza sanitaria. In quella occasione i terapeuti di gruppo hanno effettuato il passaggio dal setting in presenza a quello online apprendendo dalla esperienza diretta come gestire la relazione clinica mediata dallo schermo, in particolare rispetto alla amministrazione del setting, alle dinamiche del gruppo e allo stile di conduzione. Questi e altri fenomeni sono stati indagati attraverso un questionario compilato da 26 terapeuti di gruppo dopo tre mesi di pratica, che ha permesso di evidenziare impressioni, vissuti, difficoltà e opportunità legate a questa nuova esperienza.
Janine Puget apre l’intervista ricordando uno dei suoi maestri, Enrique Pichon-Rivière, e i suoi primi approcci al gruppo, esperienze che poi l’hanno portata a definire i concetti di "configurazione" e "situazione" e a ripensare il transfert e il controtransfert. Per la Puget è fondamentale riconoscere la realtà dell’analista come soggetto nella relazione e non ridurlo a solo quello che il paziente pensa di lui. Fondamentale nell’incontro è la capacità di sorprendersi, accettare che il confronto con l’altro porta sempre a qualcosa di nuovo, che obbliga al contempo a fare i conti con le differenze e le mancanze. Si parla delle nuove modalità di comunicazione dettate dalla tecnologia e dal linguaggio usato dai giovani, che ci obbligano a lasciare le nostre convinzioni tradizionali e utilizzare un idioma originale per incontrare l’altro. La Puget enfatizza molto l’importanza del conflitto non come soluzione, ma come energia che ci mantiene vivi e dinamici, perché la vita è conflitto.
L’équipe può funzionare come un gruppo clinico "fondativo", dentro cui circolano idee, valutazioni e riflessioni, per poter giungere alla formulazione di un pensiero condiviso, metabolizzato e comprensibile anche dal paziente. La diagnosi è una costruzione e un dialogo, che deve includere tutte le parti e proseguire seguendo gli sviluppi dell’altro. Nel Test dell’Albero c’è la persona del paziente, le sue radici e i suoi frutti, nei percorsi della genia sindromica. Questi disegni sono una delle parti del modello di Consulenza Genetica Integrata (CGI) ideato dell’équipe multidisciplinare formata da neurologi, biologi, genetisti, che operano con psichiatri e psicologi, presso il Servizio di diagnosi e cura dell’IRCCS "Carlo Besta" di Milano. L’esperienza del modello della CGI è un esemplare modello di lavoro, espressione della potenza del gruppo di lavoro generato dall’équipe e dei gruppi che abitano il paziente e la stanza dei clinici. Lo strumento del gruppo di consultazione svolge la funzione di contenitore dinamico plurale vivente delle angosce di impotenza e di inutilità che le malattie genetiche suscitano nei curanti, che non possiedono cure efficaci. Il lavoro messo a punto da quest’équipe mostra come l’approccio gruppale consenta di evitare il burn out degli specialisti, ma anche di lavorare con maggior profondità, spessore scientifico e umano.
In questo scritto dialogano alcuni esperti di formazione con matrici culturali e impostazioni teoriche e tecniche diverse. Il loro obiettivo è aprire un dibattito su che tipo di competenze dovrebbero avere gli operatori della salute mentale che si occupano di migranti e migrazione. Le attuali grandi trasformazioni sociali stanno determinando dei cambiamenti nella pratica clinica, nell’organizzazione dei servizi di cura e sulle opportunità di lavoro: tutto ciò comporta un inevitabile ripensamento della formazione. Tutti sono d’accordo nel riconoscere il dispositivo gruppale come una delle principali risorse per far fronte a queste difficoltà. L’accoglienza dei migranti porta a importanti vissuti di smarrimento verso il nuovo e incertezza verso i propri paradigmi culturali. È fondamentale imparare nozioni di antropologia ed etnopsicologia per poter ascoltare l’altro e capire i suoi reali bisogni all’interno della sua personale e specifica cornice culturale e di senso, fatta di registri simbolici peculiari.
Le autrici propongono una breve dissertazione sull’utilizzo dello psicodramma a sostegno delle donne vittime di violenza. Il gruppo di psicodramma è stato un viaggio avventuroso, di donne con le donne, attraverso ruoli inesplorati, rappresentazioni conflittuali e immagini evocative dense di emozioni. Il lavoro, che ha avuto come punto di partenza l’esplorazione del ruolo genitoriale, ha permesso di percorrere sentieri intrecciati di storie individuali e di futuri possibili anche dopo relazioni traumatiche. Il gioco psicodrammatico ha stimolato movimento e spontaneità e lo spazio scenico ha rappresentato un luogo sicuro in cui le donne hanno potuto intessere nuove trame narrative relative alle esperienze personali.
Irma Morosini ricorda Janine Puget, collega della Società Psicoanalitica Argentina. Sebbene abbiano condiviso gli stessi maestri, hanno declinato in due modi unici e particolari i concetti di vincolo e legame. Viene descritto il loro incontro a Lione per il congresso AIPCF, associazione che si occupa della presa in carico della coppia e della famiglia, che insieme hanno pensato e fondato.