Le forme del cinema per l'educazione.

Il panorama italiano dagli anni '50 ad oggi

Autori e curatori
Livello
Textbook, strumenti didattici. Testi per insegnanti, operatori sociali e sanitari
Dati
pp. 140,      1a edizione  2014   (Codice editore 250.10)
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Le forme del cinema per l'educazione. Il panorama italiano dagli anni '50 ad oggi
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In breve

Un’ampia panoramica di tutte quelle ricerche che nei decenni hanno tentato di gettare un ponte tra l’evento cinema e l’evento educazione.

Presentazione del volume

Qual è la natura che si è attribuita al cinema quando il cinema ha incontrato la pedagogia, le pratiche educative e quelle della formazione degli adulti?
Questa domanda attraversa la storia sociale del nostro Paese dal dopoguerra ad oggi. Nella ricostruzione storica di questo legame il testo giunge ad individuare delle correnti generali, dei flussi di caratterizzazione del cinema che nel corso dei decenni hanno guidato l'intenzione didattica e pedagogica legata alla settima arte: la corrente sussidiaria ovvero il cinema come sussidio didattico di una disciplina scolastica specifica; la corrente del sospetto ovvero il cinema come contenitore di fatti sociali, di ideologie, di morale, di cultura e in quanto tale come dispositivo da smontare, da "raffreddare" sotto la lente dell'analisi contenutistica; la corrente linguistica ovvero il cinema come oggetto semiologico, come testo, come narrazione e comunicazione che consegnano alla pedagogia e alla didattica una grammatica e una semantica del linguaggio cinematografico; la corrente ambientale: il cinema come medium che immerge in un'esperienza cognitiva e affettiva, nonché metacognitiva e meta-affettiva; e infine la corrente del cinema come arte ovvero il cinema come esperienza estetica nelle visioni di appassionati pedagogisti-cinephile. Il libro propone dunque un'ampia panoramica di tutte quelle ricerche che nei decenni hanno tentato di gettare un ponte tra l'evento cinema e l'evento educazione.
Appare chiaro, a un certo punto, lo stato di minorità cui si condanna la pedagogia quando lavora accanitamente su i suoi oggetti. Riduce, distorce, adatta alle sue esigenze porzioni di mondo racchiuse nell'evento cinematografico, spesso con l'illusione di averlo addomesticato, magari grazie al contributo di altre discipline (psicologia, semiotica, narratologia). Il cinema, allora, ci consegna, forse, una scienza pedagogica ormai fuori dai cardini.
La domanda iniziale si è trasformata in un'altra: di che natura sono state le "pedagogie" che hanno assegnato e assegnano al cinema quella specifica natura che rende possibile la sua applicazione in educazione?

Giovanni Rizzo è dottore di ricerca in Pedagogia e collabora alle attività didattiche e scientifiche della cattedra di Filosofia dell'educazione e di Ermeneutica della formazione presso la Facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Milano-Bicocca. Esperto di cinema e arti visive, ha pubblicato alcuni saggi brevi nei volumi Terracqua. Schermi immaginali (a cura di F. Antonacci, Mimesis 2007) e L'immaginario della scuola (a cura di P. Mottana, Mimesis 2009).

Indice

Introduzione
Pericolo cinema
(Achtung! Americanen!; Il cinema d'insegnamento; Il cinema spettacolare: Luigi Volpicelli, Pio Baldelli, Giuseppe Flores D'Arcais; Il cinema "attivo" di Raffaele Laporta; Il sussidio spettacolare)
Maestro Cinematografo
(Il tramonto delle "scuole attive" e l'alba della "filmologia"; Il cinema come problema psicopedagogico; Il cinema con l'influenza: televisione e mezzi audiovisivi; Dall'informazione visiva alla comunicazione filmica; Cinema: istruzione o educazione? Il colpo di spugna della semiotica; La dittatura delle tecnologie educative)
Le esperienze attuali tra formazione ed educazione
(Cinema, comunicazione, new (smart) media; Hard movies: il cinema per adulti, tra cognizione e affetti; Cinema ed esperienza estetica)
Conclusioni. La natura ambigua delle cose
Bibliografia.