LIBRI DI CHIARA SIMONELLI

La ricerca ha estratto dal catalogo 101 titoli

Chiara Simonelli, Adele Fabrizi

Sessuologia clinica

Diagnosi, trattamento e linee guida internazionali

Il manuale guida alla clinica delle disfunzioni sessuali gli studenti che affrontano per la prima volta queste tematiche, e offre un indispensabile aggiornamento scientifico a quei professionisti della salute (psicologi, medici, fisioterapisti, assistenti sociali, ecc.) che già lavorano su richieste di carattere sessuologico.

cod. 1240.1.75

Irene Petruccelli, Loredana Pedata

L'autore di reati sessuali

Percorsi di valutazione e trattamento

Partendo dal concetto di perversione in quanto fenomeno clinico ma anche sociale, nel volume si cercano di tracciare delle linee guida per fare chiarezza in merito alle diverse tipologie di reati e di sex offenders. Il testo propone poi un excursus sui protocolli di trattamento più aggiornati e diffusi a livello nazionale e non, nonché un’ampia trattazione dei fattori di recidiva, delle modalità di valutazione e degli strumenti specifici di misurazione della stessa.

cod. 1305.257

Valeria Schimmenti, Giuseppe Craparo

Violenza sulle donne.

Aspetti psicologici, psicopatologici e sociali

Cosa spinge un uomo a usare violenza fisica, psicologica o sessuale nei confronti di una donna? Quali sono gli effetti psicologici e psicopatologici della violenza sulla vittima? Quali le caratteristiche psicologiche dell’offender? E qual è la natura della relazione fra offender e vittima?

cod. 1240.394

Irene Petruccelli, Filippo Petruccelli

Introduzione alla psicologia giuridica

Campi applicativi e metodologie d'intervento

Il volume affronta i temi più attuali nei vari campi applicativi del processo civile, del processo penale e degli altri ambiti giudiziari, con un aggiornamento critico rispetto alle diverse metodologie di intervento da applicare in settori estremamente delicati quali la valutazione della scena del crimine e il profiling, la raccolta e la valutazione della testimonianza infantile. E ancora: la rilevazione della sindrome di alienazione genitoriale, la mediazione familiare nel contesto della nuova normativa in materia di affido condiviso, la valutazione del danno da mobbing, la negoziazione applicata alle situazioni di crisi in presenza di ostaggi, la sindrome di Stoccolma.

cod. 1240.300

Federica Giampà, Stefano Magno, Laura Agostini, Annalisa Di Micco, Claudia Maggiore, Bianca Maria De Cesaris, Roberta Rossi, Chiara Simonelli, Filippo Maria Nimbi

Tumore al seno e sessualità: uno studio esplorativo sugli aspetti psicologici e affettivi

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2021

Il tumore al seno è la forma di cancro più frequente e, ancora oggi, nonostante vi sia stato un miglioramento della prognosi, esso rimane la prima causa di morte da tumore nelle donne. L’obiettivo del presente studio è stato quello di valutare la qualità della vita e indagare gli aspetti psicologici, sessuologici ed affettivi in donne affette da carcinoma mammario, ponendole a confronto con un gruppo di con-trollo e identificare le possibili differenze. Il protocollo, composto da strumenti self-report, è stato somministrato a 97 donne suddivise in due gruppi: il gruppo clinico (n = 44 donne con tumore al seno in menopausa iatrogena) e il gruppo di controllo (n = 53 donne in menopausa). Le analisi hanno cercato di indagare quali domini hanno determinato la significatività nel confronto tra i due gruppi. È stato valutato il funzionamento sessuale (FSFI) e il distress (FSDS), il funzionamento psicologico (SCL-90-R) ed emozionale relativo alla sessualità (PANAS). Le donne con cancro al seno in menopausa iatrogena hanno mostrato maggio-ri difficoltà sessuali rispetto alle donne in menopausa naturale. Similmente, sinto-mi come ansia e depressione sono presenti in maniera più o meno sfumata nelle donne in menopausa naturale, mentre acquistano maggior valore in quelle in cui la menopausa è stata indotta precocemente. I dati che emergono dallo studio hanno risvolti notevoli sia per ricerche future che per l’attività clinica, sottolineando come la prospettiva biopsicosociale sia fondamentale per comprendere a pieno il vissuto personale e relazionale connesso alla patologia.

Elena Batocchi, Chiara Simonelli, Filippo Maria Nimbi

Desiderio e fantasie sessuali: una ricerca esplorativa su donne con differenti orientamenti sessuali

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2021

Il desiderio sessuale rappresenta la fase più complessa e soggettiva della risposta sessuale e le fantasie erotiche sono una delle sue manifestazioni più comuni. Negli anni si è cercato di promuovere un approccio più positivo e informato alla sessualità e il seguente studio ha l’obiettivo generale di esplorare se e come desiderio e fantasie sono state modificate in questo processo. Sono stati indagati il desiderio sessuale, solitario e diadico, e le fantasie erotiche in un gruppo di donne con lo scopo di evidenziare eventuali differenze tra alcuni orientamenti (eterosessuale, bisessuale e omosessuale). La ricerca fa parte di un progetto più ampio, che ha come obiettivo la validazione di un nuovo questionario: il Sexual Desire and Erotic Fantasy Inventory (SDEF). Le donne che hanno preso parte alla ricerca sono state 1094, con un’età compresa tra i 18 e i 78 anni e un orientamento eterosessuale, bisessuale e omosessuale. Gli strumenti utilizzati sono stati: un questionario per la raccolta dei dati sociodemografici, l’SDI-2 e lo SDEF. I risultati riportano delle dif-ferenze significative tra gli orientamenti sessuali, con un maggiore livello di deside-rio sessuale solitario (SDI-2: F(2,1090)=28.14; SDEF: F(2,1091)=26.93) e diadico (SDI-2: F(2,1090)=9.29) nelle donne bisessuali, che sembrerebbero riportare anche una fre-quenza più alta in quasi tutte le fantasie presenti nello SDEF.

Agnese Ruggiero, Stefano Magno, Laura Agostini, Annalisa Di Micco, Claudia Maggiore, Bianca Maria De Cesaris, Roberta Rossi, Chiara Simonelli, Filippo Maria Nimbi

Fattori cognitivi ed emotivi nella sessualità: uno studio esplorativo in un gruppo di donne con cancro al seno

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2021

Il carcinoma mammario rappresenta la neoplasia maligna più diffusa nella popolazione femminile e, nonostante i significativi progressi nella diagnosi e nel trattamento, essa si configura come la neoplasia con la più alta mortalità tra le donne in Occidente. La diagnosi e le terapie rappresentano non solo uno sconvolgimento sul piano fisico della donna, ma hanno spesso delle conseguenze significative nella sfera emotiva, cognitiva, relazionale e sessuale delle pazienti e dei loro cari. Per quanto concerne la sfera sessuale, molti studi hanno evidenziato che le donne con diagno-si di carcinoma mammario hanno più probabilità, rispetto alle donne sane, di sviluppare disfunzioni sessuali. Partendo da questo dato l’obiettivo dello studio è quello di osservare l’eventuale relazione tra aspetti cognitivi e emotivi e le disfun-zioni sessuali nelle donne con carcinoma mammario. Sono stati indagati l’alessitimia, i pensieri automatici, gli script culturali e gli schemi cognitivi, quali fat-tori che possono caratterizzare l’esperienza sessuale di donne con tumore al seno. Lo studio è stato condotto su donne affette da carcinoma mammario che sta-tisticamente sembrano sviluppare più frequentemente disfunzioni sessuali, rispetto alle donne sane. I risultati emersi sembrano indicare che le donne del gruppo clinico evidenziano sia livelli più alti di alessitimia, sia un numero più elevato di credenze disfunzionali inerenti alla sfera sessuale, rispetto al gruppo di controllo. Partendo da questi elementi si potrebbero effettuare non solo utili lavori pre-ventivi dell’insorgenza dei disturbi sessuali nelle donne con carcinoma, ma anche efficaci interventi per contrastare il mantenimento di queste disfunzioni, avvalen-dosi di tecniche cognitivo-comportamentali, di ristrutturazione cognitiva ed introspettive.

Margherita Calella, Maria Grazia Porpora, Chiara Simonelli, Filippo Maria Nimbi

Vulvodinia e sessualità: uno studio comparativo sugli aspetti emotivi e psicologici

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2020

La vulvodinia è una sindrome complessa e multifattoriale che colpisce circa il 16% della popolazione femminile (Harlow et al., 2014) caratterizzata da disagio vulvare spesso descritto come bruciore/dolore che si verifica in assenza di rilevanti cause osservabili. Anche se numerosi progressi sono stati fatti nello studio di que-sta sindrome, esistono ancora oggi delle problematiche relative all’eziologia, che possono ulteriormente ostacolare il processo diagnostico e terapeutico. L’obiettivo del presente studio è stato quello di esplorare il funzionamento sessuale, emotivo e psicopatologico di donne affette da vulvodinia, ponendole a confronto con donne prive di patologie genito-pelviche. Lo studio è stato condotto su 69 donne che hanno compilato un questionario socio-anagrafico, il Female Sexual Function In-dex (FSFI), il Symptom Checklist -90- Revised (SCL-90-R), il Positive and Negati-ve Affect Schedule (PANAS) e lo Short Form McGill Questionnaire (SF-MGQ). I risultati emersi suggeriscono nelle donne vulvodiniche la presenza di un ridotto funzionamento sessuale (maggior dolore e ridotta lubrificazione); un livello maggiore di disagio psichico (soprattutto nelle dimensioni: ossessività-compulsività, psicoticismo e depressione) ed un’affettività più negativa rispetto al gruppo di con-trollo. Approfondimenti futuri potrebbero contribuire ad una migliore comprensio-ne dell’impatto che tale sindrome produce sul benessere sessuale e sulla qualità della vita delle donne che ne sono affette, indirizzando gli specialisti verso forme d’intervento multidisciplinare, che secondo il modello bio-psico-sociale, potrebbero essere più appropriate ed efficaci.

Marta Girardi, Adele Fabrizi, Chiara Simonelli

Popolazione transgender over 50: un intervento clinico psicosessuologico

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2020

Il concetto di identità di genere è stato motivo di interesse e di studio negli anni fino a giungere alla sua concezione transgender, caratterizzata da un lungo percorso di depatologizzazione che parte dai primi studi di differenziazione tra sesso e genere fino ad arrivare alle classificazioni che i vari manuali diagnostici oggi ci presentano. La concezione transgender dei generi supera la concezione binaria, proponendo una visione fluida che legittima l’esistenza di una varietà di identità di genere in cui potersi riconoscere. I bisogni relativi all’invecchiamento e alla salute degli anziani LGBT sono scarsamente affrontati nei servizi, nelle politiche o nella ricerca. La popolazione transgender over 50, la quale ha vissuto in un contesto so-ciale e storico caratterizzato da forti discriminazioni, si trova ad affrontare una fase di transizione della vita in cui è importante considerare le caratteristiche peculiari di tale vissuto come transgender e gli aspetti relativi alla salute fisica e al supporto sociale. Affacciarci alla visione di invecchiamento transgender vuol dire adottare una prospettiva che si distanzia dagli script eteronormativi prevalenti nella società, e che si avvale di concezioni tipiche di tale vissuto, come quella di queer time e queer space. L’obiettivo di tale contributo è quello di evidenziare le problematiche e le esigenze della popolazione considerata per poter promuovere una figura di clinico attento e consapevole delle peculiarità dell’utenza considerata e un intervento clinico psicosessuologico ad hoc che adotti un approccio biopsicosociale.

Gabriele Ragozzino, Adele Fabrizi, Chiara Simonelli

La sindrome di Rokitansky: aspetti psicosessuali e intervento bio-psico-sociale

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2020

Il lavoro si propone di indagare, tramite l’analisi della letteratura, l’impatto che la diagnosi di sindrome di Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser ha sulla vita della pa-ziente e sugli aspetti psicosessuali con l’obiettivo di convalidare la necessità di un intervento bio-psico-sociale. È emerso che la diagnosi (la mancanza della vagina e dell’utero) ha serie ripercussioni sul benessere emotivo e psicologico della donna, e questo fattore è influenzato anche dagli schemi mentali e dagli stereotipi di genere. L’identità sessuale viene messa in discussione e la vita sociale e sentimentale van-no a ridimensionarsi qualitativamente. Data l’importanza di queste dimensioni per il benessere della donna, diviene centrale la necessità di affiancare ai trattamenti medici, anche la consulenza psicosessuologica. Tuttavia, nella pratica clinica an-cora si registra una mancanza di comunicazione tra medico e paziente sulla ses-sualità, dovuta a una scarsa formazione dei medici sui problemi di coppia e della salute sessuale in relazione ai problemi della salute fisica e mentale. Di conseguenza, i medici tendono a scartare gli aspetti psicosessuali della salute, considerandoli meno importanti della diagnosi e del trattamento della malattia. Inoltre, molti me-dici mancano di agio, competenza e disponibilità a discutere aspetti intimi della vita dei pazienti. Pertanto, è necessario che anche i clinici siano adeguatamente formati sui problemi psicologici e della salute sessuale allo scopo di sviluppare una maggiore sensibilità nei confronti di queste tematiche e, soprattutto, riconoscere l’importanza del modello bio-psico-sociale e, quindi, mostrare un maggior spirito di collaborazione nel lavoro di squadra.

Chiara Quarta, Maria Grazia Porpora, Chiara Simonelli, Filippo Maria Nimbi

Fattori cognitivi nella sessualità di donne con endometriosi: uno studio comparativo

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2019

L’endometriosi è una patologia ginecologica cronica spesso associata ad una forte compromissione della vita sessuale, prevalentemente caratterizzata dall’esperienza di dolore genito-pelvico durante i rapporti. L’obiettivo dello studio è stato quello di esplorare la relazione che intercorre tra disfunzioni sessuali e fatto-ri cognitivi nelle donne affette da endometriosi. Si vuole comprendere se schemi cognitivi, pensieri automatici e sistemi di credenza siano associati al funzionamen-to sessuale. Lo studio è stato condotto su 76 donne che hanno compilato un que-stionario self-report per indagare, nello specifico, l’assetto cognitivo tramite il Que-stionnaire of Cognitive Schema Activation in Sexual Context (QCSASC), Il Se-xual Modes Questionnaire (SMQ) e Il Sexual Dysfuncional Beliefs Questionnaire (SDBQ). I risultati emersi suggeriscono come nell’endometriosi gli aspetti cognitivi correlati alle disfunzioni sessuali possano influenzare la percezione che le donne hanno di sé, del vivere con la patologia e delle modalità per fronteggiarla. Appro-fondimenti futuri potrebbero contribuire ad una maggiore comprensione dell’impatto che questa patologia ha sul benessere sessuale, sulla qualità della vita, e così indirizzare verso un intervento più appropriato ed efficace.

Bruna Tellina, Maria Grazia Porpora, Chiara Simonelli, Filippo Maria Nimbi

Endometriosi e sessualità: aspetti psicologici ed emotivi associati alla sessualità

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2019

L’endometriosi è una patologia ginecologica cronica spesso associata ad una forte compromissione della vita sessuale, prevalentemente caratterizzata dall’espe¬rienza di dolore genito-pelvico durante i rapporti. L’obiettivo del presente studio è di esplorare l’area psico-affettiva e sessuale in un gruppo di donne con endometriosi confrontandole con un gruppo di donne sane. L’ipotesi è che le prime riportino punteggi peggiori in tutte le aree prese in esame (funzione sessuale, alessi-timia, emozioni esperite nella sessualità e sintomatologia psicologica). Lo studio è stato condotto su 76 donne che hanno compilato un questionario socio-anagrafico, la Toronto Alexithymia Scale (TAS), il Female Sexual Function Index (FSFI), il MCGill Pain Questionnaire (MCGILL), il Positive and Negative Affect Schedule (PANAS) ed il Symptom Check-List-90-R (SCL-90-R). Il gruppo con en-dometriosi riporta punteggi clinici nell’area della sessualità (funzionamento sessua-le e dolore), un livello di disagio psichico più elevato (soprattutto nella dimensione della somatizzazione) ed un’affettività più negativa rispetto al gruppo di controllo. Non è emersa alcuna differenza significativa tra i due gruppi rispetto all’alessitimia. I risultati dello studio suggeriscono l’importanza di un approfondi-mento psico-sessuologico durante la fase di diagnosi e trattamento dell’endometriosi secondo il modello biopsicosociale, che ponga la donna al centro di un sistema di comprensione delle variabili in gioco.

Virginia Campedelli, Emanuela Paone, Gianfranco Silecchia, Chiara Simonelli, Filippo Maria Nimbi

Obesità e sessualità: studio su un gruppo di uomini obesi in valutazione psicologica pre-bariatrica

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2019

Esistono pochissimi studi in letteratura che trattano in modo specifico l’area sessuologica del paziente obeso partendo dalle problematiche medico-endocrino-logiche fino ad arrivare al vissuto psico-relazionale. L’obesità negli uomini è spesso associata a difficoltà sessuali tra cui la Disfunzione Erettile (DE) risulta essere quel-la più diffusa. L’obiettivo del presente studio è quello di esplorare ed approfondire la salute sessuale di uomini obesi che richiedono un trattamento di cura mediante la chirurgia bariatrica. Lo studio è stato condotto su 152 pazienti uomini obesi sot-toposti a valutazione psicodiagnostica per idoneità psicologico-psichia¬trica al per-corso di cura bariatrico, afferiti al Reparto di Chirurgia Generale e Centro d’Eccellenza Italiano ed Europeo di Chirurgia Bariatrica dell’Università "Sapien-za" di Roma ? Polo Pontino (LT). Il protocollo auto-somministrato è stato costitui-to da un questionario sociodemografico con domande self report sugli stili di vita in area sessuale, la Symptom checklist-90 Revised (SCL-90-R), l’International In-dex of Erectile Function (IIEF) e il Sexual Dysfunctional Beliefs Questionnaire (SDBQ). I risultati di questo studio esplorativo evidenziano una sofferenza nell’area della sessualità in cui interagiscono anche fattori cognitivi come le cre-denze stereotipate sul genere e sull’attività sessuale.

Maria Luisa Iervolino, Marco Silvaggi, Filippo Maria Nimbi, Francesca Tripodi, Daniela Botta, Chiara Simonelli

Sessualità ed emozioni: uno studio sulla popolazione BDSM italiana

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2019

La popolazione che pratica BDSM è spesso considerata come prossima all’area psicopatologica e ai comportamenti a rischio. Sebbene diversi studi mo-strino l’assenza di correlazione tra BDSM e disturbi mentali, permane il pregiudizio circa possibili difficoltà sessuali ed emotive in questa popolazione. Scopo di questa ricerca è stato quello di indagare la propensione sessuale (secondo il Dual Control Model), l’alessitimia e l’empatia nei BDSMer. Sono stati utilizzati i test, SES/SIS per il livello di eccitazione/inibizione sessuale, TAS- 20 per l’alessitimia e TEQ per l’empatia. Essendo strumenti validati per la popolazione italiana, i risultati dei sog-getti BDSMer sono stati comparati con quelli della popolazione di validazione dei test. Il numero totale di partecipanti alla ricerca è stato di 356, di cui 149 maschi e 207 femmine di età compresa tra i 18 ed i 70 anni, media 34,53 (DS=±10,26). Se-condo quanto emerso dai risultati, la popolazione BDSM è risultata paragonabile a quella di controllo in termini di propensione all’eccita¬zio¬ne/inibizione sessuale, alessitimia ed empatia. Dall’analisi sulle differenze intragruppo, è emersa una maggiore inibizione sessuale negli uomini sottomessi p<.01. I BDSMer partecipanti alla ricerca non mostrano differenze significative con la popolazione normativa rispetto alla propensione all’eccita¬zio¬ne/inibizione sessuale, alla capacità di rico-noscere ed esprimere le emozioni e all’empatia. La maggiore tendenza all’inibizione sessuale da parte dei soggetti maschi con ruolo di sottomessi, può es-sere spiegata dal fatto che, culturalmente, la sottomissione risulta incompatibile con l’identità sessuale maschile stereotipica.

Francesca Aversa, Francesca Tripodi, Filippo Maria Nimbi, Roberto Baiocco, Chiara Simonelli

Atteggiamenti verso il matrimonio e il parenting di persone lesbiche e gay: correlazione con sessismo, omofobia e stigma sessuale interiorizzato

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2017

L’obiettivo della presente ricerca è verificare la correlazione esistente tra gli at-teggiamenti verso il matrimonio e il parenting di persone lesbiche e gay e i livelli di sessismo, omofobia sociale e stigma sessuale interiorizzato. I partecipanti sono 826 soggetti (534 F, 292 M), di età compresa tra 18-70 anni. Il 59,8% si è definito "esclusivamente eterosessuale", il 29,2% "esclusivamente omosessuale", l’11% bisessuale. È stata riscontrata una correlazione positiva tra sessismo e omofobia e tra sessismo e stigma sessuale interiorizzato. I maschi ottengono più alti punteggi di sessismo e omofobia. Gli eterosessuali risultano significativamente meno favo-revoli al matrimonio e alla genitorialità gay e lesbica rispetto ai non eterosessuali. I risultati offrono un contributo alla ricerca scientifica Italiana, ancora oggi carente, sulle variabili associate agli atteggiamenti verso il matrimonio e il parenting di persone dello stesso sesso.

Valentina Rossi, Elisa Viozzi, Francesca Tripodi, Filippo Maria Nimbi, Maria Grazia Porpora, Chiara Simonelli

Endometriosi e infertilità: impatto su sessualità, relazione di coppia, qualità della vita e benessere psicologico

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2017

L’obiettivo dello studio è stato quello di esplorare le differenze in funziona-mento sessuale, soddisfazione relazionale e sessuale, ansia e qualità della vita, tra pazienti affette da endometriosi con e senza infertilità, con l’ipotesi che quest’ul-tima fosse associata a punteggi più critici su tutte le aree. Lo studio è stato condot-to su 71 donne che hanno compilato: un questionario socio-anagrafico, il World Health Organization Quality of Life (WHOQOL)-Bref, il McCoy Female Sexuality Questionnaire (MFS-Q), il Female Sexual Functioning Index (FSFI) e l’Hamilton Anxiety Rating Scale (HAM-A). Il gruppo senza infertilità ha ottenuto punteggi peggiori in tutte le aree analizzate, tranne nell’ansia. I risultati dello studio suggeri-scono l’importanza di un approccio BPS integrato durante la fase di diagnosi e di trattamento che coinvolga il partner per tutto il processo.

Marco Silvaggi, Paolo Maria Michetti, Adele Fabrizi, Roberta Rossi, Francesca Tripodi, Felipe Navarro, Chiara Simonelli

Verso una tassonomia più efficace delle condizioni diagnosticate come matrimonio non consumato

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2017

La definizione più condivisa di "matrimonio non consumato" o "matrimonio bianco" (MB) fa riferimento al "fallimento nel realizzare un rapporto sessuale penetrativo all’inizio del matrimonio". Il MB di solito si verifica nelle prime notti del matrimonio e frequentemente viene chiamato "honey moon impotence" (impotenza in luna di miele) o "wedding night impotence" (impotenza della notte di nozze). Tuttavia, sebbene il fenomeno sia presente ovunque, nelle diverse aree geografiche del mondo la sessualità segue modelli molto diversi circa le regole che la riguardano e il significato che le viene attribuito. Inoltre, l’evoluzione e la globalizzazione della società ha creato nuovi contesti e nuovi tipi di relazioni, libe-rando i legami dalle forme rigide e precostituite che fino alla metà del secolo scorso rappresentavano una costante sociale. Tali trasformazioni, in continuo sviluppo, potrebbero quindi ostacolare la corretta classificazione di queste disfunzioni sessuali, in cui le variabili sociali risultano cruciali. Obiettivo: analizzare la letteratura scientifica sul MB, per capire se le diagnosi eseguite nelle diverse società si riferiscono alle stesse condizioni. Metodo: è stata condotta una revisione della letteratura pubblicata sul MB dal 1970 ad oggi attraverso i principali database scientifici, Pubmed Psycharticle e Psychinfo. Risultati: differenze sostanziali sono emerse fra le società medio orientali e le società occidentali. In primo luogo, nelle società medio orientali la sessualità è ammissibile solo nel matrimonio, mentre nelle società occidentali la sessualità e le relazioni non sono fortemente legate. Ciò potrebbe suggerire che il termine "matrimonio" non sia adeguato a descrivere tale fenomeno nelle diverse aree geografiche del mondo. Inoltre, il tempo medio prima della consultazione, l’attribuzione causale e la prevalenza sono molto diverse nei paesi occidentali e mediorientali. Conclusioni: abbiamo trovato che il termine "disfunzione nei primi tentativi di coito" sarebbe più adatto a descrivere le difficoltà maschili, femminili o di entrambi legate all’ignoranza sulla sessualità e all’ansia da prestazione. Mentre, oltre la categorizzazione delle disfunzioni sessuali individuali, suggeriamo il termine "Relazione non consumata" nei casi in cui pregresse difficoltà individuali verso la sessualità, sono coinvolte nella creazione di una disfunzione sessuale di coppia.

Il volume non intende rappresentare un manuale onnicomprensivo sui temi giuridico e criminologici, tuttavia si pone all’attenzione di chi è in formazione, così come di chi già opera sul campo, come interessante aggiornamento di tematiche attuali, di ambito civile e penale, che accendono la diatriba sia scientifica, che giudiziaria, così come anche clinica, su argomenti attuali ed estremamente controversi quali l’alienazione parentale, la rilevazione e rivelazione nei casi di abuso su minore, l’omogenitorialità, il femminicidio, il figlicidio, ecc.

cod. 1240.417

Chiara Simonelli

Le disfunzioni sessuali maschili e il modello integrato nel contesto pubblico

Dalla teoria alla pratica clinica

Il volume affronta il problema delle disfunzioni sessuali maschili secondo il nuovo modello integrato della sessuologia clinica, che accoglie, insieme al tradizionale disagio del corpo, anche quello della psiche e della relazione di coppia che nella sessualità sono in una stretta interazione reciproca.

cod. 1241.13