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I sistemi sociali sono caratterizzati dalle connotazioni del rapporto che il mondo adulto istituisce con i comportamenti oppositivi e con le espressioni di problematicità manifestate dalle giovani generazioni. Tale rapporto è fortemente condizionato dalle terminologie che vengono adottate per indicare la necessità d’intervenire con strumenti giuridici, quali quelli previsti dall’art. 25 r.d.l. n. 1404/1934, nei confronti di quei minorenni non conformi che segnalano con le proprie condotte una condizione soggettiva di marcata criticità. A fronte della sostanziale invarianza nella trat¬tazione dei procedimenti amministrativi a seguito della riforma “Cartabia”, rimasta di competenza collegiale alla sede distrettuale, l’articolo propone una disamina dei significati sociali e pedagogici associati alle definizioni normative, aprendosi a interrogativi sul futuro a fronte delle inquietudini che stanno procurando le nuove manifestazioni del malessere adolescenziale.
L’articolo ha l’obiettivo di stimolare una riflessione sull’applicazione delle misure amministrative art.25 r.d.l. n. 1404/1934 ai minori cosiddetti “irregolari nella con¬dotta e nel carattere”, in un periodo in cui si assiste a un aumento dei segnali di disa¬gio e di comportamenti devianti dei ragazzi adolescenti. La competenza amministra¬tiva, diversamente da quella penale a carattere sanzionatorio e quella civile di tutela, pur conservando la finalità rieducativa1 con la quale è nata, viene sempre più spesso utilizzata a scopo preventivo e riparativo come unico o ultimo intervento dell’autorità giudiziaria2 nei confronti dei preadolescenti e adolescenti, prima del raggiungimento della maggiore età. Proprio per queste ragioni risulta indispensabile una diversa con-siderazione sui motivi della sua attualità.
Le misure rieducative, previste e disciplinate dagli artt. 25 ss. del r.d.l. 20 luglio 1934, n. 1404, non hanno subìto sostanziali modifiche dalla cosiddetta riforma “Cartabia”. Anzi, la loro permanenza per competenza presso la sede distrettuale dell’istituendo tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie, dove le decisioni saranno sempre assunte in ambito collegiale, non ha infranto la dimensione multidisciplinare dentro la quale i procedimenti amministrativi assumono senso e utilità, ma ne ha rilanciato apertamente l’utilizzo al fine di sostenere/aiutare/educare gli adolescenti in difficoltà, che con i loro comportamenti sovente dirompenti, segna¬lano disagi e criticità nel proprio percorso di crescita.
L’Autore prenderà in esame le modifiche apportate dalla Riforma Cartabia – ovvero dal decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149 e dal decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 – alle misure amministrative disciplinate dagli artt. 25 ss. regio decre¬to-legge 20 luglio 1934, n. 1404. In particolare, analizzato il contesto normativo di riferimento e individuate le modifiche normative, verrà valutata sia la possibilità di considerare ancora attualmente vigenti le misure amministrative sia quale possa es¬sere l’utilità di esse all’intero del sistema della giustizia minorile.
Questo numero della Rivista viene pubblicato in una fase storica particolarmente rile¬vante e delicata rispetto alla possibilità che la giustizia riparativa possa essere applicata secondo i valori e i princìpi che ne costituiscono tratto distintivo. Perché la giustizia riparativa è, preliminarmente, un paradigma e, in quanto tale, non può essere assunta, compresa, praticata entro l’ottica retributiva del sistema penale, non può essere assimi¬lata alla finalità rieducativo-trattamentale tipica della fase esecutiva della pena, né alla visione promozionale della nostra norma processuale minorile, che, pur nella sua rivo¬luzionaria innovatività, mantiene in ogni caso le cornici di senso del paradigma penale. In questo articolo, dopo una illustrazione della restorative justice (paradigma, valori, princìpi, protagonisti e pratiche), si evidenzieranno alcune delle sfide da affrontare perché, nel tradizionale assetto della giustizia penale e per la storia che ci precede anche come orientamento operativo, della giustizia riparativa non si travisino i signi¬ficati e il potenziale di cambiamento.
La concentrazione insediativa è un catalizzatore d’avanzamento delle tecniche urbanistiche e loro traduzione normativa, sintesi di nuove tipologie edilizie, evoluzione morfologica del territorio, specializzazione economica e differenziazione sociale. Questo articolo applica il prisma interpretativo di matrice secchiana, costituito dalle ?gure di preoccupazione, specializzazione e disuguaglianza, all’analisi di Hong Kong, quale caso estremo di concentrazione insediativa. Dalla ricerca emerge un quadro multilivello nel quale la città densa si colloca al centro della nuova questione urbana in luce del suo con?gurarsi come laboratorio urbanistico, sintetizzatore di nuove forme spaziali e arena di con?itti sociali.
La sanità di prossimità è una presenza territoriale fondamentale per rispondere ef?cacemente alle esigenze sociosanitarie della popolazione sia quotidiane sia in caso di eventi emergenziali. Da circa 15 anni il Servizio Sanitario Nazionale persegue questa visione attraverso lo sviluppo delle Case della Salute e ora delle Case di Comunità. Per tale motivo il PNRR ha incentivato la realizzazione di 1.288 strutture, ma a scala locale le dif?coltà localizzative si fanno sentire. La ricerca ha quindi elaborato per Milano sia una prima valutazione urbanistica circa la scelta localizzativa delle 24 strutture sanitarie da realizzare entro il 2026, sia alcune considerazioni in merito all’idoneità dei quartieri (NIL) a ospitare le suddette strutture sanitarie di prossimità.
L’adozione dei meccanismi di trasferimento dei diritti edi?catori nel territorio lombardo ha portato i comuni al loro recepimento nella strumentazione urbanistica per garantire l’equo trattamento dei proprietari e assicurare la dotazione di aree per servizi e attrezzature pubbliche. In alcune amministrazioni comunali, l’adattamento di questi meccanismi ai contesti locali ha generato speci?ci ‘modelli applicativi’. Tra questi casi Milano rappresenta un esempio emblematico rispetto a obiettivi ricercati, concetti introdotti, ?essibilità applicativa e ruoli del ‘mercato’. Il contributo si confronta con questa complessa realtà attraverso differenti interviste a esperti allo scopo di riconoscere i caratteri dell’esperienza milanese e sottolineare le criticità ravvisabili in questo modello.
Anche se una relazione tra governo del territorio e consumo di suolo è verosimile, non esistono studi sistematici sull’argomento. Scopo di questo contributo è veri?care se le variazioni di consumo di suolo registrate in Europa dal 2000 siano proporzionate alle diverse prestazioni dei sistemi di governo del territorio. Il lavoro, impostato sui dati raccolti nell’ambito di due ricerche ESPON, riguarda 39 stati europei. Il confronto conferma che le variazioni più contenute di consumo di suolo sono effettivamente correlate con i tipi europei di sistema percepiti come capaci di rinnovarsi al ?ne di un migliore controllo pubblico delle trasformazioni spaziali. All’opposto, variazioni più marcate si riscontrano in presenza dei sistemi - come quello italiano - più obsoleti e inef?caci.
‘Around’, ‘Inside’, ‘Beyond’ sono tre strategie per la rigenerazione dell’area portuale di Civitanova Marche. L’articolo le illustra offrendo spunti di ri?essione sulle nuove relazioni città-porto, sul ruolo dello spazio pubblico e sui diversi modi dell’accessibilità. Il rapporto tra spazio portuale e città è esplorato considerando la ?gura del recinto: cingendo il perimetro, con una intromissione centrale ?no a lambire il mare e, in?ne, superando la demarcazione e investendo totalmente il fronte. Le tre proposte sono descritte attraverso un’analisi comparativa, strutturata attraverso criteri qualitativi e ?nalizzata alla valutazione oggettiva dei limiti e delle potenzialità di ogni ipotesi d’intervento. Dal punto di vista metodologico il sistema di valutazione messo in campo elabora un meccanismo di veri?ca delle tre differenti alternative utile ai decisori per elaborare i propri criteri di preferibilità.
L’articolo ri?ette sulle opere a terra dell’area portuale, come contesto in cui si identi?cano il patrimonio costruito e gli spazi aperti dell’infrastruttura. Esse si costituiscono come campo d’azione in cui si inventa e si esprime il quotidiano partendo dalla loro fruizione, uso e trasformazione, dove le pratiche si alternano tra lavoro e tempo libero. La necessità di ricostruire lo stato dei luoghi svela problemi e questioni aperte; l’approfondito processo investigativo viene attuato alternando indagini indiziarie sulle fonti catastali e lavoro sul campo. L’obiettivo è quello di strutturare un solido quadro conoscitivo che ne preceda la trasformazione per supportare le azioni di valorizzazione e riciclo del patrimonio immobiliare, già anticipato dalle sperimentazioni artistiche e convalidato dalle esperienze nazionali e internazionali di rigenerazione portuale.
Civitanova Marche si è sviluppata trascurando le caratteristiche territoriali e compromettendo le connessioni ecologiche tra collina e costa. La necessità di trasformare il porto diventa l’occasione per ri?ettere sulle strategie di progetto che coinvolgano l’intero sistema degli spazi vegetati urbani. Dopo aver descritto le caratteristiche geogra?che e paesaggistiche del territorio, e sulla base di alcune esperienze internazionali e nazionali si suggerisce un progetto di ricon?gurazione dell’area portuale come parte dell’infrastruttura verde, ipotizzando per il porto il ruolo di ‘condensatore’ dove il paesaggio collinare, costiero e urbano si intrecciano permettendo la coesistenza dinamica di fruitori, pratiche, spazialità e materiali differenti.
Uno studio condotto per la redazione delle Linee guida per un progetto di rigenerazione urbana e ambientale del porto di Civitanova Marche, esito di una convenzione interistituzionale stipulata tra l’Università di Camerino e il Comune di Civitanova Marche, ha consentito di elaborare un pensiero sulla riorganizzazione degli spazi di servizio e sulla sperimentazione di un sistema di nuove relazioni tra città e porto.
Attraverso una molteplicità di sguardi, i quattro saggi che compongono il servizio offrono spunti per una ri?essione generale sulla rigenerazione delle aree portuali del medio-adriatico.
La formazione dei piccoli porti del Medio Adriatico italiano è associata a interventi di arti?cializzazione delle foci dei ?umi su cui insistono. Nei casi presi in esame, la città assume il porto esclusivamente come una attrezzatura necessaria, come un completamento e non come un inizio, in nessuno di essi il porto costituisce un luogo di rappresentatività urbana.
Il porto di Civitanova Marche viene assunto come caso- studio esempli?cativo di una infrastruttura di recente costituzione e come ambito di applicazione di strategie rigenerative capaci di rinnovare l’immagine urbana trasformando una città con il porto in una città-porto.