Il presente contributo ricostruisce il profilo teologico e la circolazione editoriale del De la santissima comunione di Tullio Crispoldi, figura sfuggente del circolo veronese gravitante attorno al vescovo Gian Matteo Giberti negli anni Trenta del Cinquecento. Nonostante la scarsità delle fonti biografiche, gli scritti di Crispoldi – in particolare quelli dedicati all’Eucaristia – testimoniano una stretta adesione agli orientamenti dell’evangelismo italiano e ai suoi principali ambiti di riflessione: la giustificazione, la grazia e il libero arbitrio. Profondamente influenzato dal pessimismo agostiniano e dagli scritti di autori come Tommaso da Kempis e Jan Van den Campen, Crispoldi promuoveva la comunione sacramentale frequente come strumento di unione intima con Cristo, insistendo sulla centralità della grazia divina rispetto al merito umano. Il saggio analizza le sfumature teologiche del trattato e segnala l’esistenza di una seconda edizione, finora non documentata, dell’opera, stampata da Stefano Nicolini da Sabbio nel novembre del 1535. Questa scoperta — fondata sull’identificazione di due esemplari conservati rispettivamente presso il Museo degli Stampatori “Da Sabbio” e la Bibliothèque nationale de France — offre nuovi elementi per comprendere la diffusione e la ricezione degli scritti di Crispoldi, e più in generale per indagare i canali editoriali attraverso cui si articolava la circolazione di testi spirituali ed eterodossi nell’Italia settentrionale della prima età moderna.