Titolo Rivista PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE
Autori/Curatori Anna Freud
Anno di pubblicazione 2026 Fascicolo 2026/3
Lingua Italiano Numero pagine 10 P. 363-372 Dimensione file 265 KB
DOI 10.3280/PU2026-003002
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Sia l’analisi terapeutica sia l’analisi didattica devono servire a riconoscere meglio l’influenza dell’inconscio lavorando sui processi di rimozione (del paziente o del candidato in training). Rispetto all’analisi terapeutica, l’analisi didattica pone all’analizzando un compito in più, quello di fare di sé stesso oggetto di studio, e non solo conoscere meglio il proprio inconscio ma anche apprendere la tecnica psicoanalitica. Le diverse motivazioni consce che vi sono nel paziente e nel candidato in analisi didattica (rispettivamente, diminuire la propria sofferenza psicologica e apprendere la psicoanalisi) determinano uno spostamento d’accento nell’elaborazione delle resistenze dell’Es e dell’Io, che è decisivo per la durata della terapia. Un’altra differenza tra le due forme di analisi sta nelle circostanze in cui si attiva il transfert. Poiché l’analista didatta e il candidato spesso si incontrano nella vita professionale, l’analista didatta perde una sua anonimità ed è sempre qualcosa di più di una figura che dovrebbe fungere il più possibile da specchio per la proiezione di conflitti infantili, per cui vi sono difficoltà nell’interpretazione del transfert.
Parole chiave:Analisi didattica; Differenza tra analisi terapeutica e didattica; Interpretazione del transfert; Training psicoanalitico; Errori tecnici
Anna Freud, Problemi dell’analisi didattica (1938) in "PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE" 3/2026, pp 363-372, DOI: 10.3280/PU2026-003002