RISULTATI RICERCA

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The author analyses how the concept of agency may enhance some forms of social normativity and encourage a type of individual among children and adults. The article questions these characteristics, examines how far they are socially prescribed, and shows how they constitute a touchstone of the passage into adulthood. By the preliminary findings of a research on age transition of adolescents suffering Type 1 diabetes in France, the author questions the social ideal of managing and optimizing one’s capacities, projecting oneself over time, being flexible and breaking the ties of dependence, and underlines how these social exhortations can bring new forms of determinism and disempowerment.

Two campuses for diabetic children and adolescents are compared in order to present different styles of learning and building competences: the former embodies the possibilities of a co-participated learning; the latter is dominated by the knowledge, expertise and practice of healthcare experts and drives to less competence-oriented learning.

From the experience of chronically ill children, this article proposes to report some ambiguities existing in the notion of agency and in its application to childhood. Focusing on a ‘competence paradigm’, studies on childhood seek to take children seriously as social agents in their own right and to demonstrate their active participation and competences in the different social con-texts they live in. Nevertheless, if children sometimes want to be seen as actively engaged and competent, we will see from the point of view of chronically ill children that they do not nec-essarily express their agency in this unique way nor want to be competent in any situation and at any time. In a manner which is not always visible to adults, children might also express their agency through silences, withdrawals and other non-participatory ways.

Anna Rosa Favretto, Vulca Fidolini

Introduction

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 3 / 2019

Marco Sampietro

Povero Agile

PROJECT MANAGER (IL)

Fascicolo: suppl. 40 / 2019

L’obiettivo della presente ricerca è di valutare se il pensiero creativo, e in particolare la produzione ideativa spontanea, sia allenabile nei bambini. L’immaginazione ne rappresenta una delle basi: un’abilità immaginativa sviluppata nei primi anni di vita favorisce i processi creativi, permettendo la generazione di idee e immagini mentali flessibili e facilmente modificabili e la connessione di elementi in combinazioni nuove. La ricerca si prefigge lo scopo di analizzare uno dei fattori caratterizzanti il pensiero creativo e a incrementarla nei bambini attraverso un training volto all’allenamento dell’immaginazione e del pensiero divergente per verificarne il miglioramento. Prendendo spunto dal TCI, adattato a un setting di gruppo, sono stati testati 224 bambini appartenenti a 10 classi di scuola primaria (5 seconde e 5 terze), appartenenti a scuole che utilizzano il metodo Montessori o il metodo tradizionale. Lo scopo era indagare se l’attitudine dei bambini a pensare in modo creativo e divergente sarebbe aumentata dopo aver partecipato ad un training di 10 sessioni interattive di gruppo della durata 1 ora e di verificare differenze tra metodologie pedagogiche ed età. Le attività sono state volte all’allena mento di 3 abilità - produzione ideativa spontanea, capacità di pensare il maggior numero di usi possibili di un dato oggetto, pensiero controfattuale - ognuna delle quali misurata prima e dopo il training o dopo 10 settimane nel gruppo di controllo. L’ipotesi era che le classi allenate sarebbero migliorate nella capacità di produrre idee e che le classi con metodo Montessori ne avrebbero avuto un maggiore giovamento, così come le classi inferiori. I risultati dello studio supportano le ipotesi, permettendo di provare l’efficacia del training creativo nel promuovere fluidità e autonomia di pensiero. Tuttavia, né il metodo pedagogico, né la classe di appartenenza (seconda o terza primaria) hanno dimostrato di differenziare i risultati. In definitiva, lo studio supporta l’idea che le competenze creative siano educabili indipendente da altri fattori educativi. Tuttavia, lo studio necessità ulteriori sviluppi ed estensioni al fine di definire un training scientificamente validato da applicarsi in situazioni concrete.

Mario Allegra, Marco Arrigo, Antonia Ayala, Gaspare Cusimano, Manuel Gentile, Dario La Guardia, Pio Martines, Giovanna Mendolia, Linda Messineo

Abilitazione e Tele-abilitazione Home-based per i Disturbi dello Spettro Autistico: il progetto ATHENA

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2019

In questo articolo è descritto il progetto di ricerca-intervento "Abilitazione e Tele-abilitazione Home-based per i Disturbi dello Spettro Autistico" (ATHENA). Lo scopo principale del progetto è l’applicazione di un trattamento psicoeducativo precoce ai bambini con diagnosi o sospetto di disturbo dello spettro autistico in età 12-48 mesi. Il modello di trattamento è ispirato all’Early Start Denver Model (ESDM). Il programma di intervento si articola in una parte ambulatoriale, una parte domiciliare e in un percorso in telehealth mediato dai genitori. Le attività dello studio sono svolte all’interno di una convenzione tra l’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Palermo e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani. Il progetto prevede un percorso a bassa intensità di tele-abilitazione in cui, mediante l’uso di tecnologie, si intende promuovere l’empowerment delle famiglie. I percorsi abilitativi sono sviluppati all’interno dell’ambiente naturale del bambino e l’uso di tecnologie è teso a favorire la sostenibilità dei trattamenti e la riduzione dello stress e dei costi dovuti ai necessari spostamenti da casa ai centri di riabilitazione. Gli interventi di telehealth per le atipie del neurosviluppo hanno recentemente avuto una significativa diffusione in tutte le zone in cui connessioni internet sufficientemente efficienti permettono di raggiungere il paziente in aree svantaggiate come quelle rurali o laddove appare appropriato un intervento domiciliare, rispetto ai trattamenti tradizionali.

Sarah Miragoli, Elena Camisasca, Paola Di Blasio

Le emozioni dei bambini sessualmente abusati nelle audizioni protette: fattori individuali e situazionali

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2019

Obiettivo principale di questo studio è analizzare l’espressione verbale delle emozioni in deposizioni testimoniali di bambini sessualmente abusati, con particolare riferimento all’influenza dei fattori individuali (genere, età al momento dell’abuso e dell’audizione) e situazionali (tipo, gravità e durata dell’abuso). Poche ricerche sono state condotte su questa tematica, nonostante l’espressione emotiva al momento della disclosure svolga un ruolo importante sulla credibilità del testimone e sull’esito giudiziario. Noventasei deposizioni di bambini vittime di abuso sessuale (M = 10 anni, DS = 3.7, range: 4-17 anni) sono state analizzate per la rilevazione di alcune emozioni (paura/ansia, tristezza, disgusto, rabbia, vergogna e colpa), attraverso il Linguistic Inquiry Word Count (LIWC; Pennebaker, Booth, & Francis, 2007). I risultati mostrano che i bambini sessualmente abusati esprimono nelle loro narrazioni un ampio repertorio di emozioni negative e che le variabili individuali e situazionali possono giocare un ruolo specifico e importante nel processo espressivo di alcune emozioni.