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Chi compie reati contro i minori è visto dall’opinione pubblica come un mostro, un "orco", nel migliore dei casi un malato incurabile che non ha niente a che fare con le persone "normali". L’odio per l’orco ha conseguenze molto gravi: impedisce di prendere atto della diffusione degli abusi sessuali nei circoli della fiducia (famiglia, scuola, associazionismo, sport, ecc.) contribuendo al negazionismo dell’abuso; ostacola l’attivazione di interventi efficaci, favorisce il diniego e la minimizzazione o l’adesione passiva allo stigma nei trattamenti.

Maura Palumbo

Chi ha paura della valutazione cattiva?

SOCIOLOGIA E RICERCA SOCIALE

Fascicolo: 100 / 2013

Evaluation of universities (like of any other structure or service) is neither negative nor positive. It depends on how it is performed and on the use it is intended for. In the case of Italy, it has been seen, often not incorrectly, as a way to reduce the margins of the universities’ autonomy, also because of the consequences attributed to it. It has not helped, either, that there has been overlapping (to not say confusion) in the goals of accreditation and premium next to those of accountability and learning. This essay proposes to bring the evaluation of universities in closer connection with the universities’ missions (didactic, research, local support) and with the different stakeholders in consideration. The aim is to not pursue a self-referencing logic that is often common to both opposers and supporters of the university evaluation. The essay concludes with a few proposals for a good and useful evaluation, which, given the times, have a good possibility of being ignored or disregarded.

Jole Orsenigo

Chi ha paura delle regole?

Il reale dell'educazione

Ogni galateo è molto più che una questione di etichetta: il regime di regolarità che istituisce è una forma di vita e un’esperienza paradigmatica. Il galateo, così inteso, è oggetto di quel discorso che può diventare la pedagogia se assume fino in fondo il paradigma clinico e indiziario come metodo di ricerca e di intervento. Senza credere che le regole siano tutto, nel testo ci si interroga da un punto di vista pedagogico intorno alla matrice “vuota” dei loro effetti.

cod. 565.19

Giuseppe Anzera, Alessandra Massa

Chi ha paura di Internet? Le piattaforme online nei processi di radicalizzazione e di deradicalizzazione

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 1Special / 2021

Radicalizzazione online e self-radicalization sono aree ancora poco analizzate all’interno della gamma dei fenomeni che conducono all’inasprimento ideologico e all’estremismo violento. In questo articolo, si esploreranno le principali ragioni dello stretto legame tra piattaforme online e pratiche di radicalizzazione e interventi di deradicalizzazione legati alle ideologie di matrice islamista. Le traiettorie di radicalizzazione dipendono da numerose direttrici incrociate: predisposizioni individuali e disposizioni contestuali; motivazioni psicologiche e questioni materiali; rivendicazioni identitarie e moventi politici. In questo senso, la costruzione narrativa delle esperienze, soprattutto dei giovani soggetti di seconda generazione, è determinante nel comprendere gli autoposizionamenti dei soggetti radicali, e nel ricostruire il display delle esperienze individuali. Le piattaforme, e più in generale i media, si configurano quindi come spazio di costruzione della realtà sociale. I mezzi di comunicazione digitali si sono dimostrati particolarmente efficaci nella disintermediazione delle pratiche di partecipazione politica: per quanto riguarda la radicalizzazione, queste si dimostrano rilevanti per finalità strumentali e per utilizzi comunicativi, incidendo sull’organizzazione e sulla socializzazione ai fenomeni radicali, mentre favoriscono la rappresentazione pubblica e la propaganda di tali fenomeni. Seppure il peso maggiore delle dinamiche di radicalizzazione sia imputabile a processi politici e sociali offline, alcune tecnicalità delle piattaforme interferiscono con le dinamiche di polarizzazione. Negli ultimi anni sono nate una serie di iniziative volte a limitare l’impatto delle piattaforme sulla radicalizzazione: queste iniziative coinvolgono attori pubblici, privati e organizzazioni di attori autonomi. Il contrasto della radicalizzazione online deve utilizzare strategie flessibili, contro-narrazioni e media literacy.

Anna Genni Miliotti

Chi ha visto Pasqualina? Pasqualina missing dog.

Una storia di amicizia scritta insieme ai bambini de L'Aquila e di Roseto degli Abruzzi. A friendship novel, co-authors the children from L'Aquila and Roseto degli Abruzzi

L’intero ricavato derivante dalla vendita di questo libro (in italiano e inglese) sarà devoluto a Soroptimist International Club de L’Aquila e destinato ad iniziative a favore dei bambini terremotati. Ispirandosi alla storia vera della cagnolina Pasqualina, trovata ancora viva sotto le macerie, l’autrice - assieme ai bambini di una scuola aquilana - inventa una storia “aperta” di amicizia, i cui finali possibili sono raccontati dai bambini stessi. Autori anche dei disegni riprodotti.

cod. 2000.1282

Andrea Paltrinieri

Chi mi può aiutare? Relazioni d’aiuto nei forum telematici tra malati cronici

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 2 / 2003

More and more people are using Internet to participate in electronic forum where they can exchange information about a particular disease, and patients and caregiver can find comfort and social support. This essay emphasizes the importance of these "virtual places" for health education and the promotion of disease self-management especially among patients with chronic or disabling pathologies. Secondly, it analyzes the factors enabling such solidarity creation and circulation among people who mostly do not interact with each other in the "real world". The sociality displayed in computer mediated communication among strangers is made possible by factors which can be related to technology means, service configuration and the social characteristics of participants. Finally, some currently active electronic forums devoted to chronic patients or disabled people are described as an example.

Daniele Vignoli, Arnaud Régnier-Loilier

Chi non desidera due figli? Uno studio comparativo tra Francia e Italia

RIVISTA DI STUDI FAMILIARI

Fascicolo: 1 / 2009

Who does not desire two children? A France-Italy comparison - In the industrialized word, France and Italy placed at the extremes as far as fertility behaviour is concerned. Besides these differences, in this work we also wonder whether (or not) fertility desires are different between the two countries. In particular, we aim at scrutinizing the factors influencing the choice of the fertility pattern in France and Italy, paying special attention to the "single child model" and "large family model". Our findings highlight that the desired number of children in France is only slightly higher than in Italy. Moreover, also women who do not desire a two-child family are very similar in the two countries.

Keywords: Fertility desires, France, Italy, determinants of fertility desires, fertility intentions, observed fertility

Ilaria Baghi

Chi può permettersi di dare la colpa?

Un'indagine empirica sull'efficacia dello scapegoating in risposta ad una crisi d'impresa

Questo lavoro intende indagare empiricamente l’efficacia di una strategia di risposta alle crisi di imprese e organizzazioni controversa e molto dibattuta in letteratura, lo scapegoating o capro espiatorio, cercando di capire in quali circostanze può essere utilizzata e quali caratteristiche deve avere un’impresa e il colpevole individuato perché questa strategia risulti efficace e persuasiva.

cod. 365.1271

Lo sfruttamento lavorativo agisce in maniera più violenta su categorie sociali più deboli. Le persone migranti sono maggiormente a rischio di essere sfruttate per fattori normativi, istituzionali, sociali e culturali che creano isolamento, asimme-trie di potere e maggiore povertà relazionale. In che modo la comunicazione istituzionale ha affrontato il tema dello sfrutta-mento lavorativo connesso al tema della migrazione? Dopo aver analizzato le principali campagne di informazione promosse in Italia negli ultimi quindici anni, l’articolo presenta il punto di vista dei membri di di-verse associazioni diasporiche presenti sul territorio relativamente al loro grado di conoscenza delle stesse campagne, della loro percezione rispetto allo sfrutta-mento lavorativo e alla loro disponibilità a collaborare con le istituzioni per contrastare lo sfruttamento del lavoro e per dare visibilità a “persone/lavoratori immigrati inconsapevoli” dei propri diritti.