La crisi della subordinazione e l'avvento di nuove forme di lavoro
cod. 538.2
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La crisi della subordinazione e l'avvento di nuove forme di lavoro
cod. 538.2
Despite the growing relevance of service activities within manufacturing companies, studies on white collars employed in contemporary factories are limited. The present article discusses the results of a mixed-methods study involving financial and commercial clerks, production technicians and research and development technicians employed within a selected number of Italian plants. The article describes the characteristics of participants’ job in terms of autonomy, intensity and complexity, as well as the relationship between employees, work, companies and trade unions, focussing on topics that are crucial for the recent discussion around the spread of remote work.
Il saggio presenta le trasformazioni del lavoro attraverso le ricerche empiriche condotte nell’arco di trent’anni dall’autore e/o dagli Istituti da lui diretti: l’Ires nazionale e l’Istituto Per il Lavoro (Ipl), nonché da altri autori e Istituti italiani ed esteri. Le trasformazioni analizzate riguardano sia gli aspetti macro, sia i problemi della qualità del lavoro richiesta dalle organizzazioni.
Dalla seconda alla quarta rivoluzione industriale
Il volume – frutto di una ricerca sostenuta da FondItalia – ripercorre le trasformazioni che si sono susseguite dalla seconda rivoluzione industriale all’alba di quella che è stata definita “industria 4.0”, con il fine di trarne dei suggerimenti per potenziare la formazione professionale continua dei lavoratori.
cod. 1820.314
Riteniamo utile pubblicare il testo di una lezione tenuta da Bruno Manghi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nell’ambito di un ciclo di incontri organizzato dal Cedri e dal Dipartimento di Diritto privato e pubblico di economia e già edito per i tipi di Vita e Pensiero (2002) con la prefazione di Mario Napoli. La lezione riguarda il tema (centrale per la nostra rivista) delle trasformazioni del lavoro nell’era delle nuova tecnologie e della mondializzazione dei mercati, con ampi riferimenti alla let-teratura e, non meno, all’osservazione diretta di molteplici problemi e situazioni. Per l’autore, anche con profonde trasforma-zioni, resta fondamentale il lavoro dipendente, il lavoro come (non esclusivo) distributore del reddito, il lavoro come fonte di socializzazione, il lavoro in contesti organizzati e il lavoro per la partecipazione.
Lo scritto esamina le trasformazioni intervenute nell’amministrazione italiana, a seguito dell’avvento della distinzione funzionale. Rilevata l’ineffettività delle riforme degli anni Novanta, lo scritto imputa le cause del fallimento del nuovo modello organizzativo ad alcune criticità radicate nel paradigma managerialistico, che hanno reso problematica l’operazione di progettazione dell’ambiente organizzativo richiesto dal radicamento del nuovo principio. L’analisi verrà completata dalla disamina delle criticità annidate all’interno dei dispositivi di funzionamento del modello dicotomico. Queste traiettorie della ricerca si incroceranno a un certo punto del lavoro, per tentare di individuare un possibile punto di approdo finale di un modello organizzativo ancora alla ricerca di una sua identità.
L’articolo investiga le trasformazioni dello spazio pubblico del centro storico di Mestre (Venezia) alla luce dei cambiamenti del commercio al dettaglio e delle politiche promosse per il suo rilancio. L’obiettivo è analizzare i mutamenti dell’attrattività del centro storico in relazione alla sua atmosfera, ovvero al sistema simbolico e percettivo che lo caratterizza, ponendo particolare attenzione al ruolo giocato dall’ambiente sonoro.
Concentrandosi sugli anni ‘90, questo saggio adotta una prospettiva a più livelli che collega le trasformazioni della politica economica nazionale con i cambiamenti avvenuti a livello locale e regionale. Per quanto riguarda le trasformazioni della politica economica nazionale, si evidenzia l’emergere del cosiddetto "riformismo incompleto", modello caratterizzato dalla realizzazione di alcune riforme efficaci nella flessibilità del lavoro e del welfare, ma che affronta in maniera carente altre aree politiche quali l’innovazione, la produttività, la qualità dell’occupazione e l’istituzione di una rete di sicurezza per i lavoratori esposti a nuovi rischi sociali. Per quanto riguarda i cambiamenti a livello locale, viene sottolineato che ci sono stati cambiamenti sia nella regolamentazione locale che nell’organizzazione produttiva i quali hanno mostrato una notevole resilienza ma che non sono stati in grado di superare i vincoli forniti dall’assenza di politiche nazionali ben mirate.
Tv dei ragazzi e qualità: analisi e proposte
La Tv è un vero e proprio “ambiente di vita” per bambini e ragazzi di tutto il mondo. Occuparsi di questa grande agenzia di socializzazione è un dovere per i ricercatori, gli educatori, i politici e le famiglie: occorre trovare nuove ed efficaci modalità per un tipo di educazione non più concepita come “intervento in difesa di qualcuno” ma come “un’alleanza tra intelligenze e competenze di diversi attori”. In questa direzione si muove il presente volume.
cod. 1152.10
L'esperienza del reddito minimo di inserimento nei reticoli d'impoverimento sociale
cod. 1520.519
I sistemi socio-economici locali (Ssl) sono stati interpretati dalle tradizioni di studi risalenti a Marshall, Porter e Krugman principalmente considerando la prossimità spaziale degli attori. Era l’ancoraggio territoriale a far lievitare forme peculiari di economie esterne, di vantaggi competitivi e di dinamiche endogene. Negli ultimi decenni, tuttavia, questi sistemi hanno attraversato cambiamenti multi-dimensionali a molteplice scala. Le nuove connotazioni strutturali - tra cui la prossimità cognitiva, la task-based production, la complementarità di contratti formali e accordi informali nelle collaborazioni tra imprese, le reti translocali - richiedono un differente quadro teorico e comportano diverse implicazioni di policy. Il quadro teorico pone al centro la co-evoluzione di tecnologie, modelli organizzativi, culture e istituzioni. Entro la molteplicità di traiettorie rese possibili da tale co-evoluzione, ciascun Ssl è sia correlato ad un sistema socio-tecnico che ne limita le dinamiche di mutamento, sia inserito in percorsi lungo i quali può accedere in modi discontinui ad orizzonti tecno-economici lontani. Le implicazioni di policy debbono pertanto riferirsi alle traiettorie innovative che l’attuale transizione socio-tecnica globale rende possibili ad uno specifico gruppo di Ssl, che è nel nostro caso la Toscana. Sul piano strategico operativo - considerando i limiti politici e civili della società in oggetto - tentiamo di cogliere alcuni cruciali "colli di bottiglia" che bloccano la percezione e il perseguimento degli interessi collettivi di lungo periodo. Questi blocchi riguardano la miopia così degli imprenditori come delle istituzioni pubbliche nei riguardi del potenziale tecnico-scientifico effettivamente accessibile e dei percorsi evolutivi che converrebbe imboccare; l’inadeguatezza delle forme istituzionali entro cui vengono prodotti e gestiti i beni comuni o commons; la carenza di appropriati modi per capitalizzare le imprese innovative. Per ognuno di tali lock-in avanziamo proposte costruttive percorribili.
Sulla base dell’indagine Istat Condizione e Integrazione Sociale dei Cittadini Stranieri (2011-2012), l’articolo analizza le traiettorie occupazionali degli immigrati in Italia definite dall’ultima occupazione svolta nel paese di origine, la prima occupazione svolta all’arrivo e l’occupazione svolta all’intervista. Fortissimo è il rischio di declassamento con il primo lavoro, legato a poche e specifiche occupazioni, diverse per immigrati e immigrate, indipendentemente dall’area di origine e dalla qualificazione del lavoro svolto prima di emigrare. Molto scarse sono inoltre le opportunità di recupero con i lavori successivi. Le donne sono maggiormente a rischio di declassamento ed hanno minori chance di mobilità ascendente rispetto agli uomini. Le carriere degli immigrati in Italia non mostrano quell’andamento a U descritto dall’ipotesi dell’assimilazione, risultando simili a quelle rilevate in Spagna dove, al declassamento, segue l’intrappolamento nel mercato del lavoro secondario.