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L’Autrice si interroga sulle conseguenze sanzionatorie del licenziamento illegittimo per gmo dopo il duplice intervento della Corte costituzionale, che ha comportato un ampliamento dell’area della tutela reintegratoria a scapito di quella meramente indennitaria, ma anche una reazione da parte della dottrina tesa a restringere i ritrovati spazi della sanzione forte. In parti-colare, esamina il possibile attacco al repêchage quale elemento da espungere dalla nozione di “fatto” la cui insussistenza consente l’applicazione del meccanismo reintegratorio previsto dal comma 7 dell’art. 18 St.lav., affermando invece come esso provi il carattere effettivo e non pretestuoso della soppressione del posto di lavoro e sia, dunque, strettamente collegato alla ragione giustificativa e alle fattispecie stessa di gmo. Il saggio esamina, infine, i possibili effetti del ragionamento condotto dalla Corte circa l’irrazionalità del sistema sanzionatorio dell’art. 18 St.lav. sulla disciplina del contratto a tutele crescenti, che solo nell’area del gmo non collega alla totale insussistenza del fatto posto a base del licenziamento la sanzione reintegratoria, in un contesto normativo ove la giustificatezza del licenziamento si profila come elemento indefettibi-le del principio fondamentale di tutela della persona che lavora.
Il commento si concentra su quattro questioni. In primo luogo, si afferma che il comportamen-to delle persone nel mercato del lavoro può essere spiegato sia da un punto di vista culturale-psicologico, sia da un punto di vista socioeconomico. In secondo luogo, si sottolinea il fatto che troppe donne lasciano per sempre il lavoro quando hanno un figlio. In terzo luogo, si mo-stra che in Italia il numero di dimissioni potrebbe essere sovrastimato, in quanto alcuni lavora-tori passano da un’azienda a un’altra che sono diverse solo dal punto di vista giuridico. In quarto luogo, si auspica che una nuova collaborazione tra diritto del lavoro e socioeconomia possa affrontare problemi importanti come quelli del part-time involontario e dei lavori a tem-po determinato.
In seguito alla pandemia da Covid il mercato del lavoro risulta profondamente modificato e tra i fenomeni che sembrano esserne derivati vi è quello delle “grandi dimissioni”, diffusosi prin-cipalmente negli Stati Uniti con la denominazione di Great Resignation. Anche in Italia si è assistito ad un forte aumento nel ricorso alle dimissioni volontarie nel 2021 e ancor di più nel 2022. Tale fenomeno non è però un risultato della pandemia, al più questa è andata ad acuirlo, giacché le dimissioni erano in crescita sin dal 2009. Piuttosto sembra più appropriato parlare di un Great Reshuffle, quindi di una grande trasformazione o ricomposizione interna del mercato del lavoro. Il saggio approfondisce in una prospettiva interdisciplinare le caratteristiche delle dimissioni in Italia utilizzando i dati delle comunicazioni obbligatorie e focalizzando l’attenzione sulle transizioni nel mercato del lavoro conseguenti alle dimissioni. Ricostruendo le storie lavorative e i percorsi professionali dei singoli lavoratori si esaminano i profili quali-quantitativi dei rientri a breve, a medio e a lungo termine dopo una dimissione. Ciò permette di analizzare a fondo le dinamiche più recenti del mercato del lavoro e di cogliere i punti di forza e debolezza dei lavoratori e delle lavoratrici dimissionarie nelle transizioni lavorative, ma anche di fornire possibili spiegazioni al fenomeno delle dimissioni.
Partendo dalla giurisprudenza costituzionale che negli ultimi due anni ha censurato la eccessiva indeterminatezza di disposizioni giuslavoristiche in una prospettiva espansiva dei diritti dei lavoratori il saggio ricostruisce le basi giuridiche del vincolo della prevedibilità per spiegarne, in rapporto all’universo valoriale sotteso, la riconducibilità tanto ai valori del lavoro che delle libertà economiche (queste ultime, rilevanti soprattutto se intese nella loro dimensione oggettiva). Da ciò l’Autore ipotizza, e per certi versi auspica, un più significativo utilizzo del vincolo di prevedibilità tanto per verificare in modo più diffuso l’appropriato esercizio della tecnica legislativa (tenuto conto dell’impatto che le disposizioni giuslavoristiche caratterizzate da un eccessiva indeterminatezza producono anche sulle libertà economiche) che per guidare il governo della tecnica dell’interpretazione costituzionalmente orientata e, nell’ordinamento multilivello, della tecnica dell’utilizzo del precedente della CGUE ai fini del rinvio pregiudiziale (art. 267 TFUE).
Il saggio ripercorre in chiave diacronica la partecipazione dei lavoratori in Germania, focaliz-zandosi sulla c.d. cogestione d’azienda (betriebliche Mitbestimmung), sicuramente meno co-nosciuta e studiata nel nostro Paese rispetto a quella societaria (unternehmerische Mitbestim-mung). L’occasione è offerta dalla lettura del volume di W. Däubler e M. Kittner, Storia e fu-turo dell’ordinamento aziendale, che nel 2022 è stato pubblicato in seconda edizione. Dopo aver inquadrato la partecipazione dei lavoratori in Germania nel contesto europeo, l’Autore ne ripercorre le vicende principali, soffermando l’attenzione sulla legge sull’ordinamento azienda-le del 1972, che ancora oggi regola struttura e prerogative dei consigli d’azienda. L’obiettivo è restituire al lettore italiano non soltanto il quadro giuridico, ma soprattutto il contesto storico-sociale nel quale le strutture partecipative sono maturate, nonché il loro funzionamento nella prassi. Nella seconda parte del contributo sono affrontate le sfide della contemporaneità, con particolare attenzione ai temi della sostenibilità ambientale. L’esperienza tedesca, pur non repli-cabile nel nostro Paese, invita ad affrontare senza ulteriori indugi il tema del sostegno legislati-vo alla partecipazione.
L’articolo analizza l’evoluzione della disciplina sulla rendicontazione di sostenibilità a livello internazionale e comunitario ponendo l’accento sugli elementi qualificanti il processo di repor-tistica e sulla sua standardizzazione. Particolare attenzione viene dedicata alle finalità dei bilanci di sostenibilità, al principio della “materialità” che deve guidarne la definizione dei contenuti, agli stakeholder “elettivi” e all’evoluzione in corso. Alla luce dell’orientamento comunitario, l’analisi si focalizza sulla figura dello stakeholder sindacato, portatore di diritti e di interessi nei confronti delle aziende e del loro approccio alla sostenibilità. Il sindacato assume il ruolo di stakeholder-soggetto del processo di dialogo e coinvolgimento nella redazione del bilancio nonché partner del cambiamento.
L’articolo propone una genealogia critica del concetto di giusta transizione, a partire da un’interpretazione del rapporto tra questione sociale e questione ambientale non basata sulla mutua esclusività, bensì sulla dinamica di allargamento che la seconda produce rispetto alla prima. In una prima fase, la giusta transizione si pone come pratica sindacale difensiva, risposta alla crisi del Fordismo come dispositivo entropico. In un secondo momento, tuttavia, l’incontro con la giustizia climatica le fornisce “nuove abiti”, capaci da un lato di elaborare un punto di vista classe sulla crisi ambientale e, dall’altro, di attivare un potenziale ecologico nel contesto di recenti mobilitazioni operaie recenti, come quella dell’ex-GKN di Campi Bisenzio.
L’Autrice prende le mosse dalla indubbia "vocazione ambientalistica" della disciplina dedicata alla prevenzione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e traccia delle linee di continuità tra gli interventi seguiti alla direttiva quadro 89/391 e i più recenti provvedimenti legati alla Tassonomia Ue. In particolare, vuole indagare come le tecniche regolative maturate in campo prevenzionistico possano contribuire a rafforzare alcuni aspetti "soft" della Tassonomia e degli atti derivati, mettendo a disposizione le acquisizioni dottrinali e giurisprudenziali in tema di obbligo/responsabilità datoriale di fronte ai valori limite/valori soglia e potenziando l’impatto dell’adozione dei modelli integrati di gestione dei rischi.
Il saggio approfondisce il legame tra transizione ecologica e politiche del mercato del lavoro. Il saggio illustra i problemi di inquadramento e di metodo e ipotizza una chiave di ricostruzione del tema che tiene insieme approcci worker focused e letture social transformations oriented. Il saggio osserva l’evoluzione e il consolidamento del framework europeo legato alla transi-zione ecologica nella chiave del meccanismo NextGenEU, del PNRR e della disciplina dei fondi di coesione. Su questa base il saggio si sofferma sui modelli, sui soggetti e sui contenuti delle riforme delle politiche attive e dei sistemi educativi e formativi nel nostro Paese.
This article addresses the ways in which domestic, regional and international collective labour norms may need to be revisited, if those at work are to have any meaningful voice in the design of "just transitions". It is argued that these transitions can be understood as dynamic pro-cesses, the outcomes of which cannot be simply pre-determined or their justice merely as-sumed. It therefore makes sense for associated procedures and mechanisms to be as inclusive as possible, representing interests of the wider “world of work” in the project of recrafting the manufacture of goods and delivery of services to meet environmental needs, including the re-duction of carbon emissions. Participatory engagement is likely to lead to better policy design, ensuring effectiveness and commitment. This approach also follows from appreciation of the dignity of labour and the legitimate concerns of those at work with the welfare of the commu-nities in which they work and live. Moreover, the nature of ecological harms require attention to not merely one locality (the workplace or the community) but potential for transborder ef-fects. The case for labour representation in just transitions is now accepted in many quarters, including the European Union (EU), and receives international recognition in the Paris Agreement, but is only likely to be realisable if national level collective labour law is changed accordingly. In Europe, that may require prompts from the International Labour Organization (ILO), but also the European Court of Human Rights. This article argues that an appropriate beginning for any process of revision and remodelling would have three dimensions. Firstly, I advocate addressing the identity of collective voice at work, reconsidering the legitimate objec-tives of collective bargaining and industrial action, and rethinking the methods by which col-lective voice can be exercised in the realisation of sustainable development. The potential im-plications of such changes are considered here.
Il saggio approfondisce il legame tra transizione ecologica e politiche del mercato del lavoro. Il saggio illustra i problemi di inquadramento e di metodo e ipotizza una chiave di ricostruzione del tema che tiene insieme approcci worker focused e letture social transformations oriented. Il saggio osserva l’evoluzione e il consolidamento del framework europeo legato alla transizione ecologica nella chiave del meccanismo NextGenEU, del PNRR e della disciplina dei fondi di coesione. Su questa base il saggio si sofferma sui modelli, sui soggetti e sui contenuti delle riforme delle politiche attive e dei sistemi educativi e formativi nel nostro Paese.
The article focuses on the legacy, if any, once the pandemic crisis is over, of the Italian emergency legislation re: the participation in the shareholders’ meeting by means of telecommunications, with particular attention to the regulation of listed companies. Specifically, the topic of virtual(-only) meetings is addressed with a view both to investigating the reasons for their scarce use by Italian listed issuers, and to understanding whether the ability to intervene remotely can become a default rule in Italy. To this end, after analyzing the peculiarities of the Italian legal system – which, de facto, have limited the “virtualization” of the meetings, given that, inter alia, in the absence of a specific express provision in the by-laws, a virtual-only meeting appears not to be admissible under Italian law –, possible solutions de lege ferenda that may justify a “generalized” regime of virtual meetings in the Italian system will be illustrated.
This paper investigates the effect of CEO succession on the performance of family firms characterized by collegial leadership and the moderating role of the Family CEO, of the board of directors and by the size of the firm. The empirical analysis, carried out on a sample of Italian family firms for the years 2012-2016, shows a positive effect of succession on the performance of family businesses with shared leadership. Moreover, this relationship is negatively moderated by the composition of the co-leadership structure, the characteristics of the board of directors and the size of the firm.
Due to the current complex socio-economic and ecological challenges, there is an urgent need in tourism literature and practice to rethink destination management models. Thus, this paper draws on the conceptualisation of the tourism destination as an ecosystem and develops a co-evolutionary destination management model that allows grasping the relationships and temporal dynamics between destination key actors. The study investigates the Castelli Romani rural destination comprised of 16 geographically proximate municipalities near Rome. Then, the proposed model is applied to this destination by mainly looking at the dynamic interplay between its key actors and underlying ecosystem evolution towards (un)sustainability. Results show the crucial role of sustainable entrepreneurship in this dynamic and the importance for destination management organisations (DMO) to involve sustainable and innovative entrepreneurs, reinforcing the entrepreneurial vision of destination development. From that, both theoretical and practical implications are derived.
Inclusive work environments are more likely to attract and retain a diverse talent pool, improving business outcomes and competitive advantage. However, inclusivity has been treated as a sum of organizational behaviour norms elaborated by savvy organizations. In line with real-world practices, we advance that inclusivity is a strategic practice that emerges as an inter-related and co-evolving pool of influences from the individual, firm, and environment, elevating it as a strategic management topic. We implemented a systematic literature review (SLR) of selected contributions dealing with the role of workplace inclusivity. Collected papers have been analysed by considering the so-called strategy-as-practice (s-as-p) perspective (i.e., the doing of strategy, who does it, what they do, how they do it, what they use, and what implications this has for shaping strategy), hence, enriching strategy theory, empirical research, and real-world practice. We offer a typology of strategic inclusivity practices that scholars and practitioners can use to study workplace inclusivity strategically. The proposed typology identifies the different domains of inclusivity by considering the level of praxis and practitioners. This article is the first to provide an in-depth and broad review of inclusivity in the workplace via a strategic management lens.
This paper provides a structured literature review (SLR) on new emerging technologies supporting the Environmental, Social and Governance aspects (ESG) to identify the interdependencies and relationships between these two areas. Using a rigorous methodological approach, the study summarises the state of the art of the past literature on the topic, which has grown significantly in importance in recent years. The analysis has been conducted on 204 papers extracted from the Scopus database using the Blibliometrix R package. Additionally, using the SLR road, we provide a bibliometric and coding analysis focused on papers published in different academic journals in the business management and accounting field. Our results discover three strands of research: new emissions control technologies, new sustainability assessment management technologies, and disruptive energy management technologies. These results demonstrate the originality of the paper that resides in a novel analysis concerning the recent role played by innovation technologies in sustainability. The study reveals the need for more holistic research and an integrated framework that consider the technological aspects related to ESG criteria, and not consider the two separately as in the present literature. Related to that, there is also the demand for a deeper exploration about the role that new technologies play in the various sustainability initiatives. Finally, the article addresses future research perspectives and paths as joint scholars and practitioners’ analysis.