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Introduction: This paper examines, through a biographical approach, the practical activities and overall theoretical corpus of Pacces, an Italian technician and pre-cursor of managerial economy and culture, focusing on his formula for governing the 1970s ‘macro-enterprises’, a complex organization’s emblem. The article then, through a long period of empirical research, investigates the applicability of this ‘recipe’ to large modern companies. Aims of the work: This Article has three objectives: a) to fill a cognitive gap within the existing literature; b) to show, putting on an organizational lens, how some of Pacces’ ideas were not only exceptional for his time but still current - confirming his extraordinary vision - and harbingers of important implications for the mana-gerial world; and c) to be a starting point for subsequent studies, stimulating intel-lectual debate and research proliferation. Methodological approach: Consists of two techniques: 1) analysis and critical ex-amination of the Pacces’ opera omnia, with a focus on organizational theory; 2) empirical analysis, over a decade, on the applicability of the conceptual system to homogeneous companies (to those studied by the Author), conducted with quali-tative techniques, mainly participant observation and semi-structured interviews with Senior Management. Main findings: The study adds a unique contribution to the knowledge of the Au-thor’s organizational thinking. The empirical research shows, moreover, how his intuitions are extraordinary and highly topical but remain rarely applied by the Ital-ian Companies. Originality: Originality therefore lies in the organizational focus, never used before in the Professor’s study, and in the long managerial applicability test of the theo-retical-practical corpus. Tools, not only conceptual, indicated by the Theorist to improve organizational practices could be used by management in a continuous improvement perspective

Stefano Coronella, Paolo Biancone, Silvana Secinaro, Valerio Brescia

Monti di Pietà of 1500 and the Islamic banks as models of common good

CONTABILITÀ E CULTURA AZIENDALE

Fascicolo: 2 / 2020

Introduction: The study compares two banking systems that have marked and mark the current system in Europe and the Middle East. The Monti di Pietà of 1500 and the Islamic banks which have developed several key features of the past, present the pillars of the Neo-Aristotelian concept of common good. Aim of the work: The study aims to identify the historical, cultural, and accounting factors, similarities, and ethical principles of the two models to identify key ele-ments supporting the common good concept. Methodological approach: This study adopts a historiographical approach that delves into the relationship between narrative, interpretive, and explanatory history, in which it argues that the historical narrative involves elements of interpretation and explanation. Furthermore, a considerable importance is given to the banking environment’s political, religious, and regulatory aspects. Main findings: The analysis conducted traces ethical, cultural, and religious components, highlighting many aspects that confirm the starting theory and enrich its conception through financial models that are apparently distant from each other. The study highlights how reciprocity, solidarity, and support for the social fabric of growth have joint agreements and aspects characterizing the two models. Originality: The study provides and integrates significant elements on which the concept of the common good is based.

Michèle Pezzagno, Anna Richiedei

Quale futuro per la rendita? Riflessioni e tendenze di ricerca

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: suppl. 129 / 2020

Il dibattito scientifico, culturale e politico sul consumo di suolo e sul recupero del patrimo-nio esistente è pervasivo. Si ravvisa la necessità di provare a spostare lo sguardo rispetto alla tradizionale definizione della rendita cercando di costruire, tramite un confronto tra i saperi scientifici, un diverso sistema di valori utili alla valutazione dei suoli e dei servizi ecosistemici, affrontando con nuova consapevolezza alcuni nodi storici del governo del territorio tra cui la rendita.

Alessandra Esposito

La città turistica e la ristrutturazione digitale della rendita urbana

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: suppl. 129 / 2020

Questo contributo intende sostenere, a partire da analisi qualitative e quantitative, la seguente tesi: la locazione breve turistica è oggi uno dei principali strumenti della rendita e i supporti digitali che la favoriscono ne determinano alcune forme e modalità peculiari, in particolar modo nei contesti urbani. L’industria turistica e il capitalismo di piattaforma verranno quindi riletti a partire dal ruolo che svolgono nell’ambito dell’economia della rendita.

Giampiero Lombardini, Paolo Rosasco

Trasformazione urbana tra convenienze private ed interessi pubblici. Il waterfront di Genova

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: suppl. 129 / 2020

Nei recenti processi di trasformazione urbana i margini di redditività per gli investitori si so-no ridotti e le decisioni di investimento devono trovare un equilibrio tra le istanze del sog-getto pubblico, che cerca di trarre il massimo vantaggio dalla trasformazione urbana in termini di servizi pubblici e il soggetto privato orientato alla massimizzazione dei profitti e alla riduzione del rischio. In questo senso, il caso del waterfront genovese costituisce un in-teressante caso di studio. .

Francesco Zullo, Simone Rusci

Lo shock sismico al servizio della speculazione: dinamiche immobiliari e rendita urbana nella città dell’Aquila

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: suppl. 129 / 2020

La teoria dello shock insegna come alcune scelte, seppur controverse in condizioni normali, possono sembrare una necessità per affrontare situazioni di emergenza come nel caso del terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito la città dell’Aquila. La necessità di edilizia "provvisoria" ha generato un forte stress urbanistico favorito dalle discutibili politiche terri-toriali adottate. Il lavoro presentato analizza gli effetti di queste scelte sul mercato immobiliare e sulla rendita urbana.

Cristian Cannaos, Giuseppe Onni

Rendita urbana negativa, valore d’uso e politiche di rigenerazione urbana. Il caso della Sardegna

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: suppl. 129 / 2020

Il saggio, nella prima parte, tratta il caso dei centri in crisi demografica dal punto di vista della rendita urbana. Si analizza come l’espansione urbana abbia prodotto una rendita differenziale negativa che ha eroso la ricchezza legata al patrimonio immobiliare. Gli im-mobili hanno perso valore di mercato, ma tuttavia mantengono un valore d’uso. La se-conda parte ragiona su alcune politiche di rigenerazione urbana, basate su questo valore. Il caso studio è quello della Sardegna.

Simone Rusci, Elisabetta Pozzobon

La rendita attraverso l’edilizia residenziale pubblica: i quartieri INA-Casa come marker della rendita differenziale

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: suppl. 129 / 2020

L’articolo propone una metodologia di comparazione dei valori della rendita urbana utiliz-zando come marker i quartieri di edilizia residenziale pubblica costruiti in Italia nell’ambito dei Piani INA-Casa. Il confronto tra i valori fa emergere due aspetti ritenuti significativi: la forte differenziazione delle condizioni economico-immobiliari che caratterizzano il paese e il riconoscimento dell’ineliminabilità della rendita, che manifesta nei casi studio effetti economici del tutto rilevanti. L’articolo propone una metodologia di comparazione dei valori della rendita urbana utilizzando come marker i quartieri di edilizia residenziale pubblica costruiti in Italia nell’ambito dei Piani INA-Casa. Il confronto tra i valori fa emergere due aspetti ritenuti significativi: la forte differenziazione delle condizioni economico-immobiliari che caratterizzano il paese e il riconoscimento dell’ineliminabilità della rendita, che manifesta nei casi studio effetti economici del tutto rilevanti.

Barbara Pizzo

Rendita e metropolizzazione. Il caso di Roma

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: suppl. 129 / 2020

Il contributo approfondisce la questione della rendita urbana a Roma nel suo rapporto con la metropolizzazione. Si ragiona intorno ad una metropolizzazione debole e incerta e ad alcune peculiari modalità di formazione e estrazione della rendita che caratterizzano il contesto romano, evidenziando come la scala metropolitana, all’interno di una specifica costruzione discorsiva, a Roma abbia alimentato il meccanismo della rendita più di ogni altro esito possibile di un processo di rescaling.

La costruzione della città pubblica richiede il finanziamento di politiche, progetti urbani e opere pubbliche. L’obiettivo principale di questo contributo è di richiamare l’attenzione su tre strumenti poco utilizzati dai comuni italiani per finanziare gli investimenti: il contributo straordinario per le trasformazioni urbane, l’imposta di scopo e il bilancio partecipativo. Questi strumenti sono importanti per aumentare e migliorare il finanziamento della città pubblica.

Ezio Micelli

La cattura della rendita nello sviluppo delle città: perequazione, diritti edificatori e accordi pubblico/privato

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: suppl. 129 / 2020

Lo scritto affronta l’ampio dibattito sui procedimenti di restituzione alla comunità del plu-svalore immobiliare che si forma per effetto delle decisioni legate alla pianificazione. L’analisi evidenzia alcuni passaggi di rilievo nello sviluppo degli strumenti a disposizione degli enti locali: la centralità degli accordi pubblico/privato, l’assorbimento della perequa-zione urbanistica negli stessi accordi e, infine, l’impiego dei diritti edificatori come strumen-ti di nicchia a integrazione di perequazione e accordi.

Questo articolo presenta l’esperienza di Infant Observation come centrale per la formazione analitica, in quanto capace di sviluppare la capacità di "osservare per vedere" del terapeuta ed il contatto con il proprio bambino interiore; essa predispone altresì all’ascolto del proprio controtransfert nel rapporto con l’altro-da-Sé entro un gioco relazionale carico di significati. Emerge dallo scritto come il concetto di formazione-trasformazione connoti l’intera esperienza, riguardando trasversalmente tutte le menti coinvolte. A modifi-carsi sono, in tal senso, il sentire dell’osservatore, con il proprio setting interno, il bam-bino che viene osservato e le funzioni genitoriali in gioco all’interno del campo d’osservazione; a trasformarsi è inoltre la mente gruppale dei colleghi, che accoglie l’esperienza dell’osservatore per rileggerla ed attribuire ad essa nuovi e più estesi signi-ficati. Si palesa come osservare e sentire il bambino nel contesto consenta di prendere coscienza del suo percorso di sviluppo, sperimentandolo dal vivo. La vicinanza a Valeria nel primo anno di vita ha permesso all’osservatrice di assistere al passaggio dai vissuti originari di fragilità e dipendenza dalla madre pur con l’apporto della propria agentività, alla lenta e progressiva strutturazione di un Io ai primordi, garantito dalle relazioni Io-Tu, di pari passo al presentarsi di difese arcaiche. Nel corso dell’Infant Observation la funzione della pelle della piccola e l’integrazione progressiva tra soma, psiche ed affettività sono risultate centrali, anche nel manifestarsi di sintomi di disagio all’interno delle relazioni primarie. È stato possi-bile assistere allo sviluppo sensoriale e motorio-prassico di Valeria, parallelamente a quello verbale ed insieme alla maturazione di capacità cognitive, dell’abilità imitativa e di quella che è parsa una nascente teoria della mente. Sono inoltre comparsi le rou-tine e lo sviluppo sociale. La riflessione sul costrutto dell’attaccamento è stata cruciale in tutto il percorso. Nel complesso, l’articolo mostra come l’Infant Observation comporti un costante lavorio interiore nell’osservatore, una lettura e rilettura degli innumerevoli elementi del campo di osservazione, quali sensazioni, emozioni, pensieri, dubbi, paure, alla ricerca di una trama ed un senso. Un aspetto cardine è quello del pensiero sul "dopo" e sui saluti, ossia la possibilità della separazione dall’altro con buoni pensieri, con la fiducia verso di lui e verso le sue risorse. Una fase di elaborazione del lutto risulta necessaria, fonte anch’essa di profondi insegnamenti e metamorfosi interna.

Rachele Piperno, Emanuele Truisi, Rita Ghezzi, Umberto Mazza

Il cavallo da domare: esperienza di un gruppo in carcere

SETTING

Fascicolo: 44 / 2020

Questo articolo descrive l’esperienza di gruppo a termine, svolta all’interno della Casa Circondariale di Monza, rivolta a detenuti in carico all’equipe di Salute Menta-le e ai servizi per le dipendenze con un "fine pena" relativamente breve (otto-dodici mesi) con l’obiettivo di sostenere i partecipanti al gruppo nella difficile fase di scar-cerazione e del ritorno alla vita fuori dall’Istituto. L’articolo evidenzia gli aspetti che hanno favorito la circolarità delle narrazioni e delle riflessioni su di sé da parte dei partecipanti e i limiti che si sono riscontrati.

Il concetto di Sé sta assumendo un interesse sempre maggiore nelle Neuroscienze. Parecchi autori hanno approfondito i correlati neurologici del Sé ed affermato che il Sé potrebbe svolgere un ruolo central nell’architettura neurale del cervello (Panksepp, 1998; Northoff e Bermpohl, 2004; Northoff e Panksepp, 2008); ad esempio, nel porre a confronto gli stimoli Sé-specifici e non Sé-specifici, essi hanno scoperto le modificazioni principali nella struttura corticale mediana (CMS) e in quella sub-corticale mediana (SCMS). Il concetto di Sé sembra costituire una predisposizione alle differenze individuali di comportamenti, cognizioni, emozioni, ecc., ossia del profilo di personalità del singolo. La posizione teorica secondo la quale la relazionalità interpersonale e le caratteristiche della definizione del Sé sono determinanti nei disturbi di personalità e nello sviluppo della personalità è stata fortemente influenzata dalla Teoria dell’Attaccamento (Fonagy & Luyten, 2009; Fonagy et al., 2010; Levy, 2005) e dalle formulazioni dell’approccio contemporaneo interpersonalista (Pincus, 2005). Teoria e ricerca in questo campo hanno affermato il ruolo delle relazioni primarie di accudimento nello sviluppo delle rappresentazioni di sé e degli altri, sia nello sviluppo normale sia in quello non lineare (Blatt, Auerbach e Levy, 1997). Questa concettualizzazione ha un alto grado di concordanza con più formulazioni psicoanalitiche che evidenziano come esperienze di accudimento relativamente soddisfacenti siano potenzialmente facilitanti lo sviluppo di un senso del Sé differenziato e coeso, la capacità di una relazionalità interpersonale progressivamente sempre più matura e la capacità di intimità (Blatt & Blass, 1996; Kernberg, 1975; Kohut, 1971). Intersoggettività e concetto di Sé sembrano strettamente in relazione tra loro. Noi ci volgiamo agli altri come a simili a noi, cioè come dotati di esperienze mentali e corporee (sentimenti, sensazioni simili alle nostre e diverse da quelle del mondo inanimate). Stiamo andando verso un nuovo modello, che può sviluppare un ponte tra le neuroscienze, le formulazioni della Psicoanalisi e la prassi clinica. Il concetto neuroscientifico relazional-costruttivistico di Sé e lo studio della Resting State Activity nei test di laboratorio possono illuminare l’importanza dell’inter-soggettività e della risonanza intenzionale (Gallese, Eagle, Migone, 2007) tra soggetti. Il nostro intento è di proporre le nostre scoperte empiriche sulla relazione tra Resting State Activity e prove sperimentali basate sul tatto (intenzione di toccare la mano umana animata versus la mano inanimata di un manichino), assodato che il tatto gode di uno statuto privilegiato nel rendere possibile l’attribuzione sociale di una personalità viva agli altri. I nostri risultati indicano che il nostro cervello, durante lo stato di riposo, sembra essere inevitabilmente relazionale, di default: esso è dotato dell’autocoscienza necessaria alla relazione con gli altri soggetti ma non con gli oggetti inanimati. Specificatamente, queste scoperte riguardano la corteccia somato-sensoriale, un’area-chiave del cervello implicata nell’empatia e nella sensazione tattile.