La «virtù eccellentissima». Eroe e antieroe nella letteratura italiana da Boccaccio a Tasso
Autori e curatori
Contributi
Alessio Cotugno, Maiko Favaro, Tobias Leuker, Giovanna Rizzarelli, Marcello Sabbatino, Giulia Tellini
Argomenti
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 176,      1a edizione  2017   (Codice editore 1051.36)
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In breve
I contributi raccolti si configurano come un sondaggio critico sulle poliedriche immagini che eroi e antieroi assumono all’interno della letteratura italiana nell’arco cronologico che va da Boccaccio a Tasso. Emerge una galleria di personaggi d’arme e non, i quali rappresentano una sorta di materializzazione di ben determinate ‘virtù’ e di ben determinati ‘vizi’. Un gioco di opposti, che talvolta finiscono paradossalmente per risultare complementari: la «virtù eccellentissima» e il «vizio bestiale», l’umanità e la ferinità, il bene e il male.
Presentazione del volume


Nel Dialogo dell'onore di Giovanni Battista Possevini, edito per la prima volta nel 1553, la 'virtù eroica' si configura - in opposizione al 'vizio' e alla 'bestialità' - come 'eccellentissima'. A essa è concessa la prerogativa di 'conservare' il mondo. Da tale prospettiva, questa 'virtù eroica' assume una valenza pienamente 'civile'. Essa, infatti, sembra avere il compito di garantire l'humanitas in contrapposizione alla ferinitas, di esaltare i valori di una codificata e condivisa società a svantaggio di pericolosi gesti e comportamenti anomici. I contributi, qui raccolti, rappresentano un sondaggio critico sulle poliedriche immagini che eroi e antieroi possono acquisire all'interno della letteratura italiana lungo un arco cronologico che va da Giovanni Boccaccio a Torquato Tasso, passando per Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e Giovanni Andrea dell'Anguillara. Emerge una galleria di personaggi d'arme (Teseo, Alessandro Magno, Rodomonte, Achille) e no (Alvida, Filemone e Bauci, cardinali e vedove), i quali sono una sorta di materializzazione di ben determinate 'virtù' e di ben determinati 'vizi'. È un gioco di opposti, che talvolta finiscono paradossalmente per risultare complementari: la "virtù eccellentissima", appunto, e il "vizio bestiale", l'umanità e la ferinità, il bene e il male.

Scritti di: Vincenzo Caputo, Alessio Cotugno, Maiko Favaro, Tobias Leuker, Giovanna Rizzarelli, Marcello Sabbatino, Giulia Tellini.

Vincenzo Caputo
è ricercatore di Letteratura italiana presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Napoli Federico II. Un'attenzione specifica ha dedicato alla letteratura del Cinquecento ("Dar spirto a' marmi, a i color fiato e vita". Giorgio Vasari scrittore, 2015; "Ritrarre i lineamenti e i colori dell'animo". Biografie cinquecentesche tra paratesto e novellistica, 2012; La "bella maniera di scrivere vita". Biografie di uomini d'arme e di stato nel secondo Cinquecento, 2009) e alla letteratura dell'Otto e del Novecento (si veda la riproposizione nel 2012 dei Ricordi del pittore Domenico Morelli e il vol. La "pittoresca conversazione". Letteratura, teatro e arti figurative a Napoli tra Otto e Novecento, 2014). Nel 2016 ha curato per i nostri tipi il volume Il "barlume che vacilla". La felicità nella letteratura italiana dal Quattro al Novecento.

Indice
La "virtù eccellentissima". Per una introduzione su eroe e antieroe da Boccaccio a Tasso
Marcello Sabbatino, O cavalieri "s'elli è in voi alcuna cortesia". L'eroe e la corte nel Teseida
Maiko Favaro,
Tra "aroganza" e "inclyte vertute": le ambiguità di Alessandro Magno nell'Inamoramento de Orlando
Giovanna Rizzarelli, "D'ogni legge nimico e d'ogni fede". Rodamonte e Rodomonte antieroi della conoscenza
Alessio Cotugno,
Filemone e Bauci da Ovidio all'Anguillara: lingua, stile, traduzione
Tobias Leuker,
Sei cardinali e una vedova - eroismo senz'armi in alcuni elogi poetici del secondo Cinquecento
Vincenzo Caputo,
"Era dunque e non era eroe". La riflessione di Torquato Tasso su Achille
Giulia Tellini,
Il suicidio d'Alvida nel Torrismondo
Gli Autori
Indice dei nomi.