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Jacques Lacan, in questa intervista concessa a Paolo Caruso nel novembre 1966 subito dopo la pubblicazione degli Écrits, presenta gli aspetti principali del suo pensiero. Tra le altre cose, Lacan discute i seguenti temi: il senso del "ritorno a Freud", la questione del principio di realtà, le ragioni della complessità del suo stile linguistico, l’intersoggettività, la fenomenologia di Sartre, le sue opinioni su altre scuole psicoanalitiche (Melanie Klein, i neofreudiani, la Psicologia dell’Io nordamericana di Hartmann, Kris e Loewenstein) e su autori come Herbert Marcuse e Norman Brown, il problema del "tempo logico", i rapporti con l’International Psychoanalytic Association (IPA), la linguistica di de Saussure, la concezione di Trieb (pulsione), la filosofia di Husserl, l’etica, ecc. Questa intervista è uscita originariamente a pp. 1-10 del n. 6/1968 di Psicoterapia e Scienze Umane, ed è la prima esposizione relativamente completa delle idee di Lacan pubblicata in Italia.
Intervista con André Green ABSTRACT: Resorting to the pattern of an interview, the author talks with the French psychoanalyst André Green about a number of crucial issues regarding the history of psychoanalysis and of its present vicissitudes: the actual importance of Freud's rale, the historical developments of French psychoanalysis and the figure of Lacan, the position of dream and myth, the possibility for psychoanalysis to effect upon contemporary psychiatry.
Vademecum fra cime e crepacci della disabilità
Il volume vuole informare il lettore sul tema della disabilità nel nostro Paese oggi. Viene inoltre evidenziato che quando tecnologia e società concorrono a svolgere i propri ruoli in materia di disabilità, come nello sport, il disabile riesce a vivere correttamente la propria condizione umana.
cod. 1411.52
In questo scritto la Direttrice del Workshop dal 2016 e tre conduttori dei gruppi esperienziali, dei large group o dei gruppi mediani parlano della loro esperienza nel-lo staff del Workshop. I membri dell’Osservatorio hanno pensato di preparare una griglia di domande per far emergere: in cosa consiste il Workshop, le sue origini e come si è evoluto negli anni, la descrizione del dispositivo e un’immagine che pos-sa evocare gli stati d’animo suscitati dal partecipare come membri dello staff, ma anche come persone, che partecipano ai vari gruppi esperienziali. Le risposte sono abbastanza sovrapponibili trattandosi della medesima esperienza, ma in ognuna emerge il differente punto di vista metodologico e tecnico dei conduttori dei gruppi.
In questo scritto abbiamo raccolto un’intervista fatta in due tempi al prof. Bruno Vezzani dove ci ha parlato della storia della psicoterapia di gruppo in Italia e dell’approccio ermeneutico e quindi ha parlato del T-Group, un particolare modo di fare gruppo e sperimentare lo spaesamento, e dell’intersoggettività
Nell’intervista, Luigi Zoja riprende in parte il suo intervento al Convegno COIRAG sulla "Violenza dei/nei legami". In particolare, Zoja si sofferma sul tema del Male, ripercorrendone la storia sotto il profilo psicologico. Tema, il Male, con cui l’uomo si è dovuto confrontare fin dalle origini dell’umanità. Zoja propone la sua lettura laica a partire dalla considerazione che la mente umana è per sua "natura" scissa e ambivalente. Il negativo, difficile da comprendere e tollerare, viene proiettato e attribuito all’Altro che diventa il nemico. In alcuni periodi storici, e quello attuale ne è esempio, si assiste a una radicalizzazione di questo processo a causa di crisi identitarie collettive. Questa esasperazione genera una "cultura paranoica", o meglio una "sub-cultura" difficilissima da arginare perché passa il messaggio che nessuno è al riparo, che tutti siamo sotto attacco. La cultura della paranoia cattura e immobilizza l’individuo nella rete della paura. È una forma pervasiva di controllo della mente che smette così di vivere. Come psicoanalisti, sostiene Zoja, dobbiamo cercare di comprendere innanzitutto che non è possibile illudersi di sconfiggere definitivamente e per sempre il Male. "Non si può costruire positivamente senza la cognizione del fatto che Male è esistito, esiste ed esisterà". È necessario capire profondamente che cosa vuol dire e come agisce, dal punto di vista psichico, la scissione che genera il Male. Non si deve dimenticare che il soggetto diviene pienamente soggetto solo nell’ambito della relazione. Il Male è espressione della fragilità umana e rinforza la cesura di quei collegamenti necessari tra parti intrapsichiche e intrarelazionali.
Riportiamo l’intervista fatta ad Augusto Romano, analista junghiano, socio ordinario della International Association for Analytical Psychology e analista didatta della Associazione Italiana di Psicologia Analitica. Ha insegnato Fondamenti di psicologia analitica nell’Università di Torino. Ha pubblicato numerosi volumi saggistici, tra cui Madre di morte (2000), Il flâneur all’inferno (2006), Studi sull’ombra (in collaborazione con M. Trevi) (2010), Il sogno del prigioniero (2013), L’inconscio a Torino (2017), Musica e psiche (2021), per i tipi di Nino Aragno ha pubblicato il romanzo La manutenzione dell’amore (2016) e, per i tipi dell’editore Manni, il volume di poesie La memoria interrotta (2024).