RISULTATI RICERCA

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According to M.A.K. Halliday the language can be usefully considered a particular form of behaviour, which is identified in "meaning", in "making choices of meaning". Thus the language is not an "abstract" and "unconditioned" knowledge, but a real behaviour, socially and contextually conditioned above all by the social functions that it must accomplish in the various social contexts. Nevertheless the author doesn’t consider conditioning and determinations in a mechanistic vision. The speaker chooses what he/she wants to say or communicate but he/she should carefully choose the favourite option of meaning in that particular social context: the social context “advises” of what can be said, what is better to say. Besides the social context often determines the number of usable options of meaning and the features of those options, beyond the speaker’s awareness. They are universes of meaning that Halliday calls "semantic potential". This theoretical basis allowed B. Bernstein and his team to specifically and empirically investigate a "classical" theory of anthropology and sociology, before him only stated and generically supported: the learning and the use of the language are socially determined. In the author’s opinion this theoretical basis allows to outline a different and "more productive" epistemological approach to the "language", and new solutions to the practical problems regarding the language learning.

Emanuele Caroppo, Patrizia Brogna

The trauma faces: an explorative study on asylum seekers

INTERNATIONAL JOURNAL OF MULTIDISCIPLINARY TRAUMA STUDIES

Fascicolo: 1 / 2016

This study aims at better understanding the traumatic experience in the asylum seekers that was transferred in Italy in application of Dublin II and III Regulation. In particular we analyzed the asylum seekers that was transferred, at the moment of the identification of the European State Members (EU SM) competence of the asylum procedure, like vulnerable target. This is a common category established by the Art. 8 of the Legislative Decree 140/2005 foresees in Italy and its including: minors, disabled people, elderly people, pregnant women, single parents with children and persons who have been subjected to torture, rape or other serious forms of psychological, physical or sexual violence. We shall highlight the particular way in which people with this legal situation perceive their trauma life events and specifically how they are exposed to the greatest risk of PTSD and suicide. To this end we shall analyze the prevalence and incidence of mental health diseases in the asylum seekers and how the bias prevalence about the Dublin Regulation increased the risk of the chronic vulnerability conditions especially the increase of psychological reactive syndromes, addiction and deliberate self-harm behaviours and suicide attempt. Our hypothesis is that the absence of a common program treatment, the dissemination of health information amongst Member States can have a negative impact on the global health of this target people.

Emanuele Carrozza

I quadri ORL più frequenti nelle gravi disabilità

CHILD DEVELOPMENT & DISABILITIES - SAGGI

Fascicolo: 3 / 2010

Le patologie ORL di più frequente riscontro nel disabile sono il tappo di cerume e le otiti a livello dell’orecchio esterno, mentre l’orecchio interno è per lo più affetto da otiti catarrali. A carico del naso si riscontrano riniti e rino-sinusiti acute e croniche, così come stenosi delle vie aeree da deviazioni settali o poliposi nasali. A livello oro-faringeo sono comuni processi flogistici tonsillari o disturbi della deglutizione, per lo più di natura neurogena. In tutti questi quadri clinici la difficoltà principale è per lo più rappresentata dalla mancata collaborazione dei pazienti, sia durante la fase diagnostica clinica e strumentale che durante la fase terapeutica (assunzione di farmaci e medicazioni locali).

La disamina di alcuni momenti chiave nei rapporti tra scienze naturali e storia della filo-sofia sembra suggerire che, nel corso del primo Novecento, le scienze della vita non abbiano compiuto quella "rivoluzione" interpretativa che ha invece investito la Fisica generando le originali suggestioni di Bohr e Heisenberg in merito all’oggettività dei fenomeni e alla loro possibile determinazione. In tempi più recenti la riflessione sul tempo e sulla natura multiversa dei sistemi biologici ha aperto tuttavia nuovi scenari; proprio dalla riconsiderazione teoretica e filosofica di queste variabili, la biologia contemporanea sembra tracciare importanti distinguo rispetto al pensiero determinista da cui spesso è stata influenzata.

Emanuele Curzel

L’amicizia tra Hubert Jedin e Iginio Rogger

CHEIRON

Fascicolo: 1 / 2023

Iginio Rogger (1919-2014) conobbe Hubert Jedin nel corso degli studi che condusse a Roma negli anni Quaranta. Tra i due si instaurò una feconda collaborazione scien- tifica e organizzativa; nacque un’amicizia caratterizzata da forte stima reciproca. Il carteggio conservato nell’archivio di Rogger permette di conoscere le tappe di questo rapporto.

Emanuele Curzel, Matteo Fadini , Mirko Pettinacci

Introduzione

CHEIRON

Fascicolo: 1 / 2023

La comunità ebraica di Milano in età contemporanea nacque nella seconda metà del XIX secolo. Il suo sviluppo corse parallelamente a quello della città, che nei decenni post unitari fu teatro di un imponente aumento della popolazione e del conseguente stravolgimento urbanistico, caratterizzato dalla necessità di adeguarsi al nuovo sviluppo economico e da una diversa distribuzione delle classi sociali al suo interno. Anche la giovane comunità ebraica crebbe insieme alla popolazione milanese, grazie soprattutto al considerevole flusso migratorio, sino a raggiungere negli anni Trenta la sua massima espansione;; si trattava di una minoranza appartenente al ceto medio o medio-­alto. La mancanza di un ghetto storico non ha permesso di individuare uno specifico quartiere ebraico, ma dall’elaborazione dati del censimento fascista del 22 agosto 1938 è stato possibile ricostruire come la distribuzione abitativa degli ebrei milanesi ricalcasse sostanzialmente quella dei concittadini del medesimo ceto socio-­professionale. Con l’eccezione della zona nord della città, prevalentemente operaia, gli ebrei milanesi risiedettero soprattutto nelle aree a nord-­ovest e nord-­est del centro, tra i Navigli e i Bastioni e a cavallo di questi ultimi, con una presenza, anche se meno significativa, a sud. All’interno di tale schema, la distribu-­ zione fu sempre omogenea e non si crearono specifici nuclei residenziali legati all’età di residenza, alla professione svolta, alla nazionalità di provenienza.

Emanuele Ertola

La cultura coloniale italiana: note su tre recenti contributi ad un cantiere aperto

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 184 / 2024

Questo articolo prende le mosse dalla recente pubblicazione di tre volumi su diversi aspetti della cultura coloniale italiana. L’obiettivo è, da un lato, inquadrarli all’interno della ormai consolidata letteratura sul tema, evidenziandone l’evoluzione, le linee principali di ricerca, ed alcuni problemi. Dall’altro, metterne in luce gli elementi di novità, e naturalmente anche le criticità, per mostrare la vivacità di questo cantiere di studi e le molteplici prospettive che questi recenti contributi aprono.

L’articolo ha come oggetto l’identificazione e l’analisi del razzismo presente all’interno del discorso pubblico odierno, con l’obiettivo di tracciare le continuità dell’idea di razza ereditata dal passato coloniale. Come fonte l’autore prende in esame i profili social afferenti a partiti, militanti e organizzazioni riconducibili alle destre nazional-populiste, isolando i contenuti testuali e audiovisivi che esplicitamente o implicitamente utilizzano il concetto di "razza" per veicolare un messaggio politico. A partire da un’ampia letteratura italiana ed internazionale, l’autore scandaglia questa fonte recentissima con approccio storiografico, rilevando quanto in profondità sono radicati immagini, stereotipi e pregiudizi risalenti al razzismo otto-novecentesco, ed il modo in cui tali residui del passato vengono oggi ripresi e disseminati secondo precise strategie politiche.

Emanuele Ertola

Ritorneremo: le associazioni di profughi d’Africa nell’Italia del dopoguerra

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 288 / 2018

Nell’Italia degli anni Quaranta e Cinquanta il profugato postbellico e la decolonizzazione si sovrapposero nella figura degli ex coloni ora rimpatriati. La storiografia ha poco considerato questa categoria, sottovalutandone la capacità di proporre attivamente determinate istanze, e la diversità di accenti politici presenti al suo interno. Questo contributo, basato su fonti inedite quali documenti d’archivio e periodici, prende in esame le associazioni costituite dai profughi d’Africa, le persone che ne erano alla guida, i loro referenti politici e le diverse strategie che i sodalizi di ex coloni adottarono per interagire con le istituzioni.

Emanuele Ertola

Navi bianche. Il rimpatrio dei civili italiani dall’Africa Orientale

PASSATO E PRESENTE

Fascicolo: 91 / 2014

With the fall of the Italian "empire", defeated in 1941 by the British army, an agreement between the two states permitted the repatriation of citizens from Italian East Africa. A naval expedition was organized for this purpose by the Italian government. Between 1942 and 1943 four large ocean liners made three trips circumnavigating Africa and brought back to Italy about 28,000 Italians. This paper, based on reports written by the chiefs of the expedition, focuses on one of the mission’s main features: to rescue the settlers and, at the same time, rehabilitate them politically and morally.