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Commentando l’articolo di Cannalire, l’autore evidenzia elementi comuni tra lo psicodramma freudiano e la psicoterapia della Gestalt, come lo sfondo ideologico-epistemologico che considera fondante una lettura relazionale dell’identità e un intervento terapeutico gruppale focalizzato sui confini che separano/uniscono i partecipanti nel campo fenomenologico. Altre comunanze sono rintracciate nella considerazione dell’esperienza come strumento di consapevolezza e di cambiamento, e nel ripristino della spontaneità organismica come obiettivo di benessere. Le differenze teoriche e metodologiche individuate dall’autore (la famiglia o la pòlis come prototipo del gruppo, il contatto o i processi identificativi e/o proiettivi, la dimensione temporale dell’esperienza, il passato che si riattualizza o la focalizzazione sul now-for next, la ripetizione o la co-creazione) forniscono al lettore le chiavi di lettura per orientarsi tra le peculiarità dei due approcci terapeutici.

Andrea Poma

Commento a Colpa e sensi di colpa di Martin Buber

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 1 / 2010

L’autore prende le mosse dall’edizione italiana del testo Colpa e sensi di colpa di Martin Buber per sottolineare il rapporto fra il pensiero del filosofo e la svolta umanistica in psicoterapia, mettendone in risalto non solo la nota vicinanza, ma anche alcuni punti di distanza e differenza che le caratterizza. In particolare si sofferma su due problemi aperti che ancora interrogano la psicoterapia: la dimensione etica della colpa e il rapporto fra terapeuta e paziente. In primo luogo, la colpa, considerata in senso etico e non solo come sentimento di colpa, è interamente riconducibile all’ambito psicologico o trascende questa sfera radicandosi in un orizzonte esistenziale e quindi irraggiungibile dalla psicoterapia? In secondo luogo, come è possibile incontrare il paziente su un piano esistenziale (il che significa rinunciare a una posizione io-esso per sostare nell’autentico io-tu) senza perdere il proprio metodo, ruolo e infine se stessi? Questi interrogativi sono proposti come stimoli di riflessione per la psicoterapia e per lo sviluppo dei suoi fondamenti.

Guido Banzatti

Commento a Shimmerlik

RICERCA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2013

L’articolo prende in esame l’articolo di Susan Shimmerlik sull’implicito nelle coppie e nella terapia di coppia, commentandolo da un punto di vista analitico relazionale, anche alla luce della teoria dei sistemi complessi. L’attenzione s’incentra soprattutto sul caso clinico, come occasione di confronto alla luce di metodi clinici differenti, nella convinzione di aiutare il terapeuta a esplicitare meglio a sua volta l’approccio teorico implicitamente usato. Un approccio più esplicitamente relazionale, ancorché sia plaudito ormai in gran parte della letteratura più recente, deve fare i conti con la lunga tradizione della psicoanalisi individuale. E la coppia può aiutare il terapeuta ad avere uno sguardo unitario sui due partner.

Nel commento vengono messi in evidenza diversi importanti elementi che emergono dalla narrazione e dalla descrizione del caso clinico prodotta dall’autore. In particolare la complessità e la importanza del dialogo tra modelli terapeutico psicodinamici e cognitivo-comportamentali in particolare in situazioni come quelle descritte, che hanno un impatto emotivo molto forte e riguardano la vita le relazioni più intime e profonde. La mentalizzazione, un concetto trasversale alle diverse forme di psicoterapia, potrebbe essere un importante terreno di incontro e di dialogo