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Claudio Brillanti

Il processo Slánský e la sinistra italiana

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 3 / 2019

Nell’ambito dell’ondata di epurazioni imposte da Stalin nelle "democrazie popolari" nel secondo dopoguerra, il processo-farsa tenutosi a Praga nel novembre 1952, e che vide come principale imputato l’ex numero due del regime cecoslovacco, Rudolf Slánský, rappresenta uno dei casi più emblematici e significativi. Per i profili dei personaggi coinvolti, e per il rilievo attribuito all’accusa di "sionismo", tale processo segnò una svolta rispetto ad analoghi casi precedenti. Una svolta che si conciliava con i mutamenti in atto nella politica mediorientale del Cremlino e con l’intensificarsi all’interno dell’Unione Sovietica di campagne e misure di stampo antisemita, culminate - il 13 gennaio 1953 - nella denuncia del "complotto dei medici". Proponendosi di analizzare l’atteggiamento tenuto da comunisti, socialisti e socialdemocratici italiani di fronte agli sviluppi del "caso Slánský", il saggio mette in evidenza come quella vicenda diede adito ad un acceso e aspro confronto tra le forze della sinistra italiana, incentrato su questioni fondamentali, come quelle dell’antisemitismo e della natura del regime sorto dalla rivoluzione bolscevica, che fu profondamente influenzato dalle logiche di schieramento dei primi anni della Guerra Fredda, e che finì per intrecciarsi anche con le polemiche sulla controversa condanna dei coniugi Rosenberg negli Stati Uniti e sulla cosiddetta "legge truffa".

L’Opera per l’assistenza ai profughi giuliani e dalmati (Oapgd) esercitò una funzione determinante per il reinserimento abitativo e lavorativo degli esuli sul ter-ritorio italiano. L’ente ebbe saldi legami con i più alti vertici della vita politica ed economica, grazie ai quali riuscì a elaborare dei solidi programmi edilizi a favore della causa profuga. Nel saggio sono indagate le principali strategie operative dell’Oapgd: dai programmi su scala nazionale alla ricomposizione del confine orientale operata con la costruzione di piccoli insediamenti finalizzati alla stabiliz-zazione delle zone in cui la popolazione slovena costituiva la maggioranza. In entrambi i casi le soluzioni rispondevano alle necessità delle élites dei giuliano-dalmati di preservare una propria base di massa adottando un criterio selettivo nell’accoglienza. Nel contributo è esaminata la polarizzazione politica di una parte della comunità profuga attraverso due argomenti d’indagine privilegiati: i finan-ziamenti dell’Ufficio per le zone di confine a favore dell’Opera e i legami dell’ente con l’Associazione nazionale per la Venezia Giulia e Zara.

Esaminando la recente storiografia sul fascismo clandestino, si rileva la presenza di una tendenza banalizzante, che lo interpreta come un fenomeno marginale, e di una opposta tendenza, largamente maggioritaria, drammatizzante, per la quale esso costituirebbe lo strumento principale della battaglia anticomunista combattuta in Italia già negli anni del conflitto, in una sorta di prefigurazione della «strategia della tensione» degli anni Settanta. In questo genere di ricostruzioni, un ruolo rilevante è assegnato ai rapporti occulti tra neofascisti e servizi segreti alleati, in particolare l’Office of strategic services statunitense. Sulla scorta della documentazione disponibile, il saggio ripercorre le vicende del fascismo clandestino, esaminando la sua effettiva consistenza organizzativa e capacità operativa, la sua strategia politica, soffermandosi sulla questione della continuità tra il clandestinismo nel periodo della Rsi e quello postbellico. Secondo l’autore, la tesi di un “disegno” comune tra fascisti e servizi statunitensi non appare supportata da un esame critico delle fonti e che tenga conto delle modalità operative e degli obiettivi strategici dell’Oss in Italia. Le condizioni di estrema difficoltà organizzativa del clandestinismo nel dopoguerra testimoniano l’assenza di qualsiasi sostegno esterno. Nel periodo considerato, l’azione dei gruppi clandestini, lungi dal costituire una minaccia eversiva nei confronti della neonata Repubblica, rappresentò un tentativo di far fronte alla crisi esistenziale e politica dei fascisti e di trovare una collocazione nel nuovo quadro politico.

Il saggio affronta una fase della storia del Partito comunista tunisino, dominato dalla presenza di militanti e dirigenti italiani, in un periodo importante non solo per la storia della Tunisia, ma anche per quella dell’antifascismo italiano, fra la metà degli anni Trenta e la metà degli anni Quaranta. Il focus è posto sulla figura e il ruolo di un dirigente comunista di origine sarda, Velio Spano, futuro costituente e senatore della Repubblica, che in Tunisia trascorse gli anni fra il 1938 e il 1943, operando attivamente ai vertici del Pct e nella stampa antifascista tunisina in lingua italiana. L’analisi affronta il difficile rapporto fra partito comunista e movimento nazionalista, in particolare il Neo-Destur di Bourguiba. Ne emerge da un lato un rapporto conflittuale per la sostanziale difficoltà da parte del movimento antifascista in generale, e del Partito comunista tunisino in particolare, a rapportarsi alle tematiche connesse alla questione coloniale, in un momento in cui le forze erano concentrate sulla lotta al nazifascismo e alle vicende belliche; dall’altro sono evidenziabili alcuni tratti di vicinanza poiché la questione coloniale finì per imporsi nel dibattito interno al Partito comunista tunisino, dando avvio a un processo trasversale di presa di coscienza della natura stessa del sistema coloniale e del forte legame esistente fra emancipazione sociale e liberazione nazionale.

Alberta Giorgi

Esperienze religiose di contrasto alla violenza contro le donne

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2019

Il contributo presenta una rassegna dei principali studi che analizzano il rap-porto tra religione e violenza contro le donne, in riferimento alla diffusione della violenza nelle comunità religiose, all’atteggiamento del clero e alle forme di azione, più o meno coordinate, messe in campo dalle diverse chiese Cristiane. L’obiettivo generale è quello di fornire un quadro introduttivo rispetto al tema in riferimento al Cristianesimo.

Alessandra Sannella

Contrasto alla violenza: strategie di advocacy nella società digitale

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2019

L’ultimo scorcio di fine Novecento ha rappresentato un periodo di mutamenti profondi in molteplici aspetti della società e degli assetti che hanno cambiato la rappresentazione della vita quotidiana. Nel tempo dell’iper-modernità emergono insolite, e innovative forme, di dominio e di tutela dei diritti degli individui. I recenti sviluppi sul tema favoriscono il superamento euristico della dicotomia dell’on e off line per contrastare la violenza. La più significativa riforma può essere realizzata a partire dall’Agenda dell’ONU 2030, attraverso i diversi strumenti, per fornire una corretta educazione, parità di genere e giustizia sociale a tutte le popolazioni in tut-te le parti del mondo. Nessuno resti indietro. Come vedremo, una virata importan-te è stata avviata attraverso l’uso di strumenti digitali come leve del cambiamen-to: l’utilizzo dell’Information and Communication Technologies (es. app, social network, blockchain) è divenuto strumento di agency contro la violenza.

Valeria Bucchetti, Mauro Ferraresi, Sveva Magaraggia

Violenza digitale di genere. Ricerca, progettazione, comunicazione di una campagna di sensibilizzazione dall’università per l’università

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2019

Questo articolo vuole essere una riflessione, un’analisi e una restituzione al let-tore del percorso di ideazione e realizzazione di una campagna di comunicazione contro la violenza di genere. Il progetto è maturato nel Centro di ricerca interuni-versitario "Culture di Genere" di Milano e ha impiegato una metodologia innovativa. Un gruppo di studenti universitari, precedentemente formato, ha svolto il lavoro creativo per le campagne di sensibilizzazione strutturando una campagna in cui il linguaggio è risultato completamente interno alla subcultura di riferimento. Non solo poiché il segmento sociale a cui appartenevano i produttori della comunicazione era infatti omogeneo per stili di vita, credenze e/o visione del mondo al segmento sociale e culturale del target della campagna, bensì anche perché si sono ispirati a racconti di violenze esperite da altri studenti e studentesse degli atenei mi-lanesi. Un ulteriore elemento di solida novità riguarda la ricerca field effettuata con le tecniche del neuromarketing su un campione rappresentativo dell’universo di riferimento.

Le donne, in qualunque tempo e in qualunque parte del mondo, devono, e non possono fare altrimenti, impegnarsi continuamente per affermare i loro diritti con-tro ogni forma di violenza e discriminazione. L’articolo analizza come la violenza e la discriminazione nei confronti delle donne sia un problema multi-sfaccettato che deve essere affrontato su più livelli e in diversi settori della società. Il mondo accademico è uno dei luoghi più idonei a rispondere alla esigenza di studiare le cause sociologiche della violenza contro le donne e offrire, conseguentemente, so-luzioni e ipotesi di risposte.

Ignazia Maria Bartholini

Professionisti dell’accoglienza in Sicilia. Riflessività e consapevolezza in tema di violenza di prossimità

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2019

L’articolo descrive i risultati di una ricerca qualitativa, finanziata dalla Comu-nità Europea, finalizzata a conoscere il grado di riconoscimento della violenza di prossimità di cui sono vittima i rifugiati/richiedenti asilo da parte degli operatori che lavorano nel circuito dell’accoglienza nei CAS e negli SPRAR siciliani. La ri-cerca ha previsto la conduzione di 78 interviste a stakeholders. Il tema della vio-lenza di prossimità viene quindi indagato attraverso le testimonianze degli opera-tori intervistati e la pluralità di cause e situazioni che la rendono possibile.

Questo saggio, a partire dalla formalizzazione teorica del framework interpretativo dell’empowerment FCRE (Deriu, 2016), basato sulla ricostruzione delle capacità delle donne che hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza, sul rafforzamento della loro resilienza e lo sviluppo di una nuova agency, si propone di analizzare le strategie di intervento dei Centri Antiviolenza della città di Milano, per giungere alla formulazione di un modello di costruzione dell’agency della donna (Women’s Agency Building Model). Il modello include tutte le fasi attraverso le quali la donna che sperimenta violenza da partner o da ex-partner si trova ad attraversare: la corrosione della sua capacità di resilienza (Wolff e de Shalit, 2007; 2012) e l’indebolimento dei fattori protettivi; il funzionamento adattato (McCubbin e Patterson, 1982; 1983a; 1983b); il punto di rottura; il processo di empowerment e lo sviluppo di funzioni feconde (Wolff e de Shalit, 2007; 2012); il rafforzamento della resilienza di partenza (Cyrulnik e Malaguti, 2005). Lo scopo ultimo è quello di fornire uno strumento di lavoro aggiuntivo, da utilizzare: a) sia nei percorsi di formazione delle operatrici dei Cav, per offrire loro, a un livello di astrazione maggiore, un quadro processuale integrato delle fasi del cambiamento della donna e delle strategie di intervento dei Centri; b) sia nel lavoro di équipe, per la valutazione in itinere del lavoro di accompagnamento delle donne accolte; c) sia nella ricerca valutativa delle metodologie di intervento. La metodologia dello studio è di tipo qualitativo e si basa su una serie di interviste non strutturate a responsabili di centri antiviolenza pubblici della città di Milano, arricchite dalla narrazione dei percorsi di uscita dalla spirale della violenza fatta dalle operatrici medesime. Lo studio mette alla prova il framework interpretativo del percorso di capacitazione intrapreso dalle donne vittime di violenza proposto dal modello FCRE, mettendo in luce le connessioni tra la condizione delle donne nelle varie fasi e le azioni intraprese dai Cav.

Federica Bastiani, Mariachiara Feresin, Patrizia Romito

I percorsi di uscita dalla violenza del partner: ruolo dei figli, agency delle donne e ostacoli della società

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2019

Pochi studi hanno indagato quali possano essere i fattori personali e sociali che predicono la fine delle violenze e sui quali bisognerebbe investire per sostenere le donne nel loro percorso di liberazione. Obiettivo della ricerca è esaminare in quali condizioni le donne riescono ad uscire dalla violenza del partner e quali ostacoli trovano in questo percorso. Lo studio è multi-metodo e i dati raccolti sono relativi a donne che si sono rivolte a 5 centri antiviolenza del Nord Italia. I risultati quantitativi hanno rilevato che la presenza di figli/e è un elemento chiave nel percorso delle donne: quando condividevano figli/e con il maltrattante, era più probabile che continuassero a subire violenza anche dopo la separazione: 18 mesi dopo il primo contatto, la violenza era significativamente diminuita o ces-sata per il 98% delle donne senza figli, per l’84% di quelle con un figlio e solo per il 55% di quelle con due o più figli. I risultati qualitativi hanno mostrato che le donne intervistate erano state attive nel reagire alla violenza, separandosi dal partner e rivolgendosi ad un centro antiviolenza. Tuttavia, servizi sociali e organi giudiziari spesso ostacolano questo percorso in nome del principio di bi-genitorialità e della credenza che una figura paterna, anche se violenta, sia necessaria. In particolare, è emerso che: obbligano donne e figli/e a incontrare gli ex partner/padri violenti an-che a costo di metterli in pericolo; favoriscono sempre e comunque la relazione padre-figlio/a; aderiscono a pseudo-teorie quali la Sindrome d’Alienazione Paren-tale (SAP) o Alienazione Parentale (AP). Paradossalmente, sembra che quando una donna vittima di violenza manifesta agency, provochi l’irritazione di operatori ed operatici e si scontri con una scarsa volontà di aiutarla in modo efficace.

Daniela Loi, Manuel Samek Lodovici, Marta Pietrobelli

L’azione dei movimenti delle donne e delle istituzioni internazionali nelle politiche di contrasto alla violenza di genere in Europa

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2019

L’articolo analizza l’evoluzione delle politiche di contrasto alla violenza di ge-nere, a partire dalla sua definizione ad inizio anni novanta. Dopo una breve de-scrizione delle sue forme e dimensioni, lo studio sottolinea il ruolo dei movimenti delle donne e delle istituzioni internazionali nell’influenzare l’approccio e l’evoluzione recente delle politiche di prevenzione e contrasto nei paesi europei, mettendone in luce aspetti positivi e criticità.

L’articolo analizza lo stato delle politiche pubbliche italiane per l’attuazione della Convenzione di Istanbul (2011), relativamente al ca-pitolo sulla Prevenzione, a partire dall’assunto che educazione e for-mazione siano fondamentali per la lotta alla violenza basata sul genere e la promozione dell’agency delle donne. Considereremo le principali misure introdotte in ambito scolastico a livello nazionale e le esperien-ze attivate nelle università, evidenziando i maggiori ostacoli e deli-neando prospettive di avanzamento.

Silvia Fornari, Mariella Nocenzi, Elisabetta Ruspini

Introduzione

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2019

A cura della Redazione

Autori/Autrici

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2019

Lia Didero

Monia, anima libera. Anzi libertaria

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2019

In questo articolo si ripercorrono alcuni dei lavori di Monia contestualizzandoli in un quadro ideologico coerente che le è appartenuto. Antimilitarismo, solidarietà di classe, laicità intesa come universalità dei diritti, attenzione estrema alle dinamiche di potere nella dimensione privata e nella dimensione pubblica sono temi cari al movimento anarchico che Monia declina in maniera delicata ma chiara. La ten-sione all’allargamento continuo degli spazi di libertà e di autodeterminazione an-che tramite le dinamiche della cura reciproca, che sfocia in un orizzonte collettivo che si ritrova nelle sue opere è frutto di una dialettica continua tra l’approfondimento teorico e l’attenzione alle sue ricadute nella vita concreta, e nasce da una profonda sensibilità libertaria che l’ha accompagnata nel pensiero ma anche nelle sue scelte concrete di militanza.