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L’autrice esamina la relazione tra sapere giuridico e sapere psicologico, e tra i rispettivi linguaggi, nell’esercizio della giurisdizione in materia familiare. Sottolinea la rilevanza di una specializzazione del giudice che lo renda consapevole delle dinamiche affettive nel processo e capace di decisioni che sollecitino nei destinatari l’elaborazione dei propri vissuti, presupposto per una possibile attenuazione dei conflitti anche nell’interesse preminente dei figli minorenni. Sulla base della pluriennale esperienza di giudice tutelare nei procedimenti di vigilanza previsti dall’art. 337 c.c., evidenzia come la collaborazione sinergica tra interventi giudiziari e interventi di cura, possa favorire una presa di coscienza da parte dei destinatari dei propri bisogni di vita e una assunzione di responsabilità necessaria per una possibile soluzione esistenziale dei problemi sottostanti alla domanda di giustizia.
In questo elaborato si racconta un’esperienza di formazione del personale di Polizia Penitenziaria che lavora nel settore minorile. I corsi che coinvolgono il 90% del personale hanno l’obiettivo di fornire a tutti i ruoli della Polizia Penitenziaria nuove competenze nella gestione di adolescenti e giovani adulti e di ri-attualizzare pratiche operative e norme. La metodologia dell’apprendimento per esperienza, che passa attraverso docenti che lavorano con gli adolescenti, commissari che operano negli istituti da molti anni e in vari ruoli e tutor che nella conduzione dei gruppi utilizzano l’esperienza dei partecipanti per l’apprendimento di tutti, è la vera carta vincente del corso.
Depressione, angoscia e senso della vita. Psicoterapia del terzo millennio
Il libro affronta il tema di una specie, la specie homo, malata del suo stesso protagonismo planetario, in bilico fra generosità ed egoismo, fra speranza e disperazione. Possiamo guarire individualmente, dice l’Autore, ma perché non farlo con preveggenza e compassione, contribuendo alla salvezza del pianeta? Un libro per psicologi e psicoterapeuti, ma anche per appassionati di psicologia e lettori comuni interessati sia alle patologie che vi sono descritte, sia al percorso di maturazione personale e sociale.
cod. 1250.310
About placebo specificity and its effect on subjective well-being but not on cognitive self-evaluation - It is investigated whether placebo produces true psychological effects or it follows from experimental and/or experimenter biases. This investigation was done by asking either if placebo produces effects that are specific to emotional dimensions (well-being subjective and social, sickness) but not to cognitive dimensions (language, attention, memory), or if it is produced by biases and hence it is non-specific on both dimensions. A within-subject design on 38 adults was employed, with Likert self-evaluations. Placebo was a "drug of alternative medicine" (which was actually water) and the explicit information given in two experiments was about substance usefulness which was either reduction of anxiety and depression, or increase of memory and concentration. Experiments were run in ecological setting with drug self-intake at subjects’ residence. Results showed that, independently of explicitly declared usefulness, placebo effect was specific to emotional dimensions (increase of well-being and decrease of sickness), but not to cognitive dimensions. Expectance about substance usefulness and placebo effect were additive. Newly discovered strong "taste illusions" on placebo palatability were found (36 over 38 subjects). Delay from placebo intake to its effect on well-being upsurge was subjectively estimated to occur around 39 minutes later.
La memoria autobiografica è la memoria riferita al Sé e si fonda sui sistemi di memoria episodica e semantica. Gli studi che si concentrano sulla specificità con cui i ricordi autobiografici vengono recuperati rappresentano una particolare linea di ricerca all’interno degli studi sulla memoria autobiografica. Molte ricerche hanno confermato l’esistenza di una tendenza a richiamare ricordi categoriali (ovvero ricordi riferiti a una "classe" di eventi) e non ricordi specifici - tendenza definita ipergeneralizzazione della memoria (overgeneral memo-ry) - come condizione stabile associata in particolare a depressione e disturbo da stress post traumatico. Il presente lavoro discute le principali teorie relative al fenomeno della ipergene-ralizzazione della memoria e ipotizza un’influenza dell’attaccamento sullo stile di rievocazione autobiografica, e in particolare sulla specificità della memoria autobiografica, ovvero sulla flessibilità nella regolazione del livello di specificità su cui un individuo si sofferma durante una ricostruzione autobiografica e sulla sua capacità di rievocare episodi specifici per tempo e luogo, accompagnati dall’esperienza soggettiva del "ricordare".
cod. 1534.2.10