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Simona Argentieri

L’Ideale dell’Io: patologia e risorsa

PSICOANALISI

Fascicolo: 2 / 2020

Nella letteratura psicoanalitica e nell’uso corrente, il concetto di Super-Io ha conquistato uno spazio teorico e clinico molto più ampio di quello riservato invece al concetto di Ideale dell’Io. Si tratta, come è noto, di istanze che si configurano nel quadro dell’elaborazione della seconda topica dell’apparato psichico, che delinea l’organizzarsi e il consolidarsi della struttura. Il lavoro non si addentra tuttavia nelle disquisizioni metapsicologiche, alle quali tanti grandi maestri hanno già dato il loro importante contributo. Si concentra invece sulle riflessioni clinica nei confronti di pazienti, pur tra loro diversissimi sul piano psicopatologico, che patiscono intense sofferenze a causa di un ingombrante ed irrealistico ideale di se stessi al quale sentono di non riuscire ad aderire. Un conflitto, difficilissimo da maneggiare nel rapporto di transfert-controtransfert, nel quale l’Io è al tempo stesso la vittima e l’agente. Talora, il processo della cura inciampa in questi aspetti apparentemente marginali dell’ideale di se stessi, che si configurano come una delle più tenaci resistenze al processo psicoanalitico.

Nicholas Temple

Quando la speranza è attaccata: la violenza come difesa dalla colpa

PSICOANALISI

Fascicolo: 2 / 2020

Il lavoro affronta il tema della distruttività umana come modalità di difesa dai sentimenti di colpa. Come già evidenziato da Freud e dalla Klein, sia a livello individuale che collettivo, la distruttività può essere proiettata negli altri, oppure può essere attribuita a un trauma del passa-to che determina una reazione distruttiva, in modo da evitare l’assunzione della responsabilità. Ogni riconoscimento della responsabilità per la propria distruttività produce un senso di colpa doloroso che, di conseguenza, può essere negato o proiettato. Inoltre, il senso di colpa si inten-sifica quando c’è la consapevolezza che il danno è stato inflitto a qualcosa sentito come buono e prezioso. Attraverso l’analisi di alcuni casi clinici, l’autore ci mostra la difficoltà presente nel lavoro analitico con pazienti suicidi o violenti. L’analista deve confrontare il paziente con il proprio desiderio di utilizzare la violenza per sterminare ciò che è danneggiato e vulnerabile dentro se stesso, o attaccare un’immagine persecutoria per neutralizzarla. Allo stesso tempo, viene mes-so nel transfert nella posizione di essere un oggetto che può essere incolpato, e poi attaccato e ucciso nella fantasia. Il trattamento psicoanalitico, infatti, rappresenta una speranza di cambia-mento e di sviluppo e può facilmente provocare una ritorsione violenta per aver disturbato l’equilibrio psichico e aver offerto una via d’uscita da una relazione interna vincolata. La paura di questo cambiamento psichico può provocare una pericolosa reazione terapeutica negativa.

I ricordi della storia recente degli anni ’30 e il legame tra austerità e colpa riducono ancora una volta il nostro senso di umanità, ora aggravato dalla pandemia mondiale. La rimozione delle storie traumatiche nell’individuo e nella società deve essere analizzata al fine di evidenziare gli attuali attacchi dell’alterità sui cittadini, laddove i regimi totalitari diventano sempre più la norma e la gentilezza e l’amore vengono trattati con disprezzo mentre prevale l’egoismo. La teoria di Ferenczi nel saggio La confusione delle lingue è fondamentale per capire la dinamica del pregiudizio nel razzismo, nella misoginia e, ovviamente, rispetto agli ebrei. La conoscenza analitica è uno strumento essenziale per consentire ai popoli di comprendere i traumi transgenerazionali, la paranoia dei grandi gruppi e i pregiudizi attuali della politica e della cultura.

Antonio Pérez-Sánchez

Setting analitico e pandemia

PSICOANALISI

Fascicolo: 2 / 2020

L’irruzione della pandemia con la conseguente fase di confinamento, ci ha costretto a sospendere l’abituale setting dal vivo per sostituirlo con un altro succedaneo, mediante l’uso di tecnologie che permettono la continuità del trattamento a distanza. Viene illustrata l’esperienza dell’autore con una paziente, nel passaggio dal setting in presenza a quello virtuale e poi nel ritorno a quello dal vivo. Vengono formulate alcune considerazioni generali sul setting dal vivo, per poterlo confrontare con quello virtuale. Si sostiene l’idea che l’assenza dei corpi del paziente e dell’analista in uno stesso spazio limiti le possibilità di un’autentica comunicazione e, quindi, di un’esperienza analitica, nell’impossibilità di accedere ai vissuti percettivi-sensoriali più primitivi.

L’articolo delinea un percorso di miglioramento del sistema di formazione e aggiornamento per i professionisti che operano nelle strutture sanitarie, in una prospettiva evolutiva, che si auspica partecipato in maniera proattiva dagli utenti-pazienti. Si propone una rivisitazione anche terminologica piu aderente alla reale impostazione della formazione continua, una variazione semantica che evoca cambiamenti sostanziali. Viene dedicato un focus specifico alla valorizzazione dell’apprendimento non formale, con la proposta di istituire dei centri di certificazione di competenze per validare i crediti acquisiti anche con l’autoformazione e a cui affidare la rilevazione del fabbisogno formativo, fondante per una valida progettazione dell’offerta di percorsi professionalizzanti. Nella trattazione viene dato rilievo alla dimensione tecnologica, che, adeguatamente adottata, potrebbe efficientare l’attuale sistema per gli aspetti di valutazione della qualita dei percorsi formativi e il monitoraggio della coerenza tra i percorsi di aggiornamento realizzati e il ruolo funzionale dei professionisti nelle strutture sanitarie.

Aldo Bonadies, Rita Mancini, Marilia Maci, Chiara Gibertoni, Anna Maria Petrini

Laboratorio Unico Metropolitano: innovazione e alta tecnologia per un nuovo paradigma di medicina di laboratorio

MECOSAN

Fascicolo: 115 / 2020

Il Laboratorio Unico Metropolitano (LUM) e un intervento di programmazione sanitaria nato sulla spinta delle indicazioni della Regione Emilia- Romagna e volto a ridefinire le capacita produttive attraverso la riduzione delle duplicazioni. Il LUM e un esempio di integrazione in rete tra le strutture e soprattutto tra i professionisti che si occupano di salute. E il primo caso in Italia di cessione del ramo d’azienda tra Aziende Pubbliche: Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Orsola-Malpighi (AOU), AUSL Imola, Istituto Ortopedico Rizzoli (IOR) hanno "ceduto" le risorse umane e tecnologiche, nonche i contratti di qualsiasi natura relativi alle attivita di diagnostica di laboratorio di patologia clinica, all’AUSL Bologna, individuata quale Azienda Capofila del progetto, presso la quale e localizzata la struttura del Laboratorio Unico.

Tiziana Lavalle, Assunta De Luca, Francesco Ripa di Meana, Gennaro Ciliberto, Aldo Morrone, Branka Vujovic

Istituti Fisioterapici Ospitalieri (IFO) ed emergenza sanitaria da Coronavirus: l’esperienza maturata durante la fase di lockdown e la fase 2 Covid-19

MECOSAN

Fascicolo: 115 / 2020

All’inizio del periodo pandemico, si e verificata una forte polarizzazione delle risorse sanitarie e dei professionisti verso la prevenzione della rapida diffusione del SARS-CoV-2, riducendo l’attenzione alle malattie croniche e alla cura oncologica, compromettendo cosi la continuita terapeutica e gli esiti dei trattamenti. In questo scenario avvincente e travolgente, gli IFO sono rimasti ancorati alla propria missione di fornire cure specialistiche ai pazienti oncologici, dermatologici e con malattie rare. Qui, si presenta una sintesi delle decisioni strategiche assunte e dei piani sviluppati per ridurre la diffusione del virus, mentre ci si sforzava di avvicinare l’ospedale ai pazienti. Si spera che questa esperienza possa servire da risorsa per informare i modelli di assistenza in caso di futuri focolai epidemiologici.

Carlotta Patrone, Alessio Nicoli, Pasqualino Squillace, Matteo Puntoni, Isabella Cevasco

Indagine sul fenomeno del re-ricovero nel reparto Area a Conduzione Infermieristica (ACI) in un ospedale organizzato per intensità di cura

MECOSAN

Fascicolo: 115 / 2020

Il fenomeno del re-ricovero impatta fortemente sulla sanita pubblica e ha subito un sempre maggiore interesse da parte della comunita scientifica. E stato dimostrato che diversi parametri possano influenzare tale fenomeno. L’educazione terapeutica e uno di questi. Obiettivo del presente lavoro e analizzare come un reparto a conduzione infermieristica caratterizzato da un’importate educazione terapeutica possa impattare sulla riduzione di tale fenomeno. A tal fine, sono stati estratti i dati relativi a un anno di attivita del reparto a conduzione infermieristica che sono stati confrontati con un gruppo di controllo di pazienti ricoverati nel medesimo ospedale con analoghe caratteristiche in rapporto 1:2. Sono stati calcolati indicatori di "controllo" rispetto al fenomeno del re-ricovero (numero re-ricovero e durata della loro degenza). I risultati dello studio sono stati: 1 episodio di re-ricovero, con una durata di 15 giorni, in ACI a fronte dei 22 episodi di re-ricovero del gruppo di controllo con 188 giornate di degenza complessivi. Sono stati inoltre monitorati ulteriori parametri relativi al benessere organizzativo degli infermieri che hanno riportato risultati quali la diminuzione della % di attivita omesse e l’azzeramento di giornate di assenza. Anche l’efficacia del riconoscimento tempestivo di 5 eventi critici clinici ha impedito che la situazione evolvesse negativamente. In questo lavoro e stato quindi dimostrato come una gestione prettamente infermieristica e l’educazione terapeutica possano impattare positivamente sul re-ricovero e sono state fatte considerazioni che possono essere estese anche ad altri contesti.

Lucia Soriente, Silvio Cigolari, Alberto Gigantino, Chiara Aliberti, Pasquale Ardovino, Paola Adinolfi, Rocco Palumbo

La riorganizzazione delle prestazioni sanitarie in ottica di appropriatezza: l’esperienza dell’AOU "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" nella gestione del DRG 127 - Insufficienza cardiaca e shock

MECOSAN

Fascicolo: 115 / 2020

L’articolo propone un percorso inteso a migliorare gli standard dell’offerta specialistica nell’ambito dello scompenso cardiaco, nel rispetto dei criteri di efficacia, efficienza ed equita previsti dal Sistema Sanitario Nazionale Italiano (SSNI). Lo studio si fonda su un’analisi di caso, che concerne l’esperienza dell’Azienda Ospedaliera Universitaria (AOU) "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno. Partendo da una valutazione sistemica degli indicatori rilevati dall’ufficio Schede Dimissioni Ospedaliere (SDO) relativi al Diagnosis-Related Group (DRG) 127 "Insufficienza cardiaca e shock della cardiologia intensiva" per l’anno 2017, tra cui la degenza media e la percentuale di ricoveri oltre soglia, sono state identificate le criticita dei percorsi assistenziali. Alla luce delle evidenze raccolte, e stato proposto un nuovo disegno del processo assistenziale mediante la metodologia del Business Process Improvement (BPI). Tecnologia, asset management, percorsi di cura, formazione e monitoraggio rappresentano le leve considerate di maggior rilievo ai fini del miglioramento continuo degli standard dell’offerta specialistica nell’ambito dello scompenso cardiaco.

Carla Weber

Recensioni

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 34 / 2020

Dario Forti, Paola Scalari

Cantieri. Un maestro con lo sguardo bambino. Generare l’inedito

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 34 / 2020

Voglio condividere, attraverso alcune pennellate, le immagini che emergono dalla mia me-moria a seguito della morte di Francesco Berto (8 maggio 1934-8 luglio 2020), psicosocioa-nalista e già socio di Ariele. Fa da sfondo alla narrazione l’incontro tra Berto e Pagliarani. Su questo intreccio umano e professionale, intellettuale ed emotivo emergono gli ambiti del pensiero nei quali Berto ha applicato il pensiero psicosocioanalitico. Quelli principali sono il mondo scolastico, la consulenza ai genitori, la formazione degli operatori dei servizi socio-educativi. Ne sono testimonianza i molti libri sull’argomento. La ricerca teorica e applicativa di Berto dunque si è attestata in un modello di apprendimento psicosocioanalitico capace di far emergere l’inconscio e di utilizzare il gruppo per rielaborarlo. Molto ci ha insegnato. Ora a tutti noi far germinare la sua eredità. Per dare avvio a questo impegno nel testo sono riportate le parole di amici e colleghi, di allievi e studiosi, di psicoanalisti e psicosocioanalisti che, alla sua morte, mi hanno inviato una riflessione riconoscendo la potenza del suo modo di operare con grandi e piccini, in aula e nella polis, con l’individuo e con i gruppi.

Cristiano Cassani

Immagini

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 34 / 2020

Maria Grazia Cangelli

Infodemia: cenni per la comprensione di un nuovo fenomeno

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 34 / 2020

Alla pandemia di Covid-19 si e` accompagnata un’infodemia che rende complesso il reperi-mento di informazioni attendibili e l’adozione di comportamenti idonei. L’articolo prende in considerazione i tre principali componenti dell’infodemia: complottismo, cattive condotte dei media e cattiva (o assente) comunicazione istituzionale

Fulvio Carmagnola

Saperci fare, con il vuoto

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 34 / 2020

Questo scritto parla dell’evento come occasione etica. L’evento non è ciò che accade ma ciò che nell’accadere ci chiama singolarmente alla scelta etica. Ciò che accade è solo l’occasione, l’occursus (B. Spinoza). L’evento richiede una situazione singolare di attenzione capace di raccogliere, in ciò che accade, un segno o "ciò che ci fa segno" (G. Deleuze). L’occasione (occursus) per questa riflessione è stata la vicenda Covid, con le conseguenze che ne sono derivate. È stata un "evento" o un semplice, terribile, occursus? Il secondo punto riguarda il tempo dell’evento: credo sia un tempo vuoto, una discontinuità, una frattura che contiene una domanda. L’istante (hexaiphnes) dell’evento convoca il soggetto a una scelta etica.

Norma Sartori, Fabrizio Valcanover

Punti di vista

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 34 / 2020

I punti di vista affrontati nell’articolo si riferiscono a quelli di due professionisti sanitari, un medico di medicina generale e uno psichiatra-psicoterapeuta, e a quello del virus che imper-versa nel mondo dall’inizio del 2020. Sia nella narrazione che dà voce al virus sia nelle ri-flessioni condotte dai due medici si spazia "tra sacro e profano". Profano, ovvero laico, è il punto di vista del virus e di chi si ammala a causa sua, ma anche dei cittadini che leggono i giornali e sono immersi nel bombardamento mediatico. È una pandemia, meglio una sindemia, ma anche una infodemia. Sacro, ovvero le riflessioni professionali che i medici conducono dal loro osservatorio quotidiano specifico: ambulatori, territoriali, come sempre luoghi dimenticati e lontani dalla ribalta di cui godono le terapie intensive e gli ospedali in generale con i loro eroi; trincee sporche e fangose dove si affronta il nemico a mani nude e a volte si scappa e ci si nasconde. Tutte le riflessioni e i punti di vista si intrecciano e si mescolano, senza un confine preciso tra laico e professionale, in un clima di perplessità e incertezza che a tratti diviene sofferenza per un’umanità che arranca e forse stenta ad apprendere dagli errori ed ignora le lezioni del passato anche il più recente.

Maria Giovanna Garuti

Gruppi, fondamento del sociale e del politico

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 34 / 2020

La pandemia che ci ha colti, ingenuamente, di sorpresa ha evidenziato attraverso il distan-ziamento fisico le difficoltà socio-relazionali che pervadono il tempo dell’Antropocene, carat-terizzato da frenesia - frenevita -, ansia da prestazione, angosce di solitudine, isolamento, tensioni securitarie e paura dell’Altro, dell’alterità. L’esperienza che stiamo ancora vivendo può essere l’opportunità, l’occasione per ri-analizzare le forme di vita individuali e collettive all’insegna di una diversa e migliore partecipazione, di una maggiore consapevolezza dei nostri bisogni e di quelli della collettività, di una diversa ed evoluta relazionalità che comprenda non solo l’Io ma anche gli altri - persone e macchine - l’ambiente e il Cosmo. For-mare alla gruppalità, alla prossimità, alla relazione autentica in tutte le sue forme e manifestazioni, è la sfida del presente-futuro. I gruppi sono il pharmakon, nella loro ambivalenza di veleno e cura, che sostiene, se ben dosato, un risveglio possibile dei corpi, delle menti, del pensiero e dell’azione.

Paola Scalari

Curare CorpoMente. Residenze sociosanitarie per anziani

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 34 / 2020

Nel periodo del lockdown le residenze socio sanitarie per anziani non autosufficienti hanno evidenziato l’incapacità di tenere insieme la cura del corpo e la cura della mente. Queste isti-tuzioni si sono barricate per tenere lontano il virus non riuscendo a pensare a come salva-guardare emotivamente i loro ospiti. Forse l’importanza di tenere insieme operatori e fami-liari in un’équipe curante non è mai stata presa in seria considerazione. Il periodo di isolamento dovuto a Covid19 ha però evidenziato come senza relazioni familiari e amicali gli an-ziani si lascino andare e muoiano. La depressione, dovuta al mancato contenitore Corpo-Mente, va quindi riconsiderata per evitare nuove stragi. Attivare gruppi coordinati pare la pista di lavoro per ridare dignità alle persone che, malate, vanno a concludere la loro esistenza in queste strutture.

Anna Ferruta

Affidarsi/Isolarsi. Una figura combinata del rapporto curanti/malati in epoca Covid

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 34 / 2020

I curanti, proprio nel momento in cui venivano esposti al contagio del Covid, si sono trovati isolati: loro, i curanti, gli altri, i malati. I ruoli tra sanitari e pazienti si sono divisi in modo netto, sia per il tipo di patologia (il disturbo del respiro e l’intubazione impediscono di parla-re e mascherano la mimica emotiva reciproca) sia per il distanziamento a cui tutti erano sot-toposti. È venuta così a scarseggiare quella dinamica relazionale curante/paziente, nella qua-le lo scambio di parole, di sguardi, di proteste, di sorrisi, crea quel tessuto di reciprocità che alimenta la vita psichica di entrambi. L’esperienza dei Gruppi Balint ci ha insegnato che a curare è la relazione medico-paziente nei due sensi, anche in quello riferito al medico, che nell’ascolto delle emozioni suscitate dall’incontro con il paziente attinge conoscenze e nutri-mento per sé e per l’altro. Prendersi cura è uno dei fondamenti antropologici della condizio-ne umana, riguarda tutti, non solo per riparare a un deficit, ma per la consapevolezza che senza questo alimento relazionale qualsiasi competenza si inaridisce.