Il contributo indaga il fenomeno del potenziamento delle capacità psicofisiche del lavoratore consentito da una serie di strumenti bio-tecnologici e farmacologici con lo scopo di indagarne la praticabilità entro la relazione contrattuale di lavoro e, ancor prima, sul mercato. Al riguardo, la rassegna parte dal presupposto che i principi posti dalle Supreme Corti a fondamento della liceità del fenomeno in seno alla società civile attraverso la valorizzazione del principio di autodeterminazione della persona (al potenziamento) non sono direttamente trasponibili nell’ambito della relazione contrattuale di lavoro. Dopo aver fornito una breve tassonomia del fenomeno, i dubbi circa la compatibilità del ricorso al potenziamento in ambito lavorativo vengono affrontati distinguendo l’ipotesi del potenziamento posto in essere sua sponte dal lavoratore da quella che vede quest’ultimo indotto a potenziarsi su richiesta del datore di lavoro.