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Donata Miglietta

Una donna, la vita, la morte

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2001

Più che di un lavoro clinico sulle donne e sul gruppo ciò che tratto in questo scritto è il racconto della vita e della morte di una donna. Giovanna ha iniziato la psicoterapia a cinquantadue anni; la vita che ha saputo ritrovare negli anni seguenti è stata vissuta intensamente, attraverso gli affetti rivitalizzati. Giovanna ha ritrovato una dimensione femminile nel percorso di lavoro in gruppo e la psicoterapia è stata vissuta come un serie di scoperte continue. Nella cornice del gruppo il desiderio di vivere - scoperto in età matura - è divenuto possibile per questa donna coraggiosa. La sua morte è avvenuta nel gruppo, durante una seduta, dieci anni dopo l’inizio della terapia. Giovanna ha lasciato andare il filo che la legava alla vita nel momento in cui, come protagonista della sua storia, ha tenuto giusto farlo. Se ne è andata con dignità e coraggio. La sua storia lascia aperti molti interrogativi sui misteri della mente: si può conoscere la morte in sogno? Si può scegliere il luogo e il momento del suo arrivo? Si può decidere di condividerla con quelli che amiamo? Di certo quello che Giovanna ci ha insegnato è che disponiamo di una buona dose di discrezionalità nelle scelte dei nostri percorsi di vita e di morte, che non siamo soltanto soggetti passivi del nostro destino di esseri umani e mortali. E che questa discrezionalità vale non soltanto per la morte ma anche per tutta la nostra vita. Questa storia di una donna che si conclude con una morte fulminea in gruppo non è dunque assolutamente la storia di una morte, ma è, al contrario, la testimonianza di una potente scelta di vita che ha reso possibile anche la separazione finale. Giovanna è stata capace di uscire di scena con una dignità intatta, senza grandi sofferenze, proprio come molti di noi vorrebbero poter fare nelle cose ultime. Parole chiave: gruppi invisibili, vivere, morire.

Valeria Paola Babini, Luisa Lama

Una donna nuova

Il femminismo scientifico di Maria Montessori

cod. 1573.270

Nicola Labanca

Una diversa narrazione del passato coloniale

Studi su Angelo del Boca

Angelo Del Boca (1926-2021) è noto in Italia per aver riscritto la storia del colonialismo italiano. Nonostante la sua obiettiva rilevanza, l’opera di uno storico così importante non era stata sino in fondo esaminata storiograficamente. In questo volume studiose e studiosi di diversa collocazione disciplinare, generazione e orientamento interpretativo, rileggono le sue pagine e ne fanno emergere risultati conoscitivi, analisi e spunti di indagine ancora fecondi.

cod. 1573.490

Il contributo, isolando un case study significativo (la copertura giornalistica dell’occupazione di una gru a Brescia da parte di alcuni lavoratori immigrati), evidenzia la capacità dei migranti, al momento di una loro presa di parola in prima persona, di esprimere una voce differente rispetto alla consueta rappresentazione del fenomeno migratorio nei media mainstream, notoriamente viziata da frames securitari (e talvolta pietistici). Questo frame "alternativo" si articola intorno al tema dei diritti ed è caratterizzato da elementi di concretezza e pragmatismo, laddove anche le voci della società civile organizzata sembrano invece arenate su rappresentazioni astratte e meno efficaci.

During the 1970s, the relationship between the European Economic Community (EEC) and Yugoslavia was characterised by a paradox: the development of bilateral relations did not lead to the progressive integration between the parties, but to Yugoslavia’s definitive separation from the EEC. Drawing on a wide range of Community, French, British, German, Italian and Yugoslav archival sources, this article addresses the political factors which constrained this relationship and obliged the EEC and Yugoslavia to keep a "forced distance".

Elisabetta Perone

Una dispersione al plurale

Storie di vita di giovani che abbandonano la scuola nella tarda modernità

cod. 1520.536

L’industriale Gerolamo Gaslini (1877-1964), attivo nel campo degli oli vegetali e dell’industria alimentare, ebbe grande successo e solida reputazione imprenditoriale. Nel 1938 costruì a Genova l’Istituto Giannina Gaslini, ospedale pediatrico rinomato a livello internazionale, intitolato alla figlia minore morta prematuramente. Per finanziarlo e gestirlo, nel 1950 donò tutto il suo ingente patrimonio alla Fondazione Gerolamo Gaslini. Quest’ultima ha promosso la ricerca sul suo benefattore, conclusa nel 2006. Senza spiegazioni, la fondazione ha poi rifiutato di pubblicarla. Con tre anni di ritardo, l’autore, Paride Rugafiori, ha deciso, per difendere l’autonomia della ricerca scientifica, di pubblicare il libro, basato su una corposa mole di fonti primarie. Questa documentazione ha permesso di quantificare esattamente l’entità dell’evasione fiscale delle imprese di Gaslini. Al dibattito partecipano tre discussant: due storici, M. Elisabetta Tonizzi e Fabio Levi, e un filosofo, Luca Bagetto, che propongono chiavi di lettura diversificate in base alle loro competenze. Nella sua risposta l’autore, oltre a commentare con precisione i loro rilievi critici, sottolinea l’impianto multidisciplinare del volume.

A cura di Federico Romero. Contributi di Paolo Tedeschi, Mark Gilbert, René Leboutte, Jean-Marie Palayret

Una discussione su Alan S. Milward

MEMORIA E RICERCA

Fascicolo: 41 / 2012

Elio Rodolfo Parisi, Adriàn Manzi, Carlos Augusto Pereyra Cardini

Una discussione riguardo all’intervento comunitario realizzato dalla psicologia politica

PSICOLOGIA DI COMUNITA’

Fascicolo: 2 / 2016

Il saggio mette in discussione il raggiungimento degli obiettivi degli interventi della psicologia comunitaria negli scenari latinoamericani ed i loro possibili risultati. Si evidenzia come, ogni azione della psicologia comunitaria che non individui le cause che determinano le problematiche sociali, raggiungerà effetti passeggeri, senza trascendenza alcuna. Potrebbe inoltre rischiare di diventare puro assistenzialismo, che tenderà a mettere palliativi in situazioni gravose senza riuscire a ridimensionare il conflitto sociale latente e presente, che si materializza nelle condizioni di vita, in alcuni casi miserrime, delle persone o comunità coinvolte. Da un lato, si mette in discussione il fatto di ripensare che il sapere sia uno strumento di potere, dall’altro, che un intervento nella comunità significhi la possibilità di lavorare per tentare di consolidare soggetti politici attivi in relazione alla propria realtà e capaci di farsi carico della storia, modificandola.

Alessandro Barile

Una disciplinata guerra di posizione

Studi sul Pci

A più di cento anni dalla sua fondazione, ma anche a più di trenta dal suo scioglimento, il Partito comunista italiano continua ad alimentare l’interesse della ricerca storica. Attraverso una serie di studi sulla cultura politica del partito e dell’intreccio con la sua politica culturale, il libro intende ricostruire la peculiare “guerra di posizione” che il partito nuovo togliattiano andò edificando nel trentennio successivo alla Liberazione, fino a quando – cioè – le molteplici contraddizioni apertesi con il “boom economico” deflagrarono nello scontro con un “altro comunismo”, quello della mobilitazione degli anni settanta.

cod. 1792.283