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A cura della Redazione

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SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 180 / 2023

A cura della Redazione

Schede

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 180 / 2023

Livio Antonielli, Stefano Levati

Intervista a Carlo Capra

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 180 / 2023

All’età di 84 anni Carlo Capra, uno dei fondatori di “Società e storia” nel lontano 1978, risponde ad alcune domande circa la sua esperienza di studioso e di docente di storia. Tra l’altro riflette sul rapporto tra sette e ottocento nel caso italiano e sottolinea l’importanza di affiancare alla ricerca originale anche saggi e libri rivolti al più vasto pubblico.

L’intervento inserisce comparativamente il brigantaggio nel Mezzogiorno d’Italia nel quadro della mobilitazione controrivoluzionaria del XIX secolo nell’area mediterranea, mostrando che il tratto unificante di queste esperienze è il patriottismo monarchico che rappresenta un’autentica cultura politica diffusa fra le masse popolari abituate all’uso delle armi e quindi capaci di sostenere il conflitto civile in nome dell’assolutismo contro il nuovo potere rivoluzionario.
Il contributo si sofferma su uno dei molteplici aspetti che emergono dal volume, ovvero le forme di legittimismo e controrivoluzione che si svilupparono nel decennio dell’unificazione italiana. A partire dall’analisi di Pinto sulla dimensione politica del brigantaggio, l’autrice si concentra, in primo luogo, sul rapporto tra questo fenomeno e le insorgenze più risalenti, interrogandosi sulla possibilità di individuare una “tradizione controrivoluzionaria” nella storia del Mezzogiorno. In secondo luogo, l’autrice passa ad analizzare il borbonismo nel quadro della controrivoluzione ottocentesca europea, sottolineando i limiti di tale progetto politico. Proprio la debolezza del progetto politico borbonico e, ancor più, del suo nesso con il brigantaggio, favorirono la delegittimazione di quest’ultimo come avversario politico da parte dell’ultimo soggetto evocato dal titolo, gli italiani. L’ampio ricorso a misure eccezionali da parte dello stato italiano, in fase di costruzione, fecero sì che esso assumesse immediatamente il volto dell’iper-stato per ragioni di sicurezza, in cui le esigenze statali incontrarono istanze della società meridionale.

Gianluca Albergoni, Gian Luca Fruci, Giulio Tatasciore, Pedro Rujula López, Laura Di Fiore

Controrivoluzione, patriottismi monarchici e violenza politica nel Mezzogiorno dell’ottocento

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 180 / 2023

Il dossier che presentiamo ai lettori si compone di tre saggi, i quali propongono alcuni piani di lettura del volume di Carmine Pinto, La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici, briganti 1860-­1870 (Laterza, Bari-­Roma, 2019), assurto recentemente a punto di riferimento di una ricca stagione di studi centrata sul brigantaggio. Nel primo, Giulio Tatasciore, muovendo dalla considerazione dell’attualità del tema nel discorso pubblico, nel quale la figura del brigante sembra ricoprire in maniera crescente significati identitari e polemici, identifica quale chiave storiografica del volume in discussione la rilevanza del dato politico della violenza e la centralità del paradigma della guerra. Da tale prospettiva, l’autore sottolinea come nel volume di Pinto risulti enfatizzato il ruolo dei funzionari civili impegnati nel Mezzogiorno durante i primi anni della nazione risorgimentale, così come le pratiche di prevenzione e di polizia. Infine, Tatasciore suggerisce alcuni spunti critici e delinea possibili ulteriori prospettive di ricerca. Il contributo di Laura Di Fiore si sofferma invece su un altro tra i moltepli-­ ci aspetti che emergono dal volume, ovvero le forme di legittimismo e controrivoluzione che si svilupparono nel decennio dell’unificazione italiana. A partire dall’analisi di Pinto sulla dimensione politica del brigantaggio, l’autrice si concentra, in primo luogo, sul rapporto tra questo fenomeno e le insorgenze più risalenti, interrogandosi sulla possibilità di individuare una “tradizione controrivoluzionaria” nella storia del Mezzogiorno. Successivamente passa ad analizzare il borbonismo nel quadro della controrivoluzione ottocentesca europea, sottolineando i limiti di tale progetto politico e la conseguente difficoltà a essere percepito dagli antagonisti italiani come un avversario legittimo. Un quadro che spiega anche in parte l’ampio ricorso a misure eccezionali da parte dello Stato italiano, in fase di costruzione, per andare incontro a istanze della stessa società meridionale. Anche la prospettiva prescelta da Pedro Rújula López invita a inserire comparativamente il brigantaggio postunitario nel quadro della mobilitazione controrivoluzionaria del XIX secolo in area mediterranea, sottolineando come il tratto unificante di queste esperienze – accanto a quella dell’Italia meridionale viene focaliz zato il caso della Spagna durante le guerre carliste – vada individuato nel patriottismo monarchico, vera e propria cultura politica diffusa fra le masse popolari da tempo abituate all’uso delle armi e quindi capaci di sostenere il conflitto civile in nome dell’assolutismo contro il nuovo potere

Lo sviluppo della stampa moderna in Europa, tra la fine del settecento e la prima metà dell’ottocento, ha dato origine a una vasta produzione storiografica. Dall’emergere della storia politica centrata sul contenuto dei giornali, dopo la Seconda guerra mondiale, si è giunta nel corso degli anni novanta del novecento a una pluralità di storie dei media, fino alla recente comparsa di nuove problematiche, che hanno rinnovato i paradigmi precedenti e la conoscenza della “civiltà del giornale“ emergente. Nel presente articolo si propone un bilancio storiografico che confronta le ricerche tra uno spazio all’avanguardia nell’espansione della stampa, la Francia, e un altro meno avanzato, gli Stati italiani preunitari, che ha comunque conosciuto una vera e propria dinamica di sviluppo giornalistico.

Alessia Castagnino

Le traduzioni e la ricerca storica: primi bilanci e prospettive di ricerca

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 180 / 2023

Negli ultimi anni, numerosi studiosi provenienti da ambiti disciplinari differenti hanno sottolineato l’importanza delle traduzioni come fonti per indagare fenomeni di interesse storiografico. L’articolo ha come obiettivo quello di discutere alcune delle prospettive teoriche e metodologiche avanzate nel panorama europeo degli studi sulla traduzione. In particolare, l’attenzione è indirizzata su alcune delle riflessioni maturate nell’ambito dei Translation Studies e degli studi sul transfer culturale, a partire dal riconoscimento delle traduzioni come esiti di una negoziazione culturale e dall’interesse rivolto verso i traduttori. La ricostruzione fornirà l’occasione sia per inquadrare i primi tentativi di recepire queste sollecitazioni all’interno del dibattito storiografico (dall’elaborazione di una "cultural history of translation" da parte di Peter Burke, ai contributi degli studiosi di Enlightenment Studies), sia per avanzare ipotesi sui possibili sviluppi di tali linee di ricerca.

Ancora nel secondo dopoguerra, in Egitto, come in tutti i paesi dell’Africa coloniale, il contenuto dei giornali, in particolar modo le pagine dedicate alla politica internazionale, era in massima parte mediato dalle agenzie di informazione di Parigi, Londra, New York e Mosca. Un rapporto dell’Unesco del 1953 guardava con preoccupazione e queste dinamiche: come conciliare i principi di libertà e di uguaglianza con la presenza di pochi collettori e distributori di notizie che ricalcavano nei loro network le relazioni egemoniche di potere della politica internazionale? Attraverso la corrispondenza del bureau dell’Agence France Presse al Cairo tra il 1944 e il 1953, il contributo si propone di osservare il funzionamento di un’agenzia di stampa occidentale in un paese protagonista dell’età della decolonizzazione: l’Egitto era infatti strategico per il continente africano e il Medio Oriente e, soprattutto, sarebbe diventato il leader dell’anti-imperialismo e dell’anti-colonialismo. È poi possibile verificare, attraverso un’analisi della figura professionale del giornalista agencier, la presenza di interessi politico-diplomatici ancora molto forti nell’esercizio di quel mestiere; e tracciare alcuni nodi dell’interazione e della reciproca contaminazione fra agenzie di stampa occidentali e giornalismo arabo, nonché gli antitetici obiettivi politici di cui alcuni giornalisti egiziani si fecero portavoce.

Con il presente saggio l’autore intende analizzare la plasmabilità e adattabilità degli immaginari culturali su "Carbonari" e "Carboneria" nel Regno delle Due Sicilie, in connessione con precise contingenze storico-politiche e le pratiche di repressione del nemico politico tra la Restaurazione del 1815 e la rivoluzione costituzionale del 1820-21. L’autore ha per questo fine selezionato fonti di diversa natura per mostrare come i discorsi sulle "sette segrete" si articolino in documenti politici, testi letterari e rapporti di polizia, i quali hanno intessuto tra di loro un rapporto caratterizzato da prestiti, ibridazioni e contestazione.

A cura della Redazione

Gli autori

SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

Fascicolo: 65 / 2023

Chiara Spaggiari

Recensioni

SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

Fascicolo: 65 / 2023

María José Pérez-Serrano, Gema Alcolea-Díaz, Carlo Sorrentino

Alternative financing for digital media. The case of Valigia Blu and its commitment to crowdfunding

SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

Fascicolo: 65 / 2023

The article analyzes the relationship between journalistic projects and crowdfunding. The case study is Valigia Blu and its 2021 funding campaign. This paper (based on the analysis of 263 publications) sheds light on the revenue and financing of digital native communication media. The analysis of this case highlights how such journalism is largely based on discussion with the public, which, as a community that identifies with the values of the newspaper, contributes economically to support its informational goals.

This article examines the often-overlooked critiques of ideology in analyses of current capitalism. Therefor the concept “platform” is adapted to the capitalist market structure itself, allowing to compare different phases of capitalism’s plat-formization and corresponding critiques. Marcuse’s and Zuboff’s analyses serve as case studies. Both examine the triad of capitalism, technology and subjective experience, arguing that technology stabilizes domination. In Zuboff’s version consensus is achieved, not least, through the manipulation carried out by a “new priesthood” that employs “means of behavioral modification”. The article con-cludes that, due to feudalization tendencies, such theory of priestly deception may, to an extent, be justified.

Tatiana Mazali, Lorenza Scaldaferri

The WeChat social media platform from a foreign institution perspective: WeChat’s role as a soft power tool

SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

Fascicolo: 65 / 2023

WeChat is the major Chinese social media platform, with over a billion users worldwide. Using WeChat is essential for Chinese citizens’ daily lives, and at the same time for foreign individuals, institutions, and companies entertaining rela-tionships with the People’s Republic of China (PRC). In this paper, the authors an-alyse the role of the WeChat social media platform as a soft power tool. Through the case study of Politecnico di Torino as a foreign institution opening a WeChat Official Account, the authors explore the numerous purposes the platform offers and its impact on a foreign institution.

This article examines the labor process to perform authenticity of live e-commerce sellers, so-called “new farmers”, as entrepreneurial subjects, in rural China. The author conducted fieldwork in three live e-commerce teams for one year. Drawing on these data, this article elaborates the exploitative aspect of plat-form labor by describing the tension between mobilization narratives and the labor experience to perform authenticity. These mobilization narratives include interre-lated discourse praising performing authenticity of new farmers, including the ad-vantage of visualization technology, making the marginalized visible, and em-powerment for entrepreneurial individuals. However, these myth obscures the physical labor, gatekeeping process, and necessary capital to construct authentici-ty online. The author concludes by arguing the platform economy demands hybrid labor regime and enhances, instead of improving the social status of marginalized rural subjects.

Emiliana Armano, Marco Briziarelli, Elisabetta Risi

The rising of platformed education. Theoretical notes and interpretations of lived experiences

SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

Fascicolo: 65 / 2023

Based on the theoretical elaboration of teachers’ lived experience, our study lays the ground for a critical assessment of online higher education. On the one hand, our analysis investigates an alternative to the hegemonic understanding of learning objectives as fetishized by “measurability” and results-oriented outcomes, which are considered to be subsumed as products of the hyper-industrialized education. On the other, we claim that our research participants operate as neoliberal subjectivities who have to adapt to remote teaching, mobilizing tendencies towards self-empowerment and self-activation.

In this paper the author opens the discussion about using the current platform model but for public service ends backed by a democratic governance structu-ration. The main argument of this paper is that the affordances of the platform model can be used for public service media and culture ends; the European Broadcasting Union is the case-study that illustrates the point. The article explores whether the current criticism against high-tech platforms should be aimed at their structure and dynamics or whether the problem lies with governance. The article argues that it is not the structure or dynamic of platforms per se that are problem-atic, but the fact that platforms are governed by for-profit companies, which are interested in moderation and curation rather than in the quality of content itself.