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Il contributo intende proporre riflessioni, ancorate ai principi concettuali e metodologici della psicologia di comunità, sui risultati della ricerca presentata nell’articolo di Bosio, Vecchio e Lozza pubblicati in questa rivista. La ricerca mostra come la salute rappresenti un marcatore, trasversale ai diversi contesti di lavoro, della professione psicologica. L’elemento di criticità, tuttavia, è rappresentato dal fatto che il carattere polisemico del termine “salute” è ridotto alla sola accezione di cura e trattamento di tipo psicoterapeutico a scapito di orientamenti salutoge-nici di promozione della salute. Riteniamo ciò motivo di preoccupazione e un’occasione persa da parte della psicologia italiana. Preoccupazione perché è ben noto che ridurre l’intervento psicologico alla sola cura può dare una risposta economicamente e socialmente sostenibile ai crescenti bisogni di salute solo se affiancato da robusti investimenti in prevenzione e promo-zione della salute volti a rimuovere le cause strutturali dei disturbi. Un’occasione persa perché la nostra comunità professionale sembra non riuscire a esprimere pienamente il proprio contri-buto nell’ambito della promozione della salute. Concludiamo esprimendo l’auspicio di un più stretto raccordo tra l’accademia e la comunità professionale che possa farsi strumento di co-costruzione di percorsi di formazione nella laurea magistrale e nel post-lauream che preparino i colleghi in formazione al lavoro psicologico di prevenzione e promozione della salute.
Viene argomentato che l’analisi fatta nell’articolo di Scognamiglio (2025) sottolinea in modo unilaterale i danni che il mondo digitale può provocare, soprattutto ai giovani, mentre invece esso può essere utilizzato in modo proficuo. Vengono anche elencati i modi con cui il Web 2.0 può permettere a molti individui di costruire una propria identità con una libertà e una creatività prima impensabili. È possibile un adattamento al mondo digitale, così come è successo per precedenti innovazioni tecnologiche quali la scrittura, la stampa, il telefono o la televisione.
Il diritto alla vita è uno dei diritti fondamentali inerenti alla persona umana, diritto che è contemplato da una norma la quale ha assunto valore di norma di jus cogens contenuta in tutti gli strumenti internazionali posti a tutela dei diritti umani. Nessun accordo internazionale contiene menzione alcuna in merito alla negazione di tale diritto, il diritto a morire. La questione Diane Pretty v.United Kingdom.
This paper is a response to a Lecture by Vamik Volkan on Large Group Identity, Large Group Regression and Massive Violence. The author begins with a discussion about the definitions of some key concepts concerning social formations, such as group, organization and society. An explanation follows, concerning the way a traumatized society is likely to regress in typical ways. In particular, in the context of traumatogenic processes involving complex societies, cohesion is reduced and ethnic categories, usually not involved in social cohesion, become the basis of safety and social identity for traumatised people. Finally the author illustrates his Theory of Incohesion: Aggregation/Massification, seen as the fourth basic assumption, operating within the context of trans-generational traumatogenic, providing some examples of aggression typical of massification. Key words: massive violence, traumatized society, incohesion.