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Le classificazioni di riviste possono essere utili per la valutazione della ricerca, se alcune condizioni essenziali per il loro corretto funzionamento sono soddisfatte. Dopo avere identificato queste condizioni, cerco di mostrare che l’uso delle classificazioni in un regime di informed peer review non è più pericoloso o nefasto della sua principale alternativa nelle scienze umane e sociali (la peer review "pura").
cod. 1862.65
As much as philosophy, also history, politics and social science interested Claudio Cesa when, after graduating at the Scuola Normale of Pisa, he was a young research fellow in Paris and in Germany. His work on the Hegelians - Feuerbach, Bauer, Stirner and Zeller - is based on a comparison between their doctrines and Hegel’s philosophy. His political philosophy is the subject of studies by Cesa during the 1970s, when he nonetheless also started to work on the political thinking of Schelling, Fichte and the Romantics. The core of his work is a comparison of their positions on single relevant aspects, taking also into account Kant as their common antecedent. From the middle of the 1970s Cesa began to question the terms "idealism" and "transcendental", in which he saw the key for investigating the entire theoretical philosophy of that age. His last investigations concern Hegel’s philosophy of religion and of art.
In questo intervento l’autrice ha voluto mettere in risalto i tratti salienti della personalità e dell’attività di Claudio Donati, storico di valore internazionale, mancato prematuramente nel 2008. In Claudio Donati lo slancio e il rigore nella ricerca storica si univano all’impegno didattico e civile, alla curiosità e alla sete di conoscenza, alla divertita ironia con la quale egli guardava la multiforme realtà che ci circonda. Il forte senso dell’unità del sapere storico, la sensibilità verso il problema delle scansioni della storia, il ricorso costante alle fonti, sono state componenti essenziali della sua attività di storico, come di quella didattica. Il sapere scientifico si univa ad una grande umanità, e alla capacità di comunicare con gli altri.
Questo contributo si propone di tracciare un profilo di Claudio Donati storico della nobiltà, gettando luce sulla coerenza del suo percorso di ricerca, esaminando le motivazioni, le letture e gli obiettivi che lo hanno portato ad indagare questo ambito di ricerca. Lo studio delle relazioni tra il potente vescovo-principe di Trento, legato alla corte degli Asburgo, ma eletto dal Capitolo (a sua volta composto da canonici tedeschi e di nazione "italiana"), le élites urbane e la nobiltà feudale fu un’occasione per mettere a fuoco, nel contesto di quella particolare area di confine che fu il Trentino d’antico regime, le relazioni esistenti tra "ecclesiastici e laici" e generò in lui un perdurante interesse per lo studio delle stratificazioni del mondo nobiliare nell’età moderna. All’inizio degli anni settanta Donati intraprese un esteso lavoro di ricerca sui trattati nobiliari, dalle loro origini medievali fino al XVIII secolo, senza trascurare i protagonisti minori di quel dibattito e adottando un approccio rigorosamente comparativo con gli studi di Brunner, Stone, Huppert, Stuart Woolf, Zenobi, Brizzi, Fasano Guarini... Ne è risultato un ricco affresco delle ideologie nobiliari, capace di comprendere la dialettica tra differenti modi di intendere la nobiltà - centrata sulla relazione tra virtù o decadenza - ma anche l’evoluzione dei valori nobiliari che durante l’età dei lumi dovettero venire a patti con altri quali ricchezza, spirito di servizio, appartenenza nazionale. L’idea di nobiltà, pubblicato da Laterza nel 1988, è rimasto una contributo seminale nella storiografia italiana, ma Donati non è rimasto ancorato a quell’approccio: in molti dei suoi successivi studi, tramite nuove incursioni archivistiche, Donati non a mai smesso di problematizzare il composito mondo della nobiltà italiana, ricostruendo il profilo degli attori sociali senza rinunciare a ricondurli alle varie situazioni istituzionali e alle concrete strutture statuali, militari ed ecclesiastiche d’antico regime in cui si trovarono ad agire.
In the Contemporary Historians section Michele Battini, Mariuccia Salvati and Stuart Woolf discuss the collection of Claudio Pavone’s principal articles in a recent volume to reflect on his role as a historian and an archivist. The two roles cannot easily be separated or summed up, except in the words of his fundamental and renowned book of 1991 on the Resistance as a lesson of morality.
Il saggio presenta uno scritto inedito di Claudio Pavone, uno "schizzo autobiografico" tratteggiato su richiesta di Albert O. Irschman. Lo schizzo contiene ricordi e considerazioni che si situano a metà fra Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, l’opera del 1991 che ha innovato gli studi sul tema, e La mia Resistenza, un libro di memorie pubblicato nel 2015. Lo scritto di Pavone è analizzato alla luce di due fra i maggiori temi che hanno accompagnato la sua riflessione intellettuale: la tensione fra riferimenti ideali diversi e ugualmente sentiti e gli esiti politici di tali riferimenti; l’astensione dalla lotta armata, una scelta impegnativa soprattutto per chi come Pavone riteneva la resistenza armata all’occupazione tedesca e alla Repubblica Sociale Italiana un’opzione necessaria e legittima.
Il saggio indaga sui rapporti tra clausole generali, in particolare buona fede e correttezza, e posizione debitoria del prestatore nel rapporto di lavoro. Dopo aver confutato l’idea secondo cui il lavoratore sarebbe esentabile dal rispetto degli obblighi di buona fede e correttezza, l’Autore propone una lettura dei medesimi obblighi nei termini di "doveri di protezione", volti a integrare il regolamento contrattuale. Ne traccia, quindi, i dovuti distinguo rispetto sia all’obbligo di diligenza e al dovere di obbedienza, sia all’obbligo di fedeltà, per concludere che il richiamo agli artt. 1175 e 1375 c.c. troverà spazio solo nelle aree lasciate scoperte dalla legge (artt. 2104 e 2105 c.c.), dalla contrattazione collettiva e dagli stessi codici di comportamento, se immediatamente vincolanti nei confronti del prestatore di lavoro.
cod. 365.201
In Storici contemporanei, Giovanni Miccoli illustra gli aspetti generali caratteristici della ricerca di Marino Berengo, soffermandosi in particolare sugli studi, relativi ai secoli XVIII e XIX, delle istituzioni ecclesiastiche e dell'opera del clero, costantemente visti nel loro rapporto con la società.
Come l'economia digitale sta cambiando le nostre vite
Questo libro guida il lettore in un viaggio sia di analisi sia di preparazione a un imminente futuro. Dalla nascita di fenomeni come l’identità digitale, gli algoritmi, l’intelligenza artificiale, all’analisi del concetto di click economy, i potenziali rischi e le opportunità. Fino ad arrivare ad alcune importanti riflessioni su come prepararci per il prossimo futuro che ci attende. Anzi, è già qui.
cod. 366.141
Molti studi nel campo del diritto, della sociologia e del management si interrogano sulla trasformazione del vincolo della subordinazione che lega datore di lavoro e lavoratori. Tale trasformazione è spesso spiegata con una nuova articolazione, in senso trilaterale, della tradizionale relazione di lavoro bilaterale tra datore di lavoro e lavoratori. La triangolazione sarebbe dovuta in larga misura all’intrusione del cliente o di suoi rappresentanti nell’organizzazione del lavoro: tuttavia, in quegli studi non si procede alle opportune distinzioni tra i vari tipi di clienti, né tra il piano della realtà concreta e il discorso teorico sul ruolo e sul peso del cliente. Obiettivo di questo articolo è dunque di proporre una classificazione delle situazioni triangolari tra datore di lavoro, lavoratori e clienti, basata sul concetto di potere e di analizzare in ciascuna situazione l’impatto del cliente sui rapporti di lavoro e sulle condizioni di impiego.