RISULTATI RICERCA

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Francesco Bottaccioli, Anna Giulia Bottaccioli

L’immunologia: una scienza con vocazione sistemica stretta nel paradigma riduzionista

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2019

Nei due ultimi decenni, la ricerca in campo immunologico ha invaso tutti gli altri campi del sapere biologico e della clinica medica. Tuttavia, non è solo quest’ultima ad essere rivoluzionata, anche la psicologia e le neuroscienze stanno subendo un forte impatto sia di tipo teorico che pratico. È ormai chiaro infatti che l’infiammazione, sostenuta dal sistema immunitario, è parte integrante dei disturbi della mente, di tipo cognitivo-affettivo, umorale, del neurosviluppo e neurodegenerativo. Questa complessità, alla cui descrizione scientifica ha dato un contributo decisivo la ricerca Pnei, ha messo in crisi il paradigma che, partendo da Macfarlane Burnet, ha dominato l’immunologia degli ultimi sessant’anni. Il complesso scientifico-industriale riduzionista reagisce alla crisi proponendo l’estensione di farmaci antinfiammatori e immunosoppressori alle diverse patologie umane, sia di tipo fisico che di tipo psichico, nel tentativo di rinnovare la gabbia in cui stringere una scienza a vocazione sistemica.

David Lazzari

La professione psicologica compie 30 anni: criticità e prospettive

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2019

L’articolo esamina la realtà della professione psicologica, nel trentennale della sua regolamentazione, alla luce della normativa ma soprattutto delle evidenze relative al ruolo della psiche nella vita umana e alla efficacia degli interventi psicologici. Si mettono in evidenza i progressi fatti ma anche le difficoltà ad utilizzare in modo adeguato e coerente le competenze psicologiche. Vengono analizzate le principali criticità e prospettive, ed in particolare il ruolo che la professione dovrebbe assumere (ed esserle assegnato) per rispondere al suo mandato sociale. Vengono presentati i dati relativi ad indagini su come gli italiani utilizzano e vedono la professione.

Marta Batti, Marta Pattaro, Maria Mayer

La Pnei in medicina veterinaria

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2019

Mentre tutta la medicina sta probabilmente attraversando un grande cambiamento, con una generale maggior richiesta di attenzione e cure individualizzate e integrazione di saperi, la medicina veterinaria vive di pari passo un altro cambiamento culturale. Proprietari sempre più attenti, quasi genitori del proprio cane e gatto, hanno richieste simili. Per un’applicazione dei saperi integrata, la conoscenza dei principi della Pnei è fondamentale anche in medicina veterinaria: tecniche di riduzione dello stress, specialmente cronico, epigenetica, corretta alimentazione e razionalizzazione dell’uso dei farmaci sono alcuni dei punti chiave. Un lavoro di équipe ben strutturato con l’apporto di figure professionali in grado di decodificare la mente animale è un nuovo cammino appena iniziato in medicina veterinaria, ma le cui potenzialità di applicazioni sarebbero di effettivo beneficio per i pazienti a quattro zampe.

Edoardo Biagi, Laura Vaccaro

Pnei, golf e disabilità: un caso di emangioblastoma intramidollare

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2019

Il racconto personale degli autori nel mondo della patologia oncologica prima, e della disabilità poi, vuole mostrare l’importanza di una visione integrata dell’organismo umano nel percorso di cura del paziente nelle diverse fasi, dalla diagnosi fino alla gestione delle nuove condizioni di salute. Nella doppia veste di "pazienti" e di "professionisti" gli autori mostrano, seguendo il paradigma della psiconeuroendocrinoimmunologia, come sia importante approntare un percorso di cura individualizzato, facendo emergere e implementando le caratteristiche e le risorse di quello specifico paziente. Viene illustrato, in particolare, come la disciplina sportiva del golf abbia permesso un importante cambiamento di prospettiva e di promozione di resilienza. Verrà posto l’accento, inoltre, sull’importanza dei vissuti emotivi e sul forte impatto di questi sul benessere della persona, misurabile anche in termini di presenza e intensità dei sintomi. Gli autori si augurano che l’articolo sia da stimolo, per i professionisti della salute, ad abbracciare sempre più la visione integrata dell’organismo e della cura e, per i pazienti, nel prendere coscienza che il percorso di guarigione è nelle loro mani.

Il successo della radioterapia nell’eradicare il tumore dipende dalla dose totale erogata, ma la tolleranza dei tessuti sani circostanti il tumore ne limita la dose. Le manifestazioni cliniche acute e tardive possono essere molto gravi. Di recente le medicine complementari e integrative hanno attratto l’interesse dei ricercatori e dei medici poiché sono stati pubblicati articoli circa alcuni benefi ci apportati dal trattamento con fi toterapici e agopuntura per sintomi quali cancer-related fatigue, nausea e vomito, diarrea, dolore oncologico, radiodermite, mucosite, ansia e depressione. C’è un buon livello di evidenza circa il ruolo dell’attività fi sica/sport e della nutrizione in oncologia, dove si raccomanda una dieta regolare a base di vegetali. L’attività fi sica si raccomanda anche durante la chemio/radioterapia per la riduzione degli effetti collaterali del trattamento. La modifi cazione della dieta come la restrizione calorica sembra in grado di ridurre i processi di iniziazione e progressione tumorale, e potrebbe essere utilizzata in radioterapia come nuova procedura terapeutica per potenziare l’effetto citotossico sul tumore e per ridurre gli effetti collaterali ai tessuti sani.

Franco Cracolici, Aurelia Guzzo

L’utilizzo dell’agopuntura in ambito oncologico

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2019

In ambito oncologico i progressi ottenuti dalle strategie di prevenzione e dalla terapia convenzionale hanno migliorato significativamente la sopravvivenza senza arrivare a proporre una strategia terapeutica definitiva. In questo articolo, gli autori sottolineano il contributo che potrebbe scaturire dal cambiamento di paradigma sociale e scientifico a cui stiamo assistendo negli ultimi 20 anni, teso a rivalutare la centralità del paziente e a proporre, secondo la visione Pnei, un approccio sistemico e complesso alla cura. In quest’ottica, antico e moderno trovano un’inaspettata alleanza e la medicina cinese, interpretando da sempre l’uomo nella sua integrità, vitalità e relazione con l’ambiente, rivela la modernità del suo approccio e il suo potenziale terapeutico. Gli autori fanno quindi riferimento sia alle recenti evidenze scientifiche a sostegno dell’agopuntura nel trattamento degli effetti avversi delle terapie oncologiche, sia agli studi che ne ravvisano i meccanismi d’azione nella regolazione neuroendocrina e infiammatoria dell’individuo (fino a ipotizzare un possibile effetto ecologico sulla flora intestinale). La moderna scienza occidentale e l’antico sistema medico cinese in ottica Pnei si integrano e supportano reciprocamente.

Rosaria Ferreri

Il ruolo della fitonutrizione in oncologia

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2019

Recenti studi hanno dimostrato che non solo il tipo di dieta infl uenza lo stato di infi ammazione, l’insorgenza di un cancro e anche la sua evoluzione, ma soprattutto l’uso di alcuni nutrienti presenti negli alimenti di tutti i giorni: è proprio sulla base di queste ricerche che si inizia a sentir parlare di "fi tonutrizione" nelle patologie tumorali. Infatti alcune sostanze nutritive agiscono su meccanismi specifi ci che sono stati indicati come responsabili nel processo di iniziazione o promozione del cancro. Questi nutrienti potrebbero avere un ruolo nella prevenzione ma anche durante i trattamenti con farmaci oncologici, come dimostrato per il tè verde. L’autore esaminerà i principali meccanismi nel processo del cancro che possono dare un suggerimento sui migliori nutrienti da utilizzare. Ad avviso dell’autore, a fi anco ad una terapia antitumorale più precisa e specifi ca c’è un ruolo importante svolto dalla dieta, e il futuro è in una comprensione sempre più precisa del destino metabolico dei nutrienti e della loro scelta nel corso delle malattie oncologiche.

Lorenzo Emmi

Immunità e tumori

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2019

Il rapporto tra immunità e tumori è, in questi ultimi anni, radicalmente cambiato passando dal concetto di immunosorveglianza, non sempre in grado di svolgere il suo compito, a quello di una risposta immunologica specifica, ma spesso "inibita" dal milieu infiammatorio circostante. Inoltre, frequentemente si raggiunge una situazione di equilibrio tra ospite e tumore (c.d. cronicizzazione del tumore). È apparso di grande interesse il rapporto tra infiammazione, microambiente e neoplasie. Si ritiene che, almeno in alcuni tumori, il processo infiammatorio sia il fattore "facilitante" la trasformazione neoplastica, attraverso un giuoco di citochine, chemochine ed un dialogo tra elementi cellulari, tra cui spiccano linfociti e macrofagi. Inoltre, dal tipo di microambiente, presente al momento della trasformazione e durante tutto il processo di cancerogenesi, dipende in gran parte la prognosi del tumore. Recentemente abbiamo compreso che il sistema immunitario, in presenza di tessuto tumorale, viene inibito da alcune molecole di co-stimolazione utilizzate dal sistema stesso per downregolare le risposte immunitarie attivate da processi infiammatori e/o infettivi. Ciò ha permesso di realizzare strategie in grado di inibire tali molecole di co-stimolazione e riattivare il sistema immunitario a fini terapeutici.

L’articolo espone un modello operativo per la conduzione degli incontri protetti in Spazio Neutro, nato dall’esperienza condotta da un’équipe di neuropsichiatria territoriale, che ha interessato 55 minori, con anamnesi clinica e familiare positiva per esposizione a singole o plurime Esperienze Sfavorevoli Infantili (ESI). La procedura è stata improntata al modello sistemico-relazionale ed ecologico e al social learning. Per la valutazione ex post, la casistica è stata suddivisa in due gruppi, in base alla fruizione o meno del protocollo. L’analisi dei dati ha evidenziato significativi risultati circa l’efficacia sugli esiti dei percorsi (p < .05) e l’ottimizzazione dei tempi di intervento (p < .01).

Marvita Goffredo, Francesca Lovero, Antonella Magno, Daniela Prudente, Daniela Racanelli, Alessandra Sgaramella, Marica Urbano, Alessandra Cervinara, Alessandro Costantini, Maria Grazia Foschino Barbaro

Dalla violenza assistita al lutto traumatico: i bambini orfani speciali

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2019

Il fenomeno della violenza assistita intrafamiliare rappresenta una realtà dolorosa sempre più consistente a livello nazionale e internazionale. Di particolare complessità risulta la condizione dei bambini "orfani speciali", ossia i bambini vittime di violenza assistita da omicidio della madre ad opera del padre. Il coinvolgimento dei bambini, come spettatori inermi di questo genere di violenza, determina effetti devastanti sulle loro esistenze e può condurre a conseguenze psicopatologiche complesse. Il presente saggio intende illustrare gli adattamenti a breve/medio termine conseguiti da questi bambini ed effettuare una disamina dei protocolli di intervento diagnostico-terapeutico ad oggi esistenti per il trattamento delle conseguenze peri e post-traumatiche associate a tali esperienze.

Ruth Spence, Stephen Nunn, Antonia Bifulco

The long-term effects of childhood financial hardship mediated by physical abuse, shame, and stigma on depression in women

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2019

Financial hardship has many long-term consequences for children. This study aims to explore whether it increases the risk for depression and financial hardship across the lifespan and the mechanisms through which it might do so. This includes associations with abuse and impacts such as stigma and shame. Path analysis was used to assess if childhood financial hardship predicted adult financial hardship and depression, if these associations were mediated by childhood feelings of shame, physical abuse and stigma and if stigma and physical abuse mediated the relationship between financial hardship and feelings of shame and the adult outcomes retrospectively in a community-based sample of women. Child/adolescent financial hardship predicted adult depression and was mediated by physical abuse, stigma and shame. Physical abuse and shame also mediated the relationship between child/adolescent and adult financial hardship. Targeting shameful feelings could be a key focus for interventions supporting families experiencing financial hardship and associated physical abuse of children.

Catherine Jacobs, Nichola Boyce, Yael Ilan-Clarke, Antonia Bifulco

Assessing Attachment style in traumatized adolescents in residential care: A case approach

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2019

Traumatised young people present with damaged attachment styles. This is particularly no-ticeable among those in residential care who have been separated from their parents for rea-sons of neglect or abuse. Whilst any level of insecure attachment style confers risk for psy-chological disorder, those at more intense levels of mistrustful avoidance, and those catego-rised as ‘disorganized’ are seen to have higher levels of need. This is linked to more com-plex trauma, unresolved loss and mixed attachment patterns. The paper examines the at-tachment styles in two cases of young people in residential care, assessed using the At-tachment Style Interview as part of a larger action-research project (Bifulco et al., 2016). One has very marked angry-dismissive style and the other disorganized with mixed ap-proach-avoidance behaviours. The two young people selected have somewhat different trauma histories and present with different psychological disorders. Attachment characteris-tics are understandable in light of early life trauma and family relationships, but present dif-ficulties for attaining support, regulating emotions and coping. They also present difficulties for staff responsible for their care.

Empirical evidence suggests complex associations between childhood trauma and Non-Suicidal Self-Injury (NSSI), with attachment emphasised as a conceptual link. However, studies exploring the experience of individuals who self-injure are limited, with men high-lighted as an under-researched group. The Attachment Style Interview (ASI) was carried out with four young men, each with histories of adolescent NSSI. The ASIs were scored and categorised, as well as analysed more qualitatively, in the form of illustrative case vi-gnettes, to provide further attachment-related insights into males’ NSSI. None of the young males was securely attached. Going beyond the categories, the vignettes revealed specific issues of rejection, abandonment, loss and anger. The attachment approach also provided linkages with adverse early experiences, including poor care and parentification. Conceptu-ally, these findings reveal specific attachment issues which may be important in the repre-sentational pathway from childhood trauma to NSSI.

Andrea Oskis, Jo Borrill

Attachment Style and alexithymia as predictors of nonsuicidal self-injury in young adults: A pilot study

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2019

Pathways from childhood trauma to non-suicidal self-injury (NSSI) include those high-lighting emotional regulation and attachment, which have been supported by research inves-tigating the functions of NSSI. This pilot study sought to explore this further by examining which specific dimensions of attachment style and alexithymia predict self-injurious behav-iour. Twenty-six young adults [mean (± SD) age 21.08 (± 3.95)], with experience of NSSI were compared to a matched control group. The Toronto Alexithymia Scale (TAS-20) and the Attachment Style Interview (ASI) were used. Findings revealed significantly greater levels of alexithymia, particularly the "difficulty identifying feelings" factor, in those with NSSI compared to the control group, as well as higher rates of insecure attachment style, particularly fearful insecure style. Examination of specific dimensions revealed ASI scales of "constraints on closeness" and "fear of rejection" and provided the best model of NSSI. These findings provide empirical support for the affect regulatory function of self-injury, but also highlight the importance of the interpersonal boundaries function, which may pro-vide a useful focus for treatment or intervention.

Massimiliano Borrello, Gianni Cicia, Luigi Cembalo

Thinking outside the box and beyond the slaughterhouse

ECONOMIA AGRO-ALIMENTARE

Fascicolo: 1 / 2019

Islamic and Jewish laws forbid the stunning of animals before slaughtering, which is considered the least painful practice to kill farmed animals. The debate on ritual slaughtering has struggled over the years to conciliate the perspectives of religious and animal rights. However, this debate has disregarded to date that, whether animals are killed through laic or ritual slaughtering, they are farmed under industrial farm animal production (ifap) where their rights are often scarcely considered. Current point of view is a critical contribution to the debate on ritual slaughtering. Starting from current limitations of the debate as concerns its ethical and technical dimensions, the paper elaborates on the relevance that considering animal suffering under ifap would have in a more coherent debate. Our analysis highlights that despite the endeavour to select and regulate the best slaughtering method, animal conditions under ifap still represent the main challenge for the overall welfare of farmed animals. Thereby, beyond the conflict between animal and religious rights a latent problem of food choices exists, that involves both laic and religious communities. The paper suggests achieving a shared cultural and social acknowledgement of animal rights and finding solutions to spread extensive farming systems as the most urgent objectives to contribute to reducing the suffering of farmed animals.

Ellen Fitzpatrick, Sedef Akgüngör

Evaluating the Asset Transfer Model in Facilitating Sustainable Livelihoods in Rural Malawi

ECONOMIA AGRO-ALIMENTARE

Fascicolo: 1 / 2019

The aim of the study is to examine whether an asset transfer and capabilities development intervention has made a significant and sustained impact on the social capital and livelihoods of the participants. We use a quasi-experimental design to assess changes in net income and social capital. To test the influence of social capital on livelihoods, we use regression analysis. Social network analysis is applied to quantify social capital. Net income is compared to a living income benchmark at the beginning, end and then again, three years post project. The results demonstrate not only a significant change in net income but that net income exceeds the living income benchmark post project. There is also a statistical evidence of the positive impact of social capital on the livelihoods of the participants. These results provide strong evidence of improved livelihoods and sustainability.

The study of the Chilean market for milk imports is relevant due to its impact on the determination of prices in the domestic dairy chain and for being a relevant market for some exporting countries, such as Argentina. In recent years, together with an increase in Chilean dairy imports, there has been a change in its composition, with the incorporation of the United States and New Zealand as relevant exporters. This paper estimates a Chilean import demand system for dairy products taking into account the main source countries for the period 2002- 2014. Specifically, a linear approximation of Source Differentiated Almost Ideal Demand System (saids) is estimated for milk powder and cheese imported by Chile, considering the competition between the different exporters that participate in the Chilean market. Expenditure, own-price and cross-price elasticities are estimated, and an elasticity-based index is proposed to compare the competitive position of the exporting countries.