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Il caso approfondisce il percorso di Change Mangement Strutturale svolto in Farmacap, l’Azienda Speciale di Roma Capitale attiva nella gestione delle Farmacie Comunali e di alcuni Servizi Sociali di prossimità. La particolarità di questo caso risiede nell’evidenza di come la lunga crisi economica, attraversata dall’Azienda ininterrottamente dal 2014 al 2021 (periodo nel quale la stessa è stata infatti Commissariata), abbia generato prima e cristallizzato poi una deriva organizzativa strutturata e caratterizzata da un sistema di servizio mal centrato e da un sistema professionale poco sviluppato che ha favorito una variegata organizzazione informale. Il Piano di Risanamento approvato da Roma Capitale nel 2022 ha permesso l’avvio di un importante percorso di Change Management Strutturale che, in 18 mesi, ha toccato tutti gli ambiti aziendali attuando non solo quanto puntualmente definito nel Piano stesso ma utilizzando, come leva per il cambiamento strutturale, un radicale processo di service re-design, l’avvio di un nuovo sistema professionale basato su un mestiere a banda larga aziendale basato su processi di servizio orientati ai risultati ed il consolidamento delle reti territoriali. Il percorso ha permesso di intervenire sulle problematiche rilevate, di cambiare e innovare in modo partecipato l’organizzazione aziendale e avviare il percorso di miglioramento delle performance economiche.
Le politiche aziendali in materia di diversità, equità e inclusione (DEI) stanno acquisendo crescente centralità anche nel contesto italiano, sebbene siano molto spesso sviluppate e analizzate a livello di singola organizzazione. In questo scenario, la contrattazione collettiva può avere un ruolo importante nel promuovere una cultura inclusiva nei luoghi di lavoro, grazie alla sua capacità di legittimare e diffondere pratiche virtuose. Il progetto presentato, condotto nel settore chimico-farmaceutico con un approccio di collaborative research, ha coinvolto ricercatori e attori delle relazioni industriali in un processo di co-produzione della conoscenza, volto a fotografare lo stato dell’arte della DEI nel settore. L’obiettivo era fornire alle parti sociali strumenti concreti e contestualizzati per diffondere politiche di DEI tra le aziende del settore. Il percorso ha portato alla definizione di linee guida settoriali che sono state integrate nell’accordo di rinnovo del CCNL 2025-2028, rappresentando un caso di successo e un modello potenzialmente replicabile in altri settori.
Craft preservation today unfolds within a dynamic and evolving landscape, where artisanal practices are increasingly framed as contributors to innovation, sustainability and territorial development. In parallel, craft governance has become more complex, involving public institutions, professional organisations and private actors such as luxury brands. This paper reviews contemporary preservation policies, identifying four main intervention clusters: certifications and standards, heritage recognition, skills and knowledge transmission, and entrepreneurship and innovation. While these often overlap in practice, they clarify the layered rationales shaping contemporary craft governance. Building on this review, we explore how the preservation of craft is operationalised through hybrid policy designs that address shifting boundaries and broadened expectations surrounding artisanal practice. The paper shows how hybrid configurations are enacted through a case study of Regional Law No. 34/2018 of the Veneto Region without explicit integration. The figure of the Maestro emerges as a carrier of institutional logics and a performative boundary object, stabilising fragmented policy expectations. The findings contribute to debates in organisation studies on institutional pluralism, role work and governance in creative economies.
Il settore logistico figura tra i più citati nei rapporti sull’infiltrazione criminale, segnalando un forte interesse della criminalità organizzata per questo ambito, cruciale tanto per l’economia legale quanto per quella illegale. Una caratteristica strutturale del settore è l’elevata pressione sui costi, in particolare quelli del lavoro, che spinge molte imprese a ricorrere frequentemente all’esternalizzazione, strumento che viene spesso utilizzato anche per eludere normative sul lavoro, consentendo l’accesso a manodopera più economica e soggetta a meno tutele. Tale dinamica è stata agevolata dalla debole presenza storica del sindacato nel settore logistico. Questa ricerca intende analizzare l’impatto della recente crescita della sindacalizzazione sulla relazione tra imprese e criminalità organizzata in un settore caratterizzato dalla presenza criminale. Lo studio si basa su un caso di studio estremo che, in quanto tale, consente di osservare dinamiche altrimenti difficilmente rilevabili. Il caso riguarda l’interazione tra la multinazionale logistica GlobalHubs e il suo subappaltatore LogisticService in un importante polo logistico del Nord Italia, dove è stata segnalata la presenza di organizzazioni mafiose. Attraverso interviste semi-strutturate e l’analisi di documenti giudiziari e articoli di stampa, è emerso che GlobalHubs, per porre fine a uno sciopero prolungato organizzato dal sindacato, ha richiesto l’intervento del crimine organizzato tramite LogisticService, il cui titolare risulta legato ad ambienti mafiosi. L’intervento ha incluso l’invio di lavoratori sostitutivi e l’uso della forza per intimidire e reprimere i lavoratori in sciopero. Il caso solleva interrogativi sul ruolo crescente del crimine organizzato come intermediario nei conflitti tra capitale e lavoro nel settore logistico.
Il presente studio approfondisce le pratiche organizzative adottate dai gestori degli spazi collaborativi per coinvolgere gli attori locali nelle attività offerte dai propri spazi. Grazie a tali pratiche organizzative, gli spazi collaborativi emergono come attori di “intermediazione” che ricoprono un ruolo semi-pubblico e facilitano le relazioni tra attori locali e policy maker, supportando in tal modo lo sviluppo di un approccio place-based alle politiche pubbliche, in particolare nelle aree interne. I risultati emersi dallo studio qualitativo condotto su uno spazio collaborativo gestito da un’associazione attiva in un comune italiano di area interna (“Start Working Pontremoli”) hanno evidenziato tre specifiche pratiche organizzative finalizzate, rispettivamente, all’attivazione di una comunità di professionisti sul territorio, all’ancoraggio delle iniziative dello spazio alla più ampia comunità locale e all’abilitazione del territorio a progettare e ospitare nuove attività e servizi. Tali pratiche organizzative illustrano i diversi modi in cui i gestori degli spazi collaborativi possono facilitare le relazioni sia all’interno sia all’esterno dei propri spazi, sviluppare nuove iniziative capaci di coinvolgere i diversi attori locali e accrescere il patrimonio di conoscenze presente sul territorio. Attraverso queste pratiche organizzative, dunque, l’azione degli spazi collaborativi si pone in coerenza con gli obiettivi delle politiche place-based volte a mitigare i trend negativi delle aree interne.
This paper draws on the “generative dance” metaphor to propose a methodological perspective to study the more-than-human world, where human beings and non-humans (artefacts, animals, matter) are entangled. This metaphor builds upon two well-known methods in interpretive organization studies literature: organisational ethnography and the study of talk. The main argument of this article is that ethnography and the study of talk, often considered two distinct methods, can instead entangle in a generative dance that shapes a new perspective on researching (encompassing research design, data collection and analysis, along with ethical issues). In line with a posthuman understanding of the world, and given current developments in ethnographic research, this article posits that researchers are active participants in this dance and there is a process of mutual constitution between researcher and the world which is researched. Using practice theory as a metatheoretical frame of reference, the paper presents four scaffolds which support the following movements: where to dance, learning to dance, mastering the dance, and experimenting with new moves. Thus, the paper encourages researchers to engage with the field so to produce accounts which are able to unveil unnoticed features of the more-than-human. The paper also calls for an ethical engagement with the field, which requires researchers to enhance awareness of their own position and impact in the more-than-human world.
This study assesses the efficiency of agricultural residue production across regions within the framework of a circular economy. The objective is to identify the key factors driving performance and to provide insights for optimising resource use in line with the European Green Deal and the Common Agricultural Policy (2023-2030). We have integrated Data Envelopment Analysis (DEA) with Multi-Criteria Decision Analysis (MCDA-DEA), developing a composite efficiency indicator that enables the design of targeted policies based on the main determinants of regional performance. This indicator was applied to the Poland’s NUTS-2 regions and incorporates variables such as irrigation, agricultural land, employment, machinery, and crop type, allowing for a more refined evaluation of efficiency. Our approach offers a robust tool to support evidence-based policymaking. The findings underscore Poland’s potential to capitalise on significant agricultural residue surpluses for bioenergy and bio-based products, and advocate for tailored policy interventions, integrated evaluation methodologies, and enhanced support to address economic, environmental, and logistical challenges – thereby fostering a resilient circular economy.