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Cristina Vallini

Freud, Jung e la prova etimologica

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 31 / 2010

L’autrice esamina la diversa posizione di Freud e Jung riguardo all’utilizzo dei dati etimologici a disposizione all’inizio del ‘900. Dal confronto fra gli atteggiamenti dei due risulta per entrambi la convinzione che sia possibile riuscire a decifrare il geroglifico linguistico, interpretare il monosillabo aurorale, la "radice", deposito dei significati più antichi. Freud utilizza i dati etimologici per confermare la propria idea sull’originario significato "opposto" delle parole primitive, e sul valore sessuale delle prime radici. Jung inquadra l’etimologia indeuropea nella sua teoria della creatività della Libido, trovando riscontri con i momenti chiave del suo pensiero già consapevolmente anti-freudiano.

Bernd Bocian

Freud, Goodman e le scissioni

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 1 / 2012

In questa rubrica viene presentato un breve e denso saggio psicologico di Paul Goodman, nel quale l’autore si confronta criticamente con la teoria freudiana della mente. L’argomento di Goodman in questo lavoro è la scissione tra sé e mondo, pulsione e oggetto: da ultimo, tra me e l’altro. A ciò egli contrappone la concezione (propria e di Perls) di un campo unitario dialetticamente strutturato; una concezione i cui punti di partenza egli ritrova continuamente nel lavoro di Freud. Nell’annesso commento al tema, Bernd Bocian accenna al fatto che l’odierna cosiddetta "relational turn" nella psicoanalisi venne anticipata da Perls e Goodman. In merito, un ruolo di grande importanza fu giocato dalla loro visione unitaria di quelli che Freud chiamava processi primario e secondario, così come dalla successiva continuazione, da parte di Perls e Goodman, della teoria e prassi delle correnti radicali della psicoanalisi. L’analisi del carattere di Wilhelm Reich si porrebbe in quest’ambito come una fase di transizione fra la tradizione della psicoanalisi critico-sociale e Fritz Perls.

Antonio Tricomi

Freud tra volontà normalizzatrice e discorso di sragione

SOCIETÀ DEGLI INDIVIDUI (LA)

Fascicolo: 17 / 2003

Two different Freud seem to cohabit in Foucault’s works. On the one hand, the rationalist Freud, deaf to the discourse of folly, authority which the disciplinary power can refer to in order to legitimate its own proceedings of normalization and who has been elected by Foucault to his own main polemic target. On the other end, the Freud willing to elaborate his own «pensé du dehors», the so-called «Jenseits des Lustprinzips», who can be found only in the folds of Foucault’s writings of the Sixties, and who comes out always through the reading of authors such as Bataille and Lacan, who are very important for the thought of the early Foucault.

Piero Di Giovanni

Freud

Lettura filosofica

Le guerre, le sopraffazioni, le disuguaglianze sociali, l’alienazione socio-economica e religiosa sono i temi della produzione di Freud sessantenne, che sino all’età di ottantatré anni si interrogò su problemi di natura teorica. Questo volume vuole offrire una “lettura filosofica” di Freud: uno stimolo non marginale per meditare sul divenire della realtà, caratterizzata dalla dicotomia insanabile tra il bene e il male.

cod. 495.254

Guido Bonelli

Freud lettore di Edipo re

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2000

Freud lettore di Edipo re ABSTRACT: This paper examines Freud's interpretation of the famous tragedy of Sophocles as an interpretation of a literary work. The dramatic composition of Oedipus rex, according to Freud, was but a secondary elaboration of Oedipus' complex, which is for him the very core of this tragedy and accounts for its success all over the centuries. The author does not share the psychological hypothesis about the Oedipus, but thinks and tries to show that it has been for Freud an effective key for the dramatic interpretation of the tragedy.

Prendendo spunto da due clamorosi episodi di infanticidio che hanno occupato la stampa viennese alla fine del XIX secolo, viene discusso il silenzio pubblico e privato di Freud rispetto a quei fatti alla luce della sua recente abiura della teoria della seduzione e della sua prima formulazione del complesso edipico. Viene argomentato che il silenzio di Freud fu una scelta strategica orientata a proteggere dal discredito la sua nascente teoria edipica che quegli eventi sembravano contraddire. Del resto, all’epoca Freud non avrebbe potuto affermare alcunché su quei tragici eventi, dal momento che solo negli ultimi anni, a livello teorico, egli affrontò la questione del rapporto genitori/figli e della relazione madre/bambino, sulla spinta del consistente ingresso nella Società Psicoanalitica di Vienna di molte sue allieve che valorizzarono il ruolo della madre e della relazione pre-edipica.

Francesco Marchioro

Freud genio infedele

Identità di un ebreo tedesco irreligioso

Nell’approfondire la biografia e le opere di Sigmund Freud affiora con sempre maggior frequenza la domanda sulla natura della sua identità, l’essenza dell’ebraismo freudiano, il senso della sua genialità. In quale clima familiare e religioso, entro quale contesto culturale e sociale cresce dunque Freud, «il primogenito di una giovane madre, che da quest’aria, da questa terra, ricevette le prime indelebili impressioni»?

cod. 1950.1.22

Roberto Zapperi

Freud e Mussolini.

La psicoanalisi in Italia durante il regime fascista

Perché Sigmund Freud decise di firmare una dedica molto compromettente a Mussolini, il capo del fascismo italiano, il dittatore che non esitava a eliminare i suoi oppositori, ricorrendo in qualche caso alla misura estrema dell’omicidio? Questo libro ricostruisce la vera storia di questo rapporto, come e perché nacque e soprattutto perché comunque non sia valso a preservare la psicoanalisi dalle persecuzioni.

cod. 1950.1.18

Riccardo Gramantieri

Freud e la rimozione dell’Edipo a Colono

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2018

Queste note partono dalle considerazioni svolte nell’articolo di Franco Maiullari "Antigone, una scena psicoanalitica rimossa" (Psicoterapia e Scienze Umane, 2017, 51, 4: 559-580), secondo il quale anche la tragedia sofoclea Edipo a Colono, come l’Edipo re, andrebbe tenuta presente per una lettura psicologico-relazionale. Vengono aggiunte alcune annotazioni complementari alla argomentata disamina compiuta da Maiullari nel suo articolo, e viene proposta una motivazione all’assenza di riferimenti all’Edipo a Colono nell’opera freudiana.

Emilio Maura, Cosimo Schinaia

Freud e la Liguria

RIVISTA ITALIANA DI GRUPPOANALISI

Fascicolo: 3 / 2003

Jean-Luc Donnet

Freud e l’ombra del Super-io

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2008

Freud and the Shadow of the super-ego The analysis of his Disturbance of Memory on the Acropolis led Freud to make an enigmatic aphorism: It seems as though the essence of success was to have got further than one’s father and as though to excel one’s father was still something forbidden. Freud postulates, therefore, a primary identifactory rivalry with the father that indissolubly tethers the desire for success to what makes it necessarily transgressive. It is the core of the Ego-Ideal-superego that would perpetuate such a fixation, in spite of the evolution of the post-oedipal identificatory models and the symbolic displacements that qualify such success. The author attempts to show how the ego-superego differentiation, by supporting an indefinite work of subjectivisation, keeps the shadow of the superego from falling on the ego, without the ego claiming to jump over its shadow. What was bequeathed to you by your forefathers, earn it, if you want really to possessed it. If the shadow of the Freudian heri tage is likely not to fall on his heirs, it is because the essence of what he has transmitted remains the fundamental rule the foundational one.

Piergiacomo Migliorati

Freud e Jung nell'esperienza analitica

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 22 / 2005

L’articolo si propone di individuare un fondamento comune per le psicologie del “profondo” che in misura più o meno ravvicinata si riconoscono nella tradizione psicoanalitica. Per fare ciò è necessario non dimenticare che il lavoro di Freud e di Jung si è sviluppato per entrambi da un’esperienza analitica complessa non ancora strutturata ma forse per questo non meno profonda i cui segni sono rintracciabili tra le pieghe del loro discorso teorico. Mentre Freud ha teorizzato soprattutto la dimensione “orizzontale” e quantificabile della esperienza psichica, Jung ne ha sottolineato soprattutto quella verticale e non quantificabile; entrambi, però, hanno intuito che le due dimensioni disgiunte non sono sufficienti a dare ragione della complessità di quella esperienza ma è stato impossibile per loro cogliere in maniera riflessiva questa possibile complementarietà: per motivi psicologici e per il diverso clima culturale da cui provenivano, ma anche perché entrambi hanno lavorato sulla base del pensiero lineare del terzo escluso. Per recuperare la tradizione analitica nella sua interezza è necessario restituire alla nozione di psiche entrambi gli aspetti dell’esperienza psicologica, sottoponendo sia l’opera freudiana che quella junghiana a una critica attenta alla lezione della fenomenologia senza dimenticare che il discorso fenomenologico può essere arricchito dal “viaggio nell’Inconscio” instaurato dalle analisi personali di Freud e di Jung.

Patrizio Campanile

Freud dopo l’ultimo Freud

Per una psicoanalisi sempre nuova

Cosa intendiamo per ultimo Freud? Come delimitare questo periodo della produzione del padre della psicoanalisi e perché farlo nel modo proposto? Il testo costituisce un tentativo di ripensamento della teoria freudiana, organizzata facendo riferimento agli elementi che fondano la costituzione psichica.

cod. 1950.1.20