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Tra il 1944 e il 1947 Livorno fu la capitale logistica delle operazioni militari angloamericane nel teatro Mediterraneo. Ciò ebbe implicazioni importanti sulle condizioni dell’ordine pubblico, favorendo un ripopolamento incontrollato della città nonché lo sviluppo di reati come il furto, il mercato nero e la prostituzione clandestina. Le corti alleate con giurisdizione sui civili rimasero in carica per un periodo esteso (fino al 31 dicembre 1945). Forme di giustizia sommaria furono messe in atto dalle forze di pubblica sicurezza angloamericane. Allo stesso tempo, le guide politiche e le forze dell’ordine italiane favorirono il potenziamento di provvedimenti eccezionali di polizia. Tra i principali obiettivi delle autorità locali e angloamericane vi fu l’allontanamento degli indesiderabili - essenzialmente inoccupati, sospetti contrabbandieri e prostitute - con un agile ricorso al foglio di via. In definitiva, la punizione di certi reati comuni attraverso vie amministrative e giudiziarie divenne uno dei mezzi più importanti per la costruzione dell’identità democratica post-fascista.

Chiara Fantozzi

L’onore violato: stupri, prostituzione e occupazione alleata (Livorno 1944-47)

PASSATO E PRESENTE

Fascicolo: 99 / 2016

The study of the relationship between the Anglo-American troops and Italian women allows us to focus on important aspects of the transition from Fascism to the Italian Republic, related to the slow dissolution of the state of war: the perpetuation of rapes committed by the occupation troops and the increase of prostitution for Gls. Both phenomena were perceived as a violation of national honour. This argument led to racist and stereotyping discourse and practices, with the goal of protecting the boundaries of the community. The case study of Livorno, the city symbol of the segnorine, is undoubtedly relevant for the analysis of these dynamics.

The “One Health” (OH) approach highlights the interconnectedness of human, animal, and environmental health, emphasizing collaboration across disciplines to address complex global challenges such as pandemics, climate change, and antimicrobial resistance. Despite its academic and institutional prominence, OH remains poorly understood by the public, with limited awareness and trust in its feasibility. This study, based on a CAWI survey of 1,500 European citizens, reveals significant knowledge gaps, with only 15% recognizing OH as a label and 24% understanding the concept when explained. While interest in OH is high, trust in its implementation lags behind. Citizens’ perceptions also favor tangible over systemic benefits. Bridging this gap requires clearer communication, supportive policies, and actionable strategies to translate OH from theory into practice, fostering its integration into daily life and global health governance.

Oggetto dell’articolo è la storia della Biblioteca Civica Luigi Einaudi donata nel 1963 al Comune di Dogliani da Giulio Einaudi per onorare la memoria del padre, primo Presidente della Repubblica Italiana. La biblioteca viene progettata come modello da esportare nel Paese con lo scopo di realizzare un esempio di biblioteca pubblica per i comuni rurali, uno strumento immediato di democrazia e di socializzazione della cultura. L’articolo propone una riflessione sul rapporto tra il modello biblioteconomico e il progetto culturale che Einaudi con la sua casa editrice esprimeva in quegli stessi anni. L’articolo si struttura in due parti: nella prima è la storia della biblioteca di Dogliani ad essere protagonista. Qui si individuano cinque tratti valoriali comuni ai due progetti di Giulio Einaudi. Nella seconda parte si vuole rispondere alla domanda: "Può un modello biblioteconomico funzionare se non è espressione di un chiaro e ben definito progetto culturale?". A partire dalle strade di sviluppo potenziali del modello - delle quali sono state rilevate tracce e che per ragioni diverse sembrano essere fallite - si metterà in evidenza la principale lezione che la storia del "modello Dogliani" ci insegna: la necessità di un metodo.

Chiara Donnini

On a notion à la Gabszewicz of fairness in coalitional economies

STUDI ECONOMICI

Fascicolo: 110 / 2013

This paper studies the notion of fairness in coalitional pure exchange economies involving uncertainty and asymmetric information. We propose a new concept of coalitional fair allocations and study the relationships with the notions of competitive equilibria. Finally we compare individual and coalitional models.

Chiara Donati

Questioni di genere. Un corso di formazione sulla valorizzazione del ruolo femminile

STORIA E PROBLEMI CONTEMPORANEI

Fascicolo: 65 / 2014

The authoress analyses in an historical and anthropological key the female roles and representations in the contemporary Italian society. By using the comparative method and paying attention to the modern and global feminisms, she shines a light on several themes, such as discrimination and gender violence, mass media stereotypes, the importance of equal opportunities policies and the female concept of empowerment e mainstreaming.

Chiara Dionisi, Chiara Toscani

Modelli comunicativi e operazioni compositive per il paesaggio contemporaneo

TERRITORIO

Fascicolo: 57 / 2011

Nel confrontare la Convenzione dell’Unesco e la Convenzione Europea del Paesaggio è possibile evidenziare una differenza sostanziale nell’interpretazione del paesaggio. Il primo documento privilegia una visione del paesaggio come momento eccezionale rispetto ad uno sfondo neutrale; mentre il secondo pensa al paesaggio come tutto ciò che ci circonda. La prima definizione si avvale di una pratica consolidata di ‘operazioni compositive’ e di ‘modelli comunicativi’, mentre la seconda definizione necessiti di un approfondimento operativo, desumibile in già alcune esperienze artistiche prima e architettoniche poi. La questione centrale è dunque capire quali nuove modalità questo ampliamento di visuale sul termine paesaggio comporti nelle pratiche architettoniche, di restituzione e di trasformazione, specialmente in quei territori che inevitabilmente sono in evoluzione.

Chiara Di Nuzzo

La riabilitazione motoria nel morbo di parkinson: nuovi interventi e prospettive future

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2014

Il presente articolo ha lo scopo di fornire una panoramica di metodi innovativi per la riabilitazione motoria in pazienti con Morbo di Parkinson. Questa patologia neurodegenerativa e progressiva colpisce il circuito dei gangli della base, causando un significativo calo del neurotrasmettitore dopamina che permette di controllare il movimento volontario. Di conseguenza, un malato parkinsoniano ha difficoltà a eseguire anche le più semplici attività quotidiane. Non essendoci una cura definitiva a questa patologia, è necessario affiancare al trattamento farmacologico training di riabilitazione motoria che sostengano efficacemente il malato nel mantenere il più possibile un’autonomia funzionale e una buona qualità di vita. La ricerca, basandosi su quanto noto circa l’apprendimento motorio nei soggetti sani, si è adoperata nell’individuare metodi innovativi ed efficaci per il trattamento dei sintomi motori del Morbo di Parkinson. Attualmente sono proposti promettenti interventi di tipo multimodale che combinano l’osservazione di azioni, la musica ritmica e la neurostimolazione.

In the frame of a wider exploration of the migratory paths of Syrian refugees towards Europe, which has been realised through an ethnographic approach, it has been possible to collect photographic and audiovisual material, mainly produced by refugees during their travel. Although at times this material seems to have been produced with the aim of documenting their travels thanks to the increasingly diffuse endowment of technologies which allow that practice at other times it seems to have a broader meaning. In some cases it is configured as a visual support to the launches of SOS from the sea and to requests for assistance; in other cases it is a tool of witness, concerning the denunciation of violence suffered in border spaces. In attempting to grasp its multiple meanings, the relational environment/context in which each image is placed has a fundamental importance. It is characterised by a multiplicity of institutional and non-institutional actors, which if on the one hand play a still ill-defined role in the (co)production of the audiovisual material, on the other, after its reception, (re)act in an innovative way. The article addresses particular contexts of the production of images by Syrian refugees, such as detention spaces in transit countries, journeys by sea, and first reception spaces. The analysis of audiovisual material will be led by three research questions. Firstly, how did the practice of self-documentation beging? And, what was its aim? Secondly, what is the relational environment of the production of audiovisual material by migrants? And how are these relationships eventually able to direct its content? Thirdly, is it possible to interpret this audiovisual production as a means of self-determination, empowerment and resistance?

Nel quadro dell’evoluzione delle rotte migratorie via mare, avvenuta a cavallo tra 2011 e 2015 nello spazio Mediterraneo e della nuova centralità del corridoio orientale, il presente articolo si focalizza sul confine Greco-Turco inteso quale meccanismo di ‘inclusione differenziale’ (Mezzadra e Neilson, 2013). La configurazione della Grecia quale luogo di transito nella cosiddetta ‘rotta balcanica’, che prevede l’attraversamento di Macedonia, Serbia e Ungheria, e Austria al fine di raggiungere la Germania o di proseguire verso la Svezia viene letta alla luce della sua manifesta inadeguatezza come ‘paese di asilo’, già constatata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel 2011 e nel 2014. Nel presente articolo, a partire dall’interpretazione del diritto di asilo quale ‘porta d’accesso’ ad altri diritti civili, politici e sociali e dalla constatazione del suo progressivo "svuotamento" (Sciurba, 2014), si analizza il suo contenuto in alcuni luoghi di frontiera. Esso viene concettualizzato in termini di accesso al territorio, accesso alla procedura e allo status, accesso alla prima accoglienza. L’articolo si conclude con una riflessione sul transito dei rifugiati siriani attraverso l’Europa, che prende forma attraverso percorsi di empowerment e di resistenza, e appare fortemente legato al processo di svuotamento del diritto di asilo.

Chiara Dell’Oca, Giulia Di Donato

Malgrado l’ordine e la disciplina. Esperienze di studio universitario in carcere di fronte alle ragioni di sicurezza

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 1 / 2024

Il contributo approfondisce il modo in cui le ragioni di sicurezza e ordine, che permeano il penitenziario, incidono sulle attività universitarie svolte in carcere. Attraverso una problematizzazione del ruolo che l’Università ricopre in questo innovativo dialogo istituzionale, si offrono argomenti a favore di una concezione di sicurezza sociale basata sulla contaminazione anziché sull’isolamento, a partire da riferimenti a esperienze concrete.