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I libri che si occupano dei rapporti fra psicoanalisi e mondo online non sono molti. Dopo una breve rassegna di alcuni titoli di letteratura significativi, l’autore descrive i contenuti dei primi due volumi di un’opera complessa, Psychoanalysis Online. Vengono selezionati alcuni contributi, descritti più nel dettaglio e commen-tati con l’intento di delinearne i nuclei problematici e le proposte innovative: psico-terapia al telefono o in videoconferenza e i loro rapporti con la psicoterapia in-person, formazione a distanza, temi strettamente legati alla fruizione di contenuti e interazione online dei pazienti, questioni etiche e legali, statuto metapsicologico dell’online; legami fra questi temi e dinamiche di potere istituzionale. Le riflessioni finali dall’autore vogliono proporre un approfondimento critico sul ruolo dell’online nell’esperienza psicoterapeutica contemporanea e i suoi rapporti con la psicoanalisi: prudenza e difficoltà di assimilazione delle nuove pratiche psicoterapeutiche, rischi di idealizzazione ma anche di espansione della comprensione dei fenomeni inconsci tout court. Si propone inoltre che gli esperti di gruppo, al mo-mento non rappresentati in questa parte della letteratura, potrebbero fornire uno sguardo innovativo su questi temi, specialmente nell’ottica di una psicoanalisi come disciplina interessata alle manifestazioni dell’inconscio in senso esteso (quello di Kaës) e della lettura delle dinamiche istituzionali collegate ai mutamenti descrit-ti.

Cristina Marogna, Florencia Pavan, Alessandra Furin, Angelo Silvestri

I soci COIRAG e le nuove tecnologie: un’inchiesta della Rivista Gruppi

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2019

Il virtuale è sempre più presente nel nostro quotidiano e per questo ci siamo chiesti quanta parte del lavoro nello studio e nella mente dello psicoterapeuta viene modificato dalla presenza di comunicazioni tramite "internet". In questo lavoro riportiamo una breve inchiesta, condotta dalla Rivista Gruppi, per indagare il rapporto professionale degli psicoterapeuti con le nuove tecnologie, sia nella pratica individuale che di gruppo, e così avere una prima mappatura dell’ampiezza del fenomeno. Dal punto di vista della tecnica una prima domanda che ci siamo posti è se regola fondamentale, il transfert, il controtransfert, i meccanismi di difesa e l’alleanza terapeutica siano possibili in una situazione in cui la partecipazione di ciascun soggetto è presente in un setting telematico. Cosa accade se la stanza dello psicoterapeuta prende forma nel mondo della tecnologia? Si può ancora parlare di setting e di metodo psicoanalitico e/o gruppoanalitico, o questo sarebbe inappropriato? Il dibattito è aperto.

Il presente lavoro si propone di riflettere su quali modificazioni possano avere luogo nella mente umana in conseguenza alla rivoluzione tecnologica dell’ultimo ventennio. Premessa dell’analisi è la considerazione della mente come unione indissolubile tra psiche e cervello, e i riflessi dell’utilizzo di internet verranno quindi ricercati in questi due ambiti. Il lavoro vuole proporsi come sguardo panoramico su questo tema tanto complesso e sfaccettato, e fungere da motore per lo sviluppo di curiosità e desiderio di approfondirlo da parte degli psicoterapeuti gruppali.

La diffusione delle nuove tecnologie e la moltiplicazione dei dispositivi perso-nali di accesso alla rete internet sono aspetti che influenzano il ruolo dei media in ambito domestico. Sulla base dei resoconti di 131 studenti, che avevano per ogget-to la presenza e l’utilizzo dei media nelle loro famiglie, abbiamo esplorato la percezione che essi hanno degli usi propri e degli altri componenti del nucleo familiare, con particolare riguardo alle differenze di competenze attribuite agli adulti. La tv risulta essere ancora il medium più considerato dai partecipanti alla ricerca, soprat-tutto in relazione al migrare di formati e contenuti televisivi verso dispositivi new-mediali, oltre al tipo di integrazione di servizi che l’apparecchio televisivo consente grazie alle nuove tecnologie. Queste ultime, e in particolare lo smartphone, favoriscono il riarticolarsi di uno spazio di compresenza che accoglie differenti attività individuali, configurando così una peculiare dimensione di privatezza. È un aspetto che emerge come trasversale alle generazioni che compongono il nucleo familiare. Tuttavia, gli studenti si riferiscono alle competenze d’uso dei nuovi media, e alla fluidità con la quale le pratiche d’utilizzo s’inseriscono nelle routine quotidia-ne, come prerogativa specifica dei giovani, avanzando non poche critiche alla scarsa abilità pratica degli adulti.

Annachiara Cavazzana

Il "naso" dimenticato nei gruppi terapeutici virtuali

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2019

In un mondo in costante evoluzione tecnologica, caratterizzato da un uso sempre più frequente di internet e segnato da rapidità e istantaneità, uno dei temi più discussi è il ruolo della psicoterapia online. Essa si definisce come una nuova realtà in un’epoca in cui il tempo, sempre più carente, sta diventando sempre più prezioso. Rispetto alle terapie tradizionali la comunicazione a distanza ha generato numerosi dibattiti e discussioni. Il presente articolo affronta questo tema da una prospettiva sensoriale focalizzandosi sul ruolo della comunicazione olfattiva non verbale, completamente inaccessibile in queste forme di psicoterapia online. At-traverso un’argomentazione chiara e semplice il lettore verrà accompagnato nel misterioso mondo dell’olfatto - una porta aperta sul nostro mondo interno grazie al suo grande potere comunicativo e sociale - e sul ruolo giocato dagli odori nella comunicazione gruppale non verbale.

In questo articolo viene presentata una rassegna ragionata dei lavori prodotti sul fenomeno "FoMO", a partire dalla data della pubblicazione del primo studio scientifico sull’argomento. FoMO è l’acronimo di una formula inglese, Fear of Missing Out, che significa paura di perdersi qualcosa. Si tratta di una forma di ansia sociale caratterizzata dal bisogno di rimanere continuamente in contatto con le attività social delle altre persone, e dalla paura di essere esclusi da un qualsiasi evento o contesto sociale. Secondo la definizione di Andrew Przybylski, primo autore a occuparsi di FoMO, è possibile definire la FoMO come «un’apprensione pervasiva che gli altri possano star vivendo delle esperienze appaganti dalle quali l’individuo si sente escluso (..) è caratterizzata dal desiderio di stare continuamente connessi con quello che gli altri stanno facendo» (Przybylski et al., 2013, p. 1, ed. orig.). La FoMO, da diversi anni, è oggetto di studio in America, mentre nel resto del mondo le analisi sul fenomeno sembrano languire, pur trattandosi di una condizione che è possibile rintracciare non soltanto al di là dell’oceano. Questa review degli studi fin qui realizzati si pone, quindi, l’obiettivo di tentare una defi-nizione che possa porsi da apripista per approfondimenti futuri sul tema.

Alessandra Furin, Lorenita Colombani, Ivan Ambrosiano, Silvia Formentin, Maurizio Frassin, Angelo Silvestri, Alessandra Silvestro, Enrico Stenico, Robi Friedman

Il nostro dream-group online

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2019

Questo scritto riguarda un gruppo di supervisione on line, reso possibile grazie al collegamento col conduttore, Robi Friedman, via internet. Le catene associative derivanti dal racconto di un sogno, proposto a turno da uno dei membri (dreamtel-ling), sono alla base del lavoro nel gruppo. I sogni utilizzati sono per lo più di pazienti, ma spesso anche degli stessi partecipanti. Analogamente le associazioni attingono sia dalla sfera personale che professionale di questi. Dopo una introdu-zione teorica sul dreamtelling, vengono raccontate le origini del progetto e detta-gliatamente descritto e discusso lo sviluppo del dispositivo utilizzato. In conside-razione del particolare setting così realizzato, è stato necessario rileggere in modo nuovo le funzioni dell’osservazione partecipante, del rispecchiamento, della comunicazione verbale e non verbale. Nel tempo anche il funzionamento del gruppo si è trasformato in conseguenza del nuovo dispositivo adottato ed è divenuto sempre più intimo e intenso sviluppando un rapporto insolito, ma positivo con il conduttore situato così lontano. Gli autori suggeriscono la possibilità che vi sia una profonda somiglianza fra il processo osservato nel gruppo e le modalità con cui riteniamo si sviluppi il lavoro del sogno, sia nel contenuto manifesto che in quello latente. Inoltre, quest’esperienza ha offerto numerosi spunti di riflessione sulla specificità della matrice "padovana", sui concetti di matrice sociale e di grande gruppo che risuonano con grande forza in questo piccolo gruppo dai con-fini così ampi e per certi versi poco definiti.

L’autore parte dalle osservazioni condivise con gli allievi nell’insegnamento di "Teoria e metodi dell’osservazione nei gruppi" nella Scuola COIRAG, per riflettere su come i gruppi WhatsApp tra pazienti in psicoterapia intervengano nel processo terapeutico. I gruppi WhatsApp, osservati in 11 gruppi su 13, sono oggi un dato di fatto. Ciò che vi accade appartiene all’insieme degli eventi di interazione gruppale extra-terapia, regolati dal setting, che assumono un senso nella misura in cui ven-gono riportati all’interno della terapia, sono diventati osservabili ed elaborabili. Tuttavia, date alcune caratteristiche proprie, come la velocità, l’ambiente virtuale, la quantità di interazioni, il gruppo WhatsApp, per la sua complessità, può diventa-re di impedimento al lavoro terapeutico. Alcune osservazioni confermano questo punto di vista, ma altre considerano il fenomeno ormai parte della vita quotidiana, ricco anche di potenzialità soprattutto per la socializzazione e il mutuo sostegno tra pazienti. Al di là della sfida che WhatsApp e i social media rappresentano per la tecnica psicoterapeutica, l’autore si chiede se non vi sia un effetto più profondo sui modelli di interazione sociale e sulla struttura del soggetto: un mutamento sociale e individuale di cui non si può non tener conto.

Marco Longo, Alessandra Furin

Esplorando il sottile confine tra reale e virtuale

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2019

In questo saggio l’autore descrive il funzionamento di internet, soffermandosi in particolare sulle connessioni e le sovrapposizioni tra mondo reale e mondo virtuale, ossia un mondo invisibile che attiva fantasie e rappresentazioni personali. La vera virtualità si troverebbe allora nella nostra mente, nella rappresentazione virtuale della realtà che si sviluppa nella nostra psiche, come incontro/scontro tra mondo interno e mondo esterno. Il computer e internet vengono utilizzati in modo molto ambivalente: se da un lato promuovono una maggiore conoscenza e cultura a livello globale, dall’altro determinano abuso e dipendenza, poiché sono stru-menti che favoriscono un uso solitario e narcisistico. L’autore spiega quindi come il mondo virtuale si riverbera e si connette col nostro mondo interno, sia in modo creativo e innovativo, sia regressivo e patologico. Nel cyberspazio ogni utente è virtualmente in contatto sincronico e biunivoco con tutti gli altri "punti nodali della rete", all’interno di uno "spazio invisibile condiviso", uno "spazio topologico" multiforme e multidimensionale, in cui si percepiscono insieme la lontananza e la vicinanza, la rarefazione del vuoto e la pienezza totale, l’impotenza e l’onnipotenza, la realtà e la fantasia. Lo scritto continua con la descrizione dei social network e dei mondi virtuali: il loro successo, così come anche i loro grandi limiti e in particolare l’abuso che molti ne fanno, sono analizzabili, da un punto di vista psicologico e psicoanalitico, solo grazie a modelli di tipo gruppale e psicosociale. Si prendono poi in esame il cyberbullismo, patologia molto attuale tra gli adolescenti, e il peri-colo sempre più crescente della pedopornografia.

Fabiola Fortuna

La psicoanalisi: la mia vita

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2019

Elena Benedetta Croce è stata per noi maestra di vita. Ha dedicato tutta la sua lunga esistenza alla psicoanalisi studiando con grande passione e rigore. Amata da noi allievi e spesso criticata per le sue bizzarrie, voglio dimostrare come, al contrario, ella è stata in grado di condurre la sua vita nel rispetto della sua soggettività. Psicoanalista di formazione lacaniana, dopo l’incontro con Paul e Gennie Lemoi-ne, ha introdotto nel suo lavoro lo psicodramma analitico. Ha trasposto la sua esperienza in vari testi tra i quali ricordiamo Il volo della farfalla e La realtà in gioco.

Angelo Silvestri

Presentazione del numero: una prospettiva ecologica

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2019

L’autore, direttore della Rivista, suggerisce la possibilità di adottare una prospettiva ecologica per meglio comprendere i fenomeni socioculturali che stanno sempre più investendo la quotidiana pratica degli psicoterapeuti in seguito allo sviluppo delle tecnologie informatiche, all’aumento della mobilità di persone, informazioni e merci alla base della globalizzazione e degli eventi socioeconomici che hanno causato e alimentano imponenti flussi migratori. Illustra quindi brevemente i contenuti del presente fascicolo.

La stazione della linea Alta Velocità Napoli Afragola, progettata da Zaha Hadid, rappresenta l’elemento centrale di una nuova sistemazione di una zona dell’hinterland napoletano che nei prossimi anni si prevede sia attrezzata a verde di tipo naturalistico e tecnologico con aree da destinare ad insediamenti produttivi e commerciali e ad attrezzature pubbliche. La zona interessata dal progetto si sviluppa all’interno del comune di Afragola, nell’antico ager campanus, alle porte di Napoli, in cui l’architettura della nuova infrastruttura favorisce nuove identità urbane e territoriali. Il contributo documenta la stazione in rapporto al territorio e alla città, sottolineando il ruolo della stazione come nuovo punto di riferimento nel paesaggio della pianura vulcanica, accanto al Vesuvio.

Andrea Iacomoni, Carmela Mariano

Un’esperienza di rigenerazione dello spazio pubblico nel quartiere erp di Gagno a Pisa

TERRITORIO

Fascicolo: 89 / 2019

Il contributo riflette sugli esiti di un workshop che è stato finalizzato a produrre indicazioni di progetto per la riqualificazione dello spazio pubblico nel quartiere di Gagno: un complesso di edilizia residenziale pubblica (erp) situato a nord del centro storico di Pisa, realizzato a partire dal 1949 attorno a un nucleo di edifici ina-Casa. Il workshop è stato inteso come luogo di approfondimento della didattica - nella sua componente teorica e sperimentale - ed è stato promosso dal Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura (pdta) di Sapienza Università di Roma, con il Comune di Pisa e l’Azienda Pisana Edilizia Sociale (apes). L’iniziativa è nata dal convincimento che i quartieri della ‘città pubblica’ costituiscano uno dei principali ambiti operativi per implementare strategie di rigenerazione della città contemporanea.

Federico Camerin, Alfonso Álvarez Mora

Regenerating Bilbao: From "productive industries" to "productive services"

TERRITORIO

Fascicolo: 89 / 2019

This paper aims at analysing the maintenance, preservation, and (re)interpretation of the urban heritage of the industrial city of Bilbao (Spain). Particular attention will be paid to the effects of globalisation at the end of the xx century in Bilbao’s, the relationship between proposals and completed actions put forward by Bilbao’s strategic plan (Partial Territorial Plan), and their urban and socio-economic impacts on the city starting from the beginning of the 1990s. This work focuses on three of the most emblematic actions which have been carried out thus far in the Ria river territory to consider end discuss the treatment of the historical memory of the industrial legacy: the Abandoibarra’s abandoned shipyards, the Ametzola railway station, and eventually the Galindo River estuary.

Mattia Bertin, Denis Maragno, Francesco Musco

Pianificare l’adattamento al cambiamento climatico come gestione di una macro-emergenza locale

TERRITORIO

Fascicolo: 89 / 2019

I saperi sull’adattamento al cambiamento climatico e sulla riduzione del rischio di disastro da un decennio si confrontano con i limiti del proprio percorso scientifico. I primi spesso pianificando metodologie di lungo termine poco capaci di rispondere alle problematiche cogenti; i secondi sviluppando percorsi incapaci di pensarsi in relazione a un dato di realtà in evoluzione. Il presente articolo propone, a partire da un’adozione estesa della forma italiana della pianificazione delle emergenze locali, un modello di integrazione dei saperi e delle procedure propri delle due discipline. La proposta si basa su una diversa ottica nella concezione del cambiamento climatico, non più come macro-fenomeno meteorologico, ma come vera e propria catastrofe in corso a ogni scala territoriale.

Giovanni Trentanovi, Giuseppe Segno, Thomas Campagnaro, Paolo Semenzato, Tommaso Sitzia

Boschi selvatici, occasione di rigenerazione urbana

TERRITORIO

Fascicolo: 89 / 2019

Molte aree urbane abbandonate dove la vegetazione è lasciata all’evoluzione spontanea si stanno trasformando, col tempo, in veri e propri boschi. Diventa quindi importante inquadrare tali formazioni spontanee nella pianificazione urbanistica in relazione ai servizi che esse possono erogare, raccogliendo le recenti sfide sulla sostenibilità e resilienza delle città ai cambiamenti del clima ai mutamenti della società. I casi qui presentati mostrano come i piani urbanistici individuino per questi boschi destinazioni spesso in contrasto con i valori ecologici di cui essi sono portatori. Gli autori suggeriscono politiche urbanistiche con una nuova visione, che contempli sia il dinamismo di questi boschi, sia il loro valore ecologico per la città, orientando le scelte di pianificazione verso la loro valorizzazione all’interno della rete di infrastrutture verdi urbane e periurbane.

La presa di coscienza della smisuratezza dell’urbanizzato ha promosso visioni critiche di tale modello come la bioregione urbana, che valorizza il ‘territorio intermedio’ tra le città come giacimento di valori patrimoniali e produttore di servizi ecosistemici per la collettività. Le funzioni ecosistemiche del territorio intermedio richiamano i tre principi definiti da Vitruvio (firmitas, utilitas, venustas) e da Alberti (necessitas, commoditas, voluptas) per le opere antropiche. Il contributo sviluppa questa riflessione, illustrando il rapporto tra il concetto di bioregione urbana e quello di servizi ecosistemici, evidenziando le funzioni pubbliche svolte dal territorio intermedio e stabilendo corrispondenze tra queste e i principi delle triadi vitruviana e albertiana. La conclusione identifica nel rafforzamento dell’azione pubblica su tali aree una pista di lavoro strategica.