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By this essay the author wants to share in the debate on the present state of the studies about communication. They need a compelling turning point, regarding the review of the analysis instrument and the theoretical categories related to what communication is in post-modernity. By this way, a very critical judgement is actually expressed towards communicationists, whose great limit is not to really focus on how the media communication is changing, to borrow from other branches of learning concepts and useful remarks grounded to the categories of the modern time. The studies on communication are above all accused not to take into account the changes in the modern subjectivity, a matter that other branches of learning has made responsible for; in the same way the anthropological-cultural transformation that has occurred in the consumption set in the mass society imagery that is promoted by the generalist media, has not been taken into the right consideration. Basically the language of communication itself must be reviewed, in order to make up for that lack of communication culture expressed by those who think to talk about it as experts, but are at last only bearers and further spreaders of common places.

Marino Livolsi

Chi siamo.

La difficile identità nazionale degli italiani

Gli italiani non hanno una identità nazionale: qualcosa che ne faccia una comunità accettata e in cui riconoscersi. Forse non sono mai stati neppure un popolo con valori e mete condivise. Eppure proprio quando il Paese sembrerebbe “finito”, si stanno avvertendo i segni di un possibile cambiamento…

cod. 1420.1.124

Il lavoro prende origine da un interesse dell’Osservatorio nel conoscere le altre realtà che si occupano di gruppi: con quali teorie e prassi e si muovono, quali sono i loro interrogativi, da dove prendono origine e quanta risonanza c’è tra noi tera-peuti gruppali al di là delle appartenenze. Questo primo scritto sarà seguito da altri che avranno il compito di recensire e conoscere le riviste italiane sui gruppi. Il fine sarà quello di ampliare il panorama del lettore e stimolare nuove linee di pensiero.

L’articolo si propone di dare ordine alla rappresentazione del mercato del lavoro delle professioni educative e formative. Per questo esso cerca di adattare il sistema di classificazione ISTAT al riordino di tutte le professioni che operano per conseguire learning outcomes in un quadro che le accomuni in ragione dell’analogia dei processi che presiedono e che richiedono capacità/comportamenti organizzativi omogenei. Lo studio approfondisce anche l’analisi della tipologia dei providers che occupano tali professioni anche al fine di pesarne il ruolo all’interno del mercato della formazione. Il lavoro si conclude con l’applicazione del modello di classificazione alla categoria di professionisti impegnati nel campo della formazione continua nelle organizzazioni.

Nella storia bancaria è centrale il tema della sorveglianza. Nei trent’anni successivi all’unità d’Italia il governo esercitò un controllo blando e inefficace sul mondo bancario e in particolare sui sei istituti di emissione allora esistenti. Ciò fu dovuto sia alle inevitabili carenze amministrative di uno Stato appena costituito, in cui bisognava ancora costruire le relazioni e i controlli tra le istituzioni pubbliche e private; sia per una debole volontà politica, che sorda alle istanze provenienti dai Paesi europei più avanzati, già orientati verso la banca unica di emissione, cercava di perpetuare il pluralismo bancario, al solo fine di farne una fonte di influenze politiche e clientelari a livello locale. L’inesperienza amministrativa e soprattutto la mancanza di una chiara e coerente politica bancaria, furono i mali che contribuirono ad aggravare la crisi economica dei primi anni novanta.

Gian Primo Cella

Chi traccia i confini?

TERRITORIO

Fascicolo: 67 / 2013

Globalisation seems to be interrupting the history of borders, which has been in progress for almost 1,000 years. Interpretations which are not based on the spatial limits and determinations of borders are spreading in social sciences, policies and everyday language, and post-modern thinking seems to gain nourishment from this. However, there is something which fails to convince in this perspective because it is not explained by a reduction in borders and in their dynamics on international borders between states and on the borders between the different areas in which political authority acts. The effects of globalisation on borders are not all in the same direction. They do not all move towards abolishing them, breaking them down and reducing them. We must think about who draws or redraws borders and rediscover the role of professional intellectuals (sometimes also politicians) in proposing and creating distinctions as sources of meaning. Borders, real or metaphorical, will be essential for these distinctions. The history of borders has not come to a halt.

Mirko Di Bernardo

Chiamati a servire il bene comune.

Vocazione, cura e impegno civile

Il volume vuole offrire alla “classe dirigente del domani” alcuni elementi utili per la promozione di forme innovative di collaborazione tra enti locali, centri europei di cooperazione sociale, agenzie di istruzione e società civile sulle tematiche della povertà, dello sviluppo, del rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, stimolando la formazione di una coscienza critica e responsabile sulla gestione del bene di tutti.

cod. 2000.1345