LIBRI DI ANNA FERRUTA

La ricerca ha estratto dal catalogo 35 titoli

Giuseppe Moccia, Luigi Solano

Psicoanalisi e neuroscienze

Risonanze interdisciplinari

In questo volume psicoanalisti e neuroscienziati gettano le basi per una ricerca comune ispirata a principi di pluralismo metodologico. Una possibilità di dialogo fra psicoanalisi e neuroscienze che si è aperta nell’interesse crescente che ambedue i campi, sebbene con diversi metodi di ricerca, assegnano allo sviluppo di una soddisfacente teoria degli affetti.

cod. 1215.1.28

Maurizio Stangalino

La cura psicoanalitica con bambini, adolescenti e genitori

Un modello possibile nei Servizi. Con un seminario inedito di Donald Meltzer e Martha Harris

Un volume pensato per tutti gli operatori impegnati ad affrontare le quotidiane sfide della cura psichica in età evolutiva: un testo per i neuropsichiatri infantili e gli psichiatri che si occupano di adolescenza, per gli psicoterapeuti, gli psicologi e tutto il personale delle équipes multidisciplinari, in attività o in formazione, per chiunque sia interessato alla psicoanalisi nel lavoro clinico, chi la pratichi, la viva e la trasmetta in modo appassionato e creativo, ne coltivi il pensiero e “sogni” i suoi possibili sviluppi futuri nei Servizi.

cod. 1422.1.13

Anna Ferruta

Affidarsi/Isolarsi. Una figura combinata del rapporto curanti/malati in epoca Covid

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 34 / 2020

I curanti, proprio nel momento in cui venivano esposti al contagio del Covid, si sono trovati isolati: loro, i curanti, gli altri, i malati. I ruoli tra sanitari e pazienti si sono divisi in modo netto, sia per il tipo di patologia (il disturbo del respiro e l’intubazione impediscono di parla-re e mascherano la mimica emotiva reciproca) sia per il distanziamento a cui tutti erano sot-toposti. È venuta così a scarseggiare quella dinamica relazionale curante/paziente, nella qua-le lo scambio di parole, di sguardi, di proteste, di sorrisi, crea quel tessuto di reciprocità che alimenta la vita psichica di entrambi. L’esperienza dei Gruppi Balint ci ha insegnato che a curare è la relazione medico-paziente nei due sensi, anche in quello riferito al medico, che nell’ascolto delle emozioni suscitate dall’incontro con il paziente attinge conoscenze e nutri-mento per sé e per l’altro. Prendersi cura è uno dei fondamenti antropologici della condizio-ne umana, riguarda tutti, non solo per riparare a un deficit, ma per la consapevolezza che senza questo alimento relazionale qualsiasi competenza si inaridisce.

L’autrice ripercorre le tappe di sviluppo del pensiero psicoanalitico di Fachinelli, analizzando i temi trattati nelle sue opere principali (La freccia ferma, Claustrofilia, La mente estatica). Mette in luce il suo procedere dalla posizione classica, che attribuisce al lavoro psicoanali-tico il compito di rendere Conscio il desiderio inconscio superando le barriere delle difese, verso una visione dinamica del dialogo analitico, rivolto ad ampliare le dimensioni e le esperienze psichiche del sogget-to. Infine l’autrice evidenzia il carattere anticipatorio del pensiero di Fachinelli rispetto ad autori successivi (Ogden, Ferro, Roussillon, Bol-las) che sono andati oltre nel descrivere il funzionamento della mente dell’analista in seduta, rivolta ad attivare le dinamiche contenitore-contenuto.

All’inizio degli anni Settanta Silvia Amati Sas ha cominciato ad occuparsi in modo pionieristico della cura psicoanalitica di persone provenienti dai Paesi latino-americani vittime di violenza sociale, soprattutto di donne segnate dall’esperienza della tortura morale e materiale. Il libro raccoglie una serie di scritti che toccano i temi più cari all’autrice: il rapporto tra la violenza sociale e l’impegno etico della psicoanalisi, la funzione della preoccupazione per l’altro da proteggere, l’emergere della vergogna all’interno della relazione terapeutica.

cod. 1217.3.16

Franco Borgogno, Alberto Luchetti

Il pensiero psicoanalitico italiano.

Maestri, idee e tendenze dagli anni '20 ad oggi

Il libro fornisce una guida comprensiva della psicoanalisi italiana degli ultimi decenni, relativamente agli sviluppi teorici e ai progressi clinici più rilevanti, con particolare enfasi su temi quali il transfert, il trauma, gli stati primitivi della mente e la metapsicologia, sui quali il pensiero psicoanalitico italiano ha dato contributi particolarmente significativi. Una lettura utile sia per studenti interessati a conoscere i temi della psicoanalisi in Italia, sia per analisti esperti che vogliano approfondire la teoria e la tecnica analitica italiana.

cod. 1215.1.42

Anna Ferruta

Apriti sesamo. Il potere della parola

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 30 / 2018

Apriti sesamo. Il potere della talking cure. Qual è il potere della parola in psicoanalisi, in questa speciale talking cure? Il fattore terapeutico dell’interpretazione è dovuto al contenuto dell’interpretazione che mette in parole un contenuto scisso o rimosso che ritrova accesso e ospitalità nella mente del paziente che realizza un’insight e quindi una autoconsapevolezza della sua storia psichica attraverso una narrazione più completa e profonda? Oppure il fattore terapeutico è la messa in simboli linguistici di sensazioni e esperienze concrete, di elementi beta che permettono a queste stesse esperienze di entrare a fare parte del mondo soggettivo del paziente e di trasformarle in elementi alfa, che possono illuminarlo, arricchirlo e abitarlo in modo tollerabile e compatibile con altre rappresentazioni, come afferma Bion? Oppure anything goes e quindi la corrispondenza dell’interpretazione agli eventi della storia psichica del paziente non è importante, come pure l’integrazione di esperienze mai alfabetizzate che entrano a fare parte del suo mondo interno non costituisce un aspetto terapeutico, ma quello che conta è solo la relazione come nuova esperienza che si avvale di comunicazioni verbali e non verbali che passano attraverso non solo simboli verbali ma attraverso segni segnali onde...? Bisogna riconoscere nella terapia psicoanalitica e in tutte le psicoterapie la centralità della comunicazione con la parola: anche quando lo scambio relazionale tra paziente e analista avviene privilegiando altri livelli comunicativi molto primari, per procedere saliamo sempre sull’astronave della parola, a cominciare dal primo caso della storia della psicoanalisi, quello di Anna O. Un esempio clinico illustra il misterioso potere della parola, anche svincolata dal contesto e dal contenuto narrativo, ma capace di fare emergere esperienze personali inconsce.

La cognizione del dolore è la dimensione più ampiamente sperimentata nelle sindromi psicopatologiche, un dolore che suscita sentimenti di inaccettabilità in tutti i personaggi coinvolti, trasformati spesso in forme proiettive per liberarsene, attribuendone la responsabilità ad altri. Ma il dolore, rigettato e rifiutato, riprende rapidamente il suo spazio nei sentimenti delle persone. È in gioco una sofferenza narcisistica, la quarta, dopo quelle inferte da Copernico, Darwin, Freud, rispetto a una concezione del soggetto umano al centro dell’universo, quella che richiede a ciascuno di riconoscere la sua dipendenza dall’ambiente gruppale anonimo di cui fa parte (Bleger, Kaës). Diventare Io nel legame comporta il riconoscimento di avere necessità di dipendere da contesti modificabili solo fino a un certo punto dalla volontà e intenzione del soggetto. Una parte della cognizione del dolore che affligge coloro che sono a contatto con la sofferenza psichica grave riguarda la sensazione che questa rappresenti un attentato alla sufficiente integrità narcisistica dei soggetti in gioco (familiari, curanti, società, pazienti), perché ricolloca tutti di fronte alla necessità di riconoscere la dimensione gruppale costitutiva di ogni soggettività. Chi è il titolare della cura? Chi cura chi? Come strumento formativo si rivelano molto utili i Seminari Clinici di Gruppo, perché forniscono ai partecipanti l’esperienza della mente gruppale al lavoro. Un posto per l’altro non rappresenta una ferita depressivogena per il narcisismo sano, ma, al contrario, un suo potenziamento: c’è sempre dell’altro, c’è sempre qualcuno da cui potere ricevere e apprendere.

Anna Ferruta

Faccio quello che voglio

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 27 / 2017

Da un punto di vista psicoanalitico, dobbiamo registrare la scarsa presenza di simboli del fascismo nei sogni e nelle libere associazioni dei nostri pazienti. Riferimenti al fascismo compaiono quando emergono emozioni relative a un’individualità calpestata da un fascismo che negava il fondamento gruppale del soggetto umano a due livelli: a quello del singolo, che pure non ne sentiva la necessità, e a quello generale di uno stato che proclamava l’irrilevanza del contributo del singolo alla vita comune, conformata a parametri centrali imposti (divise, lingua, comportamenti, a cominciare dal saluto fascista). Da un punto di vista psicologico il fascismo finiva per essere la duplicazione a livello centrale di un sentire diffuso che può essere espresso con queste parole: "Faccio quello che voglio". Alcuni autori (Bleger, Kaës) ci hanno aiutati a comprendere il fondamento inconscio gruppale necessario, presente in ciascuno, reso inaccessibile e rifiutato da un regime che ha proposto l’arbitrio del singolo e l’estraneità delle istituzioni. Dopo la fine del Fascismo, alcune istituzioni hanno iniziato a promuovere un senso di appartenenza comune condivisa (Costituzione, Statuto dei lavoratori, Media Unica, legge Basaglia), ma il processo, ancora in fieri, è bloccato da vincoli affettivi che ostacolano lo sviluppo del senso di appartenenza stesso, cristallizzandolo in "oggetti" concreti. Le strutture sociali, solide, belle, leggere, ci sono necessarie per esistere e svilupparci come soggetti sani e creativi, e richiedono manutenzione e rinnovamento. Il rinnovamento può essere ostacolato dall’angoscia di intercettare residui di ideologia fascista, che ha propagandato l’arbitrio dell’uno, eretto a rappresentare l’interesse collettivo, contro la volontà plurale di molti, che per vivere e per esprimersi necessitano anche di strutture di sostegno e funzionamento valide.

Centro di Psicoanalisi Romano, Carla Busato Barbaglio

Anticipare il futuro: la psicoanalisi oggi

La psicoanalisi è un albero centenario con salde radici piantate nel terreno, un tronco robusto fatto di teorie ed esperienze cliniche acquisite nel tempo, rami e fronde in continuo sviluppo. Questo libro raccoglie una serie di significativi lavori prodotti da analisti italiani e stranieri nell’ambito dell’attività scientifica del Centro di Psicoanalisi Romano.

cod. 1215.5.3

Irene Ruggiero, Nicolino Rossi

La relazione psicoanalitica.

Contributi clinici e teorici

Il volume raccoglie contributi, italiani ed esteri, sul tema della relazione analitica, tema che si è sviluppato e progressivamente imposto negli ultimi decenni in tutto il panorama psicoanalitico mondiale, ma ha avuto in Italia uno sviluppo autonomo e originale.

cod. 1215.1.43

Anna Ferruta

Le risposte

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2016

Stefano Calamandrei

L'identità creativa

Psicoanalisi e neuroscienze del pensiero simbolico e metaforico

Il libro presenta le differenti ipotesi psicoanalitiche, insieme alle attuali conoscenze neuro-scientifiche e antropologiche, sullo sviluppo della creatività artistica e del simbolismo metaforico e convenzionale, come l’acquisizione del linguaggio.

cod. 1215.1.38

Sergio Astori, Anna Ferruta

La diagnosi genetica: un dialogo per la cura.

Storie cliniche negli Alberi della vita

Che cosa fare nel caso delle malattie neurologiche di carattere ereditario per le quali la diagnostica è avanzatissima ma mancano le terapie adeguate? Che cosa fare quando la diagnosi da comunicare è che c’è il rischio di ammalarsi di una di queste malattie, e quando invece la diagnosi è una conferma della malattia? Il volume mostra come la comunicazione della diagnosi possa diventare il primo atto di una presa in carico contenitiva e terapeutica da parte dei medici.

cod. 1217.1.23

Anna Ferruta

Il caso Schreber. Le ragioni di una soluzione paranoica

SETTING

Fascicolo: 37-38 / 2014

L’autrice riprende lo scritto di D. Schreber "Denkwürdigkeiten eines Nervenkranken" ("Memorie di un malato di nervi") e le diverse osservazioni sviluppate da vari autori, Freud per primo, sul caso del Presidente Schreber, per proporre una riflessione sul delirio da lui sviluppato. L’autrice considera che egli avesse una comprensione inconscia del fatto che, per sopravvivere, ci sia bisogno di una coppia parentale e così la crea con il suo delirio come tentativo di guarigione. In questo senso il caso Schreber è testimonianza che il paterno è un concetto intrinsecamente relazionale, una dimensione esistente nella coppia. Se la coppia non esiste, bisogna crearla con il delirio, diversamente il soggetto soccombe all’annientamento del genitore unico che opprime e abusa della mente in embrione del bambino.

In questo volume si evidenzia la creatività e la storia dei contributi degli psicoanalisti dell’adolescenza italiani, che fin dagli anni ’80 hanno sviluppato modelli e prassi terapeutiche sia attraverso regolari incontri scientifici che attraverso declinazioni e sperimentazioni cliniche.

cod. 1215.2.15