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Nella moderna ecologia dei media non si tratta tanto di entrare nel dibattito sulla necessità o meno di come, e se, trattare notizie connesse al fenomeno della discriminazione, quanto piuttosto di constatare come spesso la mediatizzazione delle minoranze e della diversità culturale non vada oltre determinati frame narrativi. All’interno del campo giornalistico vi sono cornici che (ri)producono e rafforzano nel tempo stereotipi negativi nei confronti di gruppi e comunità, spesso a causa di una informazione confusa e sovraccarica oppure per la scarsa formazione dei giornalisti in merito a specifiche realtà storiche e culturali. A partire dal volume Studiare il giornalismo e le discriminazioni (tab edizioni, 2024), pubblicato dall’autore dell’articolo qui proposto, l’obiettivo del paper è quello di riflettere criticamente sul rapporto tra media, professione giornalistica e discriminazioni culturali, offrendo prospettive e strumenti utili per esplorare le modalità con cui il giornalismo affronta le attuali sfide pervasive della multiculturalità, partendo dal caso studio della guerra “dimenticata” in Ruanda, analizzando la sua narrazione in rapporto alle logiche mediali tradizionali e al ruolo del digitale come ambiente cognitivo-culturale contemporaneo.
The Sardinia Region has been chosen as a laboratory for electrification within the framework of the ecological transition agenda. The combined effect of the regulatory framework and media narrative has triggered a real speculative assault on the territory, which is being replicated in various other regions of the country. However, there is evidence of a positive correlation between the diffusion of renewable energy sources and the cost of electricity. Considering that Sardinia has historically faced higher-than-average electricity costs and that it consumes only 60% of the energy it produces autonomously, the wave of projects risks increasing energy poverty among local households and businesses and increasing the number of individuals exposed to energy vulnerability. The dirigiste approach to the ecological transition, the generous incentive scheme, and the lack of attention to the needs and proposals of local communities denounce a green transition that could primarily benefit those investing in the sector, without real gains for the environment or sustainability.
Grandi infrastrutture di uso pubblico, come gli stadi, possono diventare una risorsa fondamentale per l’abitato urbano circostante grazie all’installazione di pannelli fotovoltaici sulle loro coperture. Uno stadio, utilizzato poche volte alla settimana, può diventare una centrale elettrica funzionante tutti i giorni, senza impatto ambientale o architettonico, installando sulla sua copertura un impianto fotovoltaico. Pertanto, potrebbe fornire energia elettrica rinnovabile alla comunità locale in un’ottica di Comunità Energetica Rinnovabile (CER). Questo studio si concentra sullo Stadio Olimpico di Roma, indagando possibili strategie di condivisione dell’energia rinnovabile prodotta. La modellazione energetica dell’impianto fotovoltaico è stata effettuata mediante il software di simulazione dinamica System Advisor Model (SAM). Quindi, la produzione di energia rinnovabile da fotovoltaico è stata correlata con il fabbisogno energetico per l’illuminazione stradale e i consumi domestici e non. I risultati evidenziano la potenzialità di questo nuovo concept di produzione e condivisione dell’energia dal punto di vista energetico, economico e ambientale.
La riqualificazione energetica degli alloggi di edilizia popolare è una delle strategie più efficaci tra le azioni volte a ridurre la povertà energetica. La ristrutturazione, oltre ad intercettare la popolazione vulnerabile, migliora le condizioni di comfort delle persone che risiedono negli alloggi, elimina le situazioni rischiose per la salute (come umidità e muffe) e contribuisce a migliorare la qualità della vita. I progetti di efficienza energetica non possono essere imposti, ma devono prevedere un reale coinvolgimento degli inquilini, soprattutto nei casi di “ristrutturazione profonda”. Nonostante il costo degli interventi non sia a carico degli inquilini, questo ovviamente non li rende automaticamente ben accetti. È utile la figura di un “facilitatore”, capace di accompagnare nella condivisione degli obiettivi e di mediare, non solo per ridurre i disagi che comportano i lavori, ma per poter sfruttare al meglio i benefici che derivano dalla riqualificazione energetica. Tutto questo diventa ancor più necessario nel caso dell’installazione di tecnologie altamente innovative, che necessitano la comprensione e una corretta gestione da parte degli utenti. L’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, è attualmente impegnata nel progetto di ricerca Horizon Europe REHOUSE (https://rehouse-project.eu/) nella realizzazione di soluzioni innovative per processi di ristrutturazione efficienti, economici e sostenibili, da applicare a quattro edifici “dimostratori” rispettivamente in Grecia, Italia, Francia e Ungheria. ENEA, responsabile del dimostratore italiano, ha scelto un edificio popolare nel Comune pugliese di Margherita di Savoia, su cui verranno applicate le innovazioni tecnologiche del progetto grazie al contributo di tutti i partner italiani (UNIBAS, Rina Consulting, TERA, Steel tech, R.I., Pedone Working), con la partecipazione di ARCA Capitanata e la supervisione della Sezione Politiche Abitative della Regione Puglia. L’esperienza è caratterizzata da un approccio che pone “la persona al centro” del processo di riqualificazione attraverso la sperimentazione di diverse metodologie: la creazione di una “task force” sociale con tutte le parti interessate, l’analisi puntuale del contesto sociale e abitativo, la co-progettazione con gli inquilini, il coinvolgimento degli utenti finali in tutte le fasi, dalla progettazione e allo sviluppo, con un’attenta analisi dei bisogni e l’individuazione dei requisiti, e la realizzazione di una S-LCA (social life cycle assesment). La relazione continua con gli inquilini ha permesso di avviare un processo partecipativo, rafforzando la stessa comunità di inquilini. Questo ha già portato ad un arricchimento e ampliamento del progetto iniziale, in un’ottica di quartiere, e alla rinuncia e la deviazione da alcune proposte che non sono state giudicate di facile gestione.
La povertà energetica sta acquisendo rilevanza nel dibattito pubblico dopo oltre un decennio di studi accademici di respiro interdisciplinare, dedicati a definizioni, misurazioni, specificità geografiche, e strategie di contrasto del fenomeno. Infatti, le Amministrazioni pubbliche stanno recentemente maturando una particolare attenzione rivolta al tema, cercando di intensificare gli impegni locali di decarbonizzazione e neutralità climatica, integrandoli con sistemi di protezione degli utenti più vulnerabili, nonostante la compresenza di diverse sfide e complessità nel supportare le famiglie in difficoltà. Utilizzando la lente analitica dell’eco-welfare come paradigma che permette di interpretare la povertà energetica come tema all’intersezione fra la dimensione sociale e la dimensione ambientale del benessere, questo articolo si pone l’obiettivo di fornire una riflessione accurata sulla dimensione urbana della povertà energetica, utilizzando due riflessioni tra ricerca e governo pubblico con il fine di fornire indicazioni utili a studiosi, practitioners e decisori pubblici sull’analisi socio-ambientale del fenomeno e sugli elementi critici da considerare per lo sviluppo di mirate azioni di contrasto.
Energy poverty is a phenomenon that is closely dependent on the socio-spatial context under observation and exhibits a territorial characterization, both between and within countries. Its roots are multidimensional and inherently tied to territory, and the coexistence of these factors determines varying degrees of exposure. The aim of this study is to investigate whether and how, during the reference period of observation, territorial exposure – related factors – socio spatial energy vulnerability – differs at the provincial level in Italy, thereby generating distinct clusters of energy vulnerability and related material deprivation, the energyscapes. To achieve this, we constructed a multidimensional index composed of relevant indicators, based on both a review of prior studies employing similar approaches and the available data for Italy. We then conducted a Principal Component Analysis (PCA), followed by a Hierarchical Cluster Analysis. Three cluster – energyscapes – emerged, delineating territorially characterized vulnerabilities founded on two key features: (i) the conurbative nature of provinces and (ii) their geographical location. Socio-economic, demographic, and housing-related vulnerabilities predominate and coexist in provinces linked to the most populous cities, illustrating a potential multiplier effect of vulnerability. Simultaneously, a clear geographical division emerges with respect to infrastructural vulnerability, which is most prevalent in central-southern regions. This finding opens up considerations on the material foundational economy of energy. Overall, our results advance the socio-spatial analysis of this phenomenon through both household -based and foundational lens, offering insights into policy implications that arise from a localized and multidimensional perspective.
L’obiettivo di questo articolo è analizzare il ruolo della formazione nella lotta alla povertà energetica, evidenziandone l’importanza come strumento di rafforzamento e di riduzione delle disuguaglianze. Verrà fornita una panoramica dell’attuale contesto giuridico e politico, sia a livello europeo che italiano, illustrando le principali direttive, normative e strategie adottate per affrontare questa problematica. In particolare, saranno esaminati gli atti normativi prodotti in ambito europeo dal 2009 fino alle disposizioni più recenti, con un focus sulle politiche di transizione energetica e inclusione sociale. Un approccio analogo sarà riservato al complesso di normative e strategie attuate dai governi italiani, evidenziando le iniziative più significative. In secondo luogo, sarà analizzato l’impatto della formazione nel contrasto alle disuguaglianze sociali legate alla povertà energetica. In particolare, sarà messa in luce la rilevanza dell’educazione attraverso l’esposizione di studi sociologici e progetti di ricerca che hanno evidenziato l’effetto positivo della formazione e della sensibilizzazione nel rendere le persone consapevoli e attive nel contesto della transizione energetica. L’educazione, infatti, non solo consente di comprendere i meccanismi economici e tecnologici alla base dei consumi energetici, ma fornisce anche strumenti pratici per migliorare l’efficienza energetica e ridurre i costi. Infine, saranno analizzati alcuni progetti europei che hanno utilizzato la formazione come leva strategica per contrastare la povertà energetica.
Le più importanti Direttive Europee in materia di Efficienza Energetica hanno evidenziato la necessità di prevedere misure per contrastare la povertà energetica, ponendo l’attenzione su come gestire il rapporto tra inquilini e proprietari nella promozione dell’efficienza energetica. La povertà energetica, intesa come la combinazione di alti prezzi dell’energia, salari bassi e abitazioni inefficienti dal punto di vista energetico, è un problema crescente nel settore degli affitti privati, particolarmente critico in Europa dove circa il 30% dei cittadini vive in affitto, in abitazioni spesso caratterizzate da scarsa efficienza energetica. Anche il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) sottolinea come uno dei temi di maggiore complessità sia quello delle persone che risiedono in abitazioni non di proprietà. Dai dati disponibili risulta infatti che la maggior parte delle famiglie in povertà non abita in case di proprietà, ma in alloggi di terzi (case in affitto o in usufrutto) e che l’incidenza di povertà assoluta è maggiore tra le famiglie che vivono in affitto. Nel 2021, le famiglie povere in affitto corrispondono al 45,3% di tutte le famiglie povere, con un’incidenza di povertà assoluta pari al 18,5%, contro il 4,3% di quelle che vivono in abitazioni di proprietà. In tale contesto, è molto debole la spinta ad effettuare interventi di efficienza energetica. Come emerso nell’ambito del progetto Horizon 2020 ENPOR - Actions to Mitigate Energy Poverty in the Private Rented Sector, finanziato dalla Commissione europea, la situazione dei diversi stati membri è molto variegata in termini di misure di contrasto alla povertà energetica, e lo è ancora di più nel settore degli affitti privati. Nell’articolo, partendo da una panoramica sulle strategie e misure in essere per contrastare la povertà energetica in alcuni stati membri, verranno evidenziate le principali barriere e le possibili soluzioni. Si evidenzieranno quindi le priorità e indicazioni contenute nelle nuove Direttive europee che andranno ad influenzare le possibili strategie da implementare a livello nazionale.
La povertà energetica è un fenomeno che interessa mediamente 2 milioni di famiglie nel nostro Paese, con un’incidenza differenziata tra Nord (minore) e Mezzogiorno (maggiore), nonché tra città (minore) e campagna (maggiore). Il peso rilevante dei costi per il riscaldamento delle abitazioni, pari in media a due terzi delle spese energetiche domestiche, ha orientato l’attenzione delle politiche di contrasto verso le esigenze di riscaldamento invernale, anche attraverso interventi volti a migliorare l’efficienza energetica degli immobili. D’altro canto, il cambiamento climatico in corso suggerisce la necessità di politiche di adattamento anche in relazione a fenomeni climatici estremi, come le ondate di calore. In questo lavoro si evidenzia l’eterogeneità del fenomeno sia nella sua dimensione spaziale sia sociale, e si presentano alcune prime evidenze sulla necessità di politiche per il raffrescamento estivo.
Energy poverty is a condition that occurs when households are unable to access adequate energy services due to factors such as low income, high energy costs, and poor building efficiency. Given the multidimensional nature of the problem, it is necessary to adopt innovative approaches to mitigate its effects. In particular, it is essential to establish close collaboration between different levels of governance: local, regional, national, and supranational. A direct and transparent strategic approach that works both top-down and bottom-up enhances the likelihood of developing real changes. Local and regional authorities, due to their proximity to citizens, can more precisely identify the specific needs of their territories and implement targeted measures, such as energy efficiency improvements in buildings or the activation of energy communities. At the national level, governments provide the regulatory framework and financial resources, while the European Union offers financial tools and platforms for dialogue and cooperation among member states. Only through a coordinated approach, involving public institutions, non-governmental organizations, and citizens, can energy poverty be effectively addressed and ensure a fair, sustainable, and inclusive energy transition for all.
Guided shrinking to adapt to the demographic transition. The Japan case / Sovra/intercomunalità e piccoli centri. Tre geografie in Piemonte / Rinnovare o sostituire? Il dibattito sull’impatto ambientale degli interventi edilizi / Città Bene Comune 2024: quattro libri per discutere di città e territorio / Una forma-di-vita. Sul lavoro di ElasticoFarm
Il tema del verde urbano nel xx secolo ha assunto un ruolo sempre più importante a causa della crescente necessità di contrastare l’inquinamento ambientale e i problemi legati al cambiamento climatico. Gli spazi verdi hanno trasformato il loro ruolo, diventando sempre più centrali per la salute e il benessere dei cittadini. Negli anni, a partire dal periodo dell’industrializzazione, la loro importanza è cresciuta all’interno dei piani urbanistici fino ad essere regolamentati da documenti specifici, come la Valutazione ambientale strategica. Questo articolo si propone di rileggere l’evoluzione della pianificazione degli spazi verdi a Legnano, restituendo un quadro efficace della ‘transizione ambientale’ che è avvenuta ed è ancora in corso.
Urban heat island (uhi) phenomenon, intensified by climate change, challenges cities and affects public health and well-being. This study explores the uhi in Milan from a multiscale perspective – regional, urban, and intra-urban – highlighting the impact of land use, urban morphology, and vegetation on temperature patterns. On the regional scale, the study identifies a heat island effect that is particularly responsive to variations in land cover. City-wide analysis shows the uhi intensity reaching up to 3.0°C at night. The intra-urban analysis reveals how urban geometry and vegetation shape the microclimate and reduce heat stress. The findings advocate for scalespecific urban planning strategies, emphasizing green infrastructure and climate-resilient designs to alleviate uhi effects.
Il saggio riflette sul ruolo dei piani di classificazione acustica e delle strategie di promozione del commercio su strada nell’influenzare la vivibilità e l’attrattività dello spazio pubblico. Mobilitando il concetto di atmosfera e indagando in che misura l’ambiente sonoro contribuisce alla sua formazione, obiettivo del saggio è offrire una chiave di lettura per analizzare e favorire la sinergia tra questi strumenti di pianificazione urbana. A tal proposito, si presentano i risultati di un’indagine sviluppata nel centro storico di Mestre (Venezia), dove si propone un’analisi del suo ambiente sonoro e si illustra come tali strumenti di pianificazione urbana concorrano a veicolare l’esperienza sonora dello spazio pubblico.
L’articolo esplora in chiave critica il pnrr e il suo impatto territoriale, con un focus sulla Missione 5 – coesione e inclusione sociale – in due grandi realtà italiane: le città di Milano e Torino. Si evidenzia come la mancanza di una visione territoriale per un piano limitato nel tempo, unitamente alle ingenti responsabilità demandate alla pubblica amministrazione, si declini in modo diverso nei territori a seconda di alcune specificità. Tra queste, le caratteristiche socioeconomiche e il trend di sviluppo delle città, in stretta relazione con gli strumenti locali di governo del territorio. Inoltre, l’analisi approfondita della Missione 5 ha aperto una riflessione più ampia sulla questione della rigenerazione urbana, in termini di azioni materiali e immateriali.
Numerosi studi dimostrano l’influenza che il carcere ha sui territori che lo ospitano. Tuttavia, la relazione carcere-città ha ricevuto un’attenzione limitata da parte delle discipline progettuali: il carcere continua a essere una presenza problematica. In Italia, questo tema è stato al centro della riflessione di Giovanni Michelucci che, presentando il carcere come una parte della città, intesa quale luogo di convivenza civile, afferma che la loro progettazione deve essere interrelata. Il paper dialoga con questo pensiero e si domanda se la relazione carcere-città possa essere rinnovata urbanisticamente, attraverso la presentazione del progetto I CARE, sviluppato dal Lab of Critical Planning & Design [DIDA-UniFi] finalizzato alla rigenerazione urbana del territorio periferico in cui insistono le carceri della città di Firenze.