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Miriana Biancofiore, Monica Ostuni, Claudia Perri, Ignazio Grattagliano

Il Figlicidio: aspetti criminologico clinici e psicologico-psichiatrico forensi

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2020

L’omicidio di un figlio è percepito, a livello sociale e morale, un crimen atrox, un atto volto a spezzare irrimediabilmente il legame naturale tra genitore e figlio. Il presente lavoro qualitativo, si pone l’obiettivo di individuare, attraverso l’analisi della letteratura internazionale e nazionale, i maggiori fattori di rischio, relativi alle vittime ed agli autori, e le motivazioni sottostanti ad un’azione tanto deplorevole. In particolare, è stata effettuata un’analisi dei dati emersi dalla ricerca dell’Eures sugli omicidi in famiglia in Italia, in modo tale da individuare la frequenza e l’andamento del fenomeno, dal 2000 al 2018, e le caratteristiche prevalenti degli attori di tale reato, al fine di proporre possibili interventi preventivi.

Susanna Pietralunga, Claudia Salvioli

Aspetti criminologici e giuridici sulla vittima, con particolare riguardo al minore

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2020

La criminologia ha storicamente incentrato l’attenzione sull’autore del reato, rivolgendo per lungo tempo scarsa attenzione alla vittima. Lo sviluppo della vittimologia ha stimolato un risveglio di riflessioni sulle differenti tipologie e sul ruolo della vittima, mentre - e nonostante l’attenzione rivolta ad essa negli atti internazionali - si continua a registrare scarsità di previsioni normative a sua tutela nel diritto interno. Ne deriva l’importanza di indirizzi di politica criminale e di orientamenti legislativi de jure condendo che riconoscano alla vittima, soprattutto se minore, una tutela paritaria rispetto a quella dell’autore di reato.

Susanna Vezzadini

Vittime e società: per la ricostruzione delle reti fiduciarie violate

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2020

Il contributo prende in esame la complessità della condizione vittimale, ossia le ambivalenze che lo status di vittima - anche socialmente costruito - spesso comporta, ciò riflettendosi con varie implicazioni sull’auto percezione del soggetto che ha patito un reato, un torto, un’ingiustizia. In particolare, si propone una riflessione con riguardo agli stereotipi ed ai pregiudizi associati a tale condizione, non di rado alimentati da strumentalizzazioni della sofferenza delle vittime a livello politico e mediatico. L’obiettivo è di favorire un’interpretazione dei processi di vittimizzazione quali processi di privazione e violazione delle aspettative e delle reti relazionali fiduciarie, a livello soggettivo ed interpersonale, potendo questi infine essere riparati e riedificati con riguardo alla nozione di riconoscimento mutuale e reciproco. Ciò rappresentando il punto di partenza e al contempo di approdo per l’elaborazione di un’autentica e seria cultura "per" le vittime, che faccia della condizione vittimale il momento di riflessione etica teso all’elaborazione e all’implementazione concreta di politiche di ascolto e per il supporto delle vittime.

Maria Bologna, Susanna Pietralunga, Giulia Rioli, Jacopo Santambrogio

Editoriale

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2020

Mara Maretti, Roberta Di Risio

La certificazione delle competenze come strumento di welfare attivo e inclusivo

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 156 / 2020

Il presente contributo mira a fornire un’istantanea del processo di strutturazione in corso del Sistema Nazionale della Certificazione delle Competenze. Attraverso uno studio di caso multiplo su Amministrazioni Regionali che presentano un’esperienza consolidata, unitamente alla consultazione di testimoni chiave e mediante l’analisi della reportistica, la ricerca ha l’obiettivo generale di riflettere sulla capacità che i Sistemi Regionali di Certificazione delle Competenze hanno di realizzare percorsi virtuosi di welfare attivo ed inclusivo. La ricostruzione delle caratteristiche del processo di strutturazione dei percorsi regionali e dell’impatto atteso di tale sistema di governance sulla formazione e sulle politiche attive del lavoro innesca un primo livello di riflessione su un processo ancora in corso, che concerne, da un lato, l’analisi critica degli impatti di politiche di social investment e, dall’altro, a quasi 20 anni dalla L. 3/2001, il dibattito sulla frammentazione regionale del welfare italiano.

L’articolo intende indagare il rapporto tra identità e lavoro attraverso le rappresentazioni offerte dai video presenti nell’archivio di Short on Work – concorso internazionale per video brevi sul lavoro. L’analisi si focalizza sugli 83 video visionati tra il 2012 e il 2017 dalla giuria internazionale del concorso. Tali opere sono dapprima codificate in base alla classificazione delle professioni ISTAT, al fine di capire quali professioni sono presenti all’interno dell’archivio. Il primo focus di indagine è costituito dall’analisi delle rappresentazioni del lavoro femminile; il secondo dal ruolo delle tecnologie. Si evidenzia così una forte tipizzazione delle professioni in senso maschile e femminile e, di conseguenza, una persistenza degli stereotipi di genere in ambito lavorativo. La tecnologia non risulta alleata nel processo di rottura degli stereotipi di genere, ma ha invece un ruolo decisivo all’interno di un processo di progressiva rarefazione dell’identità professionale, rappresentata attraverso un diverso rapporto con il luogo di lavoro e la mancanza di status e ruoli chiaramente definiti e riconosciuti.

Questo saggio intende analizzare se, quanto e secondo quali modalità vi sia da parte degli ingegneri e degli architetti delle province di Udine e di Pordenone un’attitudine all’aggiornamento professionale e alla formazione digitale, in virtù delle mutazioni strutturali che tali professioni hanno subìto con il diffondersi delle più moderne tecnologie digitali. Particolare rilievo è stato dato al ruolo della formazione, quale strumento per favorire e assicurare un proficuo incontro tra le condizioni soggettive dei professionisti e la situazione oggettiva del contesto territoriale di riferimento, rispetto al quale sono stati approfonditi i seguenti aspetti: le nuove tecnologie fra potenzialità e rischi, i fattori che incidono sull’adozione delle nuove tecnologie e la centralità delle competenze, le politiche per migliorare il contesto territoriale, il futuro della professione fra rete e specializzazione, il ruolo della formazione nell’adozione delle nuove tecnologie con riferimento particolare al lifelong learning.

Tatiana Iñiguez-Berrozpe, Francesco Marcaletti, Carmen Elboj-Saso, Emma Garavaglia

Conceptualising, Analysing and Training in Adults in the Knowledge Society

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 156 / 2020

In this article, the authors argue that, within the framework of the current information society and the development of Industry 4.0, a revolution hinges on a stock of skills on which adults in general - and adult workers in particular - need to be trained in order to be prepared for the change and improve their employability. Within these skills, we find computational and critical thinking (CCT) as two key skills for workers which are not being developed in adult education. In this contribution, we propose a conceptualisation of both kinds of thinking, associating them with the Problem Solving in Technology Rich Environments variable of the OECD PIAAC survey. This allows us to propose a CCT training methodology for adults based on Vanek’s (2017) work and to measure and analyse this relevant skill, making it easier to promote CCT teaching-learning in adult education courses.

Eleonora Costantini, Enrico Giovannetti, Giovanni Solinas

L’infrastruttura formativa come dispositivo di sviluppo locale: le politiche della Regione Emilia-Romagna e la risposta delle imprese

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 156 / 2020

Gli autori intendono esplorare il ruolo delle politiche pubbliche della Regione Emilia-Romagna in tema di sviluppo locale e formazione professionale, come queste si propongano di incidere sulla natura delle relazioni e sui modelli di comportamento delle istituzioni e dei soggetti economici privati (le imprese ma anche gli enti di formazione). In particolare, si indagheranno gli strumenti di politica che mirano ad intensificare la rete dei rapporti istituzionali e aumentare la propensione all’azione collettiva, promuovendo una nuova definizione della formazione come leva di sviluppo. Allo stesso tempo si proporranno – in modo dialogico - alcune riflessioni sui processi avviati all’interno del tessuto imprenditoriale manifatturiero. La metodologia utilizzata è di natura qualitativa: da una parte, l’analisi della documentazione amministrativa prodotta dalla Regione Emilia-Romagna sarà integrata con interviste ai dirigenti del Servizio Formazione; dall’altra, vengono utilizzate interviste in profondità a responsabili del personale o amministratori delegati di imprese manifatturiere, presenti sul territorio regionale, ad alta vocazione innovativa.

Alessandro Chiozza, Luca Mattei, Benedetta Torchia

Quali sfide per la formazione di fronte alle nuove storie professionali

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 156 / 2020

Il contributo affronta alcuni aspetti legati alla continuità/discontinuità delle traiettorie nel mercato del lavoro avendo come riferimento gli andamenti dell’occupazione caratterizzati in questi ultimi anni dal crescere del numero dei contratti a termine e di breve durata e dalla progressiva frammentazione dei percorsi di carriera. Per concretizzare tali riflessioni è stata presa in considerazione la popolazione coinvolta nell’indagine Profilo degli utenti e customer satisfaction dei CPI condotta dall’Anpal nell’anno 2017. Si tratta di 40.000 individui di 30 anni e più rappresentativi di coloro che nel 2016 si erano recati presso un Centro per l’impiego per sottoscrivere o rinnovare la Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID). A tale popolazione sono state agganciate le informazioni contenute nel Sistema Statistico Informativo delle Comunicazioni Obbligatorie. In particolare, è stata verificata per il periodo 2012 -2017 la presenza - o assenza - delle Comunicazioni relative all’attivazione di un rapporto di lavoro. Il complesso delle analisi ha permesso di ricostruire le principali caratteristiche dell’occupazione e le transizioni tra la condizione di occupazione e non occupazione anche all’interno di differenti gruppi professionali. L’obiettivo è stato quello di esplodere la molteplicità delle questioni con cui si deve confrontare la formazione coniugando le prospettive di crescita della persona e obiettivi di sistema riferiti al contrasto delle forme di esclusione e depauperamento di individui e territori.

Rosangela Lodigiani

Attualizzare il learnfare: un nuovo legame tra lifelong learning e welfare

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 156 / 2020

Il LLL è sempre più considerato come parte integrante dei diritti di cittadinanza, leva di inclusione e partecipazione economica e sociale. Ciò – come sostengono il paradigma europeo dell’Active Welfare State e il suo diretto erede: il Social Investment Welfare State – è tanto più vero nel contesto delle attuali trasformazioni socio-economiche e dei loro impatti sulle carriere di vita dei soggetti. Per fronteggiare le sfide che ne discendono, il LLL è posto al centro delle "politiche di attivazione", in una logica di learnfare. Ma questa strategia ha luci ed ombre, che l’articolo indaga sul piano teorico, per giungere nelle conclusioni a tratteggiare una rinnovata visione del learnfare, proponendone la rilettura attraverso le categorie del capability approach.

Barbara Barabaschi, Alessia Forti, Giovanna Spagnuolo

Politiche, pratiche formative e competenze per l’occupabilità degli adulti nell’era digitale

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 156 / 2020

L’articolo si propone di riflettere, con un approccio multidisciplinare, sui cambiamenti che i sistemi di apprendimento degli adulti stanno vivendo in rapporto al progresso tecnologico, all’invecchiamento della popolazione e all’emergere di un’economia basata sulla conoscenza. In particolare, l’articolo evidenzia la relazione tra questi fenomeni e la necessità di adattare le competenze al fine di migliorare l’occupabilità degli adulti. Ciò richiede un ripensamento del ruolo dell’istruzione e della formazione professionale con una prospettiva di apprendimento permanente. L’analisi si concentra sugli adulti che hanno bisogno di mantenere aggiornate le proprie competenze in un contesto caratterizzato da instabilità, competitività, cambiamenti tecnologici ed estensione della vita lavorativa. Un’attenzione specifica è riservata alle innovazioni introdotte per ripensare gli approcci e i metodi di apprendimento degli adulti. Nella parte finale vengono presentati gli articoli che compongono la sezione monografica. Le conclusioni presentano alcune raccomandazioni per le politiche sull’apprendimento degli adulti.

L’articolo presenta una raccolta di circa 300 fotografie di manifesti funebri esposti a Napoli e nella sua provincia, recanti un soprannome del defunto riferito al suo mestiere, estratti da un corpus di circa 1300 unità (sito). Dopo aver sottolineato che la scelta dialettale è la manifestazione di una alterità rispetto al resto della città, l’articolo elenca e commenta i manifesti classificati in 6 categorie (qualifiche, lavoro dipendente, lavoro autonomo, lavoro ambulante, lavoro domestico, lavoro femminile, mestieri obsoleti). L’articolo si conclude sottolineando che le peculiarità di questi soprannomi e dei mestieri che rappresentano sono uno degli indizi di una mancata modernizzazione di Napoli che si riflette anche nella persistenza fino ad oggi della cosiddetta economia del vicolo. Una appendice contiene l’elenco completo dei soprannomi studiati.

Pierre Dardot

Prassi istituente e lavoro

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 156 / 2020

L’articolo si concentra sull’esame del concetto di istituzione così come è stato elaborato nelle scienze umane e filosofiche, al fine di discutere il tema della democrazia del lavoro nel capitalismo neoliberista. Secondo l’autore, è necessario sviluppare un nuovo tipo di idea imprenditoriale a partire da ciò che viene definito come principio del comune. Le pratiche del comune sono definite come pratiche istituzionali che consistono, non solo nel proiettare un fine desiderabile verso il futuro, ma anche nell’attuare, qui e ora, un principio di autogoverno del mondo sociale e produttivo, raggiungibile attraverso la definizione di un nuovo soggetto politico collettivo. Contribuire a far emergere questa azione politica comune resta un asse della lotta contro le nuove forme di management, che distruggono la dimensione morale e collettiva del lavoro.