Dopo aver ricordato la posizione occupata nella cultura occidentale dalla diade “dolore-conoscenza”, Galiani ricostruisce quelle che ritiene essere le principali tappe di una teoria freudiana del dolore. Basandosi su di essa e sulla propria interpretazione di un’indicazione di Pontalis sul rapporto tra dolore e sofferenza per la quale i due termini possono aiutare a fare riferimento a due differenti condizioni psichiche consce e inconsce - la puntuale intensità del dolore e la sofferenza protratta nel tempo – Galiani suggerisce di leggere alcune esperienze di clinica psicoanalitica rubricabili come “reazioni terapeutiche negative” (tre riportate con riferimenti brevi, una presentata in maniera più dettagliata) alla luce delle particolari interazioni tra dolore e conoscenza che possono determinarsi in alcune situazioni psicoanalitiche. È in questa prospettiva che troverebbe giustificazione la proposta del neologismo “epistemalgia”, pensato per fare i conti con l’assenza di manifestazioni riconducibili ad una pulsione epistemofilica.