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L’Autrice propone una lettura di questo famosissimo libro come un lungo e doloroso percorso trasformativo verso l’individuazione, nel quale la disobbedienza iniziale rappresenta il rifiuto di un adeguamento precoce ai desideri e alle proiezioni genitoriali che ostacolano la soggettivazione e l’acquisizione di un’identità autentica. Un percorso in cui la disobbedienza diviene necessaria e le Avventure di Pinocchio si susseguono per tutto il tempo necessario ad apprendere dalla propria personale esperienza. Inoltre, secondo l’Autrice, il romanzo non è solo la “Storia di un burattino” ma soprattutto di una relazione in cui anche Geppetto compie un suo percorso evolutivo. Quando i due si ritrovano nel ventre del pesce – una sorta di utero che pone fine agli inseguimenti – sono diventati diversi, migliori e capaci di accettarsi reciprocamente. L’Autrice pone l’accento sulla polisemicità del testo che può essere letto da punti di vista diversi e complementari, che precorre i tempi e contiene intuizioni psicologiche straordinariamente moderne.

Davide Pattarozzi, Davide Zanin

Parole ferite, parole vive: il sentimento della nostalgia tra dolore e conoscenza

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

In questo articolo gli autori vogliono esplorare il legame tra dolore, nostalgia e conoscenza all’interno di un gruppo di parola rivolto a adolescenti in affido familiare. A partire dalle storie di tre ragazzi e dalla loro partecipazione al gruppo, si indaga come la nostalgia, intesa come affetto complesso e ambivalente tra lutto e melanconia, possa fungere da ostacolo o da motore evolutivo nei processi di soggettivazione. La riflessione si sviluppa attorno alla funzione trasformativa della nostalgia quando mediata dal pensiero, e alla sua deriva malinconica quando il dolore resta non pensabile e non simbolizzabile. Il gruppo si configura come spazio intermedio potenziale in cui dolore e memoria possono essere condivisi, elaborati e trasformati in conoscenza. Il lavoro evidenzia come l’accesso alla conoscenza di sé passi attraverso l’elaborazione della perdita e della realtà, e come solo una nostalgia pensabile possa aprire alla costruzione di nuovi legami affettivi e di una narrazione più integrata del Sé.

Andrea Guidantoni

Incidere il dolore

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

Partendo da un riferimento letterario che descrive uno degli stati mentali di dolore, l’autore tenta di definire il concetto circoscrivendone il significato, molto spesso confuso o accomunato più o meno opportunamente ad altri concetti. Dal dolore osservato nelle varie accezioni che ne hanno dato diversi autori a partire da Freud, il lavoro restringe il campo di significato dello stesso fino ad arrivare alla sua concezione di fondamento dell’esistenza. L’introduzione del concetto di sofferenza, strettamente imparentato con quello di dolore, porta il ragionamento alla ricerca di un punto di contatto tra i due, che la teoria di Melanie Klein sulla pulsione epistemofilica può aiutare a rintracciare. È in questa zona di confine che può osservarsi forse l’inizio del processo di conoscenza. Dal punto di vista clinico ciò si traduce, in alcuni casi, nell’opportunità di aprire il dolore con una metaforica incisione, in modo che questo possa trasformarsi e aprire al processo di sofferenza nella terapia indirizzando quindi il paziente verso una maggiore consapevolezza di sé. Una vignetta clinica intende esemplificare quanto descritto a livello teorico.

Elisabetta D’Amico

L’enactment nella relazione terapeutica psicoanalitica con una paziente adulta

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

L’articolo analizza il concetto di enactment attraverso il caso clinico di una paziente adulta. L’enactment in analisi è inteso come la partecipazione inconscia del terapeuta alle dinamiche relazionali profonde della paziente, la cui storia familiare complessa è segnata da dissociazione, conflitti identitari e difficoltà relazionali. Il trattamento psicoanalitico che viene presentato ha affrontato temi identitari come la bisessualità, il rapporto con i genitori e le difese dissociative che generano frammentazione del Sé e distacco emotivo. Un momento cruciale che l’autrice analizza è stata la necessità di riduzione delle sedute settimanali, che ha suscitato ansia di perdita e abbandono, esitando in un enactment significativo che ha coinvolto la coppia terapeutica. Un evento questo che ha consentito di esplorare la relazione analitica e attivare un processo trasformativo. L’enactment viene evidenziato ed analizzato nei suoi dettagli a posteriori dall’autrice riconoscendolo nel suo essere stato uno strumento per affrontare conflitti inconsci e promuovere integrazione e crescita.

Alessio De Santis

Esperienze in RSA: riflessioni di uno psicoterapeuta psicoanalitico

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

Partendo dal vertice dell’esperienza, attraverso alcuni flash clinici, l’autore mostra come il modello psicoanalitico possa essere applicato in un contesto lavorativo come le Residenze Sanitarie Assistenziali. L’ipotesi è che il pensiero psicoanalitico, conferendo significati, possa aiutare a sorreggere il terapeuta nelle situazioni lavorative a stretto contatto con il dolore, permettendogli di continuare ad abitare luoghi e situazioni psichiche al limite della conoscenza e a limite del dolore stesso. In particolare l’autore mostra come elementi psicoanalitici, quali la costruzione del setting e la funzione contenitiva, permettano di nominare vissuti angosciosi e sofferenti. Le esperienze cliniche descrivono il lavoro con anziani in contesti residenziali: nello specifico il lavoro clinico con un paziente affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica, in cui il dolore sembra non poter essere vissuto, e il lavoro clinico con una paziente a cui viene diagnosticata la malattia di Alzheimer. Nella parte conclusiva l’autore si interroga sul possibile rapporto con il dolore.

Luigi Antonio Perrotta

Dietro il velo dell’apparire, il doloroso conoscere: la proposta psicoanalitica. Il caso di Eleonora

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

Con la proposta freudiana di Inconscio, nonché con la nascita della terapia psicoanalitica, l’uomo scopre una pluridimensionalità di significati rispetto al suo pensare, al suo agire e al suo modo di esprimere il dolore. Il modello di conoscenza e di cura psicoanalitico è specifico, orientato al rimosso, e questa peculiarità ha comportato da sempre l’attivazione di assetti difensivi sia a livello individuale sia a livello socio-culturale. Lo scritto propone una riflessione su come una certa forma di sapere può assumere una funzione ingannevole e illusoria a scapito di una conoscenza più intima, complessa e radicata della persona. Attraverso un caso clinico l’autore mette in evidenza come una modalità di conoscere sbilanciata sul piano dell’apparenza e povera sul piano dell’esperienza soggettiva possa favorire una forma di sapere difensiva piuttosto che una visione più articolata dell’essere umano. La conoscenza può venire intaccata e diventare artificiosa, svuotata di senso e di significato. Anche per questo, il pensiero e la pratica psicoanalitica sono e devono rimanere custodi di una pluralità e di una complessità che, altrimenti, rischiano di assottigliarsi e di essere ridotte a scapito di un sapere utilitaristico e de-umanizzante che impoverisce la complessa realtà umana.

Anna Carla Aufiero

Il teatro dell’allucinatorio: la lente psicoanalitica applicata alla psichiatria

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

Partendo da situazioni cliniche vissute nell’ambito della sua professione di psichiatra, l’autrice avvia una riflessione sull’allucinatorio e sui suoi possibili destini. Con un percorso inverso a quello proposto dagli autori che, ipotizzando i meccanismi di sviluppo della mente infantile, hanno aperto la via per il trattamento delle patologie gravi dell’adulto, osserva situazioni patologiche severe confrontando tali quadri con la letteratura psicoanalitica. Il lavoro verte sul preciso momento che precede lo scompenso psicotico, quando vi è una minaccia all’integrità dell’Io e un tentativo della mente di tenere insieme percezioni e significati con possibili meccanismi difensivi. Il lavoro vuole dimostrare come un episodio di scompenso sul versante allucinatorio, se osservato in chiave psicoanalitica, possa diventare un fertile atto creativo anche in ambito psichiatrico, e come la presenza di un simile dispositivo all’interno della mente dello psichiatra possa garantire un campo di osservazione e di ricerca riguardo alla struttura e al funzionamento primitivo della mente.

Raffaele Caprioli

Oltre le colonne d’Ercole: il limite estremo del dolore

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

L’autore affronta il tema del dolore e della conoscenza partendo dalla filosofia per arrivare alla psicoanalisi. Lavorare con il dolore è il compito fondamentale della cura analitica; è attraverso di esso che si arriva alla comprensione e alla conoscenza di sé e all’accoglimento dell’altro. Un lavoro perturbante in continuo divenire. Difficile è lavorare, in analisi, con il dolore di un paziente che sa che la sua malattia lo condurrà alla morte. È solo la profonda condivisione del dolore e dell’irrappresentabile vissuto di morte che può dare un parziale sollievo al paziente. In questo caso la messa in forma della parola, sempre sovradeterminata, lascia spazio al silenzio e alla comunicazione inconscia. L’autore sottolinea come l’analista non può sottrarsi alla potenza della dinamica inconscia delle identificazioni e delle controidentificazioni, potendo, talvolta, sentire nel corpo più che nella mente il dolore di elementi inelaborati e forse inelaborabili. Il metodo analitico può aiutare a vivere le esperienze, seppur dolorose, stimolando la creatività che scaturisce dalla conoscenza.

Riccardo Galiani

Epistemalgia: storie di reazioni terapeutiche negative

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

Dopo aver ricordato la posizione occupata nella cultura occidentale dalla diade “dolore-conoscenza”, Galiani ricostruisce quelle che ritiene essere le principali tappe di una teoria freudiana del dolore. Basandosi su di essa e sulla propria interpretazione di un’indicazione di Pontalis sul rapporto tra dolore e sofferenza per la quale i due termini possono aiutare a fare riferimento a due differenti condizioni psichiche consce e inconsce - la puntuale intensità del dolore e la sofferenza protratta nel tempo – Galiani suggerisce di leggere alcune esperienze di clinica psicoanalitica rubricabili come “reazioni terapeutiche negative” (tre riportate con riferimenti brevi, una presentata in maniera più dettagliata) alla luce delle particolari interazioni tra dolore e conoscenza che possono determinarsi in alcune situazioni psicoanalitiche. È in questa prospettiva che troverebbe giustificazione la proposta del neologismo “epistemalgia”, pensato per fare i conti con l’assenza di manifestazioni riconducibili ad una pulsione epistemofilica.

Elisabetta Fattirolli, Maria Grazia Pini

Tra rifiuto e desiderio di conoscere: dolore, corpo e identità

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

In questo lavoro le autrici propongono alcune riflessioni sul complesso rapporto tra conoscenza e dolore partendo dai casi clinici di due ragazzine all’inizio dell’adolescenza. Il tema della conoscenza viene inteso come la possibilità di entrare in contatto con i propri vissuti emotivi: il contatto con l’intera gamma delle proprie emozioni e passioni. Una conoscenza incarnata, esperienziale che porta ad un arricchimento dell’intera personalità. I due casi ci presentano due ragazze che affrontano in modo diverso, in base alla loro storia e alle loro caratteristiche personali, il contatto con il dolore, con la conoscenza e con la colpa legata ad essa. Per una delle due ragazze il cammino verso l’ascolto e il dare un significato alla propria vita emotiva è estremamente complesso, anche per i gravi traumi subiti. C’è in lei un rifiuto della conoscenza e una fuga anestetica in un mondo altro, con un impoverimento dell’intera personalità e un uso del corpo come tela su cui incidere concretamente una sofferenza non pensabile ed indicibile. Nell’altra ragazza, che ha avuto anche lei un’esperienza traumatica, c’è una conoscenza difensiva e una tendenza ad uniformarsi a ciò che pensa si debba essere, cosa che rischia di mantenerla imprigionata in un falso sé e in relazioni poco autentiche.

Maria Luisa Algini

Il dolore, “il più autoritario di tutti i processi”

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

L’incontro estemporaneo con una adolescente che aveva fatto una psicoterapia nel tempo drammatico della sua infanzia, ripropone una gamma di interrogativi sul dolore e vari attraversamenti dell’opera freudiana focalizzati su una questione fondamentale: perché con il lavoro psicoanalitico passiamo la nostra vita a condividere esperienze di dolore, da quello traumatico dell’infanzia alle tante sue trasformazioni e vicissitudini nelle varie età, fino a quella più “tarda”? L’autrice non ipotizza una risposta, ma mille piste possibili, quasi tessere di un mosaico che si possono comporre e scomporre in una infinità di figure, alcune più messe a fuoco, altre appena intuite ma non meno ricche di stimoli propulsivi. Il lavoro cerca di intrecciare le suggestioni nate dall’esperienza clinica e l’apporto dei grandi Maestri, Freud in particolare. Con la sua originale teoria sul dolore come effrazione traumatica, ripresa in vari saggi lungo tutto l’arco della sua vita, egli apre vie di pensiero poi sviluppate da Winnicott e da Bion.

Anna Ferruta

In ascolto. Tra conoscenza e dolore

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

In psicoanalisi il nesso tra la cura e la conoscenza è strutturale: il funzionamento della relazione tra psiche e soma consente di legare e slegare continuamente nessi relazionali, affetti e significati: questa specificità è sempre più condivisa con le concezioni che caratterizzano le altre scienze. L’interazione tra i due soggetti, lo psicoanalista e il paziente, offre quella attenzione e quello spazio-tempo che permettono l’ascolto di potenzialità che non erano state mai espresse per la mancanza di un oggetto che a quelle potenzialità fosse interessato e ricettivo: la com-passione come ascolto dell’alterità dell’altro, simile e inconoscibile. Fondamentale è la differenziazione tra il dialogo mondano, attento all’interazione comune, ritenuta patogena, e la peculiarità del dialogo analitico, che riattiva processi di soggettivazione di esperienze primarie basate sull’affetto e non ancora sul linguaggio articolato, e offre uno spazio psichico per andare incontro a ciò che non si conosce.

Adelina Maugeri

Editoriale

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2025

Indice per fascicoli, indice analitico per autori e per parole chiave, indice dei libri recensiti, indice delle riviste segnalate (Gli indici di tutte le annate di Psicoterapia e Scienze Umane sono alla pagina Internet www.psicoterapiaescienzeumane.it/#indici e inoltre nel PEP Web dove vi sono anche tutti gli articoli full-text fin dalla fondazione: https://pep-web.org/browse/PSU/volumes)

Giuliana Nico

Recensioni/libri ricevuti

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2025

Bernard Golse, La cura psichica del bambino e dell’adolescente. Per una psichiatria infantile umanistica. Traduzione e cura di Lenio Rizzo. Roma: Astrolabio, 2025, pp. 173, € 17,00 (ediz. orig.: La pédopsychiatrie aujourd’hui. Ce que les enfants risquent de perdre. Paris: Odile Jacob, 2023)