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Rosita Garzi, Giorgio Giacomelli, Milena Vainieri

Soddisfazione sul lavoro e anzianità di servizio. Spunti di riflessione da un’analisi comparata in diversi contesti organizzativi

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2018

Le condizioni lavorative, la soddisfazione e la motivazione dei lavoratori, non-ché il clima organizzativo e lo stato di benessere dei lavoratori all’interno delle or-ganizzazioni, sono elementi da misurare ed analizzare dal punto di vista delle scienze sociali e delle implicazioni manageriali, poiché possono influenzare in mi-sura significativa la capacità delle organizzazioni di perseguire efficacemente i propri fini. Alcuni autori (Kjeldsen & Hansen, 2016) hanno ipotizzato che il settore (pubblico o privato) in cui operano le aziende sia uno dei fattori principali che spiega le differenze nella relazione fra soddisfazione sul lavoro e Public Service Motivation (PSM) misurata attraverso le scale validate a fine anni ‘90 da Perry (Perry, 1996). Altri autori hanno recentemente evidenziato che la differenza non riguarda solamente il settore, ma anche il tipo di organizzazione facendo riferimento alla logica sottostante ossia people- changing o people-processing services (van Loon et al., 2015; van Loon et al., 2016). Logiche differenti sottendono la condivisione di valori diversi, modalità di trasmissione e condivisione delle informazioni diverse. Similmente altri autori hanno evidenziato che nella fase di attrazione, la motivazione è maggiormente collegata alla natura del lavoro piuttosto che al settore in sé, come conseguenza del livello di socializzazione all’interno dell’organizzazione (Kjeldsen & Jacobsen, 2013). Partendo da questi spunti, l’articolo esplora la soddisfazione sul lavoro in di-versi contesti organizzativi, confrontando le differenze in relazione all’anzianità di servizio in azienda e le relazioni con alcuni elementi che possono influenzare la soddisfazione quali la burocrazia (red tape), lo stress lavorativo e la PSM. Le aziende analizzate del settore pubblico e non profit riguardano due comuni, due cooperative sociali e tre aziende sanitarie che insistono nel territorio umbro. Tutti i dipendenti di queste aziende sono stati invitati a compilare un questionario di clima e benessere organizzativo nel 2016 via CAWI (maggiori informazioni sul questionario sono consultabili su Pizzini & Furlan, 2012; Sabina et al., 2016 e Cappello & Garzi, 2017) raccogliendo un totale di 2698 questionari.

Giovanna Fanci

Le dinamiche di interazione nella complessità del sistema sanitario: ruoli e responsabilità

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2018

Le riflessioni sulla strutturazione della interazione tra medico e paziente consentono di focalizzare l’attenzione sulla rete relazionale del sistema sanitario e, in una prospettiva più ampia, ribadiscono la necessità della fiducia dei singoli nel bene comune e nel mantenimento della coesione sociale. Si propone una prospettiva interpretativa in cui la dinamica di interazione diventa canone esegetico delle disfunzioni.

David Cobos-Sanchiz

Editoriale

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2018

Dimitris Pettas

Struggles against exclusion in Exarcheia Square, Athens

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

Exarcheia is a district in central Athens, which has been the epicenter of urban struggles and a symbolic place for the radical narration in Greece since the 1970s. Its central square has faced prolonged problems of drug-related activities, which operate as a major exclusionary factor and create the base upon which current antagonistic relations between key urban actors are developed and power is exercised. This article explores the conflicts over power, how power manifests in public space and how confrontational space is territorially produced, through an ethnographic and survey study and attempts to show how two notions of hegemonic power operate in tension with one another - the symbolic and the everyday practices of the square - through the identities and uses of the space.

Elena Fregonara, Valeria Moretti, Monica Naretto

Sostenibilità e interventi sul patrimonio storico: approcci a confronto

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

Per raggiungere gli obiettivi fissati in tema di sostenibilità - economica, energetica, ambientale - occorre intervenire con speciale attenzione sul patrimonio storico. Ciò comporta interventi di retrofit complessi e con impatti economico-finanziari rilevanti, oltreché solo parzialmente attuabili. Il saggio muove dal quadro regolamentativo internazionale in materia di sostenibilità che accompagna le politiche energetiche, dal quale si evincono spunti teorici e metodologici a supporto di interventi di efficientamento e restauro dei beni architettonici, focalizzandosi sulle criticità (e potenzialità) che derivano dalla compresenza di vincoli economici (di costo) e prestazionali, e presupposti della conservazione. Si confrontano i contesti italiano e anglosassone, diversamente reattivi.

Societies are ageing fast, especially in developed countries, where population is becoming progressively urban. Also, individuals show different functional capacity, with greater differences during adult life and older age, facing progressive health impairments. Therefore, active ageing becomes an essential lifestyle for autonomous senior citizens, whose growing numbers are showing a grey power that will determine public policies, namely on public space and housing. Alvalade neighborhood, in Lisbon, will be analyzed as an urban area whose modernist housing ensembles could allow simple transformations, taking advantage of the existence of common spaces in each building to be used for the common good of its residents. Two case studies of interventions are proposed and explained, towards an elder-friendly environment, including co-housing and intergenerational housing.

Marco Lucchini, Gaspar Jaen y Urban

Composizione planimetrica nella residenza a Barcellona, anni 1940-1960

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

L’articolo indaga un particolare aspetto dell’architettura barcellonese degli anni ’40 e ’60 del Novecento, ossia la configurazione planimetrica degli edifici residenziali delle case economiche o per il ceto medio. L’architettura barcellonese assunse per ragioni storiche legate alla resistenza contro il Franchismo una particolare identità soprattutto (ma non solo) linguistica ed espressiva. Dietro i linguaggi ci fu tuttavia una base tipologica forte, rappresentata da strutture formali, riconoscibili nei tipi planimetrici, la cui efficacia in termini di organizzazione dello spazio domestico permane tuttora a più di sessant’anni di distanza. Poiché gli architetti moderni ebbero scarse possibilità di intervenire sul tessuto urbano a causa del potere della speculazione collusa con la dittatura, le planimetrie degli edifici furono l’unica occasione concreta di instaurare un dialogo, seppur indiretto, con la morfologia della città.

Eloy Llevat Soy

L’eredità di un abitare moderno. Il caso di Villagexpo a Nantes

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

Alla fine degli anni ’60 il governo francese intraprese una politica abitativa volta a superare la dicotomia tra ‘grand ensemble’ e ‘pavillon’, le due alternative più diffuse all’epoca ma non per questo esenti da dure critiche. ‘Villagexpo’ è il risultato dell’ambizione di incidere sulle preferenze più intime degli abitanti, modellando desideri e scartando anomalie; ambizione che vuole assoggettata l’individualità del pavillon, e che cerca nella pluralità l’antidoto per misantropie piccoloborghesi. Tuttavia oggi, secondo l’autore, il quartiere è vissuto in modo assai diverso da quello immaginato. Le grandi propensioni degli anni ’60 si sono dissolte in rinnovati sforzi per potenziare lo spazio privato e la separazione dagli altri, e in differenze culturali e di reddito che accentuano la diversità anziché l’omogeneità.

Marika Arena, Paola Colzani, Giulia Piantoni

Life for industrial sites End Of Life

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

n the last decade, the decline in industrial settlements has emerged as an increasingly relevant and complex phenomenon, unveiling the limitations of the management models that are traditionally applied to these situations. This crucial problem is here addressed by adopting a conceptual framework, built to exploit a systemic perspective that moves from the recognition of the centrality of the company that used to inhabit the site. Specifically, operational guidelines are proposed and tested through their application to the case of enel’s power plant in Porto Tolle, being part of the Futur-e project. The results show how the conceptual model enables the identification of site-specific guidelines for the End Of Life (eol) strategy definition, and for the generation of opportunities for the entire area. If more traditional approaches were used, these opportunities would have remained undiscovered.

L’articolo propone di osservare alcuni territori poco indagati dagli studi urbani attraverso la lente delle centrali termoelettriche in dismissione coinvolte nel progetto Futur-e, promosso da enel per supportare la rigenerazione dei siti non più produttivi. Oltre ad alcune informazioni già presenti nei dossier informativi redatti per il progetto dal Politecnico di Milano e qui ulteriormente elaborate, nell’articolo trova spazio una riflessione a posteriori sulla natura dei territori delle centrali, sviluppata a partire da osservazioni e appunti presi durante i sopralluoghi, e approfondita attraverso riferimenti teorici e materiale empirico. L’articolo pone infine alcuni interrogativi sul tema della memoria e sul modo in cui la conoscenza ottenuta sul campo possa essere trasformata in patrimonio per il progetto Futur-e, e non solo.

Chiara Geroldi

Landscapes and architecture of thermoelectric power stations in Italy

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

Several recently closed and underused thermoelectric power stations in Italy are the topic of the energy company enel’s project Futur-e. Here, some of those plants are described and several reflections at different scales are offered, useful to deal with such technical spaces from a design perspective. The paper will show that these plants are usually part of a global network of fuel flows and part of the ‘operational landscape’ (a definition provided within the context of the recent concept of ‘planetary urbanization’). How such power stations can influence their local context to generate a ‘landscape’ is discussed. The plants are then analysed in terms of their recurring spaces and structures as well as the unexpected environments, such as ‘natural’ areas or even archaeological sites that, strangely enough, may be found inside their borders.

L’articolo descrive dal punto di vista delle procedure e degli strumenti adottati il programma Futur-e, che enel ha intrapreso con la consulenza del Politecnico di Milano nel 2015 per riconvertire 23 centrali termoelettriche dismesse sul territorio italiano. Le prime esperienze svolte hanno suggerito un progressivo affinamento della tipologia di bando, delle forme del confronto con le realtà locali, dei criteri di valutazione delle proposte. Si è trattato di una sorta di processo di ‘learning by doing’ volto a garantire la qualità del progetto, la sua fattibilità economica e un più stringente rapporto con gli stakeholder locali. Ciò consente di avanzare alcune riflessioni sugli strumenti necessari ad avviare processi di riuso e di rigenerazione urbana e territoriale in aree spesso marginali e complesse come quelle che ospitano le centrali termoelettriche.

Chiara Geroldi, Gloria Pessina

Le centrali elettriche coinvolte nel progetto Futur-e

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

Il progetto Futur-e di enel dà l’occasione per descrivere alcune delle centrali termoelettriche presenti sul territorio italiano e di formulare alcune conclusioni sulle costanti e sugli elementi di differenza dei vari siti. Le descrizioni presentate si soffermano sulle principali caratteristiche degli impianti, mostrando le loro differenti dimensioni e localizzazioni. Un ampio apparato fotografico completa l’articolo, offrendo per ognuna delle centrali considerate viste aeree che permettono di comprendere l’inserimento degli impianti nel contesto circostante e viste di dettaglio che ne sottolineano alcune peculiarità.

Giovanni Azzone, Alessandro Balducci

Il progetto Futur-e e il ruolo del Politecnico di Milano

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

L’articolo introduce il progetto Futur-e promosso da enel nel 2015 e illustra il ruolo svolto dal Politecnico di Milano (Dipartimento di Architettura e Studi Urbani e Dipartimento di Ingegneria Gestionale) nell’accompagnamento delle varie fasi del lavoro. La scelta della grande azienda energetica di avviare un processo di riqualificazione per 23 centrali termoelettriche italiane pone problemi nuovi per gli studi urbani rispetto alle più consuete rigenerazioni di aree industriali dismesse: diverse sono le localizzazioni degli impianti, le dimensioni, le infrastrutture di supporto, così come gli aspetti simbolici attribuiti alle centrali. Anche dal punto di vista degli studi gestionali, il progetto Futur-e dà l’occasione di riflettere su nuove strategie di Corporate Social Responsibility, in particolare per le aziende i cui siti siano localizzati in aree marginali o non di pregio.

Antonella Bruzzese, Chiara Geroldi, Gloria Pessina

Il progetto Futur-e

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

Futur-e è il nome del progetto promosso da enel nel 2015 per la riqualificazione dei siti di oltre venti centrali termoelettriche in dismissione o già dismesse, situate in varie parti del territorio italiano. Il progetto, ancora in corso, ha visto fin dal principio il supporto tecnico dei Dipartimenti di Architettura e Studi Urbani e di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano. A valle del lavoro svolto e nella prospettiva di innovare la collaborazione attualmente in corso, si propongono alcune riflessioni sul ruolo svolto dall’università nel processo, sulla natura e distribuzione territoriale delle centrali oggetto del progetto, sui loro paesaggi e architetture, sulla vita che si svolge al loro interno, sugli strumenti operativi per la conversione e, infine, su nuove strategie possibili di Corporate Social Responsibility per le imprese.

Il saggio focalizza l’attenzione sulle diverse relazioni intessute nel tempo tra Civita e il suo territorio. Lo fa collocando la vicenda di questo piccolo nucleo all’interno di quel processo di ristrutturazione economico-sociospaziale che Lefebvre definisce rivoluzione urbana. Una rivoluzione che, nel territorio di Civita, provoca un doppio movimento: da un lato decreta l’abbondono del territorio e lo spopolamento del nucleo e dall’altro favorisce, nell’innescare nuove forme urbane di appropriazione del borgo, un processo di estetizzazione e di spettacolarizzazione del paesaggio. A partire da un’analisi critica di questa trasformazione l’autrice prova a suggerire delle piste per uscire da questa narcosi estetizzante ripartendo dalla specificità della relazione, stabilita nella storia, dagli uomini che qui hanno vissuto, con la fragilità di questa terra.