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di Fasano Daniela Scotto

Una psicoanalisi vera in seconda battuta

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2012

Confortata da evidenze cliniche, l’Autore ipotizza che nei casi di trauma, abuso, maltrattamento avvenuti nei primissimi anni di vita, il sé possa restare in animazione sospesa (Vallino, 2004), in attesa di accedere a un significato condiviso, il solo che può avviare la mentalizz- azione (Scotto di Fasano, 2003) e, quindi, consentire sia uno sguardo rivolto al senso comunicativo del sintomo sia che la sofferenza, non restando solitaria e senza senso (Pozzi, 2003), un incomprensibile fatto carne (Scotto di Fasano, 2003), possa evolvere in dolore psichico. Il fatto che ciò possa accadere nelle fasi iniziali dello sviluppo (Salomonsson, 2011) evita ai soggetti l’incarcerazione (Shore, 1994; Steiner,1996) in stati mentali patologici. A questo proposito l’Autore riflette su un concetto tendenzialmente poco esplorato perché inquietante e scomodo da pensare, tanto più se riferito a noi stessi, alla vita mentale in- fantile e alle funzioni genitoriali e terapeutiche: l’odio, che, per quanto ingrediente indispensabile dello sviluppo mentale (Freud, 1915; Jeammet, 1989; Nielsen, 2011), è risultato e risulta arduo da esplorare e pressoché impossibile da ammettere come costitutivo della psiche, a dispetto del fatto che il pensiero, come l’oggetto, nasce nell’odio (Freud, 1915).

Isabella Ramaioli

Una psicoanalisi "inattuale"?

COSTRUZIONI PSICOANALITICHE

Fascicolo: 1 / 2001

A un certo punto del suo lavoro, Silvia Vegetti Finzi dice, riferendosi a questo Convegno, che "qui si è fatta veramente psicoanalisi". L'affermazione della Finzi ha un duplice versante, che mi pare colga appieno due direttrici fondamentali della giornata di studio e, più nella sostanza, lo spirito del lavoro che l’Istituto diretto da Adriano Voltolin svolge e intende svolgere. Il risvolto più profondo a livello psicoanalitico - avverte Massimo Recalcati - di queste trasformazioni è il "discorso del capitalista" che ci aveva illustrato Lacan mostrando come questo si sostanzi nell' ellissi del "terzo tempo dell'Edipo", quello nel quale l'identificazione col padre costituisce il dono che compensa del peso del "patto simbolico" (Voltolin). La psicoanalisi che affronta le questioni della società rapportandosi quindi alla storia, interrogandosi piuttosto che rispondendo a indefiniti e oscuri bisogni, è però oggi, avverte Vegetti Finzi, una psicoanalisi inattuale giacché le correnti psicoanalitiche più consacrate paiono non volgersi più alla storia del paziente, agli annodamenti tra la storia individuale/sociale del paziente ed il sintomo che la esprime dislocandola in altre parole e in parole di altri. In una lettera a Putnam Freud affermava che ciò che vi è di rivoluzionario nella psicoanalisi sta nel suo amore di verità. La verità "è garantita dall’emozione, dalla condivisione dello stato emotivo" (Vegetti Finzi). Qual è allora, in questo quadro, lo statuto dell’oggetto in psicoanalisi? Se difatti la psicoanalisi del controtransfert diviene autoreferenziale, quella della risposta di impronta nordamericana tende ad assumere la realtà esterna come un dato cui l’Io del paziente deve adattarsi. In quanto tale esso non è l’oggetto fantastico di una teoria ingenua della conoscenza, ma non è nemmeno l’oggetto reale ed astratto insieme della scienza.

La creazione di una rete di servizi psichiatrici alternativi al manicomio realizzata a Reggio Emilia da Giovanni Jervis è considerata tra le esperienze più significative sviluppatesi in Italia nella prospettiva del rinnovamento delle pratiche psichiatriche sfociate nella legge 180/1978. Figura di spicco del movimento antiistituzionale, dopo l’attività svolta presso la comunità terapeutica di Gorizia, Jervis operò nel reggiano fin dal 1969 su mandato della Provincia di Reggio Emilia per organizzare in modo innovativo l’assistenza psichiatrica attraverso la costruzione sul territorio di centri di igiene mentale. In questo contributo è presentato un testo inedito di Jervis redatto nel 1972 in occasione della sua partecipazione al concorso indetto dalla Amministrazione provinciale per il conferimento della direzione del centro di igiene mentale di Reggio Emilia. Il documento, preceduto da una nota introduttiva del curatore sul contesto locale nel quale si colloca il testo di Jervis, è una testimonianza significativa per ricostruire il suo operato a Reggio Emilia e rivisitare le tendenze del movimento psichiatrico anti-istituzionale dei primi anni Settanta. Infatti, l’autore nella sua dissertazione fornisce le indicazioni operative per la realizzazione di un progetto organizzativo di un centro di igiene mentale. Jervis dunque ha modo di tracciare una sintesi di alcuni aspetti dei propri convincimenti affrontando anche importanti questioni come la prevenzione in campo psichiatrico, il dimensionamento della struttura sanitaria, il rapporto con l’ospedale psichiatrico, l’organizzazione e formazione del personale fino alle tematiche di carattere logistico ed edilizio.

Pat Bracken, Philip Thomas, Sami Timimi, Eia Asen, Graham Behr, Carl Beuster, Seth Bhunnoo, Ivor Browne, Navjyoat Chhina, Duncan Double, Simon Downer, Chris Evans, Suman Fernando, Malcolm Garland, William Hopkins, Rhodri Huws, Bob Johnson, Brian Martindale, Hugh Middleton, Daniel Moldavsky, Joanna Moncrieff, Simon Mullins

Una psichiatria al di là dell’attuale paradigma

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2013

Alcuni recenti editoriali del British Journal of Psychiatry hanno argomentato che la psichiatria sta attraversando una crisi, e che tra le soluzioni vi sarebbe un rafforzamento della sua identità come essenzialmente "neuroscienza applicata". Senza sminuire l’importanza delle neuroscienze e della psicofarmacologia, gli Autori sostengono che la psichiatria deve superare l’attuale paradigma tecnologico dominante. Questo rifletterebbe maggiormente le evidenze empiriche e servirebbe anche a rafforzare una collaborazione più significativa col movimento degli utenti dei servizi psichiatrici. Vengono presi in rassegna vari studi controllati randomizzati (RCT) che mostrano l’efficacia degli interventi non specifici e non tecnologici.

Alberto Cardinali

Una psichiatria "inutile"

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2011

Considerando la drastica riduzione di ricoveri coatti (TSO) dopo l’introduzione della Legge 180/1978, l’Autore si chiede se questa Legge abbia posto fine a un abuso di tali ricoveri oppure abbia lasciato molti pazienti senza soccorso. La Legge 180/1978 ha voluto sottrarre la psichiatria ai problemi attinenti l’ordine pubblico ma non ha dato indicazioni precise su come affrontarli in modo alternativo. Per contro ha tolto di mano agli psichiatri gli strumenti per esercitare un reale controllo. Il lavoro accenna al tema del disagio degli psichiatri presente sia prima che dopo la riforma. Il mandato autoritario prima della riforma era certamente fonte di disagio, ma questo si è manifestato anche dopo, legato verosimilmente al venir meno di una definita identità della psichiatria.

Margherita Galeotti

Una psichiatra di campagna

Percorsi nei Servizi di Salute Mentale

Il libro affronta il tema della costituzione dei Servizi psichiatrici territoriali nella realtà di un distretto dell’Azienda Unità Sanitaria Locale di Reggio Emilia. Il testo passa da temi professionali, inerenti in particolare la costituzione delle strutture intermedie alternative al manicomio a Scandiano, a vicende personali ambientate a Reggio Emilia, negli Stati Uniti, in Grecia, con una sorta di ritmo rapsodico, dove i ricordi personali si intrecciano con memorie legate alla professione di medico psichiatra in anni che appartengono alla storia recente di tutti.

cod. 2000.1555

Sergio Onger

Una provincia operosa.

Aspetti dell'economia bresciana tra XVIII e XX secolo

Il volume raccoglie alcuni scritti sull’economia bresciana tra il XVIII e il XX secolo, che permettono di ricostruire processi fortemente connessi e integrati con quanto stava accadendo in altre parti d’Italia e d’Europa.

cod. 1573.398

Fino a tempi recenti la storiografia francese sulla protezione della natura e dell’ambiente è sembrata non riuscire a competere con quelle di altri grandi paesi industriali come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Germania. Il convegno "Une protection de la nature et de l’environnement à la française?" tenutosi a Parigi nel settembre 2010 e organizzato dalla neonata Association pour l’histoire de la protection de la nature et de l’environnement in occasione del cinquantesimo anniversario della promulgazione della legge quadro francese sui parchi nazionali, è servito a fare il punto sugli studi francesi in materia e ha mostrato come essi sperimentino al contrario una notevole fase di espansione e di affinamento qualitativo. Il convegno è stato caratterizzato dalla partecipazione di studiosi di diverse nazionalità e di diverse discipline ma anche di funzionari pubblici, esponenti politici e militanti. L’autore illustra gli svolgimenti del colloquio inquadrandoli nel contesto dell’evoluzione degli studi di storia ambientale.

Attila Bruni, Rino Fasol, Davide Nicolini

Una prospettiva sociologica allo studio della telemedicina

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 98 / 2005

The study of telemedicine from a social perspective The term telemedicine refers to the application of information and communication technologies (ICT) in the health care sector. It is used both to describe the telecommunication systems which allow practitioners to work together in time and space and, more broadly, the use of ICT in health care activities. Although the use of ICTs in the health industry is hardly a new phenomenon, the technological innovations of the last decade produced a significant increase in their adoption and utilization. While such phenomenon has attracted the interest of both the technologists and health professionals, it has gone almost completely unnoticed within the social science community. The present paper constitutes a first attempt to fill this gap. On the basis of a two year research programme, it focuses on some of the continuities which, within the so called new economy, connect ICTs and everyday health care practices. The paper discusses the reciprocal interactions between technology and health activities, emphasising that telemedicine constitutes a significant occasion for the renegotiation of professional identities and boundaries. It also explores some of the implications that this may have for the organization of health care systems and their future changes.

Ray Pawson

Una prospettiva realista. Politiche basate sull'evidenza empirica

SOCIOLOGIA E RICERCA SOCIALE

Fascicolo: 68-69 / 2002

Questo articolo si propone di contribuire allo sviluppo già fortunato del «realismo» in quanto strategia per la ricerca empirica. Benché sia forse me-glio conosciuto come filosofia della scienza sociale, il realismo ha guada-gnato fama dimostrandosi uno strumento di grande efficacia anche per la costruzione dei disegni della ricerca, nell’ambito della valutazione, dell’in-chiesta, della ricerca storico-comparata e così via. Questo studio tenterà di dimostrare l’utilità delle strategie realiste nel campo delle politiche basate sull’evidenza empirica e, in particolare, della fiorente modalità d’indagine conosciuta come «revisione sistematica».

Luca Ozzano

Una prospettiva politologica sul fondamentalismo

TEORIA POLITICA

Fascicolo: 2 / 2007

The term « fundamentalism», born in the American protestant world in the 1920s and later applied also to other religions, is widely used but scarcely defined and explained, especially from a politological perspective. This essay tries to fill the void, first of all reviewing the main theories about this concept, from the early works of the 1980s, to the Fundamentalism Project, to other interpretations (fundamentalism as clash of civilizations, totalitarianism, consequence of globalisation, etc.). Then, the essay integrates these points of view with some politological and sociological theories about social movements and collective action, and proposes a detailed definition of « fundamentalist movement».

Giuseppe Filippo Dettori, Barbara Letteri

Una prospettiva per il Progetto di Vita degli studenti con BES: risultati di una ricerca sul campo

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 2 / 2025

Il presente contributo intende proporre una prospettiva progettuale per garantire la piena realizzazione del Progetto di Vita agli studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES), ponendosi in linea con le recenti disposizioni normative introdotte dal D. Lgs. n. 62/2024. In questo quadro, il contributo si propone di illustrare una ricerca sul campo con l’utilizzo della metodologia del focus group su un campione di 23 componenti, che ha voluto analizzare le problematiche inerenti il Progetto di vita e proporre delle azioni per superare la frammentazione degli interventi tradizionalmente adottati, delineando un approccio sistemico, integrato e multidimensionale che valorizzi l’autodeterminazione e la partecipazione attiva. Vengono illustrati i punti chiave emersi dall’indagine qualitativa: dalla valutazione multidimensionale del profilo di funzionamento, alla co-progettazione educativa con tutti gli attori coinvolti, fino al monitoraggio e alla revisione periodica del percorso. Inoltre, si presentano alcune azioni operative innovative, come l’introduzione di tutor di Progetto di Vita, laboratori di autodeterminazione e piani di transizione scuola-lavoro, che rendono il progetto uno strumento trasformativo nei contesti educativi, sanitari e sociali.

L’articolo sviluppa, secondo una logica multidisciplinare che tiene insieme neuroscienze affettive, psicologia, psicoanalisi e Pnei, l’ambito della sfera pre-ri?essiva di esperienza, ovvero la modalità di approccio al mondo che si sviluppa prima dell’emergere delle caratteristiche ri?essive del pensiero (rappresentazione dei propri vissuti, controllo e regolazione dei compor- tamenti, volontarietà delle scelte, autonoesi biogra?ca, etc.). A partire dal modello di network, emozioni e affettività sono indagate come matrici di pensiero, cognizione, agentività e generazione di modelli di regolazione psicobiologica che orientano e guidano l’organismo nella sopravvivenza e nell’adattamento rapido e immediato all’ambiente. Viene proposto di valo- rizzare la natura inconscia di questi processi e la loro matrice fortemente relazionale in linea con le teorie di Bion e Bowlby. In linea con la proposta di Schore di una possibile saldatura tra teoria dell’attaccamento di seconda generazione e la teoria della regolazione affettiva, si propone di incardinare questa sintesi all’interno del paradigma allostatico, per una più ef?cace integrazione tra la prospettiva biologica e quella psicologica.