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Durante l’anno scolastico 2002-2003 sono stati aperti, in 5 istituti scolastici del X Municipio del Comune di Roma, altrettanti sportelli C.I.C. ( centro di informazione e consulenza), gestiti in modo integrato da operatori del Ser.T. di via dei Sestili di Roma, e da operatori del servizio Gulliver, settore esperto in problematiche scolastiche del Ce.I.S. Centro Italiano di Solidarietà di Roma. In questo articolo vengono esposti i principali dati emersi durante l’anno di attuazione del servizio: afflusso e frequenza allo sportello, modalità di invio, tipologia delle problematiche esposte ed esito degli interventi; ogni dato è stato stratificato per genere ( maschile e femminile) e in base all’istituto frequentato. Dopo alcune considerazioni conclusive, l’articolo si conclude con la prospettiva di un proseguimento del lavoro e una relativa raccolta di dati relativi all’anno scolastico 2003-2004.
I rischi del proibizionismo nella proposta di revisione del DPR 390/90. L’importanza della cura come progetto tra dignità e fiducia.Il presente contributo discute della contraddizione relative al trattamento della tossicodipendenza in comunità terapeutica [CT], tra la sua gestione nell’ottica dell’inasprimento della punibilità voluto dalle recenti volontà politiche di revisione del DPR 390/90 (proposta del 13.11.2003) e l’intenzione terapeutica. In particolare si considera la questione inerente al fondamento del contratto psico-terapeutico e la dialettica fiducia/sfiducia. Il perno della trattazione si erige sul concetto di progettualità e indica alcuni risultati di una ricerca sul campo, compiuta su tossicodipendenti IUDs, afferenti a CT del Sud Italia (un gruppo in alternativa al carcere e un gruppo senza pendenze giudiziarie), le cui risposte, rilevate con intervista semistrutturata, sono state sottoposte ad analisi del contenuto qualitativo-quantitativa. In particolare si vuole definire quanto l’intervento alternativo al carcere in CT possa essere una effettiva opportunità di riabilitazione sociale oppure una drammatica mistificazione dell’intento terapeutico. La definizione dell’una o dell’altra eventualità dipende dall’orizzonte simbolico, sostanzialmente definito dalla legge, in cui la società inscrive l’intervento. Poiché il tossicodipendente è colui che subisce una destituzione dal legame fiduciario sociale, riteniamo che qualsiasi distorsione dell’azione terapeutica nei suoi confronti non sia altro che una collusione con le condizioni grazie alla quali la tossicodipendenza persiste. Poiché riteniamo che la cultura psicologica sia tenuta a denunciare ogni operazione sociale che invalidi i suoi presupposti di intervento, questo articolo si pone come una dissimulazione delle attuali volontà di inasprimento delle politiche proibizioniste che intendano restaurare forme ormai storicamente superate di gestione repressiva della psicoterapia.