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Andrea Angelozzi

Dieci problemi per una reale riforma della salute mentale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2019

La Legge 180/1978 che ha chiuso i manicomi è una legge di princìpi che non può impedire lo sviluppo e la progressiva estensione di modi di lavorare manicomiali. Vengono presi in esame dieci aspetti che sono fortemente a rischio in questa direzione e che di fatto sono agevolati da molte norme a livello nazionale e regionale. Essi sono: lasciare la organizzazione della salute mentale alle decisioni autonome delle Regioni; ridurre la programmazione dei Servizi a una gestione amministrativa; ricostituire spazi che operano con logiche manicomiali; non utilizzare tutto quanto è disponibile per opporsi alla cronicità; non operare una reale integrazione con l’Ospedale Generale; ritornare al pericoloso per sé e per gli altri; svalorizzare la centralità del territorio e il valore integrativo dei Dipartimenti di Salute Mentale; gestire come malattia mentale ogni contesto ove vi siano problemi di comportamento o di disagio sociale; rifiutare il confronto e la misura dei risultati; rinunciare a una qualità della formazione.

Pier Francesco Galli, Alberto Merini

Tracce

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2019

Dopo una nota di Pier Francesco Galli, viene pubblicato il testo del seminario di Daniel Kahneman al 57° incontro annuale del Rapaport-Klein Study Group all’Austen Riggs Center di Stockbridge (Masssachusetts) del 7-9 giugno 2019, assieme al dibattito. Viene ricordata la personalità di David Rapaport e rievocato il clima intellettuale di quegli anni all’Austen Riggs Center, in cui lavorava, tra gli altri, anche Erik Erikson. Nel dibattito vengono toccati vari temi, tra cui il rapporto tra l’intuizione clinica e la valutazione basata su regole e calcoli statistici, ricordando anche la posizione tenuta da Paul E. Meehl negli anni 1950.

Berta Neumann, Eugenia Omodei Zorini

Diario della psicoterapia di Federico (1955-56)

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2019

La Legge 180/1978 che ha chiuso i manicomi è una legge di princìpi che non può impedire lo sviluppo e la progressiva estensione di modi di lavorare manicomiali. Vengono presi in esame dieci aspetti che sono fortemente a rischio in questa direzione e che di fatto sono agevolati da molte norme a livello nazionale e regionale. Essi sono: lasciare la organizzazione della salute mentale alle decisioni autonome delle Regioni; ridurre la programmazione dei Servizi a una gestione amministrativa; ricostituire spazi che operano con logiche manicomiali; non utilizzare tutto quanto è disponibile per opporsi alla cronicità; non operare una reale integrazione con l’Ospedale Generale; ritornare al pericoloso per sé e per gli altri; svalorizzare la centralità del territorio e il valore integrativo dei Dipartimenti di Salute Mentale; gestire come malattia mentale ogni contesto ove vi siano problemi di comportamento o di disagio sociale; rifiutare il confronto e la misura dei risultati; rinunciare a una qualità della formazione.

Paolo Migone

Percorsi nella psicoanalisi: John E. Gedo

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2019

Viene ricordato il percorso culturale di John E. Gedo (1927-2019), uno psicoanalista di Chicago di origini ungheresi, scomparso quest’anno, che fu molto vicino a Heinz Kohut mentre costruiva la Psicologia del Sé, contribuendovi in modo importante. Gedo poi si distaccò da Kohut per percorrere strade proprie e proporre uno "schema gerarchico" dei modi di funzionamento psichico, illustrato in numerosi contributi (tre suoi libri sono tradotti anche in italiano, il più rilevante dei quali è Al di là dell’interpretazione, del 1979). Gedo aveva una ricca cultura umanistica, tipicamente europea, e anche un forte interesse per l’arte, su cui scrisse alcuni libri e cui dedicò l’ultima parte della sua vita. La sua proposta teorica viene qui illustrata anche riportando brani dell’articolo di Paolo Migone "Monografia: John E. Gedo" (Psicoterapia e Scienze Umane, 1985, XIX, 4: 89-102).

Wilma Bucci

Il ruolo del linguaggio nella vita emotiva

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2019

È difficile trasmettere in parole l’esperienza emotiva. Il rapporto tra esperienza emotiva e linguag-gio viene esaminato alla luce della teoria del codice multiplo di Wilma Bucci e dei suoi concetti di "schemi emotivi" e di "processo referenziale", e vengono esaminati anche i limiti di questo rap-porto. Gli schemi emotivi sono costituiti da episodi che includono determinati processi corporei subsimbolici attivati da diversi oggetti o persone, in molti contesti. La verbalizzazione dell’esperienza emotiva nel processo referenziale implica almeno l’attivazione di componenti cor-poree di uno schema emotivo, che portano a una descrizione dettagliata di un evento associato allo schema, e poi l’allontanarsi dall’esperienza immediata per esaminarne il significato emotivo. L’evento può essere il ricordo di una fantasia o di un sogno, o un’interazione del momento. Ven-gono presentati metodi computerizzati di misurazione del linguaggio, tra cui il Weighted Referen-tial Activity Dictionary (WRAD) che indica l’immediatezza dell’immersione in un’esperienza ri-portata nella descrizione di una immagine o di una narrativa, e il Weighted Reflec-tion/Reorganizing List (WRRL), che valuta l’esame del significato emozionale.

Jorge Canestri

Riflettere sul confine: interno ed esterno. Considerazioni conclusive

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2019

Queste osservazioni si centrano sull’"inclusione dell'altro" di cui parla Jürgen Habermas (1996) e seguono il filo dell’analisi che Emile Benveniste dedica al duplice significato della parola "ospite" in latino: colui che accoglie e colui che viene ospitato. Ma perché hostis e ho-spes? Hostis in latino corrisponde al termine gotico gasts, ma il significato gotico di gasts è ospite, mentre in latino vuol dire nemico. Il passaggio da hostis a hospes, derivante nel mondo romano da un processo socio-economico-politico, è di notevole importanza; definisce un tipo di relazione e articola le nozioni di ospitalità, alterità e identità in un unico concetto. Nel pensiero psicoanalitico, la nozione di identità assume il nome di sentimento del sé (selbstgefühl). Conosciamo bene le caratteristiche di fragilità, precarietà e relatività che conno-tano questo sentimento. La psicoanalisi, Freud per primo, ha proposto di analizzare le "fasi particolari dello sviluppo del sentimento del sé (selbstgefühl) e le loro vicissitudini", a partire da uno stadio mentale molto precoce. È la condizione di maggiore o minore integrazione del soggetto e di maggiore o minore ac-cettazione della alterità costitutiva dell’identità che consente di dare ospitalità e praticare l’aequamentum, la parità nell’accettare la differenza. Habermas afferma al riguardo che: «l’uguale rispetto per chiunque (jedermann) non ri-guarda coloro che sono simili a noi, ma la persona dell’altro (gli altri) nella sua specifica diver-sità. E la responsabilità solidale verso l’altro inteso come uno di noi [..]». Concludo suggerendo che il nostro concetto di confine e la divisione tra interno ed esterno dovrebbe e debba essere rivisto considerandone le profonde implicazioni sull’uso della tecno-logia.

L’autore, discutendo il caso di Ferhan Ozenen, cerca di focalizzare l’attenzione del lettore su alcuni aspetti transferali e controtransferali ripetitivi nelle dinamiche della situazione e del processo analitico. Tale processo - qualora non preso debitamente in considerazione dal punto di vista contro-transferale e attraverso una riflessione sulla "role responsiveness" dell’analista, o non fosse opportunamente costruito, e quindi interpretato e analizzato nel transfert - potrebbe portare a massicci movimenti psichici regressivi nel paziente e ad acting-out piuttosto distruttivi. In questo senso, ascoltare "oltre il flusso psichico contrappuntistico" ciò che non è stato detto nelle sedute, attraverso la lente di "ascolto dell’ascolto dell’analizzando", potrebbe essere di grande aiuto per stimolare e accrescere la capacità e l’apertura dell’analista nei confronti del-le ripetizioni traumatiche e degli impatti transgenerazionali.

Ferhan Ozenen

Attraverso le polarità: flusso e contrappunto nella vita psichica

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2019

L’idea di "coppia di opposti" appare nel pensiero di Freud già nel 1905, e occupa un posto significativo a vari livelli teorici in tutta la sua opera, dalle maggiori antitesi ai dualismi istintua-li. Questa comunicazione clinica presenta il processo analitico di un giovane uomo che lamen-tava angoscia associata alla separazione, un caso che rende particolarmente visibile il lavoro della coppia di opposti. Seguendo le principali preoccupazioni del paziente riguardo al travesti-tismo e alla musica, il concetto di diniego viene discusso a diversi livelli. L’articolo spiega co-me i frammenti di sé e i diversi ordini di trauma - il trauma sociopolitico e il trauma della ses-sualità stessa - siano coinvolti nel fenomeno del travestirsi.

Nella sua discussione sul lavoro di Sotiris Monolopoulos "Processo di interiorizzazione e transfert in un paziente traumatizzato" l’autore considera il materiale clinico dal punto di vista delle relazioni oggettuali e delle fantasie inconsce. Il paziente arriva all’analisi dopo una crisi, desiderando principalmente ripristinare il suo equilibrio interiore - la struttura difensiva, che rende estremamente difficile per l’analista stabilire un contatto con lui. Il paziente conserva la fantasia della relazione con un oggetto seducente, che promette protezione e cibo, solo per poi rifiutarlo, tradirlo e umiliarlo; questa immagine giustifica gli attacchi vendicativi del paziente - che quindi può ignorare la realtà della comprensione e del contenimento da parte dell’analista. Allo stesso tempo, il paziente ha un grande bisogno dell’analista, anche se cerca di usarlo per-versamente nel transfert - senza stabilire e riconoscere la relazione dipendente. Tuttavia, l’analista è ancora associato alla speranza di riparazione degli oggetti interni danneggiati e di uscire dal rifugio psichico.

Sotiris Manolopoulos

Processi di internalizzazione e transfert in un paziente traumatizzato

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2019

Il confine tra realtà interna ed esterna diventa clinicamente significativo quando incontria-mo alcune difficoltà nel percorso dei processi di interiorizzazione mentre si dispiegano in una situazione transferale. Se le tracce mobilitate dell’esperienza non sono adeguatamente rappre-sentate e differenziate, l’occasione di transfert non diventa un ritrovamento dell’oggetto. Di-venta invece un impingement, un’intrusione di un pezzo di realtà grezza nella vita psichica. Questo viene esaminato nel transfert di un paziente traumatizzato che ha impiegato rigide dife-se anti-traumatiche per separare nettamente la realtà interna da quella esterna, limitando così l’area dei fenomeni transizionali ed evitando la separazione dall’oggetto primario e l’identificazione dei limiti paterni.

Stanislav Matacic

Discussione del paper di Simona Argentieri

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2019

L’autore discute il paper di Simona Argentieri evidenziando l’importanza della riflessione in termini di metapsicologia e di teoria degli istinti di Freud. Sottolinea l’importanza del concet-to di sviluppo di Freud, indispensabile per spiegare lo spostamento verso la "pregenitalità", la perversione polimorfa, la "neosessualità" (McDougall) come anche l’importanza del concetto di barriera protettiva contro gli stimoli (Reizschutz, sempre Freud) e di trauma mentale. Da psi-coanalista studioso appassionato anche di cinema e teatro, nel discutere il caso clinico della paziente agorafobica accoglie la suggestione analogica tra la "paura dello spazio aperto" e l’angoscia della mancanza della "quarta parete" sul palcoscenico.

Simona Argentieri

Guerre di confine: il limite di sé nella dimensione psicoanalitica

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2019

Molti vertici di competenze si sfidano intorno al problema dei confini: biologia, sociologia, geografia, politica, storia, linguistica, antropologia- Lasciando sullo sfondo tanta complessità, l’intento dell’autrice è affrontare la questione nell’ambito precipuamente psicoanalitico, esplorando il confine di sé così come si va configu-rando nel processo di sviluppo normale e patologico, nella duplice dimensione interpersonale - il costituirsi dell’incontro tra sé e l’altro - e intrapsichica - come organizzazione progressiva e differenziazione di ambiti e livelli della struttura. Indagando le radici precoci di deficit e sofferenze, inevitabilmente si riscontrano falle nel processo di separazione-individuazione che è sotteso alla costituzione del senso del confine. Nella seconda parte del lavoro, viene illustrato il caso di una paziente bulimica, sofferente di crisi agorafobiche; poiché - a parere dell’autrice - tale problema è particolarmente evidente nella configurazione psicopatologica dell’agorafobia. Parole chiave: fobia, agorafobia, scudo contro gli stimoli, meccanismi di difesa, separazione-individuazione.

Maria Elide Vanutelli, Michela Balconi

Pain and emotions in non-human animals: Debates and insights from philosophy, ethology, and neuroscience

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2019

The experience of pain can be referred verbally by human subjects and, although this criterion is considered during scientific and medical procedures, it appears evident that the same principle cannot be applied to other species. Thus, pain in animals is usually inferred by non-verbal behaviors, but this inference is not, or should not be that simple to make. In the present work available philosophical, ethological and neuroscientific resources about the experience of pain in humans and animals will be reviewed, to explore continuities and specificities by a comparative perspective. Also, a new framework will be proposed to highlight some significant behaviors related to pain experience within the animal kingdom. In detail, we suggest that by observing and analyzing complex emotional and social (shared) experiences related to pain it would be possible to infer, at least in some cases, the presence of a subjective experience of pain.

Il presente articolo espone i risultati di una ricerca qualitativa condotta tramite interviste che ha visto coinvolti quindici praticanti della disciplina del Reiki. La tecnica affonda le sue origini in Giappone e si basa sul trattamento energetico finalizzato al raggiungimento di uno stato di benessere psico-fisico di praticanti e riceventi. L’indagine si e basata sui numerosi studi relativi alla tecnica della Mindfulness di Kabat-Zinn e un limitato numero di ricerche sperimentali sulla pratica del Reiki e i suoi benefici. Sono stati ripresi i costrutti di presenza mentale, sintonizzazione e gestione dell’emozione; si e fatto inoltre riferimento a salute autoriferita, locus of control e resilienza. L’obiettivo principale della ricerca e quello di conoscere ed approfondire la tecnica del Reiki, in particolare lo stile Komyo. Essa mira inoltre a far emergere i possibili effetti positivi sul benessere psicofisico dei soggetti praticanti. Ulteriore obiettivo della ricerca e la graduale apertura verso le pratiche orientali, oggi largamente diffuse nel contesto occidentale ma scarsamente esplorate da un punto di vista scientifico. Il principale elemento analizzato e stato quello della Mindfulness, visto come capacita di vivere il momento presente sia durante il trattamento sia nella vita quotidiana; dallo studio delle interviste sono emerse conseguenze positive in diversi contesti di vita del soggetto ed in particolare sulla capacita di problem solving. Rispetto al rapporto con il corpo i soggetti presentano alti livelli di sensibilita percettiva dimostrando una propensione alla ricerca delle cause della malattia ed un approccio di cura attraverso la tecnica. Emergono buone capacita di sintonizzazione con il ricevente, con una modifica della prossemica e delle modalita di contatto nel quotidiano. Sono interessan ti i risultati relativi al costrutto di intelligenza emotiva, legato all’auto-consapevolezza e alla messa in atto di strategie di gestione emotiva funzionali. Infine e stata analizzata la capacita di accettazione degli eventi negativi che rimanda ai concetti di resilienza e di locus of control. In generale la ricerca ha permesso di mettere in luce gli effetti positivi della disciplina del Reiki, nelle sue componenti pratica e teorica, sul benessere psicologico ed emotivo del campione.

Cristina Marogna, Floriana Caccamo, Sara Cappa, Sabrina Compagno

La fiaba, oggetto mediatore di affetti nella riabilitazione psichiatrica di pazienti psicotici. La ricerca in un centro diurno psichiatrico

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2019

Introduzione: la presente ricerca pone il focus sulla riabilitazione psichiatrica di pazienti schizofrenici, con storia di malattia e funzionamento cronico ove il pensiero psicoanalitico trova applicazione nell’ambito istituzionale del lavoro riabilitativo. Il gruppo come strumento di psicoterapia mette in gioco variabili emotive che necessitano di un oggetto mediatore per poter essere lavorate e pensate. La fiaba permette a questi pazienti di parlare di un mondo emotivo e dei loro affetti in terza persona, attraverso le vicende e i protagonisti delle storie. La possibilita di lavorare nel gruppo emozioni che non siano esplosive e devastanti permette ai pazienti una riappropriazione graduale delle stesse; la riabilitazione costituisce cosi anche un momento fondamentale per un risveglio protetto e contenuto del mondo emotivo dei pazienti. Metodo: i partecipanti alla ricerca sono 17 pazienti afferenti al Centro Diurno Riabilitativo di Campodarsego (PD), tutti con una diagnosi inscrivibile nello spettro dei disordini psicotici e schizofrenia. I pazienti coinvolti nell’attivita terapeutica di gruppo sono 12, i restanti 5 convogliano in un’attivita pratica riabilitativa di tipo culinario. Ad entrambi i gruppi sono stati somministrati i questionari F.A.T.A.S.-G e Tas-20. Risultati: i fattori terapeutici della coesione e della ricapitolazione correttiva che si attivano nel gruppo di terapia verbale creano un terreno fertile che rende l’area terapeutica del gruppo spazio transizionale dove giocare pensieri ed affetti. L’utilizzo di un oggetto mediatore come la fiaba si dimostra utile nella terapia della psicosi in quanto permette ai pazienti di portare elementi emotivi non esprimibili in prima persona e di mettere in storia e parola un mondo emotivo incandescente. Cio e dimostrato dal dato riferito al punteggio totale del questionario Tas-20 relativo all’alessitimia che evidenzia un abbassamento dello stesso e del punteggio relativo al primo fattore, la difficolta ad identificare i sentimenti tra la prima e la seconda somministrazione.

Laura Francesca Scalas, Danila Di Pasquale

Determinanti personali del benessere soggettivo: uno studio empirico

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2019

Il presente lavoro si propone di esplorare la relazione tra il benessere soggettivo e differenti aspetti della personalita quali tratti di personalita, sistemi di attivazione e inibizione comportamentale e temperamenti di approccio e di evitamento. Per questo scopo, un campione di 107 studenti universitari, ha completato la Scala della Soddisfazione per la vita, il Questionario sul Benessere eudaimonico, le scale della Stabilita Emotiva e dell’Estroversione del Big Five, le scale BIS/BAS, e una versione italiana del Questionario sui Temperamenti di approccio ed evitamento. Sono state condotte analisi di regressione gerarchica per verificare gli effetti di diversi aspetti della personalita sul benessere soggettivo. I risultati mostrano un importante ruolo del temperamento di approccio sia sulla soddisfazione di vita che sulla dimensione globale del benessere eudaimonico. Per le dimensioni specifiche del benessere eudaimonico si osserva un ruolo differenziato dei fattori di personalita, con un influsso negativo della dimensione fun seeking del BAS sul senso di scopo e un effetto positivo dell’energia sull’impegno.