RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 104869 titoli

L’esperienza prende origine da un interrogativo degli operatori della divisione di Ostetricia dell’Ospedale Santa Croce di Moncalieri (Torino) sull’attualità del proprio modello culturale (Qualità del servizio) e del proprio prodotto offerto (parto fisiologico), rispetto alle esigenze delle utenti nella gestione del travaglio di parto (Qualità Percepita). La ricerca intervento si è articolata in tre fasi: Fase I approccio al contesto organizzativo e individuazione delle peculiarità: questa fase è stata realizzata attraverso la ricostruzione della storia del servizio (consultazione di materiale informativo e divulgativo dell’Azienda Ospedaliera) e attraverso l’osservazione delle dinamiche e dei processi organizzativi, al fine di comprendere e selezionare gli strumenti più idonei per intervenire nel reparto; Fase II ricostruzione del flusso e descrizione dei punti di forza e di debolezza: per la valutazione della QS è stato utilizzato il modello del processo di flusso di Ovretveit (1996), che mira a fornire uno schema per esaminare il servizio comprendendo le percezioni dell’utente e identificando le problematiche; Fase III definizione di aree tematiche da utilizzare per la costruzione di un questionario atto a valutare la QP (ancora in fase di realizzazione): una ricerca di desk ha permesso di analizzare le problematiche inerenti la diatriba parto naturale/parto algesico; i focus group con puerpere e operatori sanitari del reparto hanno permesso di indagare le rappresentazioni mentali di utenti ed esperti su alcune aree tematiche (dolore, parto, ecc.) da cui sono stati identificati dei clusters. Sulla base di questi è stato costruito un questionario pilota, ed è stata effettuata una somministrazione e valutazione dello stesso. Attualmente è in fase di costruzione un questionario che indaghi le esigenze delle donne sul tema della gestione del travaglio di parto e che sarà somministrato ad un campione rappresentativo della popolazione femminile che accede al reparto. L’applicazione del modello del flusso di Ovretveit ha consentito a ricercatori ed operatori di porsi dalla parte del cliente, per ottenere una maggiore comprensione del percorso del paziente attraverso il sistema del servizio.

Gaetano Trabucco, Giuseppe Verlato, Lorella Fontana, Elena Bravi, Maddalena Marcanti, Francesco Procaccio, Giuseppe Moretto, Alessandro Mazzucco

La disponibilità degli operatori sanitari a donare gli organi: influenza delle conoscenze e delle opinioni

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 2 / 2004

Gli operatori sanitari giocano un ruolo chiave nell’ottenere dai familiari di un paziente in stato di morte cerebrale l’autorizzazione alla donazione di organi e tessuti e nell’educazione della popolazione in generale. Scopo di questo studio è valutare in che modo il sapere scientifico e le opinioni personali incidono sull’atteggiamento verso la donazione, nel personale sanitario di un grande ospedale. Metodi: 1793 operatori sanitari dell’Azienda Ospedaliera di Verona sono stati sottoposti ad un questionario anonimo, sviluppato dal servizio di Psicologia Clinica, e la percentuale di risposta è stata del 74.8%. In questo studio vengono prese in considerazione sole le domande inerenti le conoscenze scientifiche relative alla definizione di morte cerebrale, alle idee personali, all’atteggiamento verso la donazione di organi e verso il trapianto, all’autovalutazione del livello di conoscenze possedute. L’analisi statistica è stata svolta sui 1249 soggetti per i quali erano disponibili queste informazioni, mediante il test del X2 e l’utilizzo di un modello logistico di regressione per l’analisi multivariata. Risultati: gli operatori sanitari sono più propensi a donare gli organi dei congiunti in morte cerebrale, quando considerano questa condizione la morte reale (86.6% vs 53.2% p < 0.001). La propensione a donare gli organi è particolarmente bassa, quando la morte cerebrale viene definita come coma o amnesia (65.1%), mentre aumenta quando è definita come una cessazione delle funzioni cerebrali ma non di tutta l’attività biologica (77.9%) o quando è equiparata alla completa cessazione di tutte le funzioni biologiche (81.4%) (p = 0.008). L’analisi multivariata ha evidenziato che la disponibilità a donare gli organi di un familiare in stato di morte cerebrale risente più delle convinzioni personali che della capacità di saper definire correttamente la morte cerebrale (p < 0.001). Conclusione: la disponibilità a donare gli organi di un proprio familiare dipende dalle credenze personali piuttosto che dalle conoscenze scientifiche. Questo risultato se confermato da ulteriori studi dovrà essere attentamente considerato nella programmazione di percorsi formativi rivolti agli operatori sanitari, specie se si considera che due terzi degli intervistati ha espresso il desiderio di volerne sapere di più.

Valentina Di Mattei, Antonio Prunas, Lucio Sarno

Il burnout negli operatori della salute mentale: quali interventi?

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 2 / 2004

Il costrutto del burnout è stato formulato da oltre trent’anni e strumenti con buone proprietà psicometriche per la sua valutazione e il suo assessment sono ormai di uso comune. Tuttavia, minore attenzione sembra essere stata rivolta dai ricercatori allo studio dell’efficacia degli interventi psicologici e organizzativi per la sua gestione in particolare nell’area della salute mentale. Obiettivo del presente studio è quello di offrire una panoramica degli interventi sul burnout in operatori della salute mentale prestando particolare attenzione alle prove di efficacia che li supportano. A tale scopo, la letteratura sul tema degli interventi terapeutici per la gestione della sindrome del burnout in operatori della salute mentale è stata raccolta attraverso le banche dati Medline e PsychInfo estendendo la ricerca a partire dal 1980. Il panorama degli interventi terapeutici proposti è alquanto ampio e spazia da approcci centrati sull’individuo (counseling e psicoterapia), ad interventi di gruppo, a livello organizzativo e strategie di auto-aiuto. Tuttavia, gli studi controllati sull’efficacia di tali approcci sono assai limitati pertanto le conclusioni che se ne possono trarre rappresentano esclusivamente delle considerazioni preliminari; in generale, emerge che gli interventi più efficaci siano quelli che agiscono contemporaneamente a vari livelli. Si è ancora molto lontani dalla formulazione di strategie d’intervento manualizzate e di efficacia verificata empiricamente. Diversi contributi presentano evidenti limiti metodologici soprattutto relativamente alla scarsa ampiezza dei campioni esaminati, all’assenza di gruppi di controllo e alla valutazione dell’efficacia di più di un intervento alla volta. Inoltre, si impone la necessità che studi successivi focalizzino maggiormente l’attenzione sugli altri profili professionali dell’area in oggetto e non soltanto sul personale infermieristico.

Francesca Gobbi, Francesca Lupi, Fiorella Monti, Angelo Miano

Fibrosi cistica, qualità di vita e adolescenza: studio pilota sull'impatto del genere e della severità della malattia

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 2 / 2004

Introduzione: l’adolescenza è un periodo particolarmente critico in cui ci si confronta con problemi fondamentali quali la ricerca dell’identità, l’identificazione col gruppo e la preoccupazione per l’aspetto fisico. La malattia cronica rappresenta la drammatizzazione di queste problematiche. Lo studio pilota intende esplorare l’influenza della Fibrosi Cistica (FC) sulla qualità di vita correlata allo stato di salute (HRQoL) degli adolescenti fibrocistici. Metodologia: 32 soggetti FC adolescenti (14 M e 18 F; età media = 16.75 anni, range 14-19) hanno completato il Questionario sullo Stato di Salute SF-36 e il Cystic Fibrosis Quality of Life Questionnaire. Risultati: l’analisi della varianza ad una via non ha riscontrato effetti significativi né del genere e né del grado di severità della malattia sulle diverse dimensioni dei questionari, ad eccezione della scala Attività fisica (SF-36). L’analisi della varianza a due vie ha indicato effetti significativi delle variabili genereXseverità della malattia solo su due scale, Funzionamento fisico (CFQoL) e Attività fisica (SF-36). Le correlazioni tra indici diversi della valutazione del proprio stato di salute sono risultate significative quasi esclusivamente nel gruppo delle femmine. Le risposte ai questionari di maschi e femmine non sono significativamente diverse ma si riscontra, nelle femmine e nei soggetti con gravità moderata/severa della malattia, una maggiore correlazione nei punteggi ai diversi indici di valutazione. Conclusioni: non si evidenziano differenze significative nella modalità di adattamento alla propria condizione nei soggetti rispetto al sesso di apparteneza e al grado di severità della malattia. Le ricerche sulla qualità di vita in fibrosi cistica possono favorire l’individuazione dei bisogni dei pazienti adolescenti e delle loro famiglie e risultano, quindi, di fondamentale importanza per pianificare interventi maggiormente rispondenti alle loro specifiche necessità.

Elena Magli, Patrizia Gindri

Valutazione della qualità: esperienza in un servizio di Neuropsicologia

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 2 / 2004

Il Servizio di Neuropsicologia del Presidio S. Camillo ha funzione di diagnosi e riabilitazione cognitiva per pazienti che afferiscono alla struttura (un centro di riabilitazione di 2° livello) e che sono incorsi in danno cerebrale organico. Obiettivo dell’intervento è valutare su un piano organizzativo la qualità del servizio erogato ai pazienti ricoverati per esiti di ischemia cerebrale (che rappresentano il carico di lavoro maggiore per il servizio), al fine di proporre variazioni organizzative/operative più aderenti alle esigenze di operatori e pazienti. A tal fine si è scelto di ricostruire il flusso del paziente con ictus all’interno del servizio dal momento della domanda di consulenza, fino alle dimissioni (secondo il modello di Ovretveit). La ricostruzione, effettuata attraverso un’intervista semistrutturata proposta agli operatori, ha permesso di individuare alcuni punti critici. Tali punti concernono l’assenza di protocolli di lavoro scritti e concordati nel setting istituzionale che definiscano standard minimi di qualità condivisi e che servano a rendere omogenei i criteri di invio e le modalità di presa in carico dei pazienti. Quest’ultimo elemento individua la necessità di istituire sia momenti strutturati di comunicazione tra operatori, sia uno spazio di confronto con i medici invianti. Attualmente è iniziata una fase sperimentale di creazione della Carta dei Servizi del servizio di Neuropsicologia, finalizzata all’individuazione di standard di lavoro condivisi.

Massimo Miglioretti, Rossella Bo, Marcella Ercole, Debora Pain, Fabrizio Zucca

La promozione della salute nella scuola superiore: il progetto Sailor

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 2 / 2004

L’obiettivo di questo contributo è presentare un progetto di promozione della salute, attuato presso le scuole superiori di Chivasso, in provincia di Torino. Esso si propone di promuovere la salute sul territorio, a partire dai diversi attori, pubblici e privati, che vi operano. Il progetto si sviluppa in tre fasi: una fase iniziale di valutazione dove è stato somministrato il Questionario dei comportamenti di salute (Miglioretti et al., 2002). Il questionario, somministrato a 1532 studenti (M: 41.2%; F: 57.4%; età: 16.1 ± 2.9) analizza, oltre ai principali comportamenti di rischio, le credenze riguardo all’influenza sulla salute di questi comportamenti, le conoscenze del legame tra questi comportamenti e le principali patologie causa di morte, l’autostima e l’autoefficacia. La seconda fase prevede la restituzione dei dati ai diversi partecipanti al progetto: studenti, professori e famiglie, cittadinanza con particolare attenzione a sviluppare processi di restituzione partecipata. La terza fase di intervento si caratterizza per l’attuazione di laboratori basati sui principi della peer education, mirati all’incremento di autostima e autoefficacia, individuate come variabili influenti nella messa in atto di comportamenti a rischio o protettivi per la salute; e per l’introduzione, a livello cittadino della giornata della salute, momento di confronto tra i diversi attori locali del progetto.

Debora Sommella, Roberto Fasanelli, Ida Galli

Uffa che stress! Le rappresentazioni sociali dello stress in un gruppo di pre- adolescenti

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 2 / 2004

Il concetto di stress riveste un ruolo sempre più centrale all’interno della produzione scientifica della Psicologia della Salute; d’altro canto, tale termine è sempre più diffuso nei discorsi di senso comune, tanto da invadere addirittura le conversazioni dei bambini. Questo lavoro mira a conoscere come si articolano tra loro le dimensioni informative, cognitive ed affettive delle costruzioni simboliche relative al fenomeno stress. In altri termini, come un gruppo di soggetti in età pre-adolescenziale si rappresenta lo stress. L’ottica teorica adottata è quella delle Rappresentazioni sociali, l’ambito disciplinare è quello della Psicologia Sociale della Salute. Alla ricerca hanno partecipato 146 soggetti (M = 69; F = 77) di età compresa tra 10 e 12 anni (età media pari a 11.22 anni), frequentanti la prima classe di una scuola media statale della città di Napoli. Le strategie e le tecniche di rilevazione ed analisi dei dati sono di tipo quantitativo e qualitativo. Per identificare il nucleo centrale e gli elementi periferici della rappresentazione è stata utilizzata la tecnica delle Evocazioni gerarchizzate di Vergés (1992). I dati sono stati elaborati servendosi del software Evoc 2000. Per indagare gli aspetti iconici e la percezione dello stress è stata utilizzata una tecnica mista disegno/questionario. I dati sono stati elaborati mediante analisi del contenuto di tipo categoriale frequenziale. Sostanzialmente, le rappresentazioni dei soggetti appartenenti ai due gruppi risultano sovrapponibili. I risultati dell’analisi quantitativa e quelli dell’analisi qualitativa appaiono coerenti tra loro. Gli attori più frequentemente individuati sono lavoratori e studenti, i settings sono luogo di lavoro e scuola, ma anche casa e strada e gli stressori sono il lavoro, le faccende domestiche e lo studio. Lo stress viene identificato con la stanchezza, il nervosismo, o, al contrario, la noia e/o l’apatia.

Alessandra Oberti, Maria Francesca Freda

Abitare una casa residenziale per anziani: modelli di convivenza possibile

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 2 / 2004

A partire da una logica di intervento entro le organizzazioni, fondata sull’analisi della Cultura Locale, il presente lavoro porta un contributo relativo all’esplorazione dei processi semiotici che sostanziano, entro le strutture residenziali per anziani, la costruzione della rappresentazione di sé e dell’altro significativo e la loro organizzazione entro modelli di convivenza possibile.

Laura Migliorini, Antonella Piermari, Anna Zunini

Senso di sicurezza e ambiente urbano. Una ricerca condotta nella città di Genova

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 2 / 2004

La prospettiva ecologica è stata utilizzata in letteratura per studiare le caratteristiche dei contesti che influenzano la qualità della vita degli individui e altre tematiche salienti come il senso di sicurezza e di insicurezza. La percezione di vivere in un posto sicuro sembra giocare infatti un ruolo importante nel processo di benessere, poiché, come è noto, il senso di sicurezza è considerato un fondamentale bisogno dell’uomo. L’obiettivo di questo studio è di esplorare il senso di sicurezza connesso al vivere in un contesto urbano, unitamente al benessere psicologico e alla percezione della qualità urbana in soggetti adulti. A tal fine è stato somministrato un questionario self-report a 126 soggetti, genitori di preadolescenti residenti in un quartiere della città di Genova. Il questionario è composto dai seguenti strumenti: un questionario sul tema della sicurezza/insicurezza, la scala di benessere psicologico di Ryff e Keyes (1995), le scale della qualità urbana percepita di Bonaiuto, Aiello, Perugini, Bonnes, Ercolani (1999), un questionario che raccoglie le informazioni demografiche dei soggetti. I risultati mostrano come il ruolo delle relazioni sociali influenzi il sentimento di sicurezza e la definizione della caratteristiche di un luogo sicuro, soprattutto per quel che concerne i preadolescenti. La relazione tra la persona e l’ambiente sembra pertanto essere caratterizzata sia dagli elementi fisico-strutturali del contesto sia dalle relazioni con le altre persone presenti. Vengono inoltre presentati i risultati del benessere psicologico e della percezione della qualità urbana, da cui si evince che, a fronte di un buon livello di benessere, il vissuto relativo al quartiere di residenza non appare particolarmente soddisfacente se non per quanto riguarda le dimensioni relazionali.

Giovanna Petrillo, Giorgio Bertolotti, (a cura di)

Editoriale

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 2 / 2004

Daniela De Berardinis, Gabriela Tavazza, Muriel Gilbert, Franco De Masi, Raymond Cahn, Giuseppe Martini

Intervista/Dibattito

INTERAZIONI

Fascicolo: 2 / 2004