Nonostante il breve periodo di attività e le precarie condizioni economiche che ne caratterizzarono l’esistenza, la casa editrice Modernissima occupa un posto di primo piano nel panorama editoriale italiano del primo Novecento. In anticipo sul "decennio delle traduzioni", che avrebbe visto diversi editori nazionali accogliere nel proprio catalogo scrittori stranieri, questa piccola casa editrice cominciò sin dagli anni Venti a specializzarsi nella divulgazione della letteratura tradotta. L’autore intende dimostrare come nella scelta di questo orientamento un ruolo chiave ebbe il vicentino Gian Dàuli, direttore della Modernissima dal 1924; fu lui a scoprire e presentare in Italia un autore del calibro di Jack London, sino ad allora sconosciuto; e fu sempre lui a concepire un progetto ambizioso come la "Scrittori di tutto il mondo", prima collana italiana interamente dedicata alla letteratura straniera contemporanea. La collezione, pubblicata da Modernissima fra 1929 e 1932, suscitò interesse e curiosità fra gli intellettuali dell’epoca (persino Pavese si offrì di collaborare) pubblicando fra l’altro le prime traduzioni di Döblin, Schnitzler, Mann nonché degli americani Sinclair Lewis, McKay. Punto di riferimento per altri editori, che negli anni trenta l’avrebbero presa come modello, la "Scrittori di tutto il mondo" rappresentò un coraggioso tentativo di sprovincializzare la cultura letteraria italiana negli anni del fascismo