RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105740 titoli

Francesco Lefebvre D’Ovidio

Introduzione

VENTUNESIMO SECOLO

Fascicolo: 47 / 2020

L’articolo focalizza il diritto o la pratica collaborativa come uno dei più significativi strumenti di risoluzione alternativa del contenzioso familiare che giunge a valle di un profondo mutamento culturale. I professionisti collaborativi non sono soltanto avvocati, ma anche commercialisti, mediatori familiari, psicologi che si impegnano per offrire ai cittadini un approccio non contenzioso, riservato e rispettoso della dignità dei soggetti coinvolti per la gestione delle questioni attinenti la loro separazione e/o divorzio, l’affidamento dei bambini, la revisione degli accordi e le altre questioni di diritto di famiglia, utilizzando il "diritto (definibile anche metodo) collaborativo". Oltre l’esito deflattivo del contenzioso, il metodo collaborativo presenta altresì aspetti di indubbia utilità sociale. L’articolo, dopo una descrizione della storia del diritto collaborativo, presenta i principi e le procedure che guidano i professionisti che aderiscono alla sua pratica.

L’autore esplora lo sviluppo della mediazione familiare in Italia negli ultimi vent’anni. Vengono confrontati due diversi modelli applicativi: il modello facilitativo adeguato al trattamento di famiglie con basso conflitto e buon funzionamento familiare; il modello trasformativo più efficace con famiglie caratterizzate da alta conflittualità e alte disfunzionalità relazionale. È esposta la nozione di "frame mediativo" che emerge dalla negoziazione tra le parti e il mediatore. Viene esemplificato un caso di mediazione familiare.

L’articolo descrive l’esperienza dell’ascolto dei figli da parte del giudice - affiancato dallo psicologo - nei procedimenti giudiziali di separazione e divorzio. Si tratta di una procedura coerente con le convenzioni internazionali per i diritti dei bambini e degli adolescenti, ma essa può essere considerata come un’occasione importante affinché tutti gli adulti - genitori, avvocati e giudici - tengano conto della voce dei figli per convergere verso i loro obiettivi evolutivi. Dopo aver passato in rassegna alcuni principi teorici che consentono di comprendere la posizione dei figli rispetto al conflitto genitoriale, l’articolo descrive i risultati di un’indagine empirica che ha permesso di rilevare un’alta percentuale di ragazzi che - nonostante le controversie legali dei genitori - esprimono l’esigenza di mantenere un rapporto equidistante che garantisca la loro sicurezza emotiva e sociale. Ciò nonostante, gli esempi che vengono descritti propongono una riflessione sul rischio che i figli del divorzio si trovino a lungo a dover proporre un’inversione di ruolo rispetto agli adulti che non trovano una via d’uscita dal conflitto.

Giancarlo Tamanza, Marialuisa Gennari

Violenza di coppia e separazione. Caratteristiche relazionali e indicazioni per il trattamento

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 124 / 2020

Il contributo illustra i risultati di una ricerca clinica condotta su un campione di 10 "coppie violente", incontrate in un contesto di consultazione clinico-giudiziaria durante la transizione separativa. L’analisi è stata condotta secondo un approccio relazionale integrato che cerca cioè di considerare congiuntamente variabili relative alla personalità dei singoli partners, alle condizioni evolutive e contestuali (fattori legati alla trasmissione intergenerazionale ed alle condizioni economiche e socioculturali) ed alle caratteristiche della relazione violenta nel suo insieme. L’obiettivo era di identificare alcuni descrittori distintivi del legame violento e, sulla base di questi, verificare le condizioni di trattabilità terapeutica, soprattutto per quanto riguarda l’accompagnamento nella definizione dell’assetto post-separativo ed il supporto nell’esercizio della genitorialità.

Alessandra Salerno

Figli adulti di divorzi ostili

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 124 / 2020

L’articolo propone una rassegna della letteratura relativa agli effetti a breve e lungo termine del divorzio coniugale sui figli adulti e giovani adulti. La ricerca internazionale relativa alle conseguenze del divorzio sul benessere psicologico dei figli ha spesso trascurato l’impatto che l’evento separativo e i cambiamenti ad esso connessi possono avere sulla vita e sulle scelte dei figli adulti. Il vissuto del sentirsi “intrappolati” nel conflitto coniugale sembra avere esiti a lungo termine e influenzare differentemente la relazione con il padre e con la madre. L’articolo, attraverso un’esemplificazione clinica, si concentra anche sulle conseguenze del divorzio sulla qualità delle relazioni di coppia dei figli adulti e propone alcune tipologie di intervento.

Anna Mascellani

La terapia del divorzio bloccato

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 124 / 2020

L’articolo verte sulle sempre più numerose situazioni di divorzio bloccato, in cui la persistenza nel tempo di un’alta conflittualità nella coppia, spesso a distanza di molti anni dalla separazione fisica, impedisce la naturale trasformazione del legame coniugale e, di conseguenza, lo sviluppo di tutti i legami familiari coinvolti. Ma l’ostilità manifesta spesso non è altro che l’unico modo che i coniugi hanno per non affrontare il dolore della ferita inferta dal divorzio. Se il terapeuta ha il coraggio di legarsi direttamente a quella sofferenza fin dalla prima seduta, aumentano notevolmente le possibilità di aiutare la coppia a ripartire nel processo di elaborazione del lutto e a riacquisire automaticamente la competenza genitoriale.

Dorothy Sommella, Juliana Seger Sanvicente, Vito Sugamele, Francesca Treccani, Antonello D’Elia

Pezzi di padri. Ricomporre ruoli e funzioni dopo la ferita del divorzio

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 124 / 2020

Dopo una breve panoramica sulla trasformazione sociale della figura paterna e un accenno alla normativa vigente in Italia sulla situazione dei genitori separati e/o divorziati, l’articolo presenta un’indagine esplorativa che si avvale di una intervista qualitativa a cui è stato sottoposto un campione rappresentativo di padri coinvolti nell’evento separativo; si riportano poi degli approfondimenti sulla paternità relativi a contesti non clinici, campo di esperienza di alcuni degli autori, volti a gettare un primo sguardo allargato sul tema. Centrali nella riflessione gli esiti delle ferite del divorzio e le possibilità che, una volta sanate, le stesse possano offrire ai tanti padri disposti a rimettersi in gioco.

Justine van Lawick, Margreet Visser

Lavorare con i bambini, la famiglia e il network nel contesto dei divorzi altamente conflittuali

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 124 / 2020

Quando si ha a che fare con i genitori nel contesto di un divorzio altamente conflittuale, tutti sembrano essere coinvolti in spirali distruttive e iniziano a sentirsi impotenti: genitori, figli, nuovi partners, nonni, il contesto sociale e anche quello professionale: avvocati, giudici, scuole, consulenti, mediatori e terapeuti. Margreet Visser e Justine van Lawick, due psicologhe cliniche sistemiche che lavorano ad Haarlem, nei Paesi Bassi, hanno creato un programma rivolto a gruppi multi-familiari per liberare le famiglie e i professionisti dalla spirale del conflitto. Le autrici mettono in guardia rispetto ad eccessive illusioni professionali e ad un atteggiamento "colonizzatore" col quale i terapeuti cercano di educare i genitori a un divorzio adatto ai bambini. Questo spesso aumenta il conflitto. In questo articolo propongono il programma "No Kids in the Middle" ("Nessun bambino messo in mezzo") e gli elementi centrali che costituiscono il fondamento di questo programma. Gli elementi chiave del programma sembrano essere rilevanti anche per lavorare con divorzi altamente conflittuali in altri modelli o contesti.

Maria Muscolo, Simona Parigi, Ruggiero Daniele Russo

Psicoterapia della famiglia nel processo di separazione e divorzio

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 124 / 2020

La separazione tra coniugi rappresenta un evento che, all’interno della storia di una famiglia, ha un potenziale destrutturante elevatissimo e che potrebbe portare a tensioni croniche, la cui durata potrebbe accompagnare la vita delle persone coinvolte per molto tempo, comportando disagi e problematiche soprattutto nella generazione dei figli. Scopo del presente contributo, è quello di presentare il modello di lavoro elaborato dal "Servizio clinico per il bambino e la famiglia" dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma, nel quale si prevede l’organizzazione del processo terapeutico attraverso fasi, articolate secondo il modello della separazione della Kaslow. La sequenza di lavoro, pur garantendo una flessibilità procedurale, prevede l’intervento su tre dimensioni: il lavoro sui confini, il lavoro di rielaborazione della separazione e il lavoro di rielaborazione della storia trigenerazionale, attraverso la convocazione in momenti diversi della terapia familiare, dei membri coinvolti nella separazione (coppia, figli, famiglie d’origine). Obiettivo dell’intervento risulta quello di dare continuità nei casi di separazione conflittuale, sia al processo di sviluppo di ciascun individuo coinvolto - che rischia di arrestarsi se i legami si rompono - che alla struttura della famiglia tutta, che andrebbe incontro a una frattura tra le generazioni, in particolare restituendo ai figli una madre e un padre in grado di continuare ad avere una cogenitorialità condivisa, liberando i figli stessi da funzioni sintoniche al conflitto.

Vittorio Cigoli, Marialuisa Gennari, Giancarlo Tamanza

Idee ed esperienze di lavoro clinico con la coppia in separazione

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 124 / 2020

Il contributo illustra le linee concettuali di fondo che contraddistinguono il nostro approccio teorico alla coppia e alla separazione e il conseguente modello di intervento clinico. Le tre idee di fondo riguardano la concezione del legame di coppia come "oggetto terzo" rispetto ai partners che lo costituiscono, la considerazione della coppia come dispositivo di mediazione nella dinamica intergenerazionale e l’idea della separazione come transizione che ingaggia l’intera organizzazione familiare. Da questi presupposti deriva un modello di intervento clinico con le coppie in separazione che identifica - quale direzione elettiva della cura - l’esplorazione e la messa in luce degli elementi che ostacolano l’elaborazione della fine del legame e l’accompagnamento a una ridefinizione della relazione genitoriale per salvaguardare e rilanciare la generatività familiare.

Maurizio Andolfi

Introduzione

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 124 / 2020

Silvia Mazzoni, Maurizio Andolfi, Anna Mascellani

Presentazione

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 124 / 2020

Emanuela Trotta

Locus amoenus: dalla noia come vuoto di senso e svalorizzazione di sé alla solitudine come pienezza di vita

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 111 / 2020

La diffusione del coronavirus ci ha obbligato ad affrontare non solo la precaria e fragile condizione dell’esistenza umana, ma anche l’incapacità di gestire sé stessi e il proprio tempo, mettendo in risalto la futilità di tante nostre attività, e della loro natura strumentale, consistente nel tenerci distanti da quel vertiginoso vuoto che ognuno è per sé stesso. La solitudine pone l’individuo in una condizione di completa nudità di fronte a sé stesso e alla propria esistenza, diventa espressione di un disagio culturale, sociale e relazionale, mentre dovrebbe essere una peculiarità posi-tiva. In un mondo saturo di informazioni, la solitudine, dovrebbe rappresentare la possibilità di ritrovare il silenzio dentro la propria anima, e in questo silenzio risco-prire la nostra condizione esistenziale. Quest’articolo propone una riscoperta del valore del silenzio, non solo come strumento per richiamare l’uomo contemporaneo a sé stesso, ma anche, parados-salmente come possibile modalità comunicativa. Solo chi è sceso in profondità, nella propria solitudine, è veramente capace di comunione con gli uomini. Questo è l’uomo che abita il silenzio. Così percepito, il silenzio, non è vuoto, ma pienezza, perché apre l’uomo all’incontro. L’esperienza della solitudine costituisce la prezio-sa possibilità di prendere coscienza di ciò che è veramente importante: gli altri, la socialità. Sarebbe questo il lascito costruttivo, ristabilire le priorità, promuovere la possi-bilità di rinnovamento e ristrutturazione di sé, come base necessaria su cui instaurare un rapporto autentico con l’Altro.

L’Italia è stato uno dei Paesi più colpiti dalla prima ondata della pandemia di Covid-19, sia in termini di contagi che di mortalità. Tuttavia, la diffusione della pandemia e il tasso di mortalità sono stati piuttosto disomogenei tra le province italiane, nonostante un intenso flusso di movimenti della popolazione tra le diverse aree geografiche del paese prima del lockdown dell’11 marzo 2020. Questo articolo si propone di individuare alcune delle cause dell’eterogeneità geografica del contagio e del tasso di mortalità, concentrandosi in particolare sul ruolo del capitale umano, dell’interazione intergenerazionale all’interno delle famiglie, della mobilità della popolazione dopo la decisione di lockdown e delle caratteristiche dei sistemi sanitari a livello locale. Tramite l’utilizzo di tecniche panel, troviamo che la mobilità della popolazione, parzialmente continuata anche con il lockdown, ha avuto effetti disomogenei sull’espansione del contagio, mentre le esternalità del capitale umano e l’estensione del sistema sanitario pubblico a livello locale sono stati fattori importanti per ridurre la mortalità da Covid-19. L’elevata integrazione intergenerazionale delle famiglie italiane non sembra aver aumentato i tassi di contagio.

Giulio Tagliavini, Lucia Poletti

Microcredito e pandemia Covid-19: la necessità di un percorso per la valutazione di impatto

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 111 / 2020

Il microcredito è lo strumento finanziario più idoneo per l’aiuto alle famiglie in situazione di esclusione finanziaria ed economica. La pandemia Covid-19 tuttavia crea condizioni complessivamente poco idonee al microcredito. In ogni caso, gli effetti dei programmi di microcredito devono essere monitorati attentamente e, in particolare, in presenza di condizioni così speciali come quelle legate alla pandemia. L’impatto effettivo dei programmi di microcredito deve essere valutato me-diante una metodologia idonea a registrare sistematicamente gli effetti non eco-nomici, come la metodologia Social Roi. Tale metodologia è un buon riferimento anche per la progettazione di nuovi strumenti e nuovi interventi. Questo lavoro uti-lizza i risultati di valutazione di impatto acquisiti circa il microcredito per discutere le linee di intervento idonee alla situazione pandemica attuale. Il modello di busi-ness del microcredito risulta eccessivamente legato ai caratteri di una situazione individuale da migliorare, mentre nella fase pandemica occorre uno strumento si-stemico e massivo per contrastare il rapido peggioramento delle condizioni finan-ziarie di persone che non soffrivano, nel periodo precedente alla pandemia, di uno status di esclusione finanziaria. Tale caratteristica induce a modificare significati-vamente gli strumenti della microfinanza per l’applicazione in questa circostanza.

Maura Franchi, Augusto Schianchi

Smart working: il lavoro senza tempo e senza luogo

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 111 / 2020

Lo Smart Working è un effetto collaterale del lockdown, seguito alla crisi pan-demica in atto. Ma non rappresenta semplicemente una transitoria esperienza di lavoro da casa. In questo paper cerchiamo di mettere in luce come e perché lo Smart Working solleciti un radicale cambiamento nel modo in cui la nostra società lavorerà nel futuro. Cambierà il modo in cui lavoriamo e il modo in cui viviamo nella nostra casa e nella nostra famiglia. I sindacati dovranno ridefinire il loro ruolo, dal momento che ci stiamo dirigen-do verso una società di individui piuttosto che su una società fondata su classi so-ciali. Il Covid cambierà praticamente ogni cosa, anche perché interagirà con l’uso estensivo dell’Intelligenza artificiale. Tempi difficili si profilano all’orizzonte.

Marco Frey, Silvia Loré

Smart working nell’era della digitalizzazione post-Covid: da soluzione d’emergenza a strategia per la sostenibilità

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 111 / 2020

Lo Smart Working è un approccio al lavoro flessibile adottato in massa duran-te la pandemia da Covid-19 per consentire distanziamento sociale e prosecuzione delle attività. Il lockdown ha promosso un cambiamento radicale del concetto di spazio e tempo di lavoro. Ma quali sono gli impatti e quali le potenzialità delle soluzioni di lavoro a distanza? Il presente studio dimostra che lo smart working può configurarsi come una misura vincente per rendere le città più sostenibili e in armonia con l’ambiente, conciliare esigenze di vita e di lavoro, tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, per sopravvivere a crisi di portata globale; riflettere sull’esperienza emergenziale può orientare le imprese verso l’adozione di pratiche più sostenibili proponendosi come promotori della creazione di smart cities.