La ricerca ha estratto dal catalogo 105574 titoli
cod. 1140.18
La gestione dei programmi di knowledge e change management
La creazione e diffusione di conoscenza, sia a livello individuale che organizzativo, sta divenendo un compito chiave del Management nell’impresa moderna. Su questa tema centrale il volume raccoglie i contributi di autorevoli studiosi e professionisti. Riporta anche le "narrazioni" di alcune storie di aziende e organizzazioni (Colgate Palmolive, Swiss Re, Poste Italiane, Finmeccanica e RSO) che hanno incentrato l’azione manageriale sulla gestione e sviluppo di significativi processi di knowledge e change management.
cod. 1157.1
Since the end of the 1970s when Law n. 180 decreed the closure of mental hospitals, the architectural and community characteristics of former Italian psychiatric hospitals has so far remained unexplored. The 2008 Prin research on this question, which was also to result in a geographical computer database connected with the National Archive System, laid the foundations for putting concrete processes in motion to safeguard this huge tangible and intangible heritage in which the traces of a ‘care system’ are inscribed, which reflects the features of Italian society since the first years of the young unified state. Although of value from many viewpoints, former public sector psychiatric hospitals in underused and run down areas can in fact become a concrete opportunity for integrated conservation action and urban recovery to make use of them for social utility purposes on a different scale.
Metodi e prospettive per l'inclusione universitaria
Il volume vuole essere un’occasione di riflessione interdisciplinare e di confronto internazionale sulle Best Practices e far conoscere le numerose iniziative che l’Università degli Studi Roma Tre ha messo in campo fin dalla sua fondazione per l’inclusione degli studenti disabili. Un testo per insegnanti, insegnanti di sostegno, educatori, psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione e quanti a vario titolo svolgono il proprio ruolo in contesti culturali, formativi e sociali.
cod. 436.8
cod. 380.241
Il dialogo con Gianluca Bocchi affronta i fenomeni che hanno segnato l’avvento della società della conoscenza, offendo una prospettiva di lettura che ci permette di uscire da una rappresentazione semplicistica e riduttiva delle dinamiche di trasformazione che collegano in modo inedito i processi di apprendimento alla nostra vita quotidiana, al nostro modo di lavorare, al nostro essere cittadini. Ciò rende necessario rivedere strutture consolidate di rappresentazioni, prendendo le distanze da categorie che fanno riferimento a modalità statiche di trasmissione di saperi e di mero possesso e privatizzazione della conoscenza, per collocarsi in una dimensione processuale, che valorizzi invece riflessività, generatività, creatività ed intersoggettività dei percorsi di apprendimento, la diffusione nei tempi e negli spazi di vita, l’integrazione tra attori con potenzialità formative fino ad ora non sufficientemente esplorate, a partire da soggetti economici quali le imprese, per la promozione di personalità evolutive costantemente in grado di intraprendere tracciati alternativi.
Dagli anni ’80 sono stati fatti enormi passi avanti nella comprensione e nel trattamento dell’AIDS, oltre che nella sensibilizzazione del pubblico. Ciononostante, tutt’ora sono presenti significative lacune di conoscenza e falsi miti sul tema, che favoriscono la messa in atto di comportamenti a rischio, dissuadono le persone dal sottoporsi a test di screening e favoriscono la stigmatizzazione nei confronti delle persone sieropositive. Il nostro studio ha coinvolto un campione di 5310 persone, alle quali è stato fatto compilare un questionario volto a indagare il loro livello di conoscenza in materia di HIV e AIDS, e le loro abitudini sessuali in relazione ai comportamenti a rischio di trasmissione. Il campione mostrato un buon livello di conoscenza in materia di HIV/AIDS. Ciononostante, i risultati hanno messo in evidenza una scarsa conoscenza delle modalità di trasmissione dell’HIV e dei comportamenti considerati a rischio, oltre a uno scarso uso del preservativo durante i rapporti sessuali e un basso ricorso ai test di screening. Sebbene il campione abbia dimostrato una buona conoscenza sul tema, i risultati hanno mostrato che alcune aree richiedono attenzione e dovrebbero diventare il target di future campagne di sensibilizzazione.
Gli operatori e i professionisti che si occupano di giovani a rischio di radicalizzazione vio-lenta manifestano un costante bisogno di formazione legato principalmente all’acquisizione di strumenti per gestire efficacemente la fragilità psicologica e sociale di tali utenti. Questo contri-buto si focalizza sul percorso di Training realizzato all’interno del Progetto Europeo PROVA, che è stato svolto con operatori direttamente o indirettamente coinvolti negli interventi rivolti a giovani dell’area penale. Saranno illustrate le competenze fornite ai partecipanti e saranno pre-sentati i risultati emersi dal processo di autovalutazione. Nel Progetto le riflessioni dei parteci-panti sono stati elementi importanti per l’elaborazione delle Guidelines for best practices.
Il presente contributo propone i risultati di uno studio esplorativo circa le conoscenze, le fonti di informazioni e i comportamenti degli adolescenti in tema di affettività e sessualità, considerando le esperienze a rischio compiute sia nella vita reale che virtuale. I partecipanti sono 1522 adolescenti di nazionalità italiana, tra i 12 e i 18 anni d’età (44% maschi e 56% femmine), a cui è stato somministrato un questionario on-line. I risultati hanno messo in evidenza che, diversamente dalla loro percezione, la conoscenza dei ragazzi circa i temi in oggetto è molto scarsa; i loro interlocutori privilegiati sono i genitori, gli amici e, in percentuale rilevante, internet. Altrettanto significativa la percentuale di ragazzi sessualmente attivi che mettono in atto condotte a rischio, specialmente tra i più piccoli (12-14 anni), così come la percentuale di chi riceve o invia in internet proprie foto provocanti e a sua volta riceve richieste di fornire materiale personale, specialmente tra le femmine.
Vengono rivisti diversi argomenti che influenzano il modo di studiare gli effetti degli psicofarmaci e di utilizzarli nei servizi di salute mentale. In Italia, parallelamente alla stabilizzazione di un ampio utilizzo di tutti gli psicofarmaci, nella ricerca crescono i dubbi sulla loro efficacia e si fa più oscura la relazione tra meccanismi dell’effetto dei farmaci e meccanismo eziologico della malattia. La possibilità di un utilizzo meno massiccio e più personalizzato degli psicofarmaci è al vaglio e risponde alla necessità di un uso più consapevole da parte del medico e dell’utente. Interventi psicosociali utili ad un’assunzione regolare e consapevole sono poco forniti, e gli utenti si autoorganizzano per migliorare l’adesione alla terapia farmacologica. Nonostante la crescente evidenza empirica dei dubbi che accompagnano le certezze sugli psicofarmaci, questi rimangono centrali nel trattamento delle malattie mentali gravi per una serie di ragioni, tra cui la loro efficacia in importanti aspetti della malattia. Nell’insegnamento accademico, la competenza nell’associare farmaci a sintomi può non accompagnarsi alla competenza nella progettazione di interventi complessi e articolati, anch’essa tecnica, e propria dell’operatore della salute mentale. Sembra necessario che il sapere degli esperti si apra alle richieste che vengono dagli utenti stessi e di chi dubita degli strumenti della psichiatria.
cod. 361.22
Lo studio si propone di esaminare se esistono differenze nella conoscenza delle norme e delle tappe dello sviluppo del bambino e alla possibile influenza sui comportamenti adattivi dei bambini di 138 famiglie altoatesine appartenenti al gruppo linguistico italiano (I, N = 69) e a quello tedesco (T, N = 69). I risultati mostrano che rispetto ai domini della conoscenza le mamme dei due gruppi non si differenziano, mentre emergono differenze significative nello sviluppo delle Abilità quotidiane e della Socializzazione dei bambini (T > I).
La psicoanalisi può essere un utile vertice da cui leggere i fatti sociali, perché per sua natura essa cerca di integrare la separazione fra psichico e sociale e di tenere assieme queste due dimensioni della realtà. La mentalità psicoanalitica consente all’operatore di un intervento sociale di leggere come controtransfert le difficili situazioni emotive nelle quali si viene spesso a trovare, di padroneggiarle e di utilizzarle al meglio.
Viaggio nell'itinerario della consultazione psicosociale
cod. 1056.2
Il caso del distretto della sedia
cod. 365.123