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Il presente contributo applica la teoria della cura alla trasformazione artigianale tessile della lana italiana. L’esperienza di 37 artigiane è indagata mediante interviste in profondità, etnografia e raccolta di informazioni sul web. Emergono pratiche di cura verso la lana, le pecore, i pastori, l’ambiente e i consumatori. Il riferimento al tema della cura fornisce una chiave di lettura sul protagonismo delle donne nella lavorazione della lana italiana non come attività tradizionalmente femminile, ma come espressione di processi emancipatori individuali e collettivi.
A Torino, la crisi petrolifera del 1973 e le dirette conseguenze sul settore dell’automotive hanno segnato la fine della company town e la necessità di ripensare la propria legacy mettendo in campo una massiccia operazione di rebranding urbano. Così, già dagli anni Novanta, la città mette in gioco parte del proprio asset immobiliare per strategie di valorizzazione del patrimonio pubblico attraverso forme di partenariato pubblico - terzo settore.Il recente uso del Regolamento dei beni comuni, diventa dunque l’ennesimo dispositivo in grado di tenere insieme rigenerazione urbana e progetti di welfare territoriale. In questo quadro, beeozanam rappresenta però il “malinteso” che si genera nell’assimilare due modelli di collaborazione non sovrapponibili: pubblico- privato (anche se sociale) | pubblico - comunità.
Cet article analyse l'évolution de la gestion des biens immobiliers municipaux dans des conditions d'austérité urbaine, en particulier à Grenoble. Traditionnellement considérés comme un patrimoine à préserver, les biens publics sont aujourd'hui de plus en plus perçus comme des ressources à optimiser. Évitant la privatisation, la ville engage la société civile dans leur rénovation et entretien. L’article retrace l’histoire du patrimoine immobilier public de la ville à travers l’évolution des politiques urbaines et met en évidence le rôle ambivalent des associations dans le maintien des services publics par le biais d’infrastructures de care informelles à l'intérieur de ces bâtiments.
L'articolo analizza le pratiche di gestione collaborativa del patrimonio immobiliare pubblico nel contesto delle politiche urbane bolognesi dell'ultimo decennio. Attraverso un'analisi qualitativa, l'evoluzione delle politiche immobiliari locali viene ricostruita alla luce della crisi economica, dell'imperativo di efficienza amministrativa e dell'influenza di progetti e finanziamenti europei orientati all'innovazione sociale. Il coinvolgimento civico nella gestione degli spazi pubblici emerge come un dispositivo ambivalente: una risposta ai bisogni sociali, ma anche uno strumento di valorizzazione in chiave neoliberista. L'espressione "valorizzare i resti" richiama proprio l'ambivalenza di queste politiche urbane, frutto dei diversi modi in cui gli attori concepiscono l'apertura del patrimonio residuo all'uso sociale e la sua valorizzazione.
Partendo dai principali riferimenti normativi e dalle più recenti pronunce della giurisprudenza di legittimità sul tema della valutazione della testimonianza del minore nel processo penale che lo vede coinvolto come vittima di un reato sessuale, il presente contributo si prefigge di esaminare i profili di necessaria interazione fra il giudice e l’esperto, funzionali a delineare un nuovo orizzonte di tutela del soggetto minorenne, consistente nella sua partecipazione attiva e consapevole al processo di cui non può, né deve diventare vittima.
Il presente studio ha l’obiettivo di esaminare, in un campione clinico, la relazione tra esperienze infantili avverse (ACE) e la distorsione della percezione corporea tipica dei disturbi del comportamento alimentare, indagando in particolare il ruolo dei sintomi post-traumatici e della disregolazione emotiva come mediatori seriali. I partecipanti allo studio sono 79 pazienti (18-28 anni), reclutati presso tre centri italiani specializzati nel trattamento dei disturbi alimentari. I partecipanti sono stati suddivisi in due sottogruppi diagnostici: Anoressia Nervosa Restrittiva (AN-R; n = 32) e Bulimia Binge, che comprende i disturbi alimentari con manifestazioni nello spettro bulimico (BB; n = 47). Ai pazienti sono stati somministrati i seguenti strumenti self-report: Maltreatment and Abuse Chronology of Exposure (MACE Scale), International Trauma Questionnaire (ITQ), e Body Shape Questionnaire (BSQ). I dati che indicano un’elevata prevalenza di ACE, in particolare di violenza familiare e abuso emotivo, in entrambi i sottogruppi clinici AN-R e BB confermano il ruolo centrale dei traumi relazionali precoci nello sviluppo della psicopatologia alimentare. I risultati dello studio evidenziano inoltre un effetto indiretto significativo tra ACE e distorsione della percezione corporea in caso di disturbi alimentari, attraverso la mediazione seriale dei sintomi post-traumatici e della disregolazione emotiva.
Il presente lavoro, a partire dalla prospettiva triadica e dal concetto di genitorialità diffusa, si è proposto di studiare le dinamiche relazionali madre-bambino-operatore nel contesto di una comunità educativa che accoglie madri e bambini, attraverso la procedura osservativa TIAP (Triadic Interaction Analytical Procedure). In particolare, nello studio vengono descritte le interazioni di una triade madre-bambino-operatore. I risultati hanno consentito di analizzare nel dettaglio il processo di co-costruzione delle dinamiche relazionali, riconoscendo il ruolo attivo di tutti i protagonisti del sistema e di evidenziare sia risorse che aspetti di criticità che possono essere successivamente oggetto di colloqui e riflessioni e rappresentano elementi chiave nella strutturazione degli interventi di supporto alla genitorialità.
The civil forensic context represents a social control setting in which the Court requests specific assessments. In a non-therapeutic context, is it possible to co-construct a developmental relationship? To explore this question, we used the TIAP observational tool, based on a systemic-constructivist-processual model, which highlights family system functioning and the contribution of individuals in co-constructing interactive dynamics. TIAP was applied in 15 cases of high-conflict separation managed by the Court-Appointed Expert (CTU). Results show that the tool integrates linear analyses, promotes understanding of relational circuits in action, and provides a shared framework to guide intervention not in defense of the individual, but in support of the family system as a whole.
La valutazione della genitorialità come processo trasformativo va oltre il momento diagnostico, configurandosi come un percorso di consapevolezza che coinvolge l’intero sistema familiare e consente di osservare le dinamiche di interdipendenza e coordinazione tra i membri. La procedura TIAP è stata applicata a 35 famiglie segnalate per episodi di maltrattamento nei confronti dei figli. La sua applicazione, illustrata attraverso un caso clinico, evidenzia la possibilità di valorizzare le risorse genitoriali, considerare il contesto familiare allargato, osservare la co-genitorialità e riconoscere il ruolo attivo dei minori. TIAP consente di osservare le relazioni familiari in azione e favorisce una riflessione condivisa sul funzionamento del sistema, supportando il clinico nella costruzione di un’ipotesi clinica basata su una narrazione condivisa, che valorizza il sentirsi visti e riconosciuti.
Acoustic characterization of materials is crucial to evaluate their sound-absorbing properties under real conditions. Standard methods, such as the impedance tube (ISO 10534-2) and the re-verberation chamber (ISO 354), show limitations for in-situ measurements. This study presents an innovative approach to estimate the normal-incidence absorption coefficient using a low-cost 4×4 microphone array. The method computes normalized acoustic impedance and reflection coefficient from microphone pairs, with free-field calibration. The system covers 100 Hz-5000 Hz through variable spacers and reduces operational complexity compared to traditional techniques. Numerical valida-tion via finite element modelling and experimental tests in anechoic chamber show good agreement with analytical models and standards, with deviations comparable to the reproducibility of standardized methods. Results confirm the robustness of the approach against geometric variations and edge effects, enabling fast and reliable measurements in real environments.
This study aims to elicit consumers’ willingness to pay (WTP) for gluten-free ramen noodles, exploring the alternative flour formulation of red kidney bean (RKB) to substitute for rice flour. Using the experimental method, first-price auction, with adult consumers as participants, truncated regression was applied to identify the WTP bids for three types of gluten-free ramen noodles. The findings reveal that the WTP bids for rice kernel- and 30% RKB flour-based ramen noodles are not significantly different, whereas consumers would pay 12.56 baht/150 g less for the 40% RKB flour item compared to the rice kernel item. The results also suggest that participants in the experiments would pay 15.452 baht/150 g less for the 40% RKB flour item compared to the 30% RKB flour item. These results underscore the 30% RKB flour is the optimal formulation for producing gluten-free ramen noodles to substitute for rice flour. This study also highlights the distinct preferences across individual characteristics and nutritional concerns, which underscores the potential for developing ramen noodles to satisfy consumer preferences beyond celiac concerns - providing food nutrition and improving well-being of consumes through dietary choices.
Il cinema può essere impiegato nella cura di soggetti con diverse patologie, in particolare in presenza di una sofferenza mentale. Il suo utilizzo a questo scopo è uno sviluppo applicativo della psichiatria narrativa, la quale a sua volta ha assonanze con la medicina narrativa. In questa analogia vi sono tuttavia differenze importanti, in particolare perché la psichiatria narrativa porta all’estremo il ruolo della narrazione, facendone uno strumento centrale e fondante della relazione con il paziente. Con l’utilizzo del cinema, la psichiatria narrativa aggiunge alla raccolta del punto di vista del paziente la possibilità per lo stesso paziente di rielaborare la propria storia attraverso la mediazione simbolica ed emotiva delle rappresentazioni sullo schermo. Una analisi sistematica della letteratura ha identificato alcuni studi che hanno iniziato a dimostrare l’utilità della cinematerapia, anche se rimane necessario ampliare le conoscenze sulle indicazioni e sulle modalità di applicazione di questo approccio. Molteplici sono i processi mentali che vengono attivati attraverso gli innumerevoli film che possono essere utilizzati a questo scopo. Le riflessioni del paziente sono di tipo emotivo, identificativo, interpretativo, narrativo su di sé ed anche immaginativo rispetto alla diegesi filmica e alla propria storia personale. Fondamentale è il ruolo del terapeuta, che deve saperle attivare e che è perciò responsabile di una presentazione corretta del film e di una efficace discussione successiva alla visione. Nella triade che comprende terapeuta e paziente il cinema è un oggetto transizionale attivo. Le storie sullo schermo mediano le emozioni del paziente, che possono essere sperimentate senza rischio perché vissute vicariamente. L’immedesimazione e il confronto con esse può promuovere il cambiamento e contribuire alla cura.
Le Cure palliative rappresentano un approccio integrato orientato al sollievo della sofferenza fisica, psicologica, sociale ed esistenziale nelle malattie gravi e inguaribili. Negli ultimi anni, la Psichiatria ha acquisito un ruolo sempre più rilevante all’interno dei team di cure palliative, contribuendo alla valutazione e gestione del distress emotivo. Parallelamente, la Medicina Narrativa offre strumenti capaci di integrare la dimensione clinica con il vissuto soggettivo, restituendo significato all’esperienza di malattia e facilitando la comunicazione tra pazienti, familiari e operatori. L’articolo esplora le basi storiche e organizzative delle cure palliative, il contributo della Psichiatria palliativa e l’apporto della Medicina Narrativa come metodologia per valorizzare le storie di malattia, sostenere l’alleanza terapeutica e mitigare la sofferenza globale. Particolare attenzione è dedicata alla Dignity Therapy e alla Patient Dignity Question (PDQ), strumenti pensati per valorizzare la dignità del paziente che permettono di cogliere valori, speranze e priorità individuali, promuovendo un’assistenza personalizzata e rispettosa dell’identità della persona. La letteratura recente evidenzia benefici delle Narrative Interventions nel miglioramento del benessere psicologico, della connessione sociale e della percezione di dignità, oltre che un potenziale effetto protettivo per gli operatori rispetto al burnout. Si delineano infine prospettive operative per gli psichiatri, incoraggiando l’integrazione sistematica di strumenti narrativi nella pratica, la formazione interdisciplinare e lo sviluppo di ulteriori ricerche sui loro effetti clinici.
La salute mentale sfugge a ogni definizione rigida e misurazione algoritmica, rivelando il proprio «carattere nascosto» in una dimensione che non si lascia incasellare entro parametri standardizzati. Questo contributo, frutto della collaborazione tra Slow Medicine ETS e la Società Italiana di Medicina Narrativa, esplora come la narrazione costituisca il tessuto connettivo della salute mentale, sia come condizione di possibilità dell’essere sani – il «poter dire» e «poter raccontarsi» dell’antropologia ricoeuriana dell’homo capax – sia come strumento terapeutico per ripristinare quella capacità narrativa che il disturbo psichico ha messo a tacere. Il saggio si articola in quattro movimenti. Attraverso la «lente» della Slow Medicine, vengono declinati i principi di sobrietà, rispetto e giustizia nella specificità della salute mentale, contrastando l’ipermedicalizzazione e la standardizzazione che mortificano la singolarità biografica del paziente. Segue l’analisi dell’utilizzo narrativo delle storie di salute mentale, distinguendo tra Medicina Narrativa applicata alla Psichiatria – metodologia clinicoassistenziale trasversale – e Psichiatria Narrativa propriamente detta, nucleo psicoterapico dove la narrazione fa emergere l’inconscio e cocostruisce nuovi significati esistenziali. Viene quindi approfondita la metodologia pratica dell’ascolto psichiatrico, evidenziando come il racconto del paziente – spesso caotico, frammentato, attraversato da «salti narrativi» – richieda una specifica postura narrativa capace di accogliere l’altro oltre la diagnosi. Il progetto «Storie Slow» testimonia infine come questi principi teorici si traducano in prassi concreta, attraverso narrazioni che rendono visibile la trama relazionale della cura e diventano strumenti formativi per i professionisti sanitari. L’esperienza formativa con gli studenti di Infermieristica mostra come la scrittura «sotto la lente altrui» – raccontare la stessa storia dal punto di vista dello studente, del paziente e del professionista – diventi potente dispositivo pedagogico per sviluppare empatia, riflessività e pensiero critico.
Ci chiediamo – mettendoci nei panni di una persona che sta male, degente all’interno di una struttura – che cosa potrebbe esserci di aiuto? Quale professionista desidereremmo? Se fossimo un famigliare preoccupato, cosa vorremmo? Adesso, proviamo a immedesimarci nel professionista sanitario o nell’operatore sociosanitario, e domandiamoci: chi o che cosa ci fa stare meglio nel luogo di lavoro? Secondo il nostro modo di vedere, sono interrogativi che ci permettono di calare meglio la nostra riflessione nella concretezza dell’esperienza di malattia e di cura potendo comprendere più in profondità quanto sottolineeremo circa la formazione umanistica dei professionisti della salute sia fisica che mentale. Nella contemporaneità i luoghi predisposti alla cura sono caratterizzati da un alto grado di complessità che vede coinvolti i vertici organizzativi e i professionisti sanitari nei diversi ruoli che ricoprono e nelle articolate funzioni che svolgono, spesso interconnesse. L’interazione tra curanti e pazienti si sviluppa all’interno di scenari in cui le dimensioni emotive, sociali e organizzative si intrecciano, richiedendo competenze che vanno oltre la mera tecnica. In tale cornice organizzativa, ad assumere un ruolo di centrale importanza è la formazione rivolta ai professionisti della salute: quelli in servizio e quelli che si stanno avvicinando alla professione attraverso i percorsi accademici. Pertanto, secondo la nostra prospettiva pedagogica, la formazione di base e in servizio non può essere esclusivamente tecnica ma aperta al recupero di quell’approccio olistico, già radicato nella tradizione ippocratica, che invita a mettere al centro il paziente/utente inteso come persona, tramite l’integrazione di competenze umanistiche, narrative ed educative nel lavoro di cura. Il riconoscimento dell’importanza di tale progettualità formativa implica legittimare l’integrazione della Medicina delle Evidenze Biologiche alla Medicina BioPsicoSociale, secondo la proposta propria delle Medical Humanities e della Medicina Narrativa.