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L’Autrice, che lavora in un centro specialistico pubblico di secondo livello, evidenzia l’importanza delle intersezioni tra mondo psicologico e giudiziario sottolineandone il valore terapeutico. Viene descritto l’iter che si trova a percorrere il minore vittima di abuso con particolare attenzione al processo di identificazione con l’aggressore, alle dinamiche relazionali e interne, alle cure di cui ha bisogno un bambino traumatizzato per entrare in contatto con il proprio trauma ed essere messo nelle condizioni di rivelare. L’ascolto del minore richiede non solo disponibilità empatica e formazione specialistica, ma anche condizioni di tutela durante tutto il percorso giudiziario.
La separazione della coppia genitoriale è un’esperienza che investe contemporaneamente il livello interpersonale e il livello intrapsichico dei soggetti coinvolti. L’articolo evidenzia come il Ctu nell’esplorare la qualità della relazione che ciascun genitore ha con il figlio e la qualità della relazione che gli adulti, in quanto genitori, sono in grado di avere tra loro debba anche valutare la loro possibilità di superare una posizione di conflittualità invasiva per recuperarne una di preoccupazione genitoriale, saggiando in tal modo quali potenzialità trasformative dei genitori siano attivabili a vantaggio del minore. Questo lavoro di verifica indispensabile per rispondere in termini diagnostici e prognostici ai quesiti solitamente posti dal magistrato potrebbe esso stesso svolgere una funzione contenitiva, facilitante una regolazione degli affetti, a tutto vantaggio del figlio e dei genitori stessi.
Questo articolo affronta alcuni aspetti nodali e problematici correlati al complesso compito dell’ascolto giudiziario del bambino vittima d’abuso sessuale. In particolare l’Autrice presenta delle generali linee guida per intervistare i bambini che risultino appropriate e che permettano di ridurre al minimo il rischio di distorsione.
Il contributo affronta il complesso tema dell’intervento della perizia psicologica. In particolare, l’autrice si sofferma sul mandato, conscio ed inconscio, sulla funzione svolta dal consulente per i diversi soggetti coinvolti e sull’assetto mentale clinico dello stesso.
L’obiettivo di questo lavoro è discutere il significato del senso della giustizia in adolescenza e per l’adolescente rispetto all’antisocialità. L’Autore evidenzia come il raggiungimento dell’età adulta secondo la legge avvenga nel pieno processo adolescenziale e costituisca uno spartiacque. Spesso l’adolescente non è consapevole di cosa comporta divenire adulto rispetto al compimento di un reato. L’Autore seguendo una prospettiva che segue il modello di Winnicott, attribuisce un potenziale valore evolutivo al compimento dell’atto antisociale riconoscendo, paradossalmente, la presenza nell’adolescente del senso della giustizia anche nel compimento del reato.
L’Autore esamina la posizione del minore nel processo civile, allo scopo di verificare se nell’ordinamento giuridico italiano egli abbia spazio sufficiente per far sentire al giudice la sua opinione nei procedimenti che lo riguardano. Dopo avere sottolineato che nelle questioni patrimoniali egli è sufficientemente tutelato, in quanto esistono norme che sottopongono a controllo preventivo le decisioni dei genitori nelle questioni patrimoniali di maggiore rilevanza, l’Autore osserva che non altrettanto avviene per le questioni di carattere non patrimoniale. In questo settore infatti l’intervento di protezione del minore non ha carattere preventivo, ma si svolge quando la situazione di rischio è già in atto, e l’eventuale conflitto di interessi fra genitore e figlio non è preso adeguatamente in considerazione dalla legislazione attuale. Accade così che nei procedimenti civili che incidono sulla situazione del minore (come ad esempio in quelli di separazione e divorzio) il minore non sia rappresentato e non abbia spazio per far sentir la sua voce. Conseguentemente, l’Autore sottolinea con forza l’esigenza che i giudici effettuino con maggiore frequenza l’ascolto del minore nel processo civile, anche in applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e della Convenzione europea di Strasburgo del 1996, recentemente ratificata dall’Italia.
Il minore incontra il Tribunale (di Maria Grazia Fusacchia e Marilena Mazzolini) -ABSTRACT: L’articolo illustra il contributo che la formazione psicoanalitica offre all’espe¬rienza clinica concernente le perizie sui minori vittime di reato. Il riferimento ai concetti freudiani di neutralità, astinenza e indecidibilità si rivela provvidenziale per lo psicoterapeuta infantile, nella gestione di questi contesti clinici, nei quali si corre il rischio di cedere alla difensiva assunzione di posizioni che risultano pregiudiziali per la comprensione di questa complessa materia, caratterizzata dal debordare delle tensioni pulsionali nella relazione adulto/bambino. Con brevi vicende cliniche si pone in risalto il senso e la portata delle dinamiche intrapsichiche del minore che prendono forma nella relazione abusante.