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In questo lavoro viene descritta un’esperienza di consulenza psicologica e psicoterapica per le donne operate di cancro al seno. L’articolo focalizza sull’intersezione tra due livelli: 1) quello dell’applicazione della Teoria Contestuale della famiglia al contesto personale e sanitario in cui è coinvolta la paziente; e 2) quello dello stato di sospensione temporale, vissuto dalla paziente subito dopo il superamento dell’intervento chirurgico, che, per la sua indeterminatezza, può favorire l’apertura all’intervento psicologico. Viene così proposto un modello di integrazione tra salute fisica e salute mentale, attraverso un approccio che considera sia la specificità del problema che la complessità delle sue interrelazioni: all’interno della persona (la paziente), della sua famiglia, del sistema sanitario in cui la paziente è coinvolta.

Caterina Arcidiacono, Silvia Gagliano

L'esercizio del diritto di visita nell'approccio clinico e sociale del Centro per le Famiglie di Napoli

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 71 / 2003

Il contributo esamina le strategie di protezione, accoglimento e negoziazione finalizzate al ripristino dei contatti tra genitore non affidatario e figli nell’esperienza fondata sulla esperienza sociale e la formazione psicoterapeutica e di mediazione familiare del Centro per le Famiglie. È questa una struttura integrata dell’ASL Na1 e del Comune di Napoli intesa quale intervento di II livello in relazione ai SS. Sociali di zona e ai Consultori Familiari. Sono presentati i risultati qualitativi di una ricerca che utilizza la grounded theory (software nud.ist) per categorizzare e concettualizzare interviste effettuate a psicologi e assistenti sociali che indagano le modalità di presa in carico, l’accettazione e il trattamento di famiglie separate che si rivolgono al centro su indicazione istituzionale. Oltre la descrizione delle procedure istituzionali di intervento, emergono le linee guida che caratterizzano l’approccio sociale e clinico all’esercizio del diritto di visita proposto dal Centro per le Famiglie che si caratterizza quale spazio neutro, protezione, supporto, contenimento, negoziazione.

Attraverso la narrazione di un caso clinico relativo ad una famiglia ricostituita, nella quale i sintomi della figlia adolescente rimandano alla mancata elaborazione del lutto della madre morta dieci anni prima, l’articolo intende sottolineare la possibilità di servirsi, lungo il percorso della terapia familiare, di uno strumento grafico-proiettivo che permetta di affrontare con i familiari il tema del lutto in termini simbolici e quindi meno minacciosi. Lo strumento de La doppia luna, utilizzato nel percorso terapeutico qui presentato, è stato ideato specificamente per le situazioni familiari complesse, attraversate sia pure in modi differenti dal tema della perdita e dell’assenza. In appendice vengono presentati altri strumenti grafico-proiettivi, utilizzati in terapia familiare, evidenziandone area teorica di appartenenza, specificità e criteri di valutazione.

Gianfranco Mormino

La teodicea antimetafisica del giovane Leibniz

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 1 / 2003

Le riflessioni di Leibniz intorno ai problemi della teodicea sono caratterizzate, negli anni che precedono la Confessio philosophi, dall’influenza del pensiero di Valla, Lutero, Bisterfeld e Hobbes. Ad un iniziale atteggiamento volontaristico, secondo il quale l’onnipotenza di Dio è sufficiente a garantire la giustizia del governo del mondo, succede un primo ripensamento, evidenziato soprattutto nel Von der Allmacht und Allwissenheit Gottes und der Freiheit des Menschen. In questo scritto del 1671 Leibniz riconosce la drammaticità del problema del male e attribuisce agli abusi linguistici dei filosofi la responsabilità dello stato di discordia nel quale si trova la cristianità; in particolare egli ritiene che le nozioni di possibilità e necessità possano essere riportate al loro vero significato attraverso l’analisi del linguaggio comune, che rivela la fallacia del fatalismo. Contro la riduzione del peccato a semplice “non-ente” e la pretesa della scienza media di sottrarre l’uomo alla predeterminazione, Leibniz afferma che Dio non si limita a permettere i peccati ma ne vuole positivamente l’esistenza, ricondotta però ad armonia attraverso la proporzione tra colpa e pena.

Alessandro Dini

Pia philosophia e antropologia in Ficino

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 1 / 2003

Il saggio intende mostrare come nell’ambito dell’ attività intellettuale di Marsilio Ficino, volta a superare la divaricazione tra sapienza e religione attraverso il recupero della tradizione platonica ed ermetica, la riflessione sull’uomo non si limiti a mettere in evidenza la presenza del divino nell’uomo e la possibilità della mens di attingere la realtà intelligibile, ma si estenda ad altre importanti tematiche. Tramite il costante confronto tra l’uomo e gli animali, Ficino illustra la condizione umana, sottolinea la differenza tra libertà dell’agire e determinismo naturale, si sofferma sulla relazione natura-cultura, caratterizza la religione naturale come prerogativa esclusiva dell’uomo.