Questo articolo si basa sull’interpretazione dei risultati di una ricerca qualitativa volta a investigare l’esperienza vissuta da professori e docenti nel periodo della normalità pandemica (e post), sviluppata prevalentemente in Italia, ma integrata con esperienze di vissuti europei e statunitensi. L’analisi si focalizza su due aspetti: da un lato, dal punto di vista teorico, la possibile alternativa all’egemonia degli obiettivi di apprendimento finalizzati e feticizzati dalla dimensione della “misurabilità” e del raggiungimento dei risultati orientati riduttivamente alla valutazione e alla performatività di un modello di istruzione iperindustrializzato. Dall’altro, sulla base dei risultati di una ricerca empirica esplorativa, investiga come a chi lavora nella formazione superiore e universitaria sia richiesto di adattarsi ai formati previsti nell’insegnamento mediato: i lavoratori sono quindi “spinti” ad operare in termini di soggettività neoliberale, mobilitando in maniera performativa forme acritiche di auto-attivazione di risorse comunicative, relazionali e personali.