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Annalisa Giampino, Chiara Giubilaro, Marco Picone

Esplorare la povertà urbana in una prospettiva mediterranea: il caso del quartiere CEP a Palermo

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 128 / 2020

Il contributo affronta il tema delle molteplici dimensioni della povertà urbana attraverso analisi miste effettuate nel quartiere CEP di Palermo. Evitando di incorrere nella dicotomia tra Nord e Sud Globale, l’articolo adotta una prospettiva mediterranea e tenta di descrivere il quartiere dal basso, a partire dalle voci dei suoi più giovani abitanti. Alla luce dei più recenti eventi pandemici, la questione della povertà urbana assume una dimensione meritevole di nuove esplorazioni.

Paola Pucci

I territori dell’auto elettrica: oltre il paradigma urbanocentrico

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 128 / 2020

L’articolo propone quattro scenari per restituire diverse intensità/modalità/velocità di diffusione dei veicoli elettrici nella Regione urbana milanese. Gli scenari, costruiti con un’analisi multicriteri che analizza le relazioni tra mobilità elettrica, pratiche di mobilità, caratteristiche socio-economiche e insediative, offrono elementi per definire politiche di incentivo e di regolazione per una transizione sostenibile ed equa verso una mobilità a basse emissioni di carbonio.

Comitato di Redazione

Autori

SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

Fascicolo: 59 / 2020

Franca Carzedda, Fabrizia Tudisco, Adriana Bortolotti

Recensioni

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 46 / 2020

Il caso clinico presentato è quello di Viola, una bambina di 7 anni con difficoltà comportamentali. Sebbene le manifestazioni non siano severe, non soddisfano, infatti, la diagnosi di disturbo oppositivo-provocatorio, interferiscono sul clima familiare e compromettono il funzionamento scolastico. Vi è un secondo aspetto, inizialmente non esplicitato dai genitori in chiave patologica, che riguarda l’enuresi notturna; tale problematica limita le possibilità di esplorazione del mondo extra-familiare ed è proprio quando emerge la possibilità di fare esperienze con i coetanei, che diventa necessario inserirla tra gli obiettivi terapeutici. In ottica cognitivo-evolutiva e costruttivista, in fase di valutazione è prioritario comprendere il significato interno del sintomo e svelarne la funzione relazionale. Nel caso di Viola è emerso come i comportamenti provocatori fossero il tentativo di controllare in maniera coercitiva gli adulti di riferimento e l’enuresi può essere visto come il sintomo per assicurarsi la prossimità del genitore. Il lavoro clinico è stato favorito da un’ottima collaborazione da parte della coppia genitoriale e buona parte della terapia si è focalizzata su di loro. Grazie alla ricostruzione degli ABC comportamentali in seduta e alla graduale aggiunta di sfumature cognitive ed emotive, i genitori hanno potuto cogliere la funzione relazionale del sintomo e avvicinarsi al mondo emotivo della figlia. L’intervento con la bambina, svolto in parallelo, è stato indirizzato ad una migliore gestione delle proprie emozioni e un lavoro di mentalizzazione in terza persona, finalizzato ad una crescente consapevolezza degli stati mentali altrui.

Caterina Villirillo, Rossella Cascone, Carlo Buonanno

Luca: il timore di essere contaminato dalla madre e il ruolo dei genitori nel mantenimento della sintomatologia

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 46 / 2020

In questo lavoro viene descritto il caso di un ragazzo di 16 anni, giunto in terapia con una diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo, per la quale aveva già intrapreso una psicoterapia, con presa in carico farmacologica, senza miglioramento dei sintomi. La sintomatologia ossessiva è associata al timore di essere contaminato dall’alito materno. Tuttavia, fin dai primi incontri, emerge con chiarezza una maggiore complessità del quadro, per la presenza in comorbilità di un disturbo schizotipico di personalità, caratterizzato da comportamenti bizzarri e responsabile di una grave compromissione del funzionamento sociale e scolastico. L’intervento è stato realizzato attivando due setting e ha visto coinvolti Luca (20 incontri) e i genitori (10 incontri). Nell’articolo descriveremo la formulazione del caso, differenziando gli interventi sui sintomi ossessivi dalle procedure utilizzate per fronteggiare la sintomatologia schizotipica. Il miglioramento del disturbo ossessivo compulsivo è stato osservato già in fase di condivisione del profilo interno e lavorando sul timore di contaminazione con interventi di ristrutturazione cognitiva. Parallelamente, il trattamento si è focalizzato sull’aumento della cura di sé e la modifica delle abitudini disfunzionali, con un effetto determinante sulla riduzione dei rituali, un aumento della percezione di autoefficacia e una diminuzione sensibile del ritiro sociale. L’intervento con i genitori si è focalizzato sulla riduzione della critica e degli atteggiamenti sprezzanti verso Luca, tramite interventi di ristrutturazione cognitiva e tecniche di validazione che hanno portato a una parziale riduzione degli stessi. Come obiettivi contestuali, favorire la comprensione e l’accettazione del funzionamento di Luca, oltre che il riconoscimento dei suoi bisogni emotivi.

Lavinia Lombardi, Giuseppe Grossi, Lorenza Isola, Enrico Iuliano, Monica Mercuriu, Cristiana Patrizi, Giuseppe Romano, Valeria Semeraro, Carlo Buonanno

Fattori predittivi del drop-out: accettabilità e impegno nel parent training

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 46 / 2020

L’obiettivo di questa revisione è identificare metodi efficaci per migliorare l’impegno e l’adesione delle famiglie ai programmi di parent training (BPT). Nonostante la letteratura indichi risultati positivi, spesso le famiglie mostrano uno scarso impegno, fino a giungere a un precoce abbandono del percorso terapeutico. Ciò comporta una serie di conseguenze negative per le famiglie, i clinici, la ricerca e il servizio sanitario nazionale. La letteratura, ad oggi, individua alcuni fattori predittivi del drop-out e varie componenti da includere nei parent training per aumentare l’impegno e l’adesione alle procedure di intervento. Tra strategie di coinvolgimento, alcuni autori suggeriscono l’utilizzo di un promemoria degli appuntamenti, brevi discussioni iniziali sulla necessità di impegnarsi, metodi di coinvolgimento dei sistemi familiari, adattamenti strutturali del programma, incentivi finanziari, aumento del supporto familiare e colloqui motivazionali. Nonostante i programmi BPT abbiano un’elevata efficacia nel cambiamento del comportamento genitoriale, la letteratura evidenzia elevati livelli di drop-out, ragion per cui gli studi presentati hanno piccoli campioni che limitano il potere statistico e la generalizzabilità dei risultati.

Alessia Incerti, Flavio Cimorelli, Francesca Fiore, Giada Maslovaric, Federica Rossi, Isabel Fernandez

Affrontare il trauma per gestire la disabilità: risultati preliminari di un intervento di gruppo per genitori

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 46 / 2020

Le famiglie sono messe alla sfida dalla comunicazione della disabilità del proprio bambino. Hanno bisogno di ricreare un nuovo equilibrio per affrontare una difficoltà con un impatto così soverchiante. L’accettazione della disabilità del proprio bambino non è un processo che avviene in automatico. I genitori di bambini con disabilità di grado medio e grave sperimentano alti livelli di stress e di responsabilità, con effetti comparabili a quelli di un evento traumatico. L’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) permette la riorganizzazione dei ricordi in un modo adattivo e funzionale in accordo ai principi dell’Adaptive Information Processing, riducendo quindi il loro impatto emozionale. L’EMDR promuove un’elaborazione adattiva dell’esperienza traumatica di ricevere una diagnosi e una prognosi negativa riguardante il proprio bambino. Questo lavoro ha lo scopo di indagare l’efficacia di un protocollo di trattamento integrativo di gruppo (EMDR-IGTP). Hanno fatto parte dello studio 39 genitori e il trattamento consisteva in 10 sessioni di gruppo. Sono stati misurati lo stress emozionale, le strategie di coping e la crescita post-traumatica prima del trattamento e tre mesi dopo il termine del progetto, attraverso un confronto tra la media di diverse scale cliniche. Questi risultati preliminari rilevano un miglioramento nei punteggi della Scala della crescita post-traumatica dopo il trattamento. Il lavoro illustrerà il protocollo d’intervento e i risultati

Furio Lambruschi, Francesca Lionetti, Melvin Piro, Lavinia Barone

Il video-feedback come intervento di supporto alla genitorialità per il trattamento delle difficoltà emotive e comportamentali

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 46 / 2020

La teoria dell’attaccamento ha contribuito in modo importante al diffondersi di una serie di interventi rivolti alla diade genitore-bambino, la cui efficacia è stata dimostrata su base sperimentale, grazie ai rigorosi strumenti metodologici di cui dispone. Si tratta di programmi di intervento volti a sostenere lo sviluppo positivo della diade e in particolare a promuovere relazioni di attaccamento sicure e a ridurre il rischio di problematiche di tipo esternalizzante nei bambini. In questo contributo intendiamo proporre una rassegna ragionata dei principali interventi di video-feedback, orientati all’attaccamento e finalizzati oltre che al sostegno e alla promozione delle competenze genitoriali, anche al trattamento delle difficoltà emotive e comportamentali del bambino e dell’adolescente, definendone le caratteristiche principali e i contesti di applicazione. Data la centralità in questi programmi dell’uso del video, intendiamo anche delinearne l’evoluzione storica e il suo valore come tecnica specifica nel lavoro clinico in età evolutiva. Da ultimo verranno riassunti quelli che a nostro parere rappresentano gli ingredienti fondamentali delle procedure di video-feedback, evidenziandone operativamente alcune possibili linee di utilizzo strategico in coerenza con la prospettiva clinica cognitivocostruttivista. Nel far ciò verrà posta particolare attenzione al costrutto di disciplina sensibile (sensitive discipline), importante soprattutto lavorando con i disturbi esternalizzanti o in un’ottica di prevenzione.

Lavinia Barone, Nicola Carone, Antonella Costantino, Jennifer Genschow, Sara Merelli, Annamaria Milone, Lisa Polidori, Laura Ruglioni, Marlene Moretti

Training parents to adolescents’ challenges: The CONNECT parent program

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 46 / 2020

Adolescents’ challenges could be effectively addressed by treating their parents. Prior evaluations of CONNECT, an attachment-based program intervention for parents of adolescents at risk, indicated that improving parenting skills and the quality of parent-adolescent relationship may result in decrease of adolescents’ behavioural problems. The present study is part of a longitudinal research involving three Italian centres (Pavia, Milan, Pisa) aimed at investigating whether helping parents reduce their reliance on coercive or unproductive parenting strategies and understand changes occurring during adolescence from an attachment-based perspective would reduce their adolescents’ externalizing and internalizing symptoms. One-hundred and eighteen parents of adolescents (Mage = 15.26 years, SD = 1.49; 64% boys), randomly assigned to the intervention group (n = 66) or to the wait-list control group (n = 52), reported on their perceptions of their adolescents’ externalizing and internalizing symptoms (using the Strength and Difficulties Questionnaire-parent version; Goodman, 1997), as well as attachment avoidance and attachment anxiety (using the Adolescent Attachment Anxiety & Avoidance Inventory; Moretti and Obsuth, 2009) prior to treatment (t0), within a two-week period following the final treatment session (t1) and at a four months follow-up (t2). Parents attending the CONNECT program reported significant reductions in their adolescents’ externalizing symptoms, and slightly significant reductions in their adolescents’ internalizing symptoms by a reduction of anxiety and avoidance attachment strategies. The findings add evidence to the importance of investigating mechanisms of change underlying the effectiveness of CONNECT program, providing further indications on its application in therapeutic contexts.

Carlo Buonanno, Pietro Muratori

Modelli di parent training

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 46 / 2020

Il bambino sviluppa le proprie abilità e competenze cognitive, emotive e sociali all’interno della relazione con i propri caregiver. In questo contributo verrà preso in esame uno dei possibili modelli di intervento psicoterapeutici che mira a migliorare la relazione fra i caregiver e i propri figli: il parent training. Tale approccio è volto a migliorare l’insieme delle pratiche genitoriali, promuovendo quelle positive e riducendo il più possibile quelle disfunzionali, con l’obiettivo di promuovere il benessere dei figli e di conseguenza, dell’intero sistema familiare. Lo scop o in un programma di parent training è migliorare i livelli di competenza del genitore nel monitorare e gestire il comportamento dei figli e favorire la loro competenza sociale ed emotiva, oltre che allenare a riconoscere e rinforzare i comportamenti positivi del figlio. La letteratura suggerisce l’efficacia di questo tipo di intervento indiretto per numerosi disturbi in età evolutiva. In questo articolo verranno descritti alcuni modelli per i disturbi internalizzanti ed esternalizzanti, scegliendo quelli ritenuti più validi e con un maggior numero di studi di efficacia. Inoltre, anche la terza generazione della terapia cognitiva ha sviluppato nuovi modelli di parent training.

Carlo Buonanno, Pietro Muratori

Editoriale

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 46 / 2020

A cura della Redazione

Recensioni

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 2 / 2020