RISULTATI RICERCA

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Mario Erdheim

Paul Parin, la caccia e l’etnopsicoanalisi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2020

L’etnopsicoanalisi implica anche, come hanno sottolineato etnopsicoanalisti quali Paul Parin e Mario Erdheim, la libertà di seguire la propria curiosità (Erdheim ad esempio ha fatto ricerche sugli studenti delle scuole superiori). Viene discusso un libro di Paul Parin sulla caccia (Die Jagd. Licence for Sex and Crime. Erzählungen und Essays. Wien: Mandelbaum Verlag, 2018), ma non tanto come omaggio all’opera letteraria di Parin, bensì come contributo all’etnopsicoanalisi e alla sua metodologia. Paul Parin (1916-2009) aveva più volte parlato del progetto di scrivere un libro sul potere, ma credeva di non poterlo scrivere. Aveva però scritto questa raccolta di storie di caccia che di fatto è anche un libro sul potere. Questo libro è un importante contributo alle fantasie e ai processi di potere, al punto che può essere in un qualche modo associato al libro di Elias Canetti del 1960 Massa e potere e allo scritto di Sigmund Freud del 1910 Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia (dementia paranoides) descritto autobiograficamente (Caso clinico del presidente Schreber).

Berthold Rothschild

L’affaire Interlaken. Atto secondo

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2020

Vengono pubblicati tre scritti. Nel primo Pier Francesco Galli, in una breve nota introduttiva, sot-tolinea l’importante ruolo storico avuto dalla psicoanalisi svizzera nella formazione di molti colle-ghi italiani. Nel secondo scritto Berthold Rothschild racconta, riproducendo anche un carteggio, le vicissitudini che hanno portato alla cancellazione del suo invito a un convegno su "Psicoanalisi, cultura e politica", che doveva tenersi a Ginevra il 6 giugno 2020, organizzato dal Centre Psycha-nalytique Raymond de Saussure (CPRS) della Società Svizzera di Psicoanalisi (Schweizerische Gesellschaft für Psychoanalyse [SGPsa]); questo invito è stato cancellato per le proteste di alcuni psicoanalisti di lingua tedesca della Società Svizzera di Psicoanalisi che ancora ricordano la scis-sione, avvenuta nel 1977, tra il "Seminario Psicoanalitico di Zurigo" (Psychoanalytisches Semi-nar Zürich [PSZ]), cui appartiene Rothschild, e la Società Svizzera di Psicoanalisi, a sèguito delle vicende che portarono alla cancellazione di un convegno che doveva essere tenuto nel 1974 a In-terlaken (è questa la ragione per cui nel titolo si parla di "atto secondo"). Nel terzo scritto viene riportata la documentazione dell’"affaire Interlaken", originariamente pubblicata nei numeri 4/1975 e 3/2015 di Psicoterapia e Scienze Umane e mai pubblicata in altre lingue.

David Rapaport

I seminari di David Rapaport del 1957 sulla metapsicologia

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2020

Nel 1957 David Rapaport (1911-1960) tenne una serie di seminari sulla metapsicologia psicoanalitica agli allievi del primo anno del Western New England Institute for Psychoanalysis (New Haven, Connecticut). Questi seminari, trascritti verbatim, non furono mai pubblicati, ma solo dattiloscritti e divisi in sette volumi curati da Stuart C. Miller nel 1959, i primi tre di "metapsicologia elementare" e gli altri quattro di "metapsicologia avanzata", per un totale di circa 700 pagine. I partecipanti erano, oltre a Rapaport che era sempre presente, Helen G. Gilmore, Nathaniel J. London, Seymour L. Lustman, George F. Mahl, Stuart C. Miller, John P. Plunkett, Herbert S. Sacks, Roy Schafer, Virginia Suttenfield e Robert B. White (in alcuni casi erano presenti Paul E. Emery, Jean Schimek, David Shapiro, Eugene Talbot, Eugene E. Trunnel, Ess A. White Jr.). Qui, dopo una Nota redazionale, vengono pubblicati " per mostrare il metodo di lavoro di Rapaport " i programmi dettagliati dei seminari (con l’elenco dei riferimenti bibliografici da leggere e dei "compiti assegnati") e il testo di una parte di un seminario, le pagine iniziali del primo dei quattro volumi di metapsicologia avanzata.

Il contributo mette in discussione l’esistenza di una one best way verso la digitalizzazione, contrapponendo due casi di successo relativi ad aziende manifatturiere italiane di medie dimensioni. Entrambe le aziende, che vantano eccellenti prestazioni tecnologiche ed economiche, hanno lanciato importanti progetti basati sulle tec¬nologie digitali. Mentre però la prima azienda sembra percepire la digitalizzazione come un ulteriore passo nella sequenza "tradizionale" di innovazioni tecnologiche finalizzate a sostituire il lavoro umano, la seconda azienda pone un’enfasi esplicita sulle tecnologie di¬gitali quali veicoli per perseguire una maggiore integrazione dei processi, il cui successo è reso possibile dal ricorso a specifici strumenti organizzativi formali per la gestione del cambiamento.

Ciro Cangiano, Rosalba Sarnataro

Il lavoro che vorrei. Uno studio sulla capacità di aspirare dei giovani studenti napoletani

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 157 / 2020

Dopo una lunga stagione in cui le categorie di rischio e di incertezza hanno dominato il panorama delle scienze sociali, negli ultimi anni il tema del futuro si è imposto nel dibattito sociologico. A testimonianza di ciò le aspirazioni, proficuo strumento di operativizzazione dell’avvenire, si sono configurate come un’imprescindibile dimensione da esplorare quando si rivolge lo sguardo in direzione dei giovani. Basandosi sull’analisi di 30 storie di vita di studenti universitari raccolte a Napoli, il contributo utilizza le aspirazioni lavorative per interrogarsi sulla relazione tra disuguaglianza e futuro. Ciò che viene messo in luce è come, nonostante la generalizzata difficoltà di guardare al "domani", a fare la differenza nel modo in cui le nuove generazioni sviluppano la propria capacità di aspirare sia la dotazione di capitale culturale, non tanto nella sua forma istituzionalizzata quanto nella sua più complessa e ampia accezione di capitale di esperienza, situato nella soggettività delle singole biografie.

The article reflects upon artistic work in the theatre sector, to understand how this peculiar profession has historically developed in Italy. Relying on different theoret-ical contributions and diverse empirical sources, the article delineates the institu-tionalisation process of the Italian theatre sector through different phases and transitions. Another topic addressed in this article are the past and current occupa-tional and working conditions of Italian theatre artists. Career pathways are thus discussed with respect to training, access to the profession, national collective agreements and actual forms of subordinate work and self-employment.

Damiano Razzoli, Stefano Rodighiero, Lorenzo Mizzau, Fabrizio Montanari

Need for space. How artists rely on space to face precarious work conditions

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 157 / 2020

Artistic labour markets present some features that can be considered paradigmatic of work in the contemporary gig economy. Extant literature identified these features by focusing on how artists can be deemed exemplars of new and more flexible ways of organising a workforce. While studies examined workers’ conditions in contemporary economy, the literature on artistic work has not delved into the role of space in artist’s work experience. Thus, this study aims to look at how space can be harnessed by artistic workers to respond to the most pressing needs they express. To this end, the paper presents the results of a qualitative study conducted on young artistic workers in the city of Reggio Emilia. The authors propose three mechanisms (anchoring, framing, belonging) through which space can serve as a personal compass that helps mitigate the effects of the precariousness of work.

Marta Casals Balaguer

Artistic-professional strategies in the music sector. The case of the jazz scene in Barcelona

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 157 / 2020

This article aims to analyse the strategies that jazz musicians in Barcelona adopt to develop their artistic careers. It focuses on studying three main areas that influ-ence the construction of their artistic-professional strategies: a) the administrative dimension, characterized mainly by management and promotion tasks; b) the artistic-creative dimension, which includes the construction of artistic identity and the creation of works of art; and c) the social dimension within the collective, which groups together strategies related to the dynamics of cooperation and col-laboration between the circle of musicians. The applied methodology came from a qualitative perspective, and the main research methods were semi-structured inter-views conducted with active professional musicians in Barcelona and from partic-ipant observation.

Isabelle Mayaud, Laurent Jeanpierre

Destinies of artistic activity: visual artists’ plural forms of employment and trade-offs in a French region

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 157 / 2020

Based on a recent survey on the artistic work in a French region, the article consid-ers visual artists as a control population illustrating the possible destinies of low or poorly paid self-employment in contemporary capitalism. Artistic activities mainly attract graduates and people from the upper classes who nevertheless accept to be paid very little for their art and even, as entrepreneurs would do, to invest regularly in order to continue their activity. The maintenance of their artistic vocation then requires recourse to secondary income from social benefits, family resources or the development of complementary remunerative activities. Since all these possible combinations are not equally accessible, they determine variable regimes of artis-tic production, self-presentation and various articulations between salaried and non-salaried activities, the borderline case of which is the abandonment of crea-tion.

The institutionalization of musical groups through local, decentralized govern-ments may provide artists an alternative to the precarious working conditions as characterized by the gig economy. The article uses the Tito Francia Guitar Or-chestra as a case study and suggests that artists living in areas with autonomous local governments may be able to frame their work as a social, political, or eco-nomic benefit to the city. The article contains three sections: the first one explains Argentina’s current economic situation and its effects on musical work in the country; the second one introduces the guitar orchestra and their relationship with the Municipality of Guaymallén; the last section considers the benefits and risks of institutionalizing an ensemble, and how musicians’ work may change as a result.

Vera Borges, Luísa Veloso

Emerging patterns of artistic organizations in Portugal: A three case studies analysis

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 157 / 2020

In the wake of the 2008 global financial and economic crisis, new forms of work organization emerged in Europe. Following this trend, Portugal has undergone a reconfiguration of its artistic organizations. In the performing arts, some organiza-tions seem to have crystalized and others are reinventing their artistic mission. They follow a plurality of organizational patterns and resilient profiles framed by cyclical, structural and occupational changes. Artistic organizations have had to adopt new models of work and seek new opportunities to try out alternatives in order to deal, namely, with the constraints of the labour market. The article anal-yses some of the restructuring processes taking place in three Portuguese artistic organizations, focusing on their contexts, individual trajectories and collective missions for adapting to contemporary challenges of work in the arts. We conclude that organizations are a key domain for understanding the changes taking place.

Pierre Bataille, Sonia Bertolini, Clementina Casula, Marc Perrenoud

From atypical to paradigmatic? The relevance of the study of artistic work for the sociology of work

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 157 / 2020

Artistic work has been mainly defined in modern industrial societies by its atypical features vis à vis standard productive work; in post-industrial societies, however, it becomes increasingly considered as paradigmatic of a new "creative class", including workers within a variety of knowledge and creative sectors. The article discusses this paradox offering a sample of key contributions offered by sociology to the study of artistic work and professions, useful to uncover the ideological bias hidden behind the supposedly new significance of artistic work within creative economies. It thus introduces and discusses the essays collected in the special issue linking them to the ongoing changes on the nature of work in contemporary societies.

Emilio Reyneri

Come trovare un lavoro. Una storia italiana

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 157 / 2020

Dopo aver sinteticamente illustrato come è cambiata la regolazione normativa delle assunzioni in Italia dall’inizio del secolo scorso, l’articolo presenta come sono cambiati i modi di trovare lavoro negli ultimi 50 anni grazie a un’indagine longitudinale retrospettiva Istat. Con scarse relazioni con i mutamenti normativi, i principali cambiamenti sono stati: una lenta riduzione dei lavori trovati grazie a parenti, amici e conoscenti e per contro un aumento del ricorso ad annunci su giornali e internet, ad agenzie del lavoro private e al supporto di strutture formative (scuole e stage), mentre sono rimasti costanti i rapporti con datori di lavoro e hanno avuto un andamento curvilineo i concorsi pubblici e il ricorso a uffici pubblici. Tuttavia, questi mutamenti sono stati dovuti a un effetto di composizione, poiché per gli stessi livelli di istruzione e per gli stessi settori la distribuzione dei modi con cui è stato trovato il lavoro non è cambiata granché. L’ultimo paragrafo confronta alcuni esiti dei tre tipi di regolazione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro: mercato, reti e organizzazioni.

Nando dalla Chiesa, Federica Cabras

Potere di firma. Etica delle professioni e organizzazioni mafiose

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 157 / 2020

Questo articolo mira ad analizzare la coerenza etica di alcune categorie professionali nella loro relazione con uno speciale interlocutore, le organizzazioni mafiose, al fine di identificare le loro distorsioni deontologiche. Pertanto, lo scopo principale di questa ricerca è sottolineare la connessione cruciale tra l’etica del lavoro e la qualità dei sistemi sociali nel contesto italiano. Partendo dal presupposto che i professionisti siano dotati di un potere speciale di firma, gli autori analizzano sette casi studio emblematici. Dalla loro analisi, propongono una tipologia basata su sei variabili: fase storica, area geografica, organizzazione criminale beneficiaria, professionista coinvolto, natura dei loro comportamenti illeciti e tipologia dei loro effetti.