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The evolution of consumption of bread has revealed, during the last years, a general downward trend, effect of the change of the alimentary habits of consumers, characterised by a reduction of home consumption and by the partial substitution of bread with some substitutive products. To realise a close examination of the knowledge and processes at the basis of general bakery and of bread in particular, a direct research has been realised and its main aim is to examine the habits of consumption (way of use and of purchase etc.) of refined bread of durum wheat and of enriched, packaged and organic bread. In particular, the a.m. research has been carried out applying the analysis of the principal constituents, putting on evidence the main variables that influence on consumption and the cluster analysis to define the homogeneous groups of consumers. The results of this research has allowed to outline, in the initial phase, the consumers attitude towards bread and, afterwards, by means of statistical analysis techniques, to characterise four homogeneous groups of consumers, according to their socio-economic elements and consumption habits.
L’autore analizza i caratteri della presenza a Grumo Appula, un comune della Puglia centrale, di ex internati, profughi e partigiani jugoslavi — e delle memorie che di essa permangono. Egli sviluppa e approfondisce i risultati di una laboriosa ricostruzione delle vicende dei gruppi jugoslavi attivi nella lotta partigiana in Italia, esposti nel volume collettaneo I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana. Storie e memorie di una vicenda ignorata. Sulla base del riesame di fonti di varia natura, il saggio conferma l’importante ruolo svolto dalla Puglia sia come duplice retrovia per coloro che avevano combattuto lungo l’Appennino e per quanti combattevano nei Balcani (luogo di cure mediche, di reclutamento, di addestramento, di formazione delle Brigate d’oltremare che successivamente si sarebbero unite all’Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia, Eplj), sia come area di complessa mediazione fra i diversi soggetti attivi nel periodo dell’occupazione alleata.
In a recently published book, Bruno Jossa (2015) proposed an economic system composed mainly of co-operative firms (democratic enterprises), where means of production are publicly owned and wage labour is forbidden. Jossa argues that a system of co-operative firms, not a system of planned economy, is the true socialism, fully compatible with the letter of Marx’s writings. Jossa’s proposal is compared with that of Meade (1989, 1993) involved in the use of a special kind of co-operative, DLCP, defined as a firm in which workers and capitalists negotiate an agreement which fixes the firm’s profit appropriation criterion and provides for the issuance of two different categories of shares, labour shares and capital shares. Meade’s project also provides a large state intervention in the economy. Both proposals lead, according to their authors, to reduce unemployment and to an improvement in the material and moral condition of individuals. Strengths and weaknesses of the two proposals are highlighted.
La finalità del presente articolo consiste nel tentativo di dimostrare quali sono stati gli effetti prodotti dagli enti autorizzati nell’ambito dell’adozione internazionale e sull’esito della stessa, in seguito all’introduzione della L. 476/98 di Ratifica ed esecuzione della Convenzione de L’Aja volta a tutelare il superiore interesse del minore. Viene presentata un’indagine qualitativa condotta intervistando un gruppo di operatori di alcuni enti autorizzati e che ha avuto l’obiettivo principale di valutare gli indicatori di rischio legati ai fallimenti e i fattori di protezione delle adozioni portate a termine in seguito all’entrata in vigore della nuova normativa in materia di adozione internazionale. I risultati mostrano un’evidente convergenza con la letteratura più recente in merito al ruolo giocato dalle coppie adottanti, alle difficoltà di dialogo dei diversi soggetti istituzionali coinvolti nell’iter adottivo. Tra i fattori di protezione si può certamente annoverare il contributo degli enti autorizzati come potenziale risorsa dell’intero sistema.
Durante l’adolescenza, il gruppo dei pari costituisce un luogo dove il soggetto vive e sperimenta nuove strategie cognitive e comportamentali, attraverso meccanismi di proiezione ed identificazione. Le relazioni con i pari possono anche costituire un terreno particolarmente fertile per la condivisione di comportamenti devianti, quando il gruppo è incline a sperimentare azioni devianti. In questi casi, il singolo individuo adolescente, dall’identità fragile e alla ricerca di una costruzione di sé, finisce per diventare facile ostaggio del gruppo dei pari. Pertanto, il gruppo può assumere una funzione di fattore precipitante verso la delinquenza adolescenziale. Studiare la devianza minorile di gruppo, significa osservare e studiare attentamente quali sono le caratteristiche peculiari delle aggregazioni giovanili che tendono a commettere atti devianti e in particolare, analizzare tanto le modalità con cui i minorenni arrivano a compiere reati di gruppo, quanto le connotazioni specifiche che questi episodi assumono rispetto agli adulti, alla società nel suo insieme. L’ipotesi generale da cui partono gli autori è che nell’azione gruppale si possono individuare sia intenzioni che scopi individuali ma, soprattutto, si può assistere alla formazione di intenzioni gruppali che finiscono per essere prevalenti sul terreno dell’agire situazionale. Gli autori analizzano 6 casi peritali che riguardano 10 soggetti: in particolare, sono state analizzate le storie e le caratteristiche di dieci soggetti minorenni autori di reati commessi in gruppo o in coppia, nonché le dinamiche dei relativi fatti-reati.