RISULTATI RICERCA

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Marco Soresina

Colletti bianchi.

Ricerche su impiegati, funzionari e tecnici in Italia tra '800 e '900

cod. 1501.59

Giuseppe Riefolo

Collisioni nell’area traumatica. Remember (di Atom Egoyan, Canada, 2015)

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 3 / 2017

Il film fa riflettere su alcuni passi dei processi terapeutici. Il colpo di scena, tipico dei film thriller, non è solo un’improvviso ribaltamento del codice che organizza la storia, ma può essere visto anche come la collisione di più storie che fino a quel momento procedevano parallele e a livelli differenti di evidenza. In questo caso le storie di Zev e di Max, che fino alla fine procedono parallele, improvvisamente collidono e ne emerge un nuovo registro che le tiene insieme: non più la vendetta condivisa contro un oggetto esterno, ma la collisione di due soggettività. Il trauma è il tema centrale del film, e risalire il trauma è un percorso che si compie a vari livelli. Il primo è il recupero delle memorie. Il film ribadisce che il blocco traumatico è organizzato intorno alle memorie implicite soprattutto procedurali e di priming. È il suono l’elemento sensoriale che guida il recupero delle memorie: quello del pianoforte e della musica di Wagner come il timbro della voce. Infine, vi sono apparenti false identità e falsi riconoscimenti che introducono alla funzione degli enactment: come nei processi terapeutici con pazienti particolarmente border, gli errori del terapeuta introducono al vero e profondo riconoscimento del paziente la cui identità sopravviveva protetta dalla dissociazione del trauma.

Riccardo Gallerani

Colloqui in reparto

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2017

Lo scritto nasce dall’esigenza di studiare e comprendere il passaggio di una terapia da un setting istituzionale ad uno privato, nel particolare caso di una paziente psicotica. Sono presi in considerazione i contributi teorici di Bleger (1967) e di Alvarez (2012), che offrono un’appropriata cornice nella quale inquadrare l’esperienza più immediata della pratica clinica.

Gianni Montesarchio, Claudia Venuleo

Colloquio magistrale

La narrazione generativa

Un testo che vuole costruire, mattone dopo mattone, le tecniche per la conduzione di un “colloquio magistrale”, un colloquio che riesca non solo ad andare a fondo, ma a riscrivere con l’altro una narrazione in grado di ridare senso al nostro operare.

cod. 1250.91

Stefano Di Tore, Aldo Caldarelli, Michele Domenico Todino, Lucia Campitiello, Veronica Beatini, Simone Aparecida Capellini

Colmare il divario tra Scuola e Storia: il Progetto Scan Italy

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 2 / 2022

Questo contributo si prefigge da un lato, di dare uno spaccato del dilagante utilizzo di Extended Reality con particolare attenzione verso quella immersiva (Virtual Reality), mostrandone il crescente mercato dei dispositivi utilizzabili; dall'altro propone un sistema che è già in essere sotto il nome di Progetto "ScanItaly", volto alla digitalizzazione di reperti museali collezionati in database pubblici, per il loro utilizzo a 360 gradi nella Extended Reality sotto la licenza totalmente gratuita delle Creative Commons, al fine di permettere la creazione di ambienti immersivi, di musei viertuali o semplicemente agevolarne il download delle singole scansioni per scopi didattici. Le prospettive di ricerca che un tale sistema suggerisce spaziano dal ripensamento della didattica museale per le scuole di ogni ordine e grado alla realizzazione di ambienti virtuali inclusivi.

This article investigates the colonial photographic collections belonging to the traveller Giuseppe De Reali (1877-1937) and the anthropologist Nello Puccioni (1881-1937). Between the end of the nineteenth century and the 1930s, both visited the African continent several times, creating two collections — a zoological-naturalistic one, and an anthropologicalethnographic one — that are now kept and partly displayed in the Natural History Museum of Venice and in the Museum of Anthropology and Ethnology in Florence, respectively. By analysing these images, the article examines the modes of representation of the African continent and its populations, and the functions and meanings acquired by pictures and objects in the transfer to museums. In conclusion, it raises a series of preliminary questions concerning the continuities of exhibition practices between the fascist and the republican period.